Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

sabato 25 dicembre 2021

UNA PIAZZA A DON ROBERTO

 



Per quanto non sia frequente, su queste pagine scribacchiate, soffermarsi e descrivere l’operato di questa Amministrazione Comunale, ritengo particolarmente giusta ed appropriata la scelta di intitolare a Don Roberto Mitrano, al nostro carissimo Don Roberto la piazzetta che prenderà il suo nome.
La legge 23 giugno 1927, n. 1188 (Toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei) dispone che l’attribuzione della denominazione a nuove strade e piazze pubbliche da parte dei Comuni è subordinata all’autorizzazione del Prefetto. Ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 2, 5 e 6 della normativa citata, "nessuna strada o piazza può essere intestata a persona che non sia deceduta da almeno dieci anni". Successivamente, il sempre più frequente ricorso alla deroga ha indotto il Ministero dell’Interno a delegare ai Prefetti, a decorrere dal 1 gennaio 1993, la facoltà di autorizzare le intitolazioni di luoghi pubblici e monumenti a persone decedute da meno dieci anni
Tanto premesso, va detto che il piccolo Roberto nacque il 5 ottobre 1927. Entrato in seminario all’età di 10 anni, nel 1937, fu ordinato sacerdote il 9 luglio 1951. Insegnante in seminario per qualche anno, assistente diocesano di Azione Cattolica, parroco a Statigliano di Roccaromana per 4 anni dal 1953 al 1957, poi a Pietramelara dal novembre 1957 presso la Parrocchia dell’Annunziata, che all’epoca riportava l’antica denominazione di “San Nicola di Bari”; nel 1986, fu investito del servizio anche per la parrocchia di San Rocco, presso l’omonima chiesa madre. Nel luglio del 2011, dieci anni or sono, festeggiò ben 60 anni di sacerdozio. Nel settembre 2014 si dimise da parroco, a causa dell’età avanzata e delle sue condizioni di salute, che negli ultimi due anni erano peggiorate. Morì dopo una travagliata malattia il 31 agosto 2016.
La figura di Don Roberto ha rappresentato per ogni pietramelarese una solida guida morale e spirituale. Molte generazioni hanno seguito i suoi insegnamenti dalla giovinezza alla vecchiaia, per lunghi decenni: punto di riferimento, insomma, umano e religioso. Dedicò   una vita intera all’ attività pastorale e ad un infaticabile cammino di fede e di rinnovamento culturale e sociale. In particolare chi scrive, insieme a ogni suo coetaneo e compagno, lo ha sentito vicino anche come docente presso il Liceo di Vairano; indimenticabili le sue lezioni che partivano sì dalla religione, ma spaziavano a ogni aspetto della vita: dall’etica e all’estetica. Gli intensi e lieti momenti vissuti nei campi estivi (a Roccamonfina, Villetta Barrea, Valtellina), che organizzava, erano destinati a costituire un momento di socialità tra noi, giovani in un cruciale momento di formazione umana; per taluni questi erano, data l’epoca, la sola occasione per qualche giorno di vacanza.
Parlare di Don Roberto, specie per quelli della mia generazione e un po' come parlare di se stessi: sorridere per le spigolosità del suo carattere, dai frequenti moti di insofferenza, anche nel corso delle funzioni liturgiche; noi ci riflettevamo in lui, e lui in noi. Come dimenticare che fu Don Roberto, agli inizi di questo millennio, a volere il Museo di Arte Sacra, in un locale attiguo alla Chiesa di Sant’Agostino, e di cui oggi si è persa persino la memoria?
Per Pietramelara celebrare Don Roberto, anche attraverso l’intitolazione di una piazza, significa consegnare alle future generazioni un pezzo autentico e fondamentale della sua storia.

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