Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 24 settembre 2016

ALLEANZE ELETTORALI

Le elezioni amministrative della prossima primavera sono alle porte e la campagna elettorale, se non è nel pieno, è senz’altro iniziata! Comincia a correr voce di incontri semiclandestini, ospitati da dimore site in periferia del paese o in campagna. È un costume, questo, che parte da lontano, almeno dagli anni 70 quando, per scalfire il potere della Democrazia Cristiana che, fino ad allora, aveva sempre vinto ogni consultazione, cominciarono ad essere intessute alleanze di vario genere. La fase della trattativa richiedeva discrezione pertanto si ricorreva agli incontri semiclandestini di cui sopra. Fatto sta che il riserbo totale quasi mai veniva osservato e, nei giorni successivi agli incontri, si conoscevano con dovizia di particolari i partecipanti, gli argomenti in discussione, i punti di contatto e quelli di attrito. Si sa che il passaparola dei “mi raccomando… non lo deve sapere nessuno”, alla fine rende noto a tutti o quasi anche i particolari più riservati.
A parte questa nota di colore, bisogna dire che poi la storia ha dimostrato con il tempo che le improbabili alleanze alla fine sono crollate su se stesse ed hanno dato luogo a risvolti politico/amministrativi che definire disastrosi è voler esser buoni. Sicuramente i miei lettori dai capelli grigi ricorderanno (solo a titolo di esempio) come finì l’asse creatosi fra i socialisti del compianto Gianni Sorbo e l’ala dissidente democristiana, a metà degli anni settanta: nel primo mandato ci fu il distacco di un certo numero di consiglieri, che costituirono un gruppo autonomo, e la seconda sindacatura si concluse con un anno di anticipo, perché venne meno la maggioranza consiliare. Altri tempi, direte voi… senz’altro rispondo io; ma il dato di fatto consegnatoci dalle ultime tornate amministrative a Pietramelara e dintorni ci indicano con chiarezza che l’elettorato forte di quelle lezioni, non capisce e non condivide il significato e l’utilità di certe alleanze particolarmente ardite, e/o i cambiamenti di casacca pochi giorni prima delle urne.
Comportamento conseguenziale del corpo elettorale, quindi? … non direi.E’ uno strano paese, il nostro! Da almeno due decenni si assiste ad una stasi che coinvolge la politica, la cultura, i servizi e l’economia, mentre nei dintorni è evidente un risveglio quasi speculare e di segno opposto. Progetti come il recupero del castello di Riardo o della torre di Roccaromana, o ancora gli scavi al teatro tempio di Pietravairano, che fino a pochi anni fa potevano sembrare mera utopia, sono divenuti con il tempo una realtà attuale e tangibile; basati su risorse locali, quindi disponibili “in via esclusiva”, possono, se ben gestiti,produrre in termini economici risultati molto interessanti. Al loro confronto potremmo proporre al massimo un canalone destinato a risolvere un problema idrogeologico mai esistito, oppure una circumvallazione utile solo ad una ditta di autotrasporto. Qualche assessore, in vena di autocelebrazione, arriva a vantarsi anche di azioni obbligatorie, previste dalla legge, atti dovuti la cui non realizzazione costituirebbe comportamento omissivo della Pubblica Amministrazione.
Di tutto ciò i nostri elettori sembrano non accorgersene, o meglio: commentano a gran voce nei capannelli della piazza gli altrui progressi e li confrontano con i nostri sostanziali arretramenti ma poi … nelle urne continuano ad infilare schede votate sempre allo stesso modo.

giovedì 22 settembre 2016

LA CHIESA DI SANT'AGOSTINO

E’ tra i luoghi da me più frequentati nell’infanzia ed adolescenza, vi ho trascorso tante serene ore in allegria con gli amici di un tempo, a vigilare su di noi e sulla nostra esuberanza la figura severa ma bonaria di Don Pasqualino. Sto parlando della Chiesa di Sant’Agostino, edificio di notevoli dimensioni che accoglie, fra l’altro, opere d’arte di grande importanza.
Fu costruita nel 1420 per volere di Giovanna di Celano, signora di Pietramelara e, insieme all’annesso convento, attuale palazzo municipale, prese il nome di Santa Maria della Carità. Nel 1461 ci fu un primo restauro ad opera dei Padri Agostiniani, che ne presero possesso e ne cambiarono il nome in Sant’Agostino. Con il sacco di Pietramelara e le relative distruzioni, avvenute nel marzo del 1496, anche questa chiesa fu saccheggiata dalle truppe mercenarie al soldo degli aragonesi. A latere di tale tragico episodio storico, l’appropriazione di una campana ad opera dei rocca romanesi, sottratta a Sant’Agostino ed utilizzata a corredo della Chiesa dell’Annunziata di quel paese confinante; i pochi supersiti della distruzione di Pietramelara chiesero allora al Re Federico d’Aragona la restituzione della campana ma, con due note regie, costui ne confermò la donazione a favore della Chiesa dell’Annunziata di Roccaromana, respingendo anche con un certo fastidio le suppliche pervenute da Pietramelara dopo il primo diniego.
Rinata Pietramelara, nei secoli seguenti la comunità agostiniana era notevolmente costituita e possedeva anche un patrimonio di una certa importanza: da documenti di archivio è emersa infatti la presenza un tempo di una “masseria degli Agostiniani”, ubicata in contrada pescara .
Nel 1808, epoca della monarchia murattiana, il convento fu espropriato agli Agostiniani e destinato ad ospitare il Municipio, e la Chiesa venne concessa alla Congregazione “Ave Gratia Plena”, ancora esistente e volgarmente detta “cungrega r’i signuri”, perché raggruppa le famiglie nobili di Pietramelara. Poco prima dell’Unità d’Italia, al passaggio dei garibaldini, la chiesa fu occupata da costoro ed utilizzata quale temporaneo accampamento.
Il corpo dell’aula è a navata unica, con tre cappelle per lato; unico nel suo genere il campanile di stile orientaleggiante, con il tetto a pagoda, il cui progetto è dovuto, forse, a qualche monaco agostiniano missionario, di ritorno dalla Cina ed evidentemente suggestionato dalle architetture di quei posti. L’interno ospita grandi tele settecentesche e un gruppo scultoreo in legno raffigurante l’Addolorata con il cuore trafitto, Gesù morto in grembo ad essa e San Giovanni Apostolo. L’opera di raffinata fattura, realizzata dallo scultore partenopeo Arcangelo Testa, fu donata dal Canonico Don Vincenzo de Ponte nel 1854, che all’epoca espletava le funzioni di “penitenziere” nella Diocesi di Teano; costui a proprie spese, fece celebrare una festa per l’Addolorata sino alla sua morte, avvenuta nel 1884 . A tale donazione si può ricollegare l’origine del culto dell’Addolorata in paese e quella del pellegrinaggio a Castelpetroso (cfr. su questo blog “Castelpetroso un po’ di storia”, 7/05/2011 - http://scribacchiandoperme.blogspot.it/2011/05/castelpetroso-un-po-di-storia.html). La parrocchia che vi aveva sede fino a qualche decennio fa era intitolata a San Lorenzo Martire, oggi a Sant’Agostino.
La chiesa rimase chiusa, per seri danni e lesioni riportati in seguito al terremoto del novembre 1980, fino al 1984.
Questa breve nota storica, che ripercorre circa sei secoli, è stata scritta attingendo a fonti bibliografiche e documenti vari di cui ho potuto prendere visione, ed è legata alla memoria che mi lega a quel luogo; è per me, infatti, sempre un’emozione forte ritornare fra quelle mura, quando posso : immediatamente mi ritornano alla mente i giorni felici dell’infanzia, il catechismo ( ‘a luttrina), i giochi, le funzioni della settimana santa, Don Pasqualino e la sua infinita pazienza ; quello che mi ha sempre colpito, allora come oggi, è la luce particolare che vi domina, intensa ma allo stesso tempo discreta, particolarmente adatta al raccoglimento e alla preghiera.

giovedì 15 settembre 2016

EDIFICIO SCOLASTICO DI VIA MARCONI. CHE FARE?

Primo giorno di scuola, che bello!... Oggi, per i ragazzi del mio paese, una novità rilevante, è iniziata la scuola in un luogo diverso e più moderno. L’edificio di via Marconi che, per oltre un sessantennio ha ospitato generazioni e generazioni di piccoli pietramelaresi, sta per essere definitivamente soppiantato nelle attuali funzioni da quello nuovo, sorto in Via San Giovanni. Il sottoscritto blogger non è di quelli che rifiutano per sistema ogni cosa, ancorché buona, provenga dalla “altra parte”, e pertanto ritiene che si debba esser contenti di questa novità, l’edificio è progettato e costruito bene e può senz’altro sostituire in maniera degna quello di Via Marconi. Sbaglia chi fugge in avanti e affida alla stampa mancanza di certificazioni, autorizzazioni, contratto ENEL non stipulato, suppellettili vecchie,ecc… c’è poco da dire: l’opera è un fatto.
Piuttosto ci si deve interrogare su quale/i destinazione/i conferire al vecchio immobile di Via Marconi, costruito nell’immediato dopoguerra. Dibattere su tale argomento significa “fare politica”, nel senso più autentico, significa arricchire la capacità di giudizio di chi, alla fine, dovrà prendere una decisione in merito. Quali, allora, le alternative sul tappeto? Una prima ipotesi, la più semplice, consiste nel lasciare l’immobile così com’è, per porlo sul mercato; chi ha una minima familiarità con l’estimo, tuttavia capisce che difficilmente il prezzo spuntato possa superare le poche centinaia di migliaia di euro: manca qualsiasi pregio architettonico, le tecnologie costruttive sono sorpassate, in più rappresenta un problema statico l’aggiunta del terzo piano, avvenuta negli anni sessanta; scegliendo tale prima opzione sarebbe pertanto molto limitato il vantaggio economico per l’Ente.
Altrimenti si può considerare la rinfunzionalizzazione per destinare l’immobile ad altri impieghi pubblici: sedi di associazioni, luogo per eventi, spostamento della stazione dei Carabinieri. La spesa sarebbe però onerosa per gli adeguamenti sismici, che comunque non scongiurerebbero il pericolo, per il rifacimento dell’impiantistica adeguandola alle vigenti norme, per la diversa disposizione degli ambienti rispetto alle attuali aule.
Ritengo, al proposito, che il vero e solo pregio di questo vecchio edificio (così com’è) consista nel luogo dove sorge, e che è venuto il momento di pensare “in grande”. Il centro storico di Pietramelara, dove si trova l’immobile, è agonizzante e la sua malattia grave richiede una vera e propria terapia radicale, una rivoluzione urbanistica nel senso più ampio della parola. Ciò premesso, la terza ipotesi da formulare è proprio questa: fare dell’intera area, da largo De Gasperi al Pomaro, un’occasione di rinascita del centro storico di Pietramelara. Agli studiosi del comparto il compito di individuare la via da percorrere, la tecnica e le soluzioni da adottare; ma l’occasione è storica ed irripetibile, pensateci, miei quatto lettori, e ci pensino anche e soprattutto gli amministratori attuali e quelli del futuro. Si tratta di circa 4.500 mq in pieno centro, da destinare a parcheggi, a spazi di socializzazione,e in cui ridare dignità al mercato settimanale, anch’esso moribondo, prossimo alla fine; verrebbero a cadere anche le ragioni di chi, invocando “mancanza delle vie di fuga”, ne ha determinato lo spostamento e il conseguente, progressivo, semiabbandono. La rivitalizzazione che ne conseguirebbe sarebbe senz’altro forte, e l’economia locale ne trarrebbe beneficio.
È una provocazione in piena regola, la mia, alla quale la prima risposta piccata che mi aspetto è la seguente: si tratta di un’idea faraonica, i costi sarebbero ingenti e non sostenibili per la comunità! A costoro rispondo che solo chi osa vince, che le risorse ci sono se le si sa individuare ed ottenere, che fare l’amministratore solo per trattare l’ordinario è meschino, che Pietramelara merita di più.

domenica 4 settembre 2016

CONSIDERAZIONI A MARGINE DI UN SALUTO

Non ti ho mai dato del tu, e mai mi sarei sognato di farlo, mentre eri fra noi; ritengo che adesso, invece il tu che ti rivolgo sia una specie di necessità, quasi un obbligo dettato dal contesto. D’altronde ricordo, e ci sorrido, sulla tua ironia sull’uso del “lei”: non lo potevi proprio sopportare, e dicevi, a ragione, che metteva troppa distanza fra le persone che dialogavano, che toglieva al discorso quella semplicità che deve esserci. Non voglio ripetermi e/o riprendere cose già dette e scritte, su quanto tu sia stato importante per Pietramelara e per tutti coloro che sono venuti a contatto con la tua azione instancabile, quasi fino all’ultimo. Mi ha molto colpito ed emozionato, invece, quel tuo scritto del 12 novembre 2010, dato ad Ariccia: sono trascorsi già sei anni, ma già da allora sentivi che i tuoi giorni stavano per volgere al termine, nonostante ti “sia stato dato da Dio una infinità di tempi supplementari”. E’ proprio vero! Questi tempi supplementari li hai fatti tuoi e, fino all’ultimo, anche quando le forze venivano ormai meno, non hai mai fatto mancare l’impegno di uomo e di pastore a questo gregge disperso e dilaniato da mille fratture e reciproci risentimenti. Che dire dello stile nello scrivere? E’ identico in tutto e per tutto a quello nel parlare, al punto che mentre leggevo mi sembrava addirittura di riascoltare ancora una volta, con infinito piacere, la tua voce.
La “distesa del campo attraversato” mostra con evidenza i fiori delle cose belle e buone che hai seminato, e ti siamo infinitamente grati per “le fatiche che non ti hanno mai stancato” ; l’attaccamento alla Chiesa era evidente in te non solo per l’istituzione di cui eri ministro, ma anche per il luogo fisico, a cui hai prodigato impegno e sensibilità .
Una preoccupazione, quella che tu chiami “mistero”: “un popolo che a stento arriverà a capire quanto gli ho voluto bene”. Ebbene, carissimo stai tranquillo, quel popolo questa cosa l’ha capita, anche se con un certo ritardo ma, lo sai, non sempre le cose, seppur preziose, vengono accettate, comprese ed apprezzate per ciò che realmente valgono; ti potrei citare mille cose e situazioni a conforto della mia tesi, ma tu ormai sai tutto, tutto osservi e tutto comprendi, più di me, più di noi e meglio di noi.
Riguardo ai tuoi "tanti difetti”, come tu stesso li definisci, a quel tuo carattere a volte ruvido e impaziente, al nervosismo, che a volte (scusaci) ha suscitato in noi anche ilarità, alle “cazziate” che non hai risparmiato al sottoscritto, come a tanti altri, sappi che per noi sono stati inequivocabili reindirizzamenti sulla strada della Verità, e siamo grati per questo a Chi te li ha concessi.
Il tuo estremo saluto “Io di la, voi di qua continueremo la catena dolce che la morte amara non infrange”, mi ricorda da vicino quel famoso verso di una preghiera (forse erroneamente) attribuita a Sant Agostino: “Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto”, oppure al molto più laico “celeste e’ questa corrispondenza d’amorosi sensi” di foscoliana memoria. Stanne certo, carissimo che sarà così, Pietramelara non ti dimenticherà, non dimenticherà l’instancabile opera e sicuramente il tuo ultimo giorno sarà “il primo di un anno eterno”.

Arrivederci Don Roberto, tuo aff.mo Francesco


giovedì 1 settembre 2016

CINGHIALI

Il forte sovrannumero di cinghiali e i danni relativi ad essi è un problema che preoccupa Pietramelara e dintorni. La gravità del fenomeno è andata crescendo di anno in anno e oggi urge trovare una soluzione adeguata ed efficace.
Da sempre presente nei nostri boschi, il cinghiale (SusScrofa) si estinse praticamente nella prima metà del XX secolo, ma fu di seguito reintrodotto e ripopolato agli inizi degli anni ‘70. Essendo l’animale dotato di straordinaria rusticità e capacità riproduttiva, grazie alla completa assenza di nemici naturali che ne potessero controllare la numerosità, e grazie ad un territorio ricco di risorse alimentari facilmente accessibili, le sue popolazioni hanno assunto negli ultimi anni dimensioni tali da generare preoccupazioni a vari livelli. La categoria sociale maggiormente danneggiata sono gli agricoltori e la coltura più colpita è il mais, ma anche la vite e il nocciolo, a volte, subiscono attacchi di una certa intensità. Gli indennizzi a favore delle aziende colpite, previsti dalla legge, frequentemente si rivelano un miraggio, e chi ha subito il danno obtorto collo deve tenerselo.
Va aggiunto che i danni non si fermano solo all’agricoltura: le cronache riportano frequentemente incidenti stradali, soprattutto serali e notturni causati da cinghiali vaganti, insieme a più sporadici attacchi a uomini e donne che si aggirano per i luoghi frequentati da tali animali, a volte molto aggressivi.
Allarmati i sindaci dei comuni di Marzano Appio, Pietramelara, Pietravairano, Raviscanina, Riardo, Roccaromana, Sant’Angelo d’Alife e Vairano Patenora, hanno richiesto ed ottenuto un incontro al Prefetto di Caserta per affrontare il tema dei danni prodotti. La riunione si è tenuta ieri mattina, 31 agosto e ha messo sul tappeto una strategia di emergenza e una pianificazione di lungo termine.
Cosa fare, allora? Quali gli interventi praticabili? Ogni soluzione adottabile comporta l’uso di mezzi “contro natura”, e quindi, per sgomberare il campo da ambientalismi integralistici, va detto che il problema è sensibilmente grave e va trattato con il piglio e la fermezza dettati dell’emergenza.
E’ classico l’uso di barriere e recinti elettrificati a difesa delle colture, dimostratisi con il tempo di modesta efficacia; va citato, poi, l’impiego di mangimi contenenti anticoncezionali distribuiti nei boschi, ancora in fase sperimentale (http://www.lastampa.it/2015/09/25/societa/lazampa/animali/troppi-danni-allagricoltura-per-i-cinghiali-arriva-la-pillola-anticoncezionale-TkPcZXARHe7Gylc6yly9CN/pagina.html) ; la cattura a scopo di ripopolare altre zone mostra un limite nella diffusione del sovrannumero un po' dappertutto; infine va considerata la possibilità di ricorrere a piani di abbattimento straordinario, con calendari che vadano anche oltre le stagioni venatorie.
Tale ultimo metodo è quello che fa più discutere, controverso si, ma sicuramente dotato di maggiore efficacia, in considerazione dell’allarme sociale che il fenomeno desta attualmente e che potrebbe destare in futuro, dato che una popolazione animale senza alcun controllo tende ad espandersi sempre di più. Sono del parere che bisogna assolutamente riportare le dimensioni del fenomeno entro i limiti dell’accettabilità, anche perché anche gli stessi equilibri ecologici sono minacciati quando una specie assume forte preponderanza numerica all’interno di un territorio. La competizione alimentare fra specie, infatti, potrebbe essere fortemente influenzata dal numero, soprattutto tenuto conto del fatto che il cinghiale vive in branco, e ciò gli permette di amplificare la sua forza, già di per sé notevole (… e questo gli ambientalisti dovrebbero saperlo!).
L’ambientalismo, quello vero ed autentico, capace di apportare vantaggi all’intera società, comporta studio, documentazione e conoscenza degli equilibri e delle dinamiche che regolano i rapporti all’interno degli habitat e degli ecosistemi; pertanto, una volta che tali equilibri e dinamiche vengono turbati in modo serio e tangibile, deve proporre soluzioni efficaci, allo scopo che essi vengano ripristinati in breve tempo.