Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 31 dicembre 2022

SALUTO IL 2022

 

Saluto il 2022, con il sorriso in un angolo della bocca: … sono giunto in quella fase della vita nella quale non sono più presenti le aspirazioni, almeno quelle che riguardano la propria persona. Certo non mancano le cose da desiderare, ma quelle si chiamano più correttamente “auspici”, e riguardano la mia famiglia e l’armonia che regna in essa, ed infine il desiderio di tenere vicine le persone che amo. Le soddisfazioni che ho colto sono legate a coloro che si fanno apprezzare sempre di più nello studio e/o nel lavoro… lo ritengo un segno dei valori che mi sono stati trasmessi, e che io, forse, ho saputo a mia volta trasporre.
Del 2022 dicevo, un anno così così, che ha confermato il senso di sicurezza generatosi in me, ha partorito qualche minima soddisfazione, e mi ha tolto l’ennesima persona cara.  C’est la vie! … per dirla alla francese.
Il terra che mi ha generato, che mi ha formato e fatto crescere, in maggio ha riconfermato la fiducia in un’amministrazione che non mi vede d’accordo in tante cose, ma per chi scrive la volontà popolare è sovrana, quindi chino il capo; e poi va detto che mai e poi mai il mio dissenso, è legato a fatti personali. Più e più volte ho tuonato “per iscritto”, assumendone responsabilità e conseguenze, e non nutro rancore per nessuno, sia chiaro, nemmeno per coloro che mi hanno vomitato addosso veleno. Ho dovuto lasciare “volontariamente” l’incarico che rivestivo nella Pro Loco dal 2017, affinché essa fosse al riparo dalle infondate accuse di strumentalizzazione che io avrei ordito; non ho “sbattuto la porta” e l’ho fatto riconfermando la stima e l’affetto nei confronti dei carissimi amici del direttivo.
Spero che il 2023 che ci prepariamo ad attraversare elimini ogni incomprensione residua nei confronti di chiunque, mi piace l’armonia e il rispetto reciproco. Voglio salutare i miei conterranei, vicini e lontani, soprattutto coloro che leggono le cose che scribacchio, voglio augurare loro un nuovo anno sereno soprattutto per la salute e per gli affetti che nutrono. Auguri.
Francesco, blogger scribacchiante.

domenica 25 dicembre 2022

FUOCO DI NATALE. TRADIZIONE VIVA

 

Una tradizione che si credeva tramontata ritorna a vivere con ancora più vigore: sono ormai anni, se non decenni, che un gruppo di giovani pietramelaresi perpetuano il “Fuoco di Natale”. Da bambino ricordo che ogni strada e contrada aveva il suo fuoco da accendere la sera della vigilia; con il passare del tempo e l’attenuarsi delle tradizioni, la scomparsa di persone che avevano a cuore la cosa e si interessavano di organizzarla, il fuoco di Natale era divenuto solo un ricordo sempre più flebile. Tale ricordo è stato ripreso da volenterosi giovani, innamorati della propria terra e delle sue tradizioni più autentiche; il “fuoco di Natale”, edizione terzo millennio, è riunito in un unico punto del paese, di fronte alla francescana chiesa di San Pasquale (cfr. foto di copertina); il successo è ormai un fatto consolidato, nella tarda serata della vigilia il rito dell’accensione, tante persone, giovani e meno giovani si riuniscono intorno ad esso, riscaldandosi e scambiandosi gli auguri per la Festa del Natale, appena dopo inizia la veglia natalizia, con la Messa nell’attigua chiesa conventuale. Quest’anno i ragazzi pare che abbiano superato se stessi: la pira misurava almeno tre metri altezza, la legna è stata raccolta nei campi nei giorni precedenti al Natale e accumulata. La modernità è subentrata, e così i trattori e gli altri mezzi, grazie alla perizia di chi era alla guida, hanno assicurato che tutto avvenisse nel rispetto delle norme di sicurezza.
Le origini del Fuoco di Natale si perdono nella notte dei tempi: il rito del falò traeva le proprie origini da antiche usanze pagane, infatti già dalla notte del 31 ottobre i celti si recavano nei boschi per accendere i fuochi e trascorrere la notte tra balli e offerte agli dei. All’alba del 1° novembre, inizio del nuovo anno, raccoglievano i tizzoni ardenti e li distribuivano alle famiglie, che li utilizzavano per accendere il fuoco in casa. Nell’anno 274 d. C. l’imperatore Aureliano introdusse a Roma il culto del “Sol Invictus” e proclamò per la prima volta in Occidente il 25 dicembre giorno di festa in onore del nuovo dio: il Dies Natalis Solis Invicti, il Natale del Sole Invitto. Successivamente, la religione cristiana raccolse e adottò come propria la tradizione del falò secondo la quale il fuoco serviva a riscaldare l’ambiente per la nascita di Gesù Bambino durante la gelida notte di Natale.
Il fuoco di Natale, continuerà per giorni ad ardere durante il periodo natalizio, e diventa luogo di ritrovo per tutti coloro che intorno al fuoco si intrattengono a volte anche fino a tardi nella gioia e nella serenità tipica del periodo. Complimenti ragazzi, il vostro impegno ci rende orgogliosi di voi!

mercoledì 21 dicembre 2022

BUON COMPLEANNO NAPOLI

 

Il 21 dicembre del 475 avanti Cristo, da un gruppo di esuli greci nasceva Neapolis, la città nuova… lunga vita alla città più bella del mondo. Sono trascorsi ben 2500 anni, 25 secoli di storia travagliata per una città, una terra ricca di storia e tradizioni, che domina l’omonimo golfo ed è circondata da luoghi meravigliosi quali il Vesuvio, la penisola Sorrentina, le isole di Capri, Ischia e Procida e i Campi Flegrei.
Nata dunque nel giorno del solstizio d’inverno, non è un caso che gli antichi, come segno di buon auspicio, avevano infatti l’usanza di porre la prima pietra di una nuova città sempre in concomitanza dei fenomeni astrali.
Neapolis, fondata dai greci, è legata alla leggenda della Sirena Partenope, narrata da Omero nel XII canto dell’Odissea. La storia narra di tre sirene (Leucosia, Ligea e Partenope) che scelsero di morire per la delusione di non essere riuscite a fermare il marinaio Ulisse, pur estasiato dal loro canto; il corpo che il mare depose sul lido dì Megaride, lì dove oggi si trova Castel dell’Ovo, fu quello della sirena Partenope. Da qui il nome della città. Fin dalla sua fondazione, la città di Napoli è stata punto di incontro di popoli e culture diverse. Fu conquistata e abitata da Greci, Sanniti, Romani, Bizantini. Nel Medioevo si avvicendarono al potere i Normanni gli Svevi e gli Angioini; nel Rinascimento gli Aragonesi, autori del sacco della nostra cittadina, e del conseguente cruentissimo eccidio, dai viceré Spagnoli e, più di recente, dai Borboni.
La grandezza della città, oltre che nella sua millenaria storia e nelle sue bellezze, risiede nel popolo che la abita… ha dato i natali a grandi pensatori, uomini di scienza e di Chiesa (talvolta santificati). La città si riconosce ancora in un “comune sentire”, come ad esempio nella fede per San Gennaro e l’aspettativa del ricorrente miracolo, nella fede laica per Diego Maradona (cfr. foto di copertina), che ha dato lustro allo sport cittadino; non ritengo che avvenga altrettanto in altre città italiane anche più importanti e popolose!
Poi vi sono tra le sue vie storie di gente comune che per vocazione si mettono a disposizione degli altri, come nel caso di C1R0, un anonimo barbiere che, chiusa la bottega, di sera e di notte esce armato di pettine e forbici per le strade della città frequentate dai senza fissa dimora, li fa accomodare su un sedile di fortuna e gli taglia i capelli e/o gli aggiusta la barba. Gira nascosto dietro un cappuccio per non rivelare la sua identità, perché racconta “Non voglio che nessuno pensi che lo faccia per pubblicità”.
Per chi scrive Napoli è stata la città da conoscere, strada per strada, palazzo per palazzo, sbriciando nei bassi, per rendersi conto di forme di vita misere ma consapevoli, ai tempi dell’università, quella Federico II che tanti onori le conferisce. Certo a Napoli non mancano le negatività, e chi può negarlo, sono sotto gli occhi di chiunque, anche grazie a media che non perdono occasione per metterle in risalto. Ma… tra la bianca e la nera, senz’altro un universo da conoscere. 
Buon Compleanno Napoli!

mercoledì 14 dicembre 2022

UNA FOTO IMPIETOSA MA FEDELE

 

E’ ormai fisso l’appuntamento di fine anno con le classifiche che stabiliscono qual è il livello di qualità della vita nella varie province d’Italia. 
La 33esima edizione dell’indagine del Sole 24 Ore, pubblicata il 12 dicembre, rivela che la provincia in cui si vive meglio è il capoluogo emiliano, davanti a Bolzano e Firenze. Bologna risulta la provincia italiana in cui si vive meglio: il capoluogo emiliano torna in vetta alla classifica generale dell’indagine che viene pubblicata ogni anno, dal 1990. Si tratta della quinta medaglia d’oro dopo quelle conquistate nel 2000, 2004, 2011 e 2020. Ma…veniamo a noi. Com’è messa la nostra provincia? ... e la nostra regione?
La risposta è tutt’altro che confortante, per quanto attiene Caserta essa continua a posizionarsi nelle parti di “fondo classifica”, guadagnando rispetto al 2021 un misero posto, dal 100simo a 99simo. Napoli al confronto perde ben otto posizioni, Avellino e Benevento fanno meglio ma comunque rimangono nelle zone basse, rispettivamente al 84simo posto guadagnando 9 posizioni, e al 82simo posto guadagnando 4 posizioni.
Sono numeri, dirà qualcuno, tuttavia i numeri nella loro freddezza lasciano pensare! Mi piace (per auto consolarmi) riportare il parere di Erri de Luca, copiato par pari dalla pagina FB “Terroni di Pino Aprile”. Il noto scrittore dice cose condivisibili: “Ignoro i criteri di valutazione ma dubito che siano adeguati allo scopo. C’è qualità di vita in una città che vive anche di notte, con bar, negozi, locali aperti e frequentati, a differenza di molte città che alle nove di sera sono deserte senza coprifuoco. Considero qualità della vita poter mangiare ovunque cose squisite e semplici a prezzi bassi, che altrove sarebbero irreali. Considero qualità della vita il mare che si aggira nella stanza del golfo tra Capri, Sorrento e Posillipo. Considero qualità della vita il vento che spazza il golfo dai quattro punti cardinali e fa l’aria leggera. Considero qualità della vita l’eccellenza del caffè napoletano e della pizza. Considero qualità di vita la cortesia e il sorriso entrando in un negozio, la musica per strada. Considero qualità della vita la storia che affiora dappertutto. Considero qualità della vita la geografia che consola a prima vista, e considero qualità della vita l’ironia diffusa che permette di accogliere queste graduatorie con un ‘Ma faciteme ‘o piacere'. Per consiglio, nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare.” Ma, per quanto autorevole, non penso che basti: è vero che noi meridionali abbiamo una serie di tesori materiali e immateriali, molte volte abbandonati al degrado e al vandalismo, ma ciò che manca è l’orgoglio.  Cari miei quattro lettori, se non rialziamo la schiena, e penso che siamo ancora in tempo, tra qualche decennio il popolo meridionale sarà addirittura estinto! Giovani che devono per forza emigrare appena conclusi gli studi, laureati costretti dalla sorte ad accettare un posto da netturbino, natalità della Campania inferiore a quella di Bolzano, sono segnali forti di un declino che si fa sempre più avvertibile e, purtroppo, le classifiche, come quella del Sole 24 ore, non sono che la foto impietosa ma fedele di tale stato di cose.

martedì 6 dicembre 2022

GIORNATA DEL SUOLO


E’ stata celebrata ieri, 5 dicembre la Giornata mondiale del suolo 2022, il cui tema è “Il suolo: dove comincia l’alimentazione” per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di avere suoli sani e richiamare l’attenzione sulla centralità dei suoli. Il 95% del cibo che mangiamo viene dalla terra. Un suolo sano garantisce cibo sano, ma è anche un alleato prezioso per l’equilibrio ecologico e per combattere il cambiamento climatico, poiché aiuta a catturare le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Siamo rattristati in questo periodo per i fatti di Casamicciola, comune dell’isola di Ischia, a pochi chilometri da noi, in cui è stato evidente il mancato rispetto del suolo, risorsa che avrebbe potuto, se tenuta in maggiore considerazione, far percolare nel sottosuolo la pioggia che è ruscellata a valle, trascinando con se un tragico carico di morte e distruzione materiale.
Leggo dal web che: “Il suolo perso in Italia dal 2012 ad oggi avrebbe garantito l'infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana che, restando sulle superfici impermeabilizzate da asfalto e cemento, non sono più disponibili per la ricarica delle falde, aggravando anche la pericolosità idraulica dei nostri territori che dal 2000 al 2019 ha causato 438 morti in Italia”.
Come siamo messi nel nostro comune? Al consumo di suolo degli scorsi decenni è stato posto un freno dagli strumenti di programmazione messi in atto?
Per rispondere ho consultato un documento disponibile sul sito del nostro comune (https://www.comune.pietramelara.ce.it/site/attachments/article/137/REL%2011.2%20-%20Sintesi%20non%20tecnica_V3.pdf), di rapida lettura e buon livello di chiarezza, la “sintesi non tecnica” della Valutazione Ambientale Strategica (V.A.S. in acronimo). Ebbene… il discorso si apre con un concetto e un auspicio largamente condivisibile: “Il nuovo Piano Urbanistico Comunale di Pietramelara si pone come strumento cardine per il rilancio dell’identità locale e per lo sviluppo di una nuova immagine territoriale basata su uno sviluppo sostenibile del territorio”, tuttavia continuando, tale condivisibilità viene meno, ed infatti laddove si esplicitano le aree da edificare, il “consumo di suolo”, appunto, troviamo scritto: “Il progetto di piano mira ad individuare gli strumenti attraverso i quali promuovere la crescita e lo sviluppo della realtà locale partendo dalla consapevolezza dello stato attuale del territorio. La superficie di trasformazione del territorio comunale definita dalla componente strutturale del PUC è pari a mq 390.416,29, e di questa, la componente programmatica ne chiama a trasformazione mq 331.515,00”. In altre parole: nel periodo di vigenza del Piano si prevede che verranno occupate per costruzioni residenziali, insediamenti produttivi ed infrastrutture di servizio ben oltre 33 ettari di suolo! Le trasformazioni definite dalla componente programmatica del PUC daranno luogo a 135 nuovi alloggi, senza tenere in alcun conto una situazione di stasi demografica che dura da circa 50 anni, gli abitanti di Pietramelara non hanno subito incremento numerico sensibile da cinque decenni! E come se non bastassero tutti i volumi vuoti ed inutilizzati, inutilmente posti dai proprietari sul mercato immobiliare, a volte per interi decenni.
Mi si accusa di essere pretestuosamente polemico ma… alla luce di tutto ciò che precede, e dei recentissimi e tragicissimi fatti di Ischia, sarebbe opportuno un ripensamento!