Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 5 maggio 2018

UNA COMPAGNA DI VIAGGIO

E’ sabato, per molti giorno non lavorativo, se ne approfitta per lo svago, per il bricolage in casa, per sistemare faccende arretrate durante la settimana, la sera poi, quando si può, si esce: locali, la movida per i giovani, birra e pizza. Ecco… proprio di questo volevo scribacchiare, della pizza, divenuta, insieme alla pasta, l'alimento italiano più conosciuto all'estero. Per amore di completezza devo dire che, per quanto amante della buona pizza, non sono particolarmente felice di andare il sabato sera in pizzeria: troppa folla, file interminabili e, per di più, qualità deludente del prodotto e del servizio proprio a causa del sovraffollamento, anche nei posti più rinomati. Meglio i giorni infrasettimanali, in cui si viene serviti nell’arco della mezz’ora (quando va male) e di sicuro la pizza è stata fatta lievitare nei tempi giusti, il forno non viene stressato, gli ingredienti e le varianti preferite sono sempre disponibili. Di sabato no: a metà serata terminano i funghi e le zucchine, il numero di avventori supera ampiamente le stime ed allora bisogna rimpastare, attendere la lievitazione. Ecco come una distensiva uscita serale di sabato può trasformarsi in una snervante attesa di ore (non esagero), e per di più con una pizza al limite dell’immangiabile!
Eppure questo alimento rappresenta una compagna di viaggio che ci accompagna dall’infanzia alla vecchiaia, è uno dei tanti fregi dei quali noi campani dovremmo, a buon diritto esser fieri: la pizza era praticamente ignota al di là della cinta urbana napoletana ancora nel XIX secolo, oggi di sicuro è divenuta “international food”, consumato in ogni continente; anche se è poi difficile mangiarne una buona allontanandosi solo un centinaio di chilometri dalla Campania.
Ha generato in me qualche perplessità il fatto che nel 2017 l'Unesco ha dichiarato l'Arte dei pizzaiuoli napoletani "Patrimonio dell'umanità”, ma la pizza mi piace, a volte la mangio anche a pranzo, nello spacco dell’orario lavorativo: il profumo che sprigiona appena uscita dal forno stimola il mio subconscio, producendo abbondante salivazione, per non parlare poi del primo boccone rovente, ma comunque gradevolissimo.
L'etimologia del nome "pizza" deriverebbe secondo alcuni, da pinsa , cioè alimento steso mediante pressione (delle mani o di un matterello).
La sua storia è lunga, complessa e incerta: le prime attestazioni scritte della parola "pizza" risalgono al latino volgare della città di Gaeta nel 997. Un successivo documento, datato 1201 presente presso la biblioteca della diocesi di Sulmona-Valva, riporta la parola "pizzas" ripetuta due volte. Già comunque nell'antichità focacce schiacciate, lievitate e non, erano diffuse presso gli Egizi, i Greci e i Romani.
Benché si tratti ormai di un prodotto diffuso in tutto il mondo, la pizza è un piatto originario della cucina napoletana. Nel sentire comune, spesso, ci si riferisce con questo termine alla pizza tonda condita con pomodoro e mozzarella, ossia la variante più conosciuta della cosiddetta pizza napoletana, la pizza Margherita.
Va detto che nel nostro dialetto, con il termine “pizza” si indicano anche le torte dolci ma, se a Napoli e dintorni le pizze sono state sempre cotte nel forno senza nessuno stampo, da noi ‘a pizza cu e pummarole si fa nel ruoto, non si usa sugo ma pomodori interi (freschi o conservati quando non è stagione), ed è indissolubilmente legata (almeno nella memoria) alla preparazione del pane fatto in casa.

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