Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

domenica 4 marzo 2018

L'ULTIMO CARRETTIERE

La recente scomparsa di Gaetanino ci priva dell’ultimo ed unico rappresentante ancora vivente di una categoria ormai da tempo estinta: quella dei carrettieri. Lui si che l’ha rappresentata con spirito autentico: sembra di rivederlo in piedi, fiero sul carretto, con lo scuriato (frusta in legno e corda, n.d.r.) in una mano e le redini nell’altra, passare fiero per le strade del paese.
Un mestiere antico quasi quanto l’uomo, oggi del tutto estinto, si diceva: correva il secondo dopoguerra, il conflitto aveva causato immani distruzioni, ed un’ economia che voleva rialzarsi aveva bisogno di un flusso di merci continuo, costante e veloce; la figura romantica del carrettiere unita alla bassa capacità di trasporto del carretto, pertanto non bastavano più. D’altronde c’era stata la guerra, gli eserciti, soprattutto gli americani, avevano lasciato dietro di se molti residuati, i famosi “camion” (cami nel nostro dialetto), disponibili a buon mercato ed in grado di rispondere a tale esigenza; ed allora ecco che proprio tra le fila dei carrettieri qualcuno, forse più giovane e più dotato di senso del progresso e spirito d’iniziativa, si riconvertiva a camionista, ne abbiamo conosciuto tanti esempi : intere famiglie passate dalle redini e i finimenti, al volante di un camion.
Una scelta anche di comodità -diciamolo- nella cabina di guida si soffriva meno il caldo, il freddo e soprattutto la pioggia, anche se poi era richiesta una maggiore concentrazione alla guida. Quanti carrettieri si addormentavano lungo il viaggio ed il cavallo, esperto, a volte vecchio, continuava per la sua strada, il tutto senza che si fossero creati pericoli di sorta… quale camionista potrebbe permettersi oggi di fare altrettanto?
Per chi restava carrettiere nell’animo le alternative erano quindi due, lasciare il carretto e darsi alla guida di un camion, oppure sopravvivere con gli ultimi sprazzi di un mestiere, come tanti, destinato inevitabilmente all’oblio. E’ trascorso così quasi un cinquantennio ormai dalla definitiva scomparsa delle carrette dalle nostre strade.
Il romanticismo della figura del carrettiere era tale da eccitare anche la fantasia e l’estro di un grande poeta come Giovanni Pascoli , tanto da dedicargli una breve poesia contenuta nella raccolta “Myricae”, intitolata appunto “Il carrettiere”, da cui ho tratto questi versi:
….Ma tu dormivi sopra il tuo carbone.
A mano a mano lungo lo stradale
venìa fischiando un soffio di procella:
ma tu sognavi ch'era di natale;
udivi i suoni d'una cennamella.

il poeta s’immerge nella vita della natura, obliando ogni pena, a volte nella contemplazione della semplice vita degli umili. In questa lirica, il carrettiere che fra la tempesta dorme e sogna la semplice gioia del Natale, diviene il simbolo di questa condizione, aperto ancora al fascino della vita.
Buon viaggio Gaetanino, placidamente addormentato sul tuo carico di carbone, proprio come il carrettiere pascoliano!

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