Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

martedì 13 giugno 2017

NESSUNA CAMBIALE IN BIANCO

Vediamo allora di capire cosa è successo: serpeggiava nell’aria la vittoria della lista n. 2, tuttavia ambedue i gruppi un po’ per scaramanzia gli uni, un po’ per ovvi motivi gli altri, preferivano non parlarne. La cosa circolava solo fra di noi, i cosiddetti “outsiders”: i rumors che si udivano e le sensazioni indotte da decenni di politica vissuta, lasciavano presagire sul come sarebbero finite le cose; quello che, in tutta sincerità, non ci si aspettava era la nettezza del risultato. Ben 243 voti di differenza in termini assoluti e circa il 7,4% in percentuale, indicano che qualcosa non sia andato per il verso giusto, che qualche errore sia stato commesso da parte di chi ha subito una sconfitta così pesante. Nessuno dei candidati ha varcato la fatidica soglia dei 300 suffragi, cosa avvenuta invece la scorsa tornata; il sindaco uscente e altri candidati “per la maggiore” si sono avvicinati alle 250 preferenze, assorbendo una quota di voti prossima al sette per cento: un voto diffuso fra i 26 candidati, che hanno fatto tutti la loro parte, soprattutto nel “porta a porta”. Il ridotto ammontare di schede bianche e nulle, meno di cento in totale, insieme alla riconferma dei circa 3300 voti espressi, come avviene da tempo, indicano che l’elettorato già legato ad Andrea de Ponte, ha comunque voluto esprimersi, libero da qualsivoglia condizionamento. Va dato, infine, atto a Guido Borzacchiello, segretario locale del Partito Democratico di aver saputo coagulare intorno a sé tutte le energie elettorali di cui disponeva: partito, famiglia e amicizie gli hanno consentito, nella sconfitta, di ben figurare.
Volendo analizzare le cause della caduta di Masella & c., ci si rende conto che, a parere di chi scrive, l’errore fondamentale del buon Fernando, amico di sempre a cui rinnovo l’affetto e la stima, è stato quello di presentarsi all’elettorato senza dare alcun segno di discontinuità con il passato: la composizione della lista e le cose dette nel corso dei comizi suonavano pressoché così: ”siamo stati molto bravi, lo siamo stati tutti indistintamente, lo siamo stati per un decennio, quindi voialtri non potete fare altro che votarci”… e questo non è stato accettato. Naturalmente a tale errore di impostazione, di natura strategica, se ne sono aggiunti altri di natura tattica, che non siamo qui ad elencare. Come già anticipato in altre note su questo blog del periodo pre-voto, quindi, è mancato il coraggio e la responsabilità di rinnovarsi: non è “senno di poi” il mio, ma semplice e freddo ragionamento. Al contrario chi ha vinto, anche se recava un pesante fardello sulle spalle, ha saputo comunicare un’immagine fresca ed innovativa, facendone così la carta vincente della campagna elettorale appena trascorsa. Non ritengo abbiano avuto effetti sensibili sul risultato le reciproche accuse ed illazioni: se qualche ultras le ha recepite in un gruppo, ciò è stato controbilanciato dal comportamento in cabina di altrettanti ultras nell’altro gruppo: “effetto zero” quindi, potevano risparmiarselo entrambi! Analogamente, anche certo giornalismo “ad orologeria” non ha influenzato più di tanto gli orientamenti degli elettori.
Ma parliamo ora di futuro, che è quanto ci interessa di più. La nuova compagine amministrativa deve mettersi immediatamente al lavoro, facendo tesoro delle notevoli professionalità presenti nel gruppo, i problemi da risolvere sono tanti e ne abbiamo già parlato. Il neoeletto sindaco deve aver molto rispetto dei propri compagni di cordata, risorse preziose da adoperare in un processo di riforme a 360 gradi. Gli eletti in opposizione dovranno essere, dal canto loro, vigili e preparati, allo scopo di mettere in atto un “gioco delle parti” leale e propositivo, ma senza alcuna intenzione di concedere sconti alla controparte. Dal canto mio, mi aspetto molto, anche se non sono disposto a concedere “cambiali in bianco” a nessuno. L’ampia visibilità concessa a questo blog mi permetterà di segnalare eventuali deviazioni dalla rotta che l’elettorato ha preteso, quasi imposto, con un voto chiaro e netto.

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