Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 22 aprile 2017

CARATTERI

E’ proprio vero! … quando si invecchia la molla della nostalgia spinge con sempre maggiore forza i ricordi che, così, emergono in tutta la loro nitidezza. E oggi voglio ritornare a parlarvi di alcuni pietramelaresi del tempo che fu; questa volta la loro notorietà era ed è legata indissolubilmente a caratteri fisici particolari e singolari. Un blogger “politically correct” dovrebbe astenersi dallo scrivere tali cose, lo so ma, come vi dicevo, la “molla” spinge sempre con maggior forza: non è una giustificazione plausibile, d’accordo, ma è altrettanto notorio che la mia resistenza a certe forze è scarsa.
Jacinto era un contadino di statura molto ridotta, essendo affetto da nanismo dalla nascita; sagace nel parlare, diretto nel linguaggio ed esuberante nel comportamento, era solito recarsi in paese dalla località pantani, dove abitava in una masseria, in groppa a una giumenta, sulla quale non si è mai capito come facesse a montare. La strada, o meglio il sentiero, polveroso in estate e pieno di fango in inverno, non essendo stata ancora realizzata la provinciale che oggi si allunga fino a Vairano, rendeva gli abitanti di quella contrada una sorta di “marziani” sconosciuti, e accresceva la curiosità dei pietramelaresi nei loro confronti. Pare che, come tutti i nani, il nostro fosse fornito in maniera particolare di quella “virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”, per dirla con i famosi versi di deandreiana memoria. I vecchi ancora lo ricordano con un mezzo sorriso fra le labbra, sorriso che tradisce una certa malizia.
Mattia P., invece era un personaggio che ha legato la sua fama alle dimensioni delle mani che, chi lo ricorda, assicura eccessive, veramente smisurate: alcuni, sicuramente in vena di esagerazioni, sono pronti a giurare che in esse, come in un vassoio, potessero essere rette una bottiglia e sei bicchieri. Le sue estremità sono divenute proverbiali a tal punto che per apostrofare qualcuno dalle larghe mani, ancora si suol dire “tieni ‘e mani r’ Mattia P.”.
Vi era poi, dalle parti di sopra al paese, un certo “Virone”, questo il soprannome, forse astemio, ma notissimo per le enormi quantità di acqua che abitualmente ingurgitava per dissetarsi: questa sua abitudine gli aveva reso l’addome deforme e smisuratamente prominente. Nell’immediato dopoguerra il nostro borgo era ancora sprovvisto di acquedotto comunale, e i suoi abitanti dovevano provvedersi del prezioso liquido da qualche pozzo, sito nelle parti basse del paese: in piazza, o giù al pozzillo, oppure ancora presso qualche pozzo privato; pare che Virone vi si recasse portando un barilotto sulle spalle della capacità di oltre cinquanta litri, e che tale quantitativo gli bastasse per un lasso di tempo molto breve; a quei tempi, si sa, i servizi igienici erano carenti, e i bisogni fisiologici, specie da parte dei maschi, venivano perlopiù soddisfatti per strada, appena nascosti alla meglio: si vuole che quando Virone facesse la pipì, a causa degli enormi quantitativi di acqua trangugiati, dagli scalini di pietra del borgo si avviava e scorreva un vero e proprio ruscello giallino.
Memorie di uomini, queste, di sicuro travisate ed esagerate dalla tradizione orale, tuttavia indici di un popolo legato ai suoi caratteri, positivi e negativi che siano, belli o brutti. L’ identità di questo popolo, i suoi caratteri e le sue tradizioni vanno sempre più ad affievolirsi nel sentire comune: vado contro corrente, e questo è il mio modo di custodire tale patrimonio con gelosia. Io la penso così!

2 commenti:

  1. Ricordo bene zi' jacintu, ma quel Mattia P. proprio non lo ricordo. Grazie, Francesco. Memorie preziose.

    RispondiElimina