Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

lunedì 17 ottobre 2016

OTTOBRATA

Il cielo di una bella giornata di ottobre è blu, più che azzurro; il verde della montagna non è ancora del tutto spento ma volge al rosso delle foglie, ormai rinsecchite e sul punto di cadere dai rami; laddove il pendio si smorza ed inizia la campagna, i colori variano dal bruno della terra appena lavorata, pronta per le semine, fino al verde intenso dei medicai ravvivato dalle recenti piogge unite al tempo mite. Le vigne, appena vendemmiate, offrono al passante uno spettacolo malinconico, ma non propriamente triste, nel senso stretto della parola, essendo state private dai grappoli maturi. La luce del sole intensa, quasi abbacinante, si riflette nelle pozzanghere e colpisce gli occhi con violenza, ed insieme al risciacquio dell’acqua in un fosso, sta lì a ricordarti che la pioggia è passata appena da qualche ora e che potrebbe ripresentarsi quanto prima, senza tanti preavvisi; nell’osservare tale immagine consideri quanto sia aderente alla vita tale metafora: la gioia della bellezza, vissuta con serenità ma, con la consapevolezza, tuttavia, di un problema imminente.Sembra che l’estate“di San Martino” sia giunta con quasi un mese di anticipo sulla regolare “tabella di marcia”.
È grande l’armonia di questi momenti: nelle strade ed i vicoli del paese è ancora possibile imbattersi nel sentore di vinaccia e dei mosti in fermentazione, portato dal vento d’autunno: questo da noi avviene in misura minore rispetto al passato, ma comunque avviene! La suggestione allora induce di sera a mettere al fuoco le caldarroste (le vrole), da sposare con uno di quei mosti di cui si diceva prima, secondo la tradizione del posto; la temperatura magari è ancora sensibilmente alta, e si sa che per gradire meglio le vrole, ci vorrebbe qualche grado in meno, magari al tepore di un focolare che riscaldi l’anima, prima che il corpo.
Nei borghi e nei paesi tutt’intorno è in atto una rinascita: eventi, sagre, feste che vedono riunire la gente di ogni origine, ceto e provenienza intorno a tradizioni antiche, a sapori dimenticati, a cibi poveri ma buonissimi. Al di la dell’inevitabile retorica è questa la vera bellezza di ottobre e dell’autunno in generale.

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