Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

martedì 17 febbraio 2015

LA PAPERA, IL FICO E LA FONTANA

Chi segue questo blog, è nato dalle nostre parti e vi ha vissuto l’infanzia un cinquantennio or sono o su di lì, potrà ricordarsi di una vecchia filastrocca che si usava ripetere ai bambini per intrattenerli. Come al solito in queste cose apparentemente semplici, c’è molto del nostro vissuto, della memoria collettiva della nostra gente e dei sentimenti che essa in larga parte condivideva. La filastrocca era accompagnata da una gestualità codificata e consisteva nell’identificare le piccole dita della mano del bambino con cinque omini, che venivano “chiamati in causa” piegando leggermente una ad una le dita stesse. Si cominciava con il prendere la piccola mano e, con il palmo rivolto verso l’alto si ripeteva la filastrocca che, se ben ricordo, faceva così:

...ccà ce sttà na funtanella
addò ce bbeve 'na paparella
(a questo punto si cominciava a piegare una ad una
delicatamente le piccole dita)
chistu l’acchiappa
chistu l’accire
chistu la spenna
n’atu s’a mangia
e chist’atu rice:
“ziu ziu ncoppa alla ficu
t’e mangiatu le ficu meie
c’è rimastu gli ciaccuni …
vieni rimani ca so mature”


che tradotto vuole dire

qui c’è una fontanella
dove beve una paperella
questo l’acchiappa
questo l’uccide
questo la spenna
un altro se la mangia
e quest’altro dice:
“uomo uomo sopra al fico
ti sei mangiato i miei fichi
ci hai lasciato solo quelle acerbe
ma se torni domani le troverai mature”


Si tratta come avrete potuto leggere di un quadretto idilliaco: una fresca fontanella, una graziosa ochetta che vi si reca per bere, che però culmina con un episodio cruento... c’è l’omino che acchiappa la papera, quello che l'uccide, quello che si occupa di spennarla ed il solito opportunista che se la pappa.
E’ vero, vi ho riportato solo una filastrocca infantile ed evidentemente partorita da menti poco avvezze alle lettere, ma comunque sempre in grado di farmi chiedere il perché delle tante incongruenze in essa contenute: prima di tutto il fatto che sia composta di due parti completamente slegate fra loro, poi per lo strano comportamento del quinto omino che, al posto di lamentarsi per essere stato escluso dal lauto pasto costituito dal pennuto in tal modo sacrificato, se la prende con un ladro di fichi, sinora non apparso nel contesto, rimproverandolo di aver lasciato sulla pianta solo i fichi acerbi (i ciaccuni), ma comunque invitandolo a ritornare domani perché li avrebbe trovati maturi.
E qui vi volevo, miei cari “quattro lettori”: non vi sembra questo il paradigma di una solidarietà sempre presente in diversi aspetti di quella civiltà, non è un comportamento solidale quello del quinto omino? … la gente di un tempo ormai trascorso di sicuro non versava nell’abbondanza, ma era comunque conscia dei doveri verso gli altri, anche, ad esempio,condividendo i frutti di un fico con un uomo anziano (ziu), e quindi nel bisogno, che senza alcun permesso se ne era cibato.

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