Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

mercoledì 25 settembre 2013

GIORNATE "NORMALI"

E’ da tempo, caro “scribacchiando”, che, ad imbrattare le tue pagine, non ci provo neppure. Tempo di crisi!... mi lamentavo già qualche mese fa, ma oggi sembra che non abbia proprio più nulla da dirti. La mia vena, la mia voglia di scrivere, che qualche consenso lo hanno pur destato, sembra si siamo momentaneamente assopite, per non dire che ormai ronfano a più non posso. Visto che ci sono, e siccome è passato un bel po’ di tempo che non comunico più con te, provo a raccontarti la mia giornata, così … tanto per trascorrere un po’ di tempo insieme.
Si inizia di buon mattino, quando l’alba è ancora nascosta fra i monti ed il cielo è ancora scuro: piccola colazione, telegiornale, e la solita mezz’ora al PC, per coltivare passioni che solo a quell’ora posso permettermi di coltivare. Viaggio prima in auto, poi in treno, discorrendo con i soliti amici e/o con occasionali compagni di viaggio, a Caserta mi attende la fida bici, che assolve al compito di recarmi dalla stazione in ufficio, luogo in cui trascorro la maggior parte della mia giornata.
E qui viene il bello (se di bello si può parlare). Sono stati chiusi nei giorni scorsi vari bandi del PSR, a cui hanno partecipato un numero di richiedenti superiore ad ogni rosea (o pessimistica?) previsione; ed allora, appena passate le otto e mezza, la mia stanza comincia a mutare di aspetto e, dapprima con gradualità, poi via via con sempre maggior vigore, si trasforma in qualcosa che somiglia da vicino a uno di quei suk brulicanti delle città arabe, dove le voci degli avventori si sommano a quelle di coloro che sono li per vendere qualcosa, ed ognuno alzando la voce cerca di prendere il sopravvento e di prevalere. Suona il telefono, fingo di ignorarlo, ma il furbo, dall’altro lato del filo, pensa bene di chiamare al cellulare (sia stramaledetto l’inventore dell’unico strumento di tortura divenuto status simbol). Intanto entra il capo, reca anch’egli il diabolico telefonino nel palmo della mano, mi dice che tale sindaco vuole conferire con me, assorto come sono nelle mie cose,distrattamente gli rispondo “fallo accomodare” senza degnarlo di un solo sguardo, ma lui comincia ad innervosirsi e replica “non è qui ma al telefono”, sorridiamo entrambi. Si avvicina l’ora del pranzo, la gente e le telefonate non ne vogliono proprio sapere di concedermi questa pausa (meritata, che dici?), cerco allora di fare uno sforzo per completare un po’ di cose, ci riesco.
Dopo pranzo i ritmi si fanno più soft, l’utenza non può più accedere agli uffici e ci si può dedicare a tirare le fila del discorso, tentare di stilare un bilancio provvisorio della giornata, anche per chiedersi, come diceva qualcuno, se “lo stipendio per questo giorno l’ho meritato o no?”.
Si ritorna a casa: bici, treno, auto, percorso a ritroso. Un po’ di musica dalle cuffiette, nella parte ferroviaria; mancano i compagni di viaggio? … tanto meglio, si può anche schiacciare un pisolino. Non mi è mai capitato di andare oltre la destinazione, a causa di queste sieste ferroviarie, ma qualche volta ci è mancato molto poco!
A casa la famiglia, gli affetti e gli altri impegni propri del sottoscritto: i lavoretti di casa, il giardino, la campagna e se avanza un po’ di tempo si va camminare all’aria aperta.
Giornate “normali” per gente “normale”.

Nessun commento:

Posta un commento