Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

martedì 24 marzo 2026

Pietramelara divisa al voto

 

Anche a Pietramelara si è risvegliato l’interesse per la politica! Se guardiamo i risultati finali dello spoglio si vede che l’affluenza ai seggi si è allineata, con qualche decimale in meno, alla media nazionale (vedi immagine di copertina). Ritengo sia un particolare importante, se passiamo poi alle considerazioni sulla composizione del voto siamo al sostanziale pareggio: appena cinque voti di scarto a favore del “si”. L’elettorato di casa nostra si è diviso in parti uguali fra coloro che avrebbero preferito che la riforma costituzionale, oggetto della richiesta referendaria, diventasse attuativa e coloro che, invece, preferivano il contrario. L’importante, ripeto, è che il voto sia stato espresso da una sostanziale fetta della popolazione.
Per quanto mi riguarda ho votato convintamente “si” perché da tempo persuaso della necessità di non creare confusione fra due figure estremamente diverse nel nostro ordinamento: il magistrato inquirente e il giudice; a costoro spettano mansioni diverse e confliggenti, la terzietà del giudice nel giudizio e nell’emissione della sentenza non è piena se chi accusa e chi giudica sono colleghi e, a volte, si danno del tu.  Inoltre, non capisco il motivo in base al quale nessun magistrato debba rispondere dei propri errori.
Ciò premesso, tuttavia, ritengo che l’errore di strategia commesso dalla Presidente del Consiglio e dai suoi accoliti sia stato quello di dare alla politica troppo spazio nella campagna elettorale referendaria. E forse anche l’altra parte, quella che ha prevalso, non si è tirata indietro dal “buttarla in politica”, anche se con accenti totalmente differenti. Ha giocato a favore del “no” anche la situazione internazionale attuale, con i conflitti in corso ed il comportamento ondivago del Presidente degli USA, le ripercussioni economiche di un conflitto acceso in aperta violazione del diritto internazionale e la reazione timida del nostro governo. Non sono d’accordo con chi dice “l’Italia non vuole cambiare”, soprattutto se vedo che, dalle stime, oltre il 60% dei votanti giovani hanno preferito opporsi alla riforma costituzionale. Tale riforma, proprio per la sua importanza, andava discussa nelle aule parlamentari, non blindata, anche perché significative minoranze nel centro sinistra erano a favore della separazione delle carriere e di altri segmenti della riforma stessa.

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