Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

venerdì 17 settembre 2021

L'ARCO DI SANTA MARIA

 

Nonostante manchi da circa 77 anni, ancora sopravvive chi lo ricorda bene, anche se… certo, costui avrà più di ottantacinque anni! Parlo dell’Arco di Santa Maria (vedi foto di copertina), principale ingresso del centro storico di Pietramelara fino al 23 ottobre 1943, giorno in cui fu minato dalle truppe tedesche per ostacolare in qualche modo l’avanzata alleata che, dopo aver attraversato il Volturno nel caiatino, era risalita per le alture di Liberi ed aveva ormai raggiunto Roccaromana. Aver minato l’arco, a ben pensarci, fu un’operazione bellica del tutto priva di senso tattico e strategico, data la potenza della macchina bellica alleata, ma dettata forse solo dalla volontà di imprimere un’ulteriore sfregio alla nostra cittadina, già provata in ogni modo dalla guerra.

La storia di questo monumento, la cui denominazione è dovuta alla vicinanza con il Monastero di Santa Maria della Carità, oggi sede municipale, si fonde ed interseca con quella del Regno di Napoli nel Rinascimento, e quella di un suo protagonista assoluto, Carlo V d'Asburgo (Gand, 24 febbraio 1500 – Cuacos de Yuste, 21 settembre 1558). Il giovane sovrano, a soli sedici anni, ereditò dal nonno anche il trono d'Aragona, concentrando nelle sue mani tutta la Spagna, compreso il Regno di Napoli, che le apparteneva. Sbarcato a Messina, Carlo V risalì il meridione e il 25 novembre 1535 entrò in Napoli dalla Porta Capuana, prendendone possesso.
Era trascorso meno di un quarantennio dal quel tragico 13 marzo 1496, giorno in cui Pietramelara fu messa a “foco ed a sacco”, per il tradimento dei Monforte nei confronti degli aragonesi, motivo per il quale qualche sopravvissuto alla cruenta strage doveva essere ancora presente. Deve essere stata iniziata in quegli anni la costruzione della porta, e la presenza sulla chiave dell’arco dell’aquila asburgica di Carlo V stava a suggellare almeno due cose: che la città era stata riabilitata presso la corte dopo l’infamante bando a cui era stata sottoposta, e che in essa non erano presenti eresie. Carlo, infatti, fu il più acceso nemico dello scisma luterano, fino ad essere definito Difensor Ecclesiae da papa Leone X. Lo stemma quasi nella sua interezza fu recuperato dopo il crollo e sito nell’androne del nostro comune. Mancano le due teste coronate dell’aquila e parte dell’ala destra; lo scudo contenuto nello stemma porta i simboli di ogni possedimento di Carlo, che si vantava del fatto che sul suo Impero “non tramontava mai il sole”.
La costruzione dell’arco è da mettere in relazione con un’altra presenza storica importante a Pietramelara, quella dei Cavalieri di Malta, che cessò solo dopo l’unità nazionale, con l’alienazione dei beni che furono messi all’asta ed acquistati dal Barone Giovanni Sanniti. Nel 1524, infatti, Carlo aveva offerto ai Cavalieri Ospitalieri l'isola di Malta, e non è un caso che gli antichi e vasti possessi dei cavalieri in Pietramelara iniziavano proprio dall’arco fino ad estendersi alle falde del Monte Maggiore. Un legame fisico ed ideale che rafforzava il rapporto fra il potere imperiale e l’importante opera sociale dell’Ordine, che in paese aveva realizzato uno “xenodochio” (albergo per stranieri e viandanti), posto lungo la via Francigena del Sud, che congiungeva Roma a Gerusalemme.
Per la storia recente, negli anni 80, in occasione di una Sagra al Borgo, fu realizzato un simulacro scenografico dell’arco, a dimensioni reali, da parte del compianto Nunzio Marco Della Torre, un segno fugace del legame di Pietramelara con la sua porta più importante.
 



1 commento:

  1. Grazie. Bello rivedere i luoghi com'erano ed essere edotti sulla loro storia. Tristi le scempiaggini che in tempi di guerra e non solo si compiono.

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