Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

martedì 8 settembre 2020

CON IL TREKKING UNA COSTIERA DIVERSA




Vivere la natura, respirarne i profumi, ammirare il colore verde delle piante che si risvegliano in marzo, o il rossiccio delle foglie  che muoiono in autunno, ascoltare i propri  passi rumorosi su una lettiera in disfacimento: è questa l’esperienza del camminare. E’ il turismo lento, un modo di viaggiare di cui sentiremo tanto parlare in futuro, anche perché – passata l’emergenza Covid-19 – sarà quello a cui aspireremo un po’ tutti per sentirci più tranquilli e per dare valore all’ambiente che ci circonda, comprese le comunità locali, esso basa la sua filosofia di viaggio sull’attenzione al particolare e sulla relazione con gli abitanti locali, con i propri compagni di viaggio e con se stessi, preferendo i borghi
alle grandi città, il relax alla frenesia, la natura al cemento. Spesso anche l’itinerario rispetto alla meta.

La moda anglofona che ci pervade ha portato a definire tutte queste sensazioni con un termine usato ed abusato “trekking”; leggo da wikipedia che “il termine deriva dal verbo inglese to trek, che significa camminare lentamente o anche fare un lungo viaggio”. E’ un’esperienza viva che si può fare da soli meditando, oppure in compagnia,  con il vantaggio del consolidarsi di rapporti o l’instaurarsene di nuovi; un esperienza che vivo da sempre, o almeno sin dal momento dell’adolescenza: in compagnia dei soliti amici allora ho cominciato a percorrere i sentieri del Monte Maggiore, ad arrampicarmi fin sulla sua cima più alta, il Pizzo San Salvatore, a oltre mille metri di altitudine, oppure sul Pizzo Madama Marta, poco meno alto.

Da qualche tempo tuttavia i miei orizzonti si sono allargati, ed allora quando posso coinvolgo (o vengo coinvolto?) dal resto della famiglia, a percorrere luoghi a me non noti. La Costiera Amalfitana, secondo l’opinione più diffusa, è un posto da VIP, da grandi star del cinema, big del calcio o di altri sport; grandi e lussuosi alberghi, resort esclusivi, paesaggi marini mozzafiato, insomma qualcosa che si lega all’immagine più consueta che il consumismo ha dato al  turismo. Eppure grazie al trekking ho potuto scoprire una Costiera diversa, molto più simile a una delle nostre aree rurali: il sentiero degli dei, la valle delle ferriere, la discesa da Agerola fin giù a Praiano, percorrendo la Valle di Praia (foto di copertina); sono posti questi percorribili solo a piedi e muniti di un certo allenamento; qui  si possono fare incontri inaspettati, con un gregge di capre, ad esempio, con un contadino che incroci sulla tua stessa via, accompagnato da un fido somaro, oppure percorrere un tratto di sentiero su un terrazzamento in cui ancora vegeta una piccola vigna. Ma poi basta allungare lo sguardo verso ovest e ti si para davanti uno scenario davvero suggestivo, in cui l’azzurro verde delle acque marine in lontananza, si interrompe e lascia il passo  a borghi come presepi, oppure a una pendice quasi verticale, colonizzata da verde intenso della macchia mediterranea. 

E’ consigliabile essere prudenti, e affidarsi a chi questi luoghi li conosce bene, perché qualche insidia potrebbe comunque presentarsi. Non voglio fare pubblicità gratuita, ma sono rimasto soddisfatto dal servizio puntuale offerto da “CARTOTREKKING” (https://www.cartotrekking.com/it/index.html), un’associazione di guide escursionistiche che da circa 10 anni accompagnano gruppi lungo questi sentieri. Il primo contatto con loro un paio di anni or sono, con Michele e Valentina per percorrere l’ormai arcifamoso “sentiero degli dei”, da Agerola a Positano, reincontrati qualche settimana fa per scendere lungo  la Valle di Praia, attraverso i sentieri di Santa Barbara, dei corvi, e di Barbanera,e  per finire  ci si è ristorati con un fresco bagno serale nella spiaggia di Praiano. 

Buon cammino allora, come si dice, a voi tutti

 

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