Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

mercoledì 23 agosto 2017

SOPRA LA POLEMICA

Il signor Lino Martone, che si professa meridionalista/gramsciano ha dato il “la” ad una lunga ed articolata polemica sul Forum Pietramelara, tra lo stesso e un nutrito gruppo di iscritti al forum di tendenza meridionalista/filo borbonica, riguardo al contenuto delle lapidi a corredo di un monumento a ricordo degli scontri, avvenuti tra Pietramelara e Roccaromana, tra garibaldini e soldati borbonici, ai tempi della riunificazione italiana, precisamente il 19 settembre 1860.
Il monumento, sorto sulla rotonda all’incrocio murro/croci/cinque vie, è stato realizzato negli ultimi giorni dell’amministrazione Leonardo a Pietramelara, rappresentandone una sorta di “canto del cigno” (vedi foto... evidentemente un cigno stonato, mah!).
Facezie a parte, mi si consenta di dire anch’io la mia opinione al riguardo: sono anch’io un convinto meridionalista, e pertanto conscio di quante negatività abbia causato la tanto celebrata unità d’Italia al meridione, basti pensare che a distanza di più di un secolo e mezzo la cosiddetta “questione meridionale” è ancora di scottante attualità. Il brigantaggio è stato solo un segno, forse il più tangibile, degli squilibri sociali determinatisi. Leopoldo Franchetti, esponente toscano della destra, tutt’altro che filomeridionale, nel 1875 scrisse: “Il genere di vita dei contadini è tale, che farsi brigante è un miglioramento, piuttosto che un peggioramento nella loro condizione”. Per reprimere il brigantaggio vennero commessi crimini orrendi, vedi le stragi di Pontelandolfo e Casalduni, a pochi passi da casa nostra, che per la ferocia fanno impallidire persino le rappresaglie naziste dell’ultimo conflitto mondiale, e i cui autori continuano ad essere celebrati come “eroi della patria”.
Carmine Crocco, Nico Nanco, Michelina De Cesare, ritenuti comuni criminali fino a ieri, cominciano (a ragione) ad essere rivalutati come difensori dell’identità meridionale fino all’estremo sacrificio
Non condivido tuttavia due cose fra quelle dette sul Forum: in primo luogo la nostalgia filo borbonica, e poi il modo di vedere la figura di Garibaldi. Andiamo con ordine: la dinastia borbonica sul trono di Napoli, iniziò con Carlo III, fu un periodo veramente felice e volto al progresso, anche per la saggia regia e l’influenza esercitata da uomini del calibro di Bernardo Tanucci; una volta che Carlo lasciò Napoli per la Spagna, i suoi successori non diedero prova di se altrettanto positiva, e sono convinto che gran parte della responsabilità per la dissoluzione del regno del sud, che durava da oltre cinque secoli, sia connessa alla loro condotta tentennante ed ondivaga, combattuta fra il progressismo di regine centroeuropee e il bigottismo diffuso nella corte.
Garibaldi, poi, lungi dall’essere il mercenario assetato di ricchezze, come detto nel Forum da qualcuno (l’esilio a Caprera ne è la più evidente prova) è stato, a parere di chi scrive, piuttosto un ingenuo idealista, strumentalizzato dall’ambizione di Cavour e di chiunque altro interessato a depredare il sud.Nel 1880, due anni prima di morire, evidentemente deluso dal come erano andate le cose dopo l’unità, ebbe a dire: “Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero e in preda alla parte peggiore della nazione”.
I fatti della storia vanno analizzati alla luce dei documenti, altrimenti anche ciò che si scrive su un Forum appare un modo come un altro di ricercare visibilità e/o seguire una moda del momento.

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