Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

domenica 18 dicembre 2011

Caro Ninuccio



Caro Ninuccio,
io lo so che ancora non era venuto il momento di salutarci, e che qualcosa in più a Pietramelara lo volevi ancora regalare. Qualcuno, che accecato dall’avidità e dalla violenza ha interrotto i tuoi giorni… ci ha privato di un altro uomo/simbolo della “pietramelaresità”.
Già la “pietramelaresità”, questo valore che ci accomuna, fatto di disponibilità, gentilezza, senso dell’accoglienza, faceva di te un impiegato modello del nostro Comune, di quelli -per intenderci- a cui rivolgersi chiamandoli solo per nome: Ninù.
Ricordo che da bambino ammiravo ed invidiavo la velocità delle tue dita sulla tastiera di quella vecchia Olivetti: certificati consegnati in tempo reale (attesa zero nel significato letterale) dietro una semplice richiesta verbale, formulata magari in quel nostro dialetto così particolare.
Quando dopo vari decenni hai terminato il servizio, non ti sei mai staccato da Piazza Sant’Agostino, dal tuo vecchio caro municipio e sono state quelle panchine ad accogliere i tuoi giorni da pensionato, tra una discussione di calcio e una di ciclismo, sport che tanto amavi.
Devo dirti la verità: la vicenda della tua fine, tanto tragica ed assurda, non mi va proprio giù!... Io che tante volte ho contrabbandato il mio paese come un’isola al riparo da certe negatività purtroppo così comuni nelle realtà urbane e metropolitane, mi sento sbugiardato, spiazzato, ammutolito. Chi, alla ricerca di quattro spiccioli, a posto fine ai tuoi giorni, ha derubato anche noi che restiamo di qualcosa di molto prezioso. Da oggi le porte saranno più chiuse, le persiane più abbassate, gli sguardi più sospettosi e diffidenti, anche nei confronti di chi ha bisogno di solidarietà, apertura, fiducia. E’ questo il portato della tua fine assurda: ulteriore degrado di un clima il cui peggioramento è iniziato, in verità, da qualche tempo.Tuo aff.mo Francesco

venerdì 16 dicembre 2011

LA MOVIOLA

Reti segnate con il birichino ausilio di una mano, fuorigioco trascurati dalla terna arbitrale, falli commessi o ben dissimulati: nulla le sfugge, è la moviola! E’ uno strumento ormai datato, qualche decennio fa di natura essenzialmente ottica e meccanica, oggi elettronico in quasi ogni sua parte.
Anche se nessuno ancora si è degnato di inventarla, ho scoperto, ormai da qualche tempo, che anche dentro di me funziona la “moviola della vita”: si accende da sola e, a volte, è veramente difficile farla spegnere.
Quando è in funzione e ti ripassa davanti al rallentatore un particolare episodio, felice o triste che sia, ti ritrovi studiare ogni minimo movimento del corpo, le espressioni, le parole dette e quelle non dette, i pensieri del momento e le idee che ti sei fatto della cosa appena dopo. Ha un difetto: le manca il tasto “cancella” e ogni file è sempre pronto a riemergere, sfidando e vincendo la cortina polverosa del tempo che già si è accumulata. Che dire poi dei file più recenti: fastidiosissimi più di ogni altro, appaiono “a video” in ogni momento della giornata, specie quando sono solo, o nelle frequenti insonnie . L’energia che le permette di girare è un misterioso composto di memoria, coscienza, consapevolezza di sé ed esperienza.
Il suo fastidioso ma, tutto sommato, utile funzionamento diventa frequente in questo periodo di fine anno, tempo di bilanci. Le piccole soddisfazioni di cui ho goduto, le persone che ho incontrato, la stima che ho saputo suscitare, i volti persi per sempre, gli errori commessi vanno ad arricchire sempre di più l’archivio del suo gigantesco Hard Disk.

mercoledì 7 dicembre 2011

Dovrei esser felice?

Dovrei esser felice, essere contento? Due magnifici traguardi conseguiti in un sol giorno: la cattura di un super latitante, da anni inseguito dalla giustizia, ed il passaggio del Napoli in Champions, grazie ad una spettacolare partita, in cui nulla ci è stato regalato!
Dovrei sprizzare ilarità da ogni poro della mia pelle,dovrei beninagnamente contagiare gli altri per la felicità… eppure a malapena riesco a sorridere!
In un giorno di grandi soddisfazioni per la mia terra e chi la abita, il pensiero di tante negatività non riesce ad allontanarsi un solo attimo.
Economia a rotoli, e l’esercito di disoccupati che si ingrossa giorno per giorno: padri di famiglia che, una volta esauriti i risparmi, non sapranno più a quale santo votarsi per le minime esigenze della vita quotidiana.
Situazione ambientale a cui la definizione “di degrado” sta anche fin troppo larga: emergenza rifiuti che dura ormai ininterrottamente dalla fine del ‘97, microdiscariche aperte un po’ dovunque, montagne interamente sventrate dalle cave, corsi d’acqua ridotti maleodoranti cloache. Il tutto nella Terra che indusse un sovrano ad erigere una meravigliosa reggia che il mondo intero invidia ed ammira.
La politica, strumento che, in democrazia, dovrebbe risolvere i problemi delle comunità amministrate, ancora una volta, si fa sorprendere “con le dita nella marmellata”, ed alla quale venti anni di “tangentopoli” non hanno insegnato nulla: onorevoli inquisiti, sindaci e presidenti arrestati occupano ancora una volta le pagine di cronaca.
Come si fa a gioire?... eppure ieri sera, a pochi passi da casa mia, per le reti di Inler e di Hamsik, sono andati in fumo fuochi d’artificio per centinaia di euro: è vero con il portafogli pieno è molto più facile esultare!

mercoledì 23 novembre 2011

LA CASA FRA GLI ULIVI

Una nuova fase della mia vita è iniziata sabato mattina! Ha cominciato a materializzarsi una delle idee che accarezzavo da tempo:la mia piccola casa in campagna. Con lo scavo, la creatura ha cominciato a prendere forma, e già adesso la posso immaginare come sarà una volta completata. Sarà piccola ma accogliente, con un grande focolare; si integrerà perfettamente con il paesaggio circostante. “La casa fra gli ulivi”: questo il suo nome di battesimo.
In essa vivrò sicuramente momenti di gioia con la mia famiglia, con le persone a me care ma… soprattutto servirà a me da solo, per ritrovarmi, nel silenzio della campagna circostante. Sarà insomma il mio pensatoio, il mio “buen retiro”, il luogo che accoglierà i giorni della mia età più avanzata. I filosofi “del pensiero debole”, come me, troveranno in essa un tempio, un ritrovo per pensare, discutere e, perché no, ridere di se stessi.
Luogo di svago, di ozio, di meditazione ma anche di lavoro, quello duro e faticoso, quello dei nostri nonni per intenderci: l’orto, l’uliveto ed il frutteto saranno i suoi logici corollari, segmenti non secondari di un progetto che da tempo alberga nella mente e nell’immaginazione.
Circondata come sarà dagli ulivi, si sottrarrà sicuramente agli sguardi indiscreti e curiosi, ma sarà sempre pronta ad accogliere un amico per un bicchiere di vino, per una merenda consumata sul muretto vicino al pozzo, secondo le antiche regole dell’ospitalità contadina.

mercoledì 16 novembre 2011

Un potatore di Qualiano

Quanto mi fa soffrire questo periodo dell’anno! Il giorno viene su sul tardi e dopo una decina di ore è già pronto a passare altrove.
Avete mai sentito parlare dei “putature e’ Qualian’”, dei potatori di Qualiano? Si tratta di squadre di operai agricoli provenienti da quel comune del napoletano, dediti ai lavori nei frutteti che proverbialmente non vedono mai il giorno nel luogo natìo: escono la mattina di notte e si ritirano a casa quando la sera è ormai già scesa. Ecco!... in questo periodo dell’anno anche io sono come loro: esco di casa quando l’alba ancora si scorge dietro l’orizzonte e mi ritiro con il tramonto incipiente; sono quindi anche io un potatore di Qualiano. Trascorro il giorno a Caserta o a Napoli, e poi di sera ritorno ai “patri lidi”. L’estate è terminata solo da qualche mese e già mi appaiono lontani i pomeriggi in piazza, i giri in moto a bighellonare senza meta, l’ozio in spiaggia, l’afa e la calura.
Gli studiosi della mente umana: psicologi, psichiatri, gli strizzacervelli insomma, hanno teorizzato che la scarsa durata del giorno deprime l’animo perché il fabbisogno giornaliero di energia luminosa viene soddisfatto solo in parte.
Noto con dispiacere che anche la mia vena di filosofo “del pensiero debole” si attenua di questi tempi, fino ad annullarsi quasi del tutto: i miei lettori più affezionati si saranno accorti del fatto che da un po’ di tempo le mie uscite sul blog si fanno sempre meno frequenti.
Che volete? E’ il tempo… sono sicuro che con il riallungarsi del giorno, qualche settimana dopo il Natale, tutto si rimetterà a posto. A presto!

domenica 30 ottobre 2011

DUE GALASSIE


Da bambino venivo svegliato dal rumoroso passare dei carri: la mattina, per recarsi nei campi, la mia gente non disponeva di mezzi altrettanto semplici da condurre, economici ed adatti all’attività agricola del tempo; e… con le strade piene di buche, le ruote in legno cerchiate di ferro producevano un inconfondibile suono .
Aver varcato la soglia degli “anta” da un pezzo permette anche di avere simili ricordi ancora vivi nella mente: tutto sommato -se ci penso- sono passati solo pochi decenni!
Mi ritrovo oggi a parlare di connettività ed applicazioni dell’informatica ad ogni minimo dettaglio della nostra vita; i nipoti di quei contadini/carrettieri oggi interagiscono e comunicano tra loro con l’IPad e tutto sembra così lontano nel tempo, anche se in realtà non lo è.
Proveniamo da una società rurale che ancora ci pervade in molti aspetti del carattere e nella socialità, dettagli che volte riemergono prepotentemente, anche senza alcuna volontà precipua: il rispetto per il danaro, senza farne un idolo, la solidarietà che emerge da mille comportamenti della vita quotidiana sono solo alcuni esempi (tanti altri potrei citarne) che ne rappresentano l’evidenza.
A pensarci bene, riconosco di aver avuto questa fortuna, aver conosciuto un mondo ormai finito e, senza averlo dimenticato, aver avuto al possibilità di conoscerne uno nuovo. Non sto qui a soppesare con il bilancino quale dei due fosse il migliore: l’analisi, per essere serena ed attendibile, richiede un numero di argomenti molto elevato.
Mi sento come un uomo che ha avuto la singolare possibilità di attraversare una galassia e, subito dopo esser uscito da essa, di aver iniziato un nuovo viaggio nella galassia confinante.
In questa metafora si possono riconoscere tutti coloro che, come me, sono nati poco dopo la metà del ventesimo secolo e, poco più che quarantenni, sono entrati nel terzo millennio.
Ma ci pensate, amici miei cinquanta/sessantenni? ..non è un’opportunità di poco conto, badate, la cosa ci permette di capire il comportamento di tanti, perlopiù anziani, che non si sono adattati al vivere moderno, così come quello di tanti giovani pienamente inseriti nel futuro.

domenica 2 ottobre 2011

AUTUNNO

L’autunno, per la bellezza che produce, assomiglia all’età matura di una donna: lo splendore è sempre lo stesso, ma traspare una sottile vena di malinconia.
Che bello girare per le campagne a piedi o in bicicletta, è tutto un susseguirsi infinito di colori e di odori. Passi vicino ad una vecchia masseria?... ecco, ti colpisce l’inconfondibile fragranza dell’uva fragola…lì dal pergolato, a ridosso dell’aia. I fichi “troiani” ormai supematuri, emanano un odore che inebria l’animo ed accende la voglia di divorarne uno, così, con tutta la buccia dalle sottili lesioni, che lasciano vedere al di sotto la polpa bianca e dolcissima. Le mele annurche, ancora giallicce e attaccate ai rami, cominciano a maturare e si fanno sentire anche da lontano per gli umori che emanano. Fai ancora poche decine di passi e, da un campo appena arato, sale intenso il profumo della terra smossa, ti avvicini, ed attorno alle zolle appena sollevate, un andirivieni di lombrichi e di uccelli alla ricerca di cibo “ a buon mercato”.
Che dire poi dei colori? Alzi gli occhi verso la montagna e ti accorgi che il verde compatto del bosco ha cominciato a trasformarsi in un rosso che diverrà via via sempre più intenso.
Chi ha detto che il rosso pompeiano non è parto dell’estro di un artista? …che quella tonalità ha acquistato corpo, sulle pareti della immortale città, solo con le altissime temperature della lava vesuviana? Ritengo che, al contrario, il primo uomo che sperimentò quel colore si sia proprio ispirato alle foglie dell’acero ad autunno inoltrato. Altro che evento casuale!
In campagna domina, una sorta di silenziosa sebbene intensa attività, ma… se ti avvicini ed entri in paese, anche i suoni che avverti ti danno conto della stagione che stai vivendo: dai “cellari” giunge il caratteristico e ritmato tintinnare dei torchi; qualcuno, dotato di antica scienza, stringe i cerchi attorno ad un tino servendosi di un martello e di una stecca metallica, producendo, anche in tal caso, un suono riconoscibilissimo che non si udrà mai più, per il resto dell’anno.
Certo, le temperature quasi estive degli ultimi giorni appannano un po’ la bellezza della stagione, rendono il cielo meno terso e le erbe nei prati si mantengono secche e giallicce; ma il tempo buono, in queste “ottobrate” è comunque un invito ad uscire, a respirare a pieni polmoni l’aria che tra poco diverrà fredda e piovigginosa. Accumuliamo, amici, nella memoria le immagini, i suoni e gli odori di una stagione che riconcilia l’uomo con se stesso, ci saranno di conforto nelle interminabili e fredde sere d’inverno!

NDR.I cellari, nel nostro dialetto sono locali terranei (scuri come una cella) generalmente destinati a deposito ed a lavorazioni varie