Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

domenica 5 luglio 2026

UN PO' DI PIETRAMELARA NEI 250 ANNI DEGLI USA

 

Gli Stati Uniti d’America, ieri 4 luglio, hanno festeggiato il loro 250simo compleanno, con il Presidente Trump ingombrante protagonista; davanti alle migliaia di persone radunate per il 250° anniversario della Dichiarazione, il presidente ha rivendicato con forza i risultati raggiunti, dichiarando che oggi il Paese "è più forte, libero, ricco, sicuro e orgoglioso come mai prima".
Dopo il discorso, un grande spettacolo di fuochi d'artificio ha illuminato i cieli della capitale. Durato circa quaranta minuti, lo spettacolo sarebbe costato 850mila dollari. "I migliori fuochi d'artificio di sempre", ha scritto Trump su Truth Social. Uno spettacolo pirotecnico con 850mila ordigni lanciati da 10 siti, tanto che i medici hanno lanciato l’allarme: “Indossate le mascherine”, per la quantità di fumi tossici.
Ma c’è un po' di Pietramelara nel grande spettacolo pirotecnico, la ditta infatti che lo ha realizzato, ha origini nel nostro comune… Arturo Rozzi, che ne è stato il fondatore, partì nel 1899 da Pietramelara, in cerca di fortuna, alla volta di New York. Non sappiamo se possedesse già i rudimenti di quell’arte, oppure se li avesse appresi in America, oggi la Rozzi Famous Fireworks (vedi logo), con a capo Joe Rozzi, suppongo un nipote (o pronipote) del fondatore, è tra le prime produttrici in quella nazione, tanto da essere stata scelta per coronare un evento tanto importante, di rilevanza internazionale.
Arturo Rozzi, quand’era ancora in vita mantenne sempre un legame con il paese di origine: pare che, impegnato nella confezione di fuochi, scampò alla morte conseguente ad un’esplosione per aver invocato San Rocco, nostro Santo Patrono; da quel momento non fece mai mancare il proprio contributo ai festeggiamenti in onore del Pellegrino di Montpellier, come attestavano, d’altronde i manifesti illustranti i programmi della festa, che non mancavano di sottolineare la cosa.
Piccole/grandi storie di emigrazione, di lavoro rischioso, di speranza per un avvenire migliore, nei decenni che seguirono l’Unità Nazionale, in cui lasciare terra e affetti era l’unico modo per migliorare il proprio status sociale ed economico.