Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 28 marzo 2026

WANTED

 


La vicenda più giornalistica che giudiziaria, che ha coinvolto  un nostro concittadino la dice lunga sul modo di fare giornalismo nel nostro tempo. Si tratta di una persona proveniente da una famiglia contadina, di ottima reputazione, i cui valori sono quelli comuni a tante realtà rurali come la nostra.
La notizia, apparsa in cronaca un paio di giorni fa, parla di un latitante che aveva cercato di riciclarsi come pastore, arrestato in seguito a un’intensa attività investigativa… roba da pazzi!
Se fosse stato arrestato un criminale dello stampo di Totò Riina o, che so … Vito Corleone, padrino nel famoso film omonimo degli anni settanta, non si sarebbe scatenata una maggiore eco mediatica: articoli di giornale, videogiornali diffusi dal web, notizie passate sui social. Il volto di costui, sulla foto di copertina di numerosi articoli diffusi sui social, ricorda i “wanted”, dei film western, che offrivano taglie per la cattura di criminali (vedi foto di copertina).
I commenti sui social, provenienti dalla popolazione pietramelarese, che conosce la natura di questo uomo, per fortuna riportano una vibrata protesta verso tale tipo di giornalismo  sensazionalista, che non si cura affatto delle ripercussioni di quanto si scrive, ma mira solo ad accumulare dei click forieri di incassi e guadagno. E poi, dall’altra parte le forze dell’ordine che, per brama di visibilità, diramano comunicati che definire esagerati significa essere animati dalla benevolenza.
Il protagonista della nostra storia avrà pur commesso qualche errore, ma stando ai capi di accusa (false attestazioni, sostituzione di persona, ecc.)  nulla al confronto di quanti, dalle nostre parti prosperano su attività ben più illegali, se non criminali.
Il web è uno strumento potente, molto più della carta stampata, proprio per questo va usato con responsabilità verso le persone oggetto di cronaca e, soprattutto, verso coloro che leggono, a volte non conoscendo l’esatta natura dei fatti riportati, e pertanto fortemente a rischio di essere fuorviati da quanto riportato.

martedì 24 marzo 2026

Pietramelara divisa al voto

 

Anche a Pietramelara si è risvegliato l’interesse per la politica! Se guardiamo i risultati finali dello spoglio si vede che l’affluenza ai seggi si è allineata, con qualche decimale in meno, alla media nazionale (vedi immagine di copertina). Ritengo sia un particolare importante, se passiamo poi alle considerazioni sulla composizione del voto siamo al sostanziale pareggio: appena cinque voti di scarto a favore del “si”. L’elettorato di casa nostra si è diviso in parti uguali fra coloro che avrebbero preferito che la riforma costituzionale, oggetto della richiesta referendaria, diventasse attuativa e coloro che, invece, preferivano il contrario. L’importante, ripeto, è che il voto sia stato espresso da una sostanziale fetta della popolazione.
Per quanto mi riguarda ho votato convintamente “si” perché da tempo persuaso della necessità di non creare confusione fra due figure estremamente diverse nel nostro ordinamento: il magistrato inquirente e il giudice; a costoro spettano mansioni diverse e confliggenti, la terzietà del giudice nel giudizio e nell’emissione della sentenza non è piena se chi accusa e chi giudica sono colleghi e, a volte, si danno del tu.  Inoltre, non capisco il motivo in base al quale nessun magistrato debba rispondere dei propri errori.
Ciò premesso, tuttavia, ritengo che l’errore di strategia commesso dalla Presidente del Consiglio e dai suoi accoliti sia stato quello di dare alla politica troppo spazio nella campagna elettorale referendaria. E forse anche l’altra parte, quella che ha prevalso, non si è tirata indietro dal “buttarla in politica”, anche se con accenti totalmente differenti. Ha giocato a favore del “no” anche la situazione internazionale attuale, con i conflitti in corso ed il comportamento ondivago del Presidente degli USA, le ripercussioni economiche di un conflitto acceso in aperta violazione del diritto internazionale e la reazione timida del nostro governo. Non sono d’accordo con chi dice “l’Italia non vuole cambiare”, soprattutto se vedo che, dalle stime, oltre il 60% dei votanti giovani hanno preferito opporsi alla riforma costituzionale. Tale riforma, proprio per la sua importanza, andava discussa nelle aule parlamentari, non blindata, anche perché significative minoranze nel centro sinistra erano a favore della separazione delle carriere e di altri segmenti della riforma stessa.