Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

mercoledì 15 luglio 2026

ARRIVEDERCI, MA QUANDO...

 

L’ingegno versatile si manifesta quando un uomo o una donna interagisce nei vari campi dell’intelligenza umana. Senza scomodare la “teoria delle intelligenze multiple” proposta da Howard Gardner, psicologo dello sviluppo, chi si avventura e riesce in modo significativo nel campo della professione esercitata e, contemporaneamente nelle passioni che lo hanno guidato nel processo di crescita, è senz’altro dotato di ingegno versatile.
Il caso di cui vi voglio parlare è quello di Armando Forgione, dirigente in servizio presso il Ministero dell’Interno, già Prefetto di Chieti e attualmente al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Ne scrivo con l’orgoglio di un familiare: si tratta dell’autore di un testo dato alla stampa recentemente ed intitolato “ARRIVEDERCI, MA QUANDO…”, sottotitolo “Memorie di un frate errante”, edito da Armando Curcio Editore. Ritengo limitativo ridurre tale opera ad un saggio, oppure ad un romanzo, si tratta di tutte due le cose, oppure di nessuna di esse! Nella lunga ma significativa introduzione, l’autore ripercorre la vita vissuta finora, tra Teano, Carife (AV), Genova, Pietramelara e Roma, collegando le varie fasi alla lettura dei libri, passione che lo ha coinvolto sin dalla prima adolescenza, e che dura tuttora… un’introduzione, direi, autobiografica, nonché autobibliografica.
Originario di Carife, in Irpinia, ricorda il piccolo borgo prima della catastrofe sismica del novembre ottanta, percorsa da ragazzo tra “viottoli, non asfaltati ma pieni di ciottoli, ideali per asini e muli piuttosto che per le persone”. La casa della nonna paterna, completamente distrutta e riedificata in tempo solo perché l’anziana donna vi vivesse gli ultimi giorni di vita. Le persone di famiglia: chi rimasto in paese, chi andato via per lavoro. La perdita dei paesaggi e dei luoghi, a cui erano legati i ricordi più cari di quelle permanenze. Il bisnonno Giovanfilippo, uomo a cui la vita difficile non aveva tolto il gusto di raccontare al pronipote vicende, fatti e personaggi della sua terra, delineati con ironia. La nonna Filomena, conosciuta di persona anche dal vostro blogger scribacchiante, trasferitasi insieme al marito Candido a Teano, negli ormai lontani anni cinquanta: l’opportunità fu quella di lavorare al restauro del pregiato coro ligneo della cattedrale, distrutta dal conflitto appena concluso. Con tali passi si conclude la narrazione delle vicende familiari, per entrare nel vivo del racconto, tratto da un epistolario di Frate Vitantonio, ritrovato per caso, e donato all’autore.  Fra Vitantonio, imparentato con l’autore, visse nella seconda metà dell'Ottocento, a cavallo dell’Unità Nazionale, tra profondi mutamenti politici, sociali ed economici del Meridione, connessi a tale difficile fase della nostra storia. Non vorrei spoilerare più di tanto… ma la vita di costui, a causa di tali vicende storiche, e del sopravvenuto obbligo di leva militare, si risolse in un lungo peregrinare fra il Convento di Paduli, poi Roma, allora ancora pontificia, e dopo la presa di Porta Pia, in Veneto e Dalmazia; vicende storiche che nella narrazione epistolare si concludono agli inizi della Grande Guerra; nel novembre 1914, infatti il frate morì nel convento annesso al Santuario della Madonna di Motta di Livenza (TV). Le lettere sono più che altro un pretesto, per paragonare i sacrifici vissuti dalla famiglia dell’autore, in un peregrinare parallelo a quello del frate, anche se di generazioni successive, fra Irpinia, Terra di Lavoro, Venezuela , per concludersi a Teano, luogo simbolo di una Unità Nazionale, di cui lo stesso autore dubita su quali e quanti benefici abbia apportato.

sabato 11 luglio 2026

TRA VAIRANO PATENORA E PIETRAMELARA, CINQUANT'ANNI DI SACERDOZIO

 

Un uomo che ha vissuto cinquant’anni di sacerdozio è un contenitore di emozioni, esperienze, sacrifici e gioie: è quanto emerge dalla breve chiacchierata fatta stamattina, all’indomani della cerimonia. Ed è questa la filosofia che ha guidato nel ministero affidatogli Don Pasquale De Robbio che ieri, venerdì 10 luglio, ha celebrato il suo giubileo sacerdotale. Il ruolo fondamentale del compianto Don Roberto, di cui quest’anno si celebra il decennale dalla morte, nel manifestarsi e nel maturarsi della vocazione sacerdotale. Leggo, a tal proposito dalla lettera di saluto al Vescovo Cirulli: “ho avuto in dono nella mia vita un grade pastore, che mi ha prelevato da chierichetto e mi ha portato in Seminario, senza che io sapessi neanche cosa fosse il Seminario”. E qui dal racconto emerge una nota di colore che va sottolineata: “Non sapevo cosa fosse il seminario, e nel timore di domandarlo a Don Roberto, che incuteva soggezione, lo chiesi a Benedetto, che allora faceva il sagrestano all’Annunziata, e costui mi rispose: e ì ch’ ne sacciu!”. Lo stesso testo riprende: “la primavera dello spirito l’ho donata con profondo zelo alla comunità di Vairano Patenora”, e bisogna riconoscere che la gratitudine di tale comunità è senz’altro emersa dalla larga partecipazione alla cerimonia dei vairanesi. Un ricordo commosso delle persone di famiglia venute a mancare: genitori, fratello e sorella. La malattia, che a detta di Don Pasquale, non permetteva di credere “di arrivare a celebrare questo evento di Grazia, visto che nel luglio scorso ero in stato precomatoso all’ospedale di Caserta, dove il Vescovo mi amministrò perfino l’Unzione degli Infermi, e forse già pensava a chi mandare al mio posto. Invece eccomi qui sul campo di battaglia più gagliardo che pria”. A questo punto la domanda impertinente del vostro blogger scribacchiante: “Quale futuro immaginate?”, la risposta, fra il diplomatico e lo speranzoso: “Non so…dipende dal Vescovo, alle cui disposizioni mi atterrò”, facendo intendere di essere disponibile a continuare nell’impegno pastorale.
I rapporti con la Comunità Pietramelarese, come successore di Don Roberto: “Quando nel dicembre 2014, il Vescovo Aiello mi pose nel possesso canonico di questa Chiesa, ebbi a dire sono partito da Pietramelara da pastorello e sono tornato come pastore. All’inizio ho avuto qualche problema di inserimento, ma oggi sono soddisfatto dell’affetto di cui godo”
A margine e conclusione della chiacchierata, una considerazione sul problema della crisi delle vocazioni: “il problema c’è e dipende dall’educazione ricevuta in famiglia, ma anche dal fatto che oggi si fanno molti meno figli, e la probabilità che qualcuno di essi abbia la chiamata è molto inferiore; ho avuto come maestro Don Roberto che ha coltivato la mia vocazione fin dal 1962, quando undicenne entrai in seminario, eravamo nella mia classe ben trentadue ragazzi  e, alla fine, di essi sono diventato sacerdote solo io. Nei vari seminari che ho frequentato, ricordo quello di Aversa e quello di Posillipo, la mia vocazione si è cementata e fortificata. Il celibato dei preti è necessario perché la presenza di una famiglia porta inevitabilmente a fare discriminazioni; devo dire però che il problema esiste e molti giovani sacerdoti, specie quelli delle piccole comunità soffrono inevitabilmente di solitudine

martedì 7 luglio 2026

OGGI 7 LUGLIO UNA DOLCE RICORRENZA

 


Ascoltavo la radio stamattina mentre facevo la solita passeggiata, ed ho sentito la notizia: oggi, come ogni anno il 7 luglio si celebra la Giornata mondiale del Cioccolato, conosciuta anche come World Chocolate Day; questa ricorrenza rende omaggio a uno degli alimenti più amati al mondo e ricorda, secondo la tradizione più diffusa, la nascita della prima tavoletta di cioccolato nel 1847. Essa dal 2009 celebra l'arrivo del cioccolato come una rivoluzione, nonostante l'iniziale ritrosia di noi europei nel maneggiare quei semi di cacao che secondo gli Aztechi e i Maya avevano poteri taumaturgici e afrodisiaci (e non avevano tutti i torti). Erano loro a chiamare il cioccolato “cibo degli dei”.
Il motivo per cui la Giornata Mondiale del Cioccolato si festeggia il 7 luglio è legato proprio alla nascita – nel 1847 – della prima tavoletta grazie a Joseph Storrs Fry, fondatore della J.S. Fry & Sons, che riuscì a creare una pasta modellabile aggiungendo burro di cacao fuso al cacao in polvere
Inizialmente - dicevamo - quei semi di cacao non ebbero grande successo, gli europei ai tempi non erano abituati a sapori così amari, e nutrivano un certo scetticismo, finché i Gesuiti - grandi esperti di miscelazioni - cominciarono ad abbinarlo a ingredienti dolci come lo zucchero di canna e la vaniglia inventando di fatto la prima cioccolato calda.
Prima della prima Rivoluzione Industriale il cioccolato era comunque molto costoso, un lusso che potevano concedersi solo i ricchi, finché si è cominciato a sperimentare con nuove lavorazioni che hanno definitivamente contribuito alla sua diffusione su larga scala. Prima della tavoletta di Fry, nel 1828 il chimico olandese Coenraad Johannes van Houten cominciò a trattare i semi con dei sali, creando la polvere di cacao. Poi inventò la pressa, che consentiva di separare la parte grassa del burro di cacao dalle fave tostate e quindi ricavare cacao magro. La tavoletta nacque nel 1847, e poi, in seguito, del primo cioccolato al latte (1875) e di quello bianco (nel 1930).
L’Italia ha detto la sua anche in questo campo con grandi marchi industriali, che hanno fatto della qualità un fondamentale strumento di marketing: Perugina e Ferrero e tanti altri di dimensioni inferiori. A Ferrero, va riconosciuto il grande merito dell’invenzione della Nutella, crema spalmabile di cacao e pasta di nocciole, tanto famosa da essere portata nello spazio, a bordo della Stazione Internazionale. A tale prodotto va associata la grande espansione, anche nelle nostre zone, della coltura del nocciolo.
Per concludere una nota di colore, attinta, come al solito, dai miei ricordi di bambino: quando in estate, uscivo con mio padre, ricordo una raccomandazione più volte ripetuta da mia madre: “… non comprargli il gelato al cioccolato”. Preoccupata com’era di vedermi ritirare con la maglietta sporca dopo aver mangiato quella delizia.
 

domenica 5 luglio 2026

UN PO' DI PIETRAMELARA NEI 250 ANNI DEGLI USA

 

Gli Stati Uniti d’America, ieri 4 luglio, hanno festeggiato il loro 250simo compleanno, con il Presidente Trump ingombrante protagonista; davanti alle migliaia di persone radunate per il 250° anniversario della Dichiarazione, il presidente ha rivendicato con forza i risultati raggiunti, dichiarando che oggi il Paese "è più forte, libero, ricco, sicuro e orgoglioso come mai prima".
Dopo il discorso, un grande spettacolo di fuochi d'artificio ha illuminato i cieli della capitale. Durato circa quaranta minuti, lo spettacolo sarebbe costato 850mila dollari. "I migliori fuochi d'artificio di sempre", ha scritto Trump su Truth Social. Uno spettacolo pirotecnico con 850mila ordigni lanciati da 10 siti, tanto che i medici hanno lanciato l’allarme: “Indossate le mascherine”, per la quantità di fumi tossici.
Ma c’è un po' di Pietramelara nel grande spettacolo pirotecnico, la ditta infatti che lo ha realizzato, ha origini nel nostro comune… Arturo Rozzi, che ne è stato il fondatore, partì nel 1899 da Pietramelara, in cerca di fortuna, alla volta di New York. Non sappiamo se possedesse già i rudimenti di quell’arte, oppure se li avesse appresi in America, oggi la Rozzi Famous Fireworks (vedi logo), con a capo Joe Rozzi, suppongo un nipote (o pronipote) del fondatore, è tra le prime produttrici in quella nazione, tanto da essere stata scelta per coronare un evento tanto importante, di rilevanza internazionale.
Arturo Rozzi, quand’era ancora in vita mantenne sempre un legame con il paese di origine: pare che, impegnato nella confezione di fuochi, scampò alla morte conseguente ad un’esplosione per aver invocato San Rocco, nostro Santo Patrono; da quel momento non fece mai mancare il proprio contributo ai festeggiamenti in onore del Pellegrino di Montpellier, come attestavano, d’altronde i manifesti illustranti i programmi della festa, che non mancavano di sottolineare la cosa.
Piccole/grandi storie di emigrazione, di lavoro rischioso, di speranza per un avvenire migliore, nei decenni che seguirono l’Unità Nazionale, in cui lasciare terra e affetti era l’unico modo per migliorare il proprio status sociale ed economico.

domenica 28 giugno 2026

IL PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELL'AGRICOLTURA NEL CONVEGNO DI PIETRAMELARA

 

Buon parterre e relatori preparati nonché inseriti nel contesto oggetto di discussione, questo, a mio giudizio, il consuntivo del convegno dal titolo: “Dalla terra alla tavola, le sfide dell’agricoltura moderna tra innovazione e trazione”, nell’ambito della I edizione della Festa Dell’Agricoltura, sabato 27 e Domenica 28 Giugno, a Pietramelara, organizzata dall’associazione “C’era una volta”.
Il convegno si è tenuto ieri pomeriggio nel salone del piano nobile del Palazzo Ducale Caracciolo. Dopo i saluti di rito da parte dell’Amministrazione Comunale ospitante, la parola a due giovani imprenditori agricoli del territorio, Davide Letizia e Felice Orsi, ambedue operanti nel settore allevatoriale e lattiero caseario, forti della viva esperienza sul campo, hanno esposto le criticità con le quali si confrontano, giorno per giorno: carenza di manodopera,  margini di guadagno ridotti, avversità climatiche, i danni prodotti dalla fauna selvatica, i pericoli e le ansie derivanti dai conflitti in corso. Di particolare interesse il passaggio relativo alla “sostenibilità sociale” degli allevamenti, che si somma a quella economica ed ambientale. Mutuando quanto detto:” … a volte chi vive in paese gode di vantaggi che non conosce il cittadino metropolitano: aria pulita, clima migliore, assenza di traffico veicolare… ma poi lo stesso abitante di un borgo o di un paese, non sopporta l’odore forte del letame prodotto, il rumore delle macchine, la polvere che si solleva per le lavorazioni al terreno, e qualche mosca in più in prossimità degli allevamenti”. Sono parole del giovane Letizia, allevatore di bufale di seconda generazione. 
Sono seguiti gli interventi della Coldiretti, nelle persone del direttore provinciale Miselli e del responsabile di zona Paolino: forte la denuncia per le distorsioni del mercato globalizzato dei prodotti agro/alimentari, in particolare per il grano. I presidenti degli ordini professionali degli agronomi, periti agrari e geometri Emilia Cangiano, Filippo Farina e Aniello Della Valle, hanno sottolineato la necessità di una rete di filiera, che colleghi le varie professioni alle aziende. 
La memoria per l’agricoltura del dopoguerra è stata rinvangata dallo storico locale Domenico Caiazza, che ha ripercorso, con la mente di un bambino vissuto fra gli anni '50 e '60, il modo in cui si sia evoluto il sistema agricolo e silvo/pastorale, da allora a oggi. Mutuando il noto esordio del monologo del Marcantonio shakespiriano, ha esordito con queste parole: “Non sono qui per elogiare l’agricoltura della mia infanzia ma per seppellirla”. Discorso pegno di riferimenti storici e sociali.
Le conclusioni sono state tratte da Pasquale Lombari, giovane agronomo e agricoltore pietramelarese, che ha voluto ripercorrere i punti salienti degli interventi che si sono susseguiti.
Che dire? Giudizio positivo, nonostante la politica che, quant’anche in scaletta, ha dato forfait. Tuttavia, ed inoltre, il vostro blogger scribacchiante lamenta l’assenza di un intervento dei soggetti istituzionali che operano all’interno del sistema agro zootecnico e silvo pastorale: Comunità Montana, Provincia, Regione; forse, anzi certo, tale inserimento riguarderà le edizioni future della Festa e del Convegno!

lunedì 22 giugno 2026

SIMONE, CAMPIONE DI CASA NOSTRA

 


Simone Zullo ha vinto la 23ª edizione del Campionato mondiale del pizzaiuolo - Caputo Cup, conquistando il titolo più ambito nella categoria Pizza napoletana Stg (Specialità tradizionale garantita). Originario di Alife, in provincia di Caserta, e oggi titolare della pizzeria Fratelli Pulcinella a Sydney, in Australia, è stato premiato al termine della finalissima alla Mostra d’oltremare (cfr. foto di copertina).
Per Zullo, 36 anni, il titolo mondiale è arrivato al termine di un percorso iniziato dalla gavetta e proseguito lontano dall’Italia.
Il vostro blogger scribacchiante lo ha sentito, davanti ad un aperitivo, insieme al padre Enrico, mio amico e collega (cfr.foto n. 2)
foto n.2
Consapevolezza di sé stesso e grande professionalità, sono emerse dal nostro dialogo: “Ho cominciato a fare il pizzaiolo presso una piccola pizzeria a Dragoni, cercando di “rubacchiare il mestiere”, giorno per giorno. Risale a quel periodo il mio primo traguardo:  primo premio per la “pizza piccante”. Passato quell’anno alle dipendenze di quella pizzeria, mi licenziai e comunicai a inviare curricula nelle varie destinazioni, fra le quali l’Australia. Avuto riscontro positivo, partii allora verso quella nazione lontana e cominciai a lavorare in un locale, nel quale però non mi trovai bene e mi licenziai (tra l’altro non mi pagò). E qui che comincia la fase più avventurosa della mia vita, cercai di sopravvivere con le acrobazie della pizza, per strada, andando a mangiare alla meglio, e dormendo in un ostello. Per non preoccupare mia madre entravo nella hall di grandi alberghi e mi scattavo dei selfie che le inviavo. Incontrai un italiano che mi disse che in un locale del quartiere Leichhardt, conosciuto come la Little Italy, ricco di caffè, pizzerie e negozi di gastronomia, cercavano un pizzaiolo. Non me lo feci ripetere due volte, mi recai in quel locale e mi presero. Messo da parte qualche soldo, insieme a mio fratello Alessio che mi aveva raggiunto, attrezzammo un carrello per fare le pizze negli eventi, nei mercatini, e poi aprimmo un locale nostro, che però non ebbe successo. Lo svendemmo, e approfittando di un locale commerciale che chiudeva nelle ore serali, ripartimmo in forma fissa, la cosa fu questa volta baciata dal successo ma, anche per l’invidia della concorrenza, il comune ci impose di chiudere in quanto il locale insisteva su una strada di grande traffico e la cosa comprometteva la sicurezza stradale.
Fu allora che un locale a pochi metri chiuse l’attività, e il desiderio di fare le cose in grande prese il sopravvento: insieme a mio fratello lo rilevammo, grazie a un pizzico di incoscienza ad indebitandoci fino al collo. La fortuna questa volta fu propizia e cominciammo a lavorare veramente alla grande, offrendo oltre alle pizze anche tante altre specialità della gastronomia italiana, grazie anche a mia madre, cuoca esperta, che nel frattempo ci aveva raggiunto. “I fratelli Pulcinella”, questo il nome dell’azienda che attualmente conduciamo, con 180 posti all’interno e un centinaio fuori, una trentina di dipendenti. 
Ma veniamo adesso alla Caputo Cup, organizzata in tante nazioni del mondo, con finale a Napoli, presso la Fiera di Oltremare: ogni nazione propone un vincitore, io per l’Australia, e a Napoli, come detto, la fase finale. Il riferimento è alla STG (Specialità tradizionale garantita), regolata da un disciplinare e riservata esclusivamente alle pizze semplici: marinara a e margherita, con una serie di restrizioni che riguardano il tempo di cottura, il peso del panetto, la temperatura del forno, persino il diametro della pizza. Chi non rispetta anche solo uno di tali parametri viene escluso dalla competizione”.
 

venerdì 19 giugno 2026

TEMPORALI DI CALORE O "BOMBE D'ACQUA"?

 

Il breve ma intenso temporale del pomeriggio di due giorni fa, ha causato nella nostra zona inconvenienti e danni, soprattutto fra Pietravairano e Vairano Patenora, dove si è assistito a caduta di alberi sulle strade, perché il forte vento accompagna di solito il fenomeno di cui parliamo. Si trattava di una cosiddetta “bomba d’acqua”, tuttavia per i meteorologi il fenomeno va sotto il nome di “temporale di calore”, frequente in estate, quando la temperatura sale.
I temporali di calore non sono altro che precipitazioni a carattere intenso ma di breve durata ovvero di 30-40 minuti al massimo. Sono spesso accompagnati da fenomeni elettro-luminosi come i lampi e, cosa ancora più importante, non sono legati a una perturbazione.
Denominati anche temporali convettivi o pomeridiani sono riscontrabili soprattutto durante la stagione primaverile ed estiva a partire dal mese di aprile o maggio e vengono provocati dall'incontro tra aria calda e aria fredda ad alta quota.
Essi si sviluppano soprattutto quando il suolo è molto caldo. Un esempio? Ebbene quando il terreno riscaldato dal sole supera i 30°, come in questi giorni, si inizia a riscaldare anche l'aria attorno al terreno andando così a creare dei cumuli, anzi delle vere e proprie bolle d'aria che iniziano a salire verso il cielo.
Tali bolle di aria calda tendono a salire verso l’alto andandosi a raffreddare negli strati superiori (come spiegato abbastanza chiaramente nella foto di copertina). Qui poi condensano gran parte del vapore acqueo in esse contenuto e così si formano vere e proprie nubi di vapore acqueo. Una volta sviluppato, il temporale non ha l’adeguato sostegno per prolungare la sua attività a lungo. Esso si esaurisce tutto sommato abbastanza velocemente lasciando un’atmosfera di nuovo calma e leggermente più umida.
Le zone maggiormente interessate dai temporali di calore si trovano di solito lungo i pendii montuosi e sulle zone pianeggianti lontane dalle coste. Il motivo? Il mare mitiga le temperature e contribuisce alla mancata formazione di questi temporali ricchi di umidità.
La bella stagione ci spinge all’aria aperta, magari in campagna, cosa fare allora? Prima di tutto mai ripararsi sotto le chiome degli alberi, in quanto essi possono attirare fulmini, aspettare che la pioggia intensa si attenui anche a costo di bagnarsi.
 

giovedì 4 giugno 2026

PERCHE' MERAVIGLIARSI?

 


Mi colpisce e dispiace l’eliminazione del progetto per la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità di Roccaromana, che è stato cancellato dall’agenda della regione Campania.  La notizia veicolata dalla stampa locale riporta che “sono 35 le opere della sanità territoriale campana, tra case e ospedali di comunità, per un valore complessivo di 99.095.675 euro, ad uscire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Si sa, il piccolo Comune, che dista pochi chilometri da noi, subì un colpo mortale, quando una quarantina di anni fa l’Ospedale fu incluso fra quelli che dovevano essere chiusi definitivamente; fu fondato alla fine del diciannovesimo secolo, poco dopo l’Unità Nazionale, ad opera della locale Congregazione di Carità.  Fino alla soppressione, negli anni novanta dello scorso secolo, l’economia roccaromanese si basava su quell’ospedale e su poco altro e, parallelamente, si è registrato un decremento demografico allarmante.
Altra stampa vuole che, con i buoni uffici di qualche politico locale, il progetto verrà comunque portato avanti grazie ai Fondi FESR …staremo a vedere. Certo la vicenda si trascina da decenni: momenti di euforia sono stati sempre seguiti da delusioni cocenti, e gli appuntamenti elettorali hanno costituito la tipica occasione per elargire promesse, costantemente disattese.
Mi sono già soffermato su questo piccolo ospedale in più di una pagina di questo blog scribacchiato (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2022/11/una-taunus-per-ambulanza.html); anche in occasione della recente scomparsa del compianto dottor Massucci, protagonista per anni in quella struttura,  (https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2025/11/la-vita-di-un-uomo.html), parlai di “una sanità -rurale sì- ma sempre efficiente e dal volto umano”. Sono cose queste che hanno inciso sulla storia recente della nostra terra, delineandone anche, in qualche modo, l’identità.
Freddamente e con franchezza, ritengo che le condizioni che indussero la chiusura del nosocomio, decenni fa, siano ancora sul tappeto: localizzazione defilata, bacino di utenza esiguo, basso o nullo interesse della politica regionale e/o nazionale, costi di gestione elevati in rapporto alla popolazione servita. In alcuni casi alcune di queste negatività si sono ulteriormente acuite, ed allora …perché meravigliarsi?

mercoledì 3 giugno 2026

3 GIUGNO... GIORNATA DELLA BICICLETTA

 


La Giornata mondiale della bicicletta è una ricorrenza ufficiale delle Nazioni Unite che si tiene ogni anno il 3 giugno. L’obiettivo è promuovere la consapevolezza dei benefici sociali, ambientali ed economici legati all’uso della bicicletta, sia come mezzo di trasporto sia per il tempo libero e lo sport.
La ricorrenza è stata istituita dall’ONU il 12 aprile 2018, con una risoluzione sostenuta da decine di Paesi e approvata all’unanimità. La scelta del 3 giugno come data ufficiale ha dato vita a un appuntamento ormai diffuso in tutto il mondo.
Dietro la proposta c’è anche una storia curiosa: a promuoverla con tenacia fu il professore statunitense Leszek Sibilski, sociologo e appassionato di ciclismo, che coinvolse studenti e istituzioni in una campagna internazionale.
In occasione della giornata, in molte città del mondo si organizzano pedalate collettive, eventi, attività nelle scuole e iniziative per promuovere la sicurezza stradale. Associazioni e amministrazioni colgono l’occasione per ricordare i vantaggi della mobilità sostenibile e per incoraggiare chi non usa abitualmente la bici a riscoprirla.
Cos’è e cos’è stato per noi questo prezioso mezzo di trasporto? Se vado indietro con gli anni, a quelli della mia infanzia, rivedo mio padre che non usava altro mezzo per spostarsi: mi diceva che il suo primo incarico di insegnamento, all’indomani del matrimonio e al trasferimento in Pietramelara, fu presso la scuola elementare di Roccaromana, che distava  circa tre chilometri, e lui, sfidando maltempo e sole cocente, li faceva andata/ritorno per l’intera durata dell’anno scolastico. Ma questo è solo un ricordo di famiglia… l’importanza della bicicletta per la gente del popolo era fondamentale; spostarsi da una remota masseria, quando le condizioni economiche generali non permettevano un’auto, era possibile o a piedi, o in groppa ad un asino, oppure pedalando con vigore in quelle stradine fangose in inverno e polverose in estate. La usavano tutti la bicicletta allora, i muratori per raggiungere un cantiere, gli artigiani per recarsi in bottega. Come non citare il numeroso gruppo di amici, amanti della bici, che approfittano di ogni sprazzo di tempo libero per inforcarla e percorre decine e decine, a volte centinaia di chilometri, per mantenersi in forma e per praticare uno sport sano e sacrificato. 
Della mia esperienza in bici ho già scribacchiato sulle pagine di  questo blog (https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2011/06/io-e-la-mia-bicicletta.html) insieme ad altri pezzi che ne descrivevano l’uso generalizzato tra la popolazione. La uso tuttora, e con piacere, nonostante le numerose primavere vissute e i pochi capelli sul capo, per un giro in paese, per qualche servizio; per ben quindici anni la bici mi è servita per raggiungere l’ufficio dalla stazione di Caserta (distanza 2 km circa), tutti i gorni, al punto che i miei colleghi ironicamente mi avevano soprannominato Don Matteo, ricordando che il famoso personaggio televisivo per le proprie indagini e per attività pastorali pedalava con vigore su una bici da uomo nera. Oggi le bici si sono evolute e sono sempre più frequenti sulle nostre strade quelle “ a pedalata assistita”, molto comode, si, ma io continuo a preferire quelle tradizionali, con le quali se affronti una salita o ti affidi sulle gambe oppure scendi e spingi.
 

 

giovedì 30 aprile 2026

TRASFORMAZIONI E IMMAGINI DI UNA TORRE

Nel primo Medioevo la torre apparve come elemento architettonico comune alle fortificazioni e ai castelli feudali o, isolata, quale posto di osservazione e difesa avanzata.
L'utilizzazione della torre, comunque, trovò un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di "status symbol" nobiliare.
Le lotte fra fazioni del potere centrale contro i baroni, con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come terremoti, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici.
All’inizio dell’età moderna, nel 1496, le lotte per il trono di Napoli fra la dinastia aragonese e quella angioina, indussero l’assedio e il sacco di Pietramelara, argomento trattato anche su questo blog scribacchiato, dalle molteplici sfaccettature; a parte l’eccidio di oltre 1.500 persone, una delle conseguenze più dolorose fu la distruzione, mediante incendio, del Castello dei Monforte e la capitozzatura della antica torre mastia, per fortuna sopravvissuta fino ai giorni nostri; immagino che essa rispetto all’attualità abbia avuto almeno tre piani e un coronamento di merli.  Si tratta di un monumento di importanza storica e architettonica di assoluto rilievo, già argomento di un articolo su questo blog nel 2018 (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2018/06/la-torre.html). Dal nefasto giorno del sacco ad oggi l’aspetto della nostra torre è rimasto lo stesso, fatta eccezione per l’altezza. Dicevamo che con il sacco la torre fu capitozzata e privata dei merli, allo scopo di temperare l’orgoglio di chi l’aveva posseduta, i Monforte, e si era macchiato, come dicono le cronache del tempo, di tradimento nei confronti degli aragonesi. Diverse furono in seguito le funzioni che le si diedero: quella di prigione, ad esempio, di cui sono rimaste fino a qualche tempo fa testimonianze, come graffiti sulle pareti; altra funzione fu quella di torre colombaia, le cellette per i volatili sono ancora ben visibili al primo piano e, di sicuro, l’orgoglio di chi l’aveva voluta e costruita fu oltraggiato. Così come diverse sono le raffigurazioni che, nel tempo, ci danno testimonianza delle trasformazioni successive a cui la nostra torre fu sottoposta.
Di sicuro la più antica è contenuta nella Descriptio Theanensis Diocesis, mappa geografica del 1635, realizzata da Matthäus Greuter per conto del vescovo Giovanni de Guevara, meno di un secolo e mezzo dopo il sacco (cfr. foto n.1) 
Foto n.1


Altro documento iconografico di somma importanza il disegno su carta, a china, del Principe di Caspoli-Caracciolo, datato 10 ottobre 1843: le torri erano due, di altezza diversa, la minore evidentemente esterna alla cinta muraria del castello. Dal confronto di queste due raffigurazioni emerge che, nell’una come nell’altra, la torre viene rappresentata coperta da tetti; la seconda, in particolare, che ci offre una rappresentazione molto più realistica, ci dà l’immagine di una torre notevolmente più alta di come la vediamo adesso. (cfr. foto n.2)
foto n. 2


 Un’ulteriore immagine ce la offre una foto dei primi del Novecento, in cui le quinte dello spiovente si vedono ancora con chiarezza, in parte era già iniziato il crollo, con la finestrina disegnata all’ultimo piano della torre dal Caspoli-Caracciolo era ancora visibile e l’altezza era sostanzialmente la stessa. (cfr. foto n.3)

Un ultimo sfregio alla torre venne inferto sessant’anni fa, nel 1965, allorquando fu demolito l’intero terzo piano, fatto motivato da salvaguardia della pubblica incolumità, quando poi sarebbe bastato solo mettere in sicurezza i tufi che man mano si staccavano per degrado delle malte e per l’istaurarsi di vegetazione spontanea in sommità. L’immagine che oggi ci si offre purtroppo è il risultato di limitate sensibilità, che si sono aggiunte alle vicende storiche vissute oltre cinque secoli fa, ed al fattore tempo.

giovedì 16 aprile 2026

PIETRAMELARA E L'INCOMING

 


Finalmente le transenne che impedivano il transito in Via Enrico Leone, tratto adiacente Via Roma, di fronte al Palazzo Ducale Caracciolo sono state rimosse. Si tratta di uno degli ingressi principali al nostro borgo…gli ampi gradoni insieme ai ceppi in pietra calcarea sono elementi architettonici sei/settecenteschi che, con singolare eleganza, stanno e testimoniare l’importanza di quel luogo. Ricordiamolo: nello scorso novembre un vasto incendio ha interessato gli appartamenti che affacciano su Via Roma, provocandone un prolungata inagibilità, per mesi la zona non è stata percorribile, a causa delle transenne di cui sopra. Non voglio ora stare a sindacare sull’attesa dell’inizio dei lavori di rifacimento e restauro delle abitazioni percorse dal fuoco, ma soffermarmi piuttosto sul danno di immagine, l’ennesimo, che il borgo, nostro principale monumento, ha dovuto subire. 
E’ l’immagine esterna, quella che si offre ai visitatori provenienti da più o meno lontano, che un paese alla ricerca di visibilità turistica deve curare. Ed allora quali sono i soggetti istituzionali a cui è demandato tale impegno? Il Comune, certo, e poi la Pro Loco.
 “Incoming” è un termine anglosassone che delinea tale attività di richiamo fatta di eventi, iniziative culturali, visite guidate, eccetera. Come siamo messi sotto il profilo dell’incoming? L’aspetto del centro storico ci offre una risposta quantomai netta a tale domanda: borgo sempre più abbandonato a sé stesso e non percorribile in molte parti, per pericoli all’incolumità pubblica; il basolato di Via Roma devastato dai recenti lavori per la fibra internet; arredo urbano inesistente o, al più, ridotto a una ventina di ombrelli appesi, che un colpo di vento un po' più forte (o il transito di un mezzo pesante) potrebbe sganciare e, di conseguenza causare pericoli; il recupero del Palazzo Ducale, causa prima di contenziosi che vedono contrapposti il Comune da una parte, proprietario di parte del piano nobile, e una serie di altri condomini dall’altra; la Sagra al Borgo ripetuta sempre con lo stesso obsoleto format da ormai cinquant’anni.   Le iniziative culturali sono ormai solo un lontano ricordo.
Nel quadro a tinte fosche delineato si fanno annunci altisonanti, che poi non si concretizzano quasi mai nella realtà… ricordate il trionfalismo nell’annunciare l’imminente recupero della zona archeologica delle Grotte di Seiano, aprile 2021, (https://www.v-news.it/pietramelara-grotte-di-seiano-390-000-euro-per-il-recupero/), a distanza di anni non si è visto altro che nulla!
 

sabato 28 marzo 2026

WANTED

 


La vicenda più giornalistica che giudiziaria, che ha coinvolto  un nostro concittadino la dice lunga sul modo di fare giornalismo nel nostro tempo. Si tratta di una persona proveniente da una famiglia contadina, di ottima reputazione, i cui valori sono quelli comuni a tante realtà rurali come la nostra.
La notizia, apparsa in cronaca un paio di giorni fa, parla di un latitante che aveva cercato di riciclarsi come pastore, arrestato in seguito a un’intensa attività investigativa… roba da pazzi!
Se fosse stato arrestato un criminale dello stampo di Totò Riina o, che so … Vito Corleone, padrino nel famoso film omonimo degli anni settanta, non si sarebbe scatenata una maggiore eco mediatica: articoli di giornale, videogiornali diffusi dal web, notizie passate sui social. Il volto di costui, sulla foto di copertina di numerosi articoli diffusi sui social, ricorda i “wanted”, dei film western, che offrivano taglie per la cattura di criminali (vedi foto di copertina).
I commenti sui social, provenienti dalla popolazione pietramelarese, che conosce la natura di questo uomo, per fortuna riportano una vibrata protesta verso tale tipo di giornalismo  sensazionalista, che non si cura affatto delle ripercussioni di quanto si scrive, ma mira solo ad accumulare dei click forieri di incassi e guadagno. E poi, dall’altra parte le forze dell’ordine che, per brama di visibilità, diramano comunicati che definire esagerati significa essere animati dalla benevolenza.
Il protagonista della nostra storia avrà pur commesso qualche errore, ma stando ai capi di accusa (false attestazioni, sostituzione di persona, ecc.)  nulla al confronto di quanti, dalle nostre parti prosperano su attività ben più illegali, se non criminali.
Il web è uno strumento potente, molto più della carta stampata, proprio per questo va usato con responsabilità verso le persone oggetto di cronaca e, soprattutto, verso coloro che leggono, a volte non conoscendo l’esatta natura dei fatti riportati, e pertanto fortemente a rischio di essere fuorviati da quanto riportato.

martedì 24 marzo 2026

Pietramelara divisa al voto

 

Anche a Pietramelara si è risvegliato l’interesse per la politica! Se guardiamo i risultati finali dello spoglio si vede che l’affluenza ai seggi si è allineata, con qualche decimale in meno, alla media nazionale (vedi immagine di copertina). Ritengo sia un particolare importante, se passiamo poi alle considerazioni sulla composizione del voto siamo al sostanziale pareggio: appena cinque voti di scarto a favore del “si”. L’elettorato di casa nostra si è diviso in parti uguali fra coloro che avrebbero preferito che la riforma costituzionale, oggetto della richiesta referendaria, diventasse attuativa e coloro che, invece, preferivano il contrario. L’importante, ripeto, è che il voto sia stato espresso da una sostanziale fetta della popolazione.
Per quanto mi riguarda ho votato convintamente “si” perché da tempo persuaso della necessità di non creare confusione fra due figure estremamente diverse nel nostro ordinamento: il magistrato inquirente e il giudice; a costoro spettano mansioni diverse e confliggenti, la terzietà del giudice nel giudizio e nell’emissione della sentenza non è piena se chi accusa e chi giudica sono colleghi e, a volte, si danno del tu.  Inoltre, non capisco il motivo in base al quale nessun magistrato debba rispondere dei propri errori.
Ciò premesso, tuttavia, ritengo che l’errore di strategia commesso dalla Presidente del Consiglio e dai suoi accoliti sia stato quello di dare alla politica troppo spazio nella campagna elettorale referendaria. E forse anche l’altra parte, quella che ha prevalso, non si è tirata indietro dal “buttarla in politica”, anche se con accenti totalmente differenti. Ha giocato a favore del “no” anche la situazione internazionale attuale, con i conflitti in corso ed il comportamento ondivago del Presidente degli USA, le ripercussioni economiche di un conflitto acceso in aperta violazione del diritto internazionale e la reazione timida del nostro governo. Non sono d’accordo con chi dice “l’Italia non vuole cambiare”, soprattutto se vedo che, dalle stime, oltre il 60% dei votanti giovani hanno preferito opporsi alla riforma costituzionale. Tale riforma, proprio per la sua importanza, andava discussa nelle aule parlamentari, non blindata, anche perché significative minoranze nel centro sinistra erano a favore della separazione delle carriere e di altri segmenti della riforma stessa.

martedì 6 gennaio 2026

LIBERI LIBERI

 

Il fatto che qui da noi, a Pietramelara, la cultura non sia stata mai un concetto astratto o lontano nel tempo e nello spazio, è confermato da questo articolo, da me scritto nel 2006 per la carta stampata, riemerso quasi per caso dai miei corposi archivi. Il teatro è una delle forme in cui a Pietramelara si è espressa la cultura in senso lato, accanto a svariati scrittori che a più riprese hanno dato alle stampe opere di saggistica e narrativa, e a coloro che, come il vostro blogger scribacchiante, hanno preferito la comunicazione. Le radici storiche delle rappresentazioni teatrali a Pietramelara vanno da quello che doveva essere un “teatro stabile” nel vero senso della parola, sito in locale terraneo del Palazzo Ducale Caracciolo, agli inizi del XX secolo, alle varie riprese della Passione, con un numero molto elevato di attori e figuranti, fino ai giorni nostri.
C’è poi chi è voluto andare oltre, giungendo a mettere in piedi una vera e propria compagnia teatrale, agli inizi del secolo che stiamo vivendo: ecco a voi l’articolo.
“I fermenti culturali esistenti nell’ambito della comunità, con l’avvicinarsi delle feste natalizie fanno sentire tutta la loro forza, tutto il loro spumeggiante modo di impattare su di essa. Parliamo della rappresentazione teatrale che si terrà nel week end di fine anno (venerdì 29 e sabato 30 dicembre) nei locali della nuova palestra comunale, e che sarà portata in scena grazie alla compagnia locale “Liberi Liberi”. L’opera che va ad essere rappresentata, “Premiata Pasticceria Bellavista”, è dovuta all’estro ed alla creatività comica di Vincenzo Salemme, attore ed autore teatrale partenopeo, proveniente dalla grande “scuola eduardiana” e di cui si sente parlare sempre più spesso, negli ultimi tempi. Presieduta da Franco Tabacchino e con la direzione artistica di Gino Lauro, la compagnia, con il nome che si è dato, ha voluto lanciare un chiaro ed inequivocabile messaggio di indipendenza. Di essa fanno parte, nello staff Enza Bonafiglia, Mena Colapietro, Patrizia Chiodi, Luigia Bonafiglia, Pasquale Cuccaro, Antonio Tabacchino, Nicola Del Sesto, Raffaele Palazzo e nel cast Francesco Tabacchino, Gianni Paolo Leonardo, Giuseppe Zarone, Gino Lauro, Federica Munno, Gilda Della Torre, Nicolina Masiello, Giuseppe Guadagno, Marinella Di Lauro e Giovanni Bonafiglia”.
In un tempo in cui molte cose sembrano essere state messe da parte, e nel quale l’intero universo culturale si riassume e si concretizza nell’esibizione di una banda, ritornare con la mente e la memoria a chi ha cercato di fare teatro a Pietramelara, non sembra fuori posto.