La ricorrenza è stata istituita dall’ONU il 12 aprile 2018,
con una risoluzione sostenuta da decine di Paesi e approvata all’unanimità. La
scelta del 3 giugno come data ufficiale ha dato vita a un appuntamento ormai
diffuso in tutto il mondo.
Dietro la proposta c’è anche una storia curiosa: a promuoverla con tenacia fu il professore statunitense Leszek Sibilski, sociologo e appassionato di ciclismo, che coinvolse studenti e istituzioni in una campagna internazionale.
In occasione della giornata, in molte città del mondo si organizzano pedalate collettive, eventi, attività nelle scuole e iniziative per promuovere la sicurezza stradale. Associazioni e amministrazioni colgono l’occasione per ricordare i vantaggi della mobilità sostenibile e per incoraggiare chi non usa abitualmente la bici a riscoprirla.
Cos’è e cos’è stato per noi questo prezioso mezzo di trasporto? Se vado indietro con gli anni, a quelli della mia infanzia, rivedo mio padre che non usava altro mezzo per spostarsi: mi diceva che il suo primo incarico di insegnamento, all’indomani del matrimonio e al trasferimento in Pietramelara, fu presso la scuola elementare di Roccaromana, che distava circa tre chilometri, e lui, sfidando maltempo e sole cocente, li faceva andata/ritorno per l’intera durata dell’anno scolastico. Ma questo è solo un ricordo di famiglia… l’importanza della bicicletta per la gente del popolo era fondamentale; spostarsi da una remota masseria, quando le condizioni economiche generali non permettevano un’auto, era possibile o a piedi, o in groppa ad un asino, oppure pedalando con vigore in quelle stradine fangose in inverno e polverose in estate. La usavano tutti la bicicletta allora, i muratori per raggiungere un cantiere, gli artigiani per recarsi in bottega. Come non citare il numeroso gruppo di amici, amanti della bici, che approfittano di ogni sprazzo di tempo libero per inforcarla e percorre decine e decine, a volte centinaia di chilometri, per mantenersi in forma e per praticare uno sport sano e sacrificato.
Dietro la proposta c’è anche una storia curiosa: a promuoverla con tenacia fu il professore statunitense Leszek Sibilski, sociologo e appassionato di ciclismo, che coinvolse studenti e istituzioni in una campagna internazionale.
In occasione della giornata, in molte città del mondo si organizzano pedalate collettive, eventi, attività nelle scuole e iniziative per promuovere la sicurezza stradale. Associazioni e amministrazioni colgono l’occasione per ricordare i vantaggi della mobilità sostenibile e per incoraggiare chi non usa abitualmente la bici a riscoprirla.
Cos’è e cos’è stato per noi questo prezioso mezzo di trasporto? Se vado indietro con gli anni, a quelli della mia infanzia, rivedo mio padre che non usava altro mezzo per spostarsi: mi diceva che il suo primo incarico di insegnamento, all’indomani del matrimonio e al trasferimento in Pietramelara, fu presso la scuola elementare di Roccaromana, che distava circa tre chilometri, e lui, sfidando maltempo e sole cocente, li faceva andata/ritorno per l’intera durata dell’anno scolastico. Ma questo è solo un ricordo di famiglia… l’importanza della bicicletta per la gente del popolo era fondamentale; spostarsi da una remota masseria, quando le condizioni economiche generali non permettevano un’auto, era possibile o a piedi, o in groppa ad un asino, oppure pedalando con vigore in quelle stradine fangose in inverno e polverose in estate. La usavano tutti la bicicletta allora, i muratori per raggiungere un cantiere, gli artigiani per recarsi in bottega. Come non citare il numeroso gruppo di amici, amanti della bici, che approfittano di ogni sprazzo di tempo libero per inforcarla e percorre decine e decine, a volte centinaia di chilometri, per mantenersi in forma e per praticare uno sport sano e sacrificato.
Della mia
esperienza in bici ho già scribacchiato sulle pagine di questo blog (https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2011/06/io-e-la-mia-bicicletta.html)
insieme ad altri pezzi che ne descrivevano l’uso generalizzato tra la
popolazione. La uso tuttora, e con piacere, nonostante le numerose primavere
vissute e i pochi capelli sul capo, per un giro in paese, per qualche
servizio; per ben quindici anni la bici mi è servita per raggiungere l’ufficio
dalla stazione di Caserta (distanza 2 km circa), tutti i gorni, al punto che i miei colleghi
ironicamente mi avevano soprannominato Don Matteo, ricordando che il famoso
personaggio televisivo per le proprie indagini e per attività pastorali
pedalava con vigore su una bici da uomo nera. Oggi le bici si sono evolute e sono
sempre più frequenti sulle nostre strade quelle “ a pedalata assistita”, molto
comode, si, ma io continuo a preferire quelle tradizionali, con le quali se
affronti una salita o ti affidi sulle gambe oppure scendi e spingi.
