Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

domenica 28 giugno 2026

IL PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELL'AGRICOLTURA NEL CONVEGNO DI PIETRAMELARA

 

Buon parterre e relatori preparati nonché inseriti nel contesto oggetto di discussione, questo, a mio giudizio, il consuntivo del convegno dal titolo: “Dalla terra alla tavola, le sfide dell’agricoltura moderna tra innovazione e trazione”, nell’ambito della I edizione della Festa Dell’Agricoltura, sabato 27 e Domenica 28 Giugno, a Pietramelara, organizzata dall’associazione “C’era una volta”.
Il convegno si è tenuto ieri pomeriggio nel salone del piano nobile del Palazzo Ducale Caracciolo. Dopo i saluti di rito da parte dell’Amministrazione Comunale ospitante, la parola a due giovani imprenditori agricoli del territorio, Davide Letizia e Felice Orsi, ambedue operanti nel settore allevatoriale e lattiero caseario, forti della viva esperienza sul campo, hanno esposto le criticità con le quali si confrontano, giorno per giorno: carenza di manodopera,  margini di guadagno ridotti, avversità climatiche, i danni prodotti dalla fauna selvatica, i pericoli e le ansie derivanti dai conflitti in corso. Di particolare interesse il passaggio relativo alla “sostenibilità sociale” degli allevamenti, che si somma a quella economica ed ambientale. Mutuando quanto detto:” … a volte chi vive in paese gode di vantaggi che non conosce il cittadino metropolitano: aria pulita, clima migliore, assenza di traffico veicolare… ma poi lo stesso abitante di un borgo o di un paese, non sopporta l’odore forte del letame prodotto, il rumore delle macchine, la polvere che si solleva per le lavorazioni al terreno, e qualche mosca in più in prossimità degli allevamenti”. Sono parole del giovane Letizia, allevatore di bufale di seconda generazione. 
Sono seguiti gli interventi della Coldiretti, nelle persone del direttore provinciale Miselli e del responsabile di zona Paolino: forte la denuncia per le distorsioni del mercato globalizzato dei prodotti agro/alimentari, in particolare per il grano. I presidenti degli ordini professionali degli agronomi, periti agrari e geometri Emilia Cangiano, Filippo Farina e Aniello Della Valle, hanno sottolineato la necessità di una rete di filiera, che colleghi le varie professioni alle aziende. 
La memoria per l’agricoltura del dopoguerra è stata rinvangata dallo storico locale Domenico Caiazza, che ha ripercorso, con la mente di un bambino vissuto fra gli anni '50 e '60, il modo in cui si sia evoluto il sistema agricolo e silvo/pastorale, da allora a oggi. Mutuando il noto esordio del monologo del Marcantonio shakespiriano, ha esordito con queste parole: “Non sono qui per elogiare l’agricoltura della mia infanzia ma per seppellirla”. Discorso pegno di riferimenti storici e sociali.
Le conclusioni sono state tratte da Pasquale Lombari, giovane agronomo e agricoltore pietramelarese, che ha voluto ripercorrere i punti salienti degli interventi che si sono susseguiti.
Che dire? Giudizio positivo, nonostante la politica che, quant’anche in scaletta, ha dato forfait. Tuttavia, ed inoltre, il vostro blogger scribacchiante lamenta l’assenza di un intervento dei soggetti istituzionali che operano all’interno del sistema agro zootecnico e silvo pastorale: Comunità Montana, Provincia, Regione; forse, anzi certo, tale inserimento riguarderà le edizioni future della Festa e del Convegno!

lunedì 22 giugno 2026

SIMONE, CAMPIONE DI CASA NOSTRA

 


Simone Zullo ha vinto la 23ª edizione del Campionato mondiale del pizzaiuolo - Caputo Cup, conquistando il titolo più ambito nella categoria Pizza napoletana Stg (Specialità tradizionale garantita). Originario di Alife, in provincia di Caserta, e oggi titolare della pizzeria Fratelli Pulcinella a Sydney, in Australia, è stato premiato al termine della finalissima alla Mostra d’oltremare (cfr. foto di copertina).
Per Zullo, 36 anni, il titolo mondiale è arrivato al termine di un percorso iniziato dalla gavetta e proseguito lontano dall’Italia.
Il vostro blogger scribacchiante lo ha sentito, davanti ad un aperitivo, insieme al padre Enrico, mio amico e collega (cfr.foto n. 2)
foto n.2
Consapevolezza di sé stesso e grande professionalità, sono emerse dal nostro dialogo: “Ho cominciato a fare il pizzaiolo presso una piccola pizzeria a Dragoni, cercando di “rubacchiare il mestiere”, giorno per giorno. Risale a quel periodo il mio primo traguardo:  primo premio per la “pizza piccante”. Passato quell’anno alle dipendenze di quella pizzeria, mi licenziai e comunicai a inviare curricula nelle varie destinazioni, fra le quali l’Australia. Avuto riscontro positivo, partii allora verso quella nazione lontana e cominciai a lavorare in un locale, nel quale però non mi trovai bene e mi licenziai (tra l’altro non mi pagò). E qui che comincia la fase più avventurosa della mia vita, cercai di sopravvivere con le acrobazie della pizza, per strada, andando a mangiare alla meglio, e dormendo in un ostello. Per non preoccupare mia madre entravo nella hall di grandi alberghi e mi scattavo dei selfie che le inviavo. Incontrai un italiano che mi disse che in un locale del quartiere Leichhardt, conosciuto come la Little Italy, ricco di caffè, pizzerie e negozi di gastronomia, cercavano un pizzaiolo. Non me lo feci ripetere due volte, mi recai in quel locale e mi presero. Messo da parte qualche soldo, insieme a mio fratello Alessio che mi aveva raggiunto, attrezzammo un carrello per fare le pizze negli eventi, nei mercatini, e poi aprimmo un locale nostro, che però non ebbe successo. Lo svendemmo, e approfittando di un locale commerciale che chiudeva nelle ore serali, ripartimmo in forma fissa, la cosa fu questa volta baciata dal successo ma, anche per l’invidia della concorrenza, il comune ci impose di chiudere in quanto il locale insisteva su una strada di grande traffico e la cosa comprometteva la sicurezza stradale.
Fu allora che un locale a pochi metri chiuse l’attività, e il desiderio di fare le cose in grande prese il sopravvento: insieme a mio fratello lo rilevammo, grazie a un pizzico di incoscienza ad indebitandoci fino al collo. La fortuna questa volta fu propizia e cominciammo a lavorare veramente alla grande, offrendo oltre alle pizze anche tante altre specialità della gastronomia italiana, grazie anche a mia madre, cuoca esperta, che nel frattempo ci aveva raggiunto. “I fratelli Pulcinella”, questo il nome dell’azienda che attualmente conduciamo, con 180 posti all’interno e un centinaio fuori, una trentina di dipendenti. 
Ma veniamo adesso alla Caputo Cup, organizzata in tante nazioni del mondo, con finale a Napoli, presso la Fiera di Oltremare: ogni nazione propone un vincitore, io per l’Australia, e a Napoli, come detto, la fase finale. Il riferimento è alla STG (Specialità tradizionale garantita), regolata da un disciplinare e riservata esclusivamente alle pizze semplici: marinara a e margherita, con una serie di restrizioni che riguardano il tempo di cottura, il peso del panetto, la temperatura del forno, persino il diametro della pizza. Chi non rispetta anche solo uno di tali parametri viene escluso dalla competizione”.
 

venerdì 19 giugno 2026

TEMPORALI DI CALORE O "BOMBE D'ACQUA"?

 

Il breve ma intenso temporale del pomeriggio di due giorni fa, ha causato nella nostra zona inconvenienti e danni, soprattutto fra Pietravairano e Vairano Patenora, dove si è assistito a caduta di alberi sulle strade, perché il forte vento accompagna di solito il fenomeno di cui parliamo. Si trattava di una cosiddetta “bomba d’acqua”, tuttavia per i meteorologi il fenomeno va sotto il nome di “temporale di calore”, frequente in estate, quando la temperatura sale.
I temporali di calore non sono altro che precipitazioni a carattere intenso ma di breve durata ovvero di 30-40 minuti al massimo. Sono spesso accompagnati da fenomeni elettro-luminosi come i lampi e, cosa ancora più importante, non sono legati a una perturbazione.
Denominati anche temporali convettivi o pomeridiani sono riscontrabili soprattutto durante la stagione primaverile ed estiva a partire dal mese di aprile o maggio e vengono provocati dall'incontro tra aria calda e aria fredda ad alta quota.
Essi si sviluppano soprattutto quando il suolo è molto caldo. Un esempio? Ebbene quando il terreno riscaldato dal sole supera i 30°, come in questi giorni, si inizia a riscaldare anche l'aria attorno al terreno andando così a creare dei cumuli, anzi delle vere e proprie bolle d'aria che iniziano a salire verso il cielo.
Tali bolle di aria calda tendono a salire verso l’alto andandosi a raffreddare negli strati superiori (come spiegato abbastanza chiaramente nella foto di copertina). Qui poi condensano gran parte del vapore acqueo in esse contenuto e così si formano vere e proprie nubi di vapore acqueo. Una volta sviluppato, il temporale non ha l’adeguato sostegno per prolungare la sua attività a lungo. Esso si esaurisce tutto sommato abbastanza velocemente lasciando un’atmosfera di nuovo calma e leggermente più umida.
Le zone maggiormente interessate dai temporali di calore si trovano di solito lungo i pendii montuosi e sulle zone pianeggianti lontane dalle coste. Il motivo? Il mare mitiga le temperature e contribuisce alla mancata formazione di questi temporali ricchi di umidità.
La bella stagione ci spinge all’aria aperta, magari in campagna, cosa fare allora? Prima di tutto mai ripararsi sotto le chiome degli alberi, in quanto essi possono attirare fulmini, aspettare che la pioggia intensa si attenui anche a costo di bagnarsi.
 

giovedì 4 giugno 2026

PERCHE' MERAVIGLIARSI?

 


Mi colpisce e dispiace l’eliminazione del progetto per la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità di Roccaromana, che è stato cancellato dall’agenda della regione Campania.  La notizia veicolata dalla stampa locale riporta che “sono 35 le opere della sanità territoriale campana, tra case e ospedali di comunità, per un valore complessivo di 99.095.675 euro, ad uscire dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Si sa, il piccolo Comune, che dista pochi chilometri da noi, subì un colpo mortale, quando una quarantina di anni fa l’Ospedale fu incluso fra quelli che dovevano essere chiusi definitivamente; fu fondato alla fine del diciannovesimo secolo, poco dopo l’Unità Nazionale, ad opera della locale Congregazione di Carità.  Fino alla soppressione, negli anni novanta dello scorso secolo, l’economia roccaromanese si basava su quell’ospedale e su poco altro e, parallelamente, si è registrato un decremento demografico allarmante.
Altra stampa vuole che, con i buoni uffici di qualche politico locale, il progetto verrà comunque portato avanti grazie ai Fondi FESR …staremo a vedere. Certo la vicenda si trascina da decenni: momenti di euforia sono stati sempre seguiti da delusioni cocenti, e gli appuntamenti elettorali hanno costituito la tipica occasione per elargire promesse, costantemente disattese.
Mi sono già soffermato su questo piccolo ospedale in più di una pagina di questo blog scribacchiato (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2022/11/una-taunus-per-ambulanza.html); anche in occasione della recente scomparsa del compianto dottor Massucci, protagonista per anni in quella struttura,  (https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2025/11/la-vita-di-un-uomo.html), parlai di “una sanità -rurale sì- ma sempre efficiente e dal volto umano”. Sono cose queste che hanno inciso sulla storia recente della nostra terra, delineandone anche, in qualche modo, l’identità.
Freddamente e con franchezza, ritengo che le condizioni che indussero la chiusura del nosocomio, decenni fa, siano ancora sul tappeto: localizzazione defilata, bacino di utenza esiguo, basso o nullo interesse della politica regionale e/o nazionale, costi di gestione elevati in rapporto alla popolazione servita. In alcuni casi alcune di queste negatività si sono ulteriormente acuite, ed allora …perché meravigliarsi?

mercoledì 3 giugno 2026

3 GIUGNO... GIORNATA DELLA BICICLETTA

 


La Giornata mondiale della bicicletta è una ricorrenza ufficiale delle Nazioni Unite che si tiene ogni anno il 3 giugno. L’obiettivo è promuovere la consapevolezza dei benefici sociali, ambientali ed economici legati all’uso della bicicletta, sia come mezzo di trasporto sia per il tempo libero e lo sport.
La ricorrenza è stata istituita dall’ONU il 12 aprile 2018, con una risoluzione sostenuta da decine di Paesi e approvata all’unanimità. La scelta del 3 giugno come data ufficiale ha dato vita a un appuntamento ormai diffuso in tutto il mondo.
Dietro la proposta c’è anche una storia curiosa: a promuoverla con tenacia fu il professore statunitense Leszek Sibilski, sociologo e appassionato di ciclismo, che coinvolse studenti e istituzioni in una campagna internazionale.
In occasione della giornata, in molte città del mondo si organizzano pedalate collettive, eventi, attività nelle scuole e iniziative per promuovere la sicurezza stradale. Associazioni e amministrazioni colgono l’occasione per ricordare i vantaggi della mobilità sostenibile e per incoraggiare chi non usa abitualmente la bici a riscoprirla.
Cos’è e cos’è stato per noi questo prezioso mezzo di trasporto? Se vado indietro con gli anni, a quelli della mia infanzia, rivedo mio padre che non usava altro mezzo per spostarsi: mi diceva che il suo primo incarico di insegnamento, all’indomani del matrimonio e al trasferimento in Pietramelara, fu presso la scuola elementare di Roccaromana, che distava  circa tre chilometri, e lui, sfidando maltempo e sole cocente, li faceva andata/ritorno per l’intera durata dell’anno scolastico. Ma questo è solo un ricordo di famiglia… l’importanza della bicicletta per la gente del popolo era fondamentale; spostarsi da una remota masseria, quando le condizioni economiche generali non permettevano un’auto, era possibile o a piedi, o in groppa ad un asino, oppure pedalando con vigore in quelle stradine fangose in inverno e polverose in estate. La usavano tutti la bicicletta allora, i muratori per raggiungere un cantiere, gli artigiani per recarsi in bottega. Come non citare il numeroso gruppo di amici, amanti della bici, che approfittano di ogni sprazzo di tempo libero per inforcarla e percorre decine e decine, a volte centinaia di chilometri, per mantenersi in forma e per praticare uno sport sano e sacrificato. 
Della mia esperienza in bici ho già scribacchiato sulle pagine di  questo blog (https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2011/06/io-e-la-mia-bicicletta.html) insieme ad altri pezzi che ne descrivevano l’uso generalizzato tra la popolazione. La uso tuttora, e con piacere, nonostante le numerose primavere vissute e i pochi capelli sul capo, per un giro in paese, per qualche servizio; per ben quindici anni la bici mi è servita per raggiungere l’ufficio dalla stazione di Caserta (distanza 2 km circa), tutti i gorni, al punto che i miei colleghi ironicamente mi avevano soprannominato Don Matteo, ricordando che il famoso personaggio televisivo per le proprie indagini e per attività pastorali pedalava con vigore su una bici da uomo nera. Oggi le bici si sono evolute e sono sempre più frequenti sulle nostre strade quelle “ a pedalata assistita”, molto comode, si, ma io continuo a preferire quelle tradizionali, con le quali se affronti una salita o ti affidi sulle gambe oppure scendi e spingi.
 

 

giovedì 30 aprile 2026

TRASFORMAZIONI E IMMAGINI DI UNA TORRE

Nel primo Medioevo la torre apparve come elemento architettonico comune alle fortificazioni e ai castelli feudali o, isolata, quale posto di osservazione e difesa avanzata.
L'utilizzazione della torre, comunque, trovò un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di "status symbol" nobiliare.
Le lotte fra fazioni del potere centrale contro i baroni, con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come terremoti, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici.
All’inizio dell’età moderna, nel 1496, le lotte per il trono di Napoli fra la dinastia aragonese e quella angioina, indussero l’assedio e il sacco di Pietramelara, argomento trattato anche su questo blog scribacchiato, dalle molteplici sfaccettature; a parte l’eccidio di oltre 1.500 persone, una delle conseguenze più dolorose fu la distruzione, mediante incendio, del Castello dei Monforte e la capitozzatura della antica torre mastia, per fortuna sopravvissuta fino ai giorni nostri; immagino che essa rispetto all’attualità abbia avuto almeno tre piani e un coronamento di merli.  Si tratta di un monumento di importanza storica e architettonica di assoluto rilievo, già argomento di un articolo su questo blog nel 2018 (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2018/06/la-torre.html). Dal nefasto giorno del sacco ad oggi l’aspetto della nostra torre è rimasto lo stesso, fatta eccezione per l’altezza. Dicevamo che con il sacco la torre fu capitozzata e privata dei merli, allo scopo di temperare l’orgoglio di chi l’aveva posseduta, i Monforte, e si era macchiato, come dicono le cronache del tempo, di tradimento nei confronti degli aragonesi. Diverse furono in seguito le funzioni che le si diedero: quella di prigione, ad esempio, di cui sono rimaste fino a qualche tempo fa testimonianze, come graffiti sulle pareti; altra funzione fu quella di torre colombaia, le cellette per i volatili sono ancora ben visibili al primo piano e, di sicuro, l’orgoglio di chi l’aveva voluta e costruita fu oltraggiato. Così come diverse sono le raffigurazioni che, nel tempo, ci danno testimonianza delle trasformazioni successive a cui la nostra torre fu sottoposta.
Di sicuro la più antica è contenuta nella Descriptio Theanensis Diocesis, mappa geografica del 1635, realizzata da Matthäus Greuter per conto del vescovo Giovanni de Guevara, meno di un secolo e mezzo dopo il sacco (cfr. foto n.1) 
Foto n.1


Altro documento iconografico di somma importanza il disegno su carta, a china, del Principe di Caspoli-Caracciolo, datato 10 ottobre 1843: le torri erano due, di altezza diversa, la minore evidentemente esterna alla cinta muraria del castello. Dal confronto di queste due raffigurazioni emerge che, nell’una come nell’altra, la torre viene rappresentata coperta da tetti; la seconda, in particolare, che ci offre una rappresentazione molto più realistica, ci dà l’immagine di una torre notevolmente più alta di come la vediamo adesso. (cfr. foto n.2)
foto n. 2


 Un’ulteriore immagine ce la offre una foto dei primi del Novecento, in cui le quinte dello spiovente si vedono ancora con chiarezza, in parte era già iniziato il crollo, con la finestrina disegnata all’ultimo piano della torre dal Caspoli-Caracciolo era ancora visibile e l’altezza era sostanzialmente la stessa. (cfr. foto n.3)

Un ultimo sfregio alla torre venne inferto sessant’anni fa, nel 1965, allorquando fu demolito l’intero terzo piano, fatto motivato da salvaguardia della pubblica incolumità, quando poi sarebbe bastato solo mettere in sicurezza i tufi che man mano si staccavano per degrado delle malte e per l’istaurarsi di vegetazione spontanea in sommità. L’immagine che oggi ci si offre purtroppo è il risultato di limitate sensibilità, che si sono aggiunte alle vicende storiche vissute oltre cinque secoli fa, ed al fattore tempo.

giovedì 16 aprile 2026

PIETRAMELARA E L'INCOMING

 


Finalmente le transenne che impedivano il transito in Via Enrico Leone, tratto adiacente Via Roma, di fronte al Palazzo Ducale Caracciolo sono state rimosse. Si tratta di uno degli ingressi principali al nostro borgo…gli ampi gradoni insieme ai ceppi in pietra calcarea sono elementi architettonici sei/settecenteschi che, con singolare eleganza, stanno e testimoniare l’importanza di quel luogo. Ricordiamolo: nello scorso novembre un vasto incendio ha interessato gli appartamenti che affacciano su Via Roma, provocandone un prolungata inagibilità, per mesi la zona non è stata percorribile, a causa delle transenne di cui sopra. Non voglio ora stare a sindacare sull’attesa dell’inizio dei lavori di rifacimento e restauro delle abitazioni percorse dal fuoco, ma soffermarmi piuttosto sul danno di immagine, l’ennesimo, che il borgo, nostro principale monumento, ha dovuto subire. 
E’ l’immagine esterna, quella che si offre ai visitatori provenienti da più o meno lontano, che un paese alla ricerca di visibilità turistica deve curare. Ed allora quali sono i soggetti istituzionali a cui è demandato tale impegno? Il Comune, certo, e poi la Pro Loco.
 “Incoming” è un termine anglosassone che delinea tale attività di richiamo fatta di eventi, iniziative culturali, visite guidate, eccetera. Come siamo messi sotto il profilo dell’incoming? L’aspetto del centro storico ci offre una risposta quantomai netta a tale domanda: borgo sempre più abbandonato a sé stesso e non percorribile in molte parti, per pericoli all’incolumità pubblica; il basolato di Via Roma devastato dai recenti lavori per la fibra internet; arredo urbano inesistente o, al più, ridotto a una ventina di ombrelli appesi, che un colpo di vento un po' più forte (o il transito di un mezzo pesante) potrebbe sganciare e, di conseguenza causare pericoli; il recupero del Palazzo Ducale, causa prima di contenziosi che vedono contrapposti il Comune da una parte, proprietario di parte del piano nobile, e una serie di altri condomini dall’altra; la Sagra al Borgo ripetuta sempre con lo stesso obsoleto format da ormai cinquant’anni.   Le iniziative culturali sono ormai solo un lontano ricordo.
Nel quadro a tinte fosche delineato si fanno annunci altisonanti, che poi non si concretizzano quasi mai nella realtà… ricordate il trionfalismo nell’annunciare l’imminente recupero della zona archeologica delle Grotte di Seiano, aprile 2021, (https://www.v-news.it/pietramelara-grotte-di-seiano-390-000-euro-per-il-recupero/), a distanza di anni non si è visto altro che nulla!