La vicenda più giornalistica che
giudiziaria, che ha coinvolto un nostro
concittadino la dice lunga sul modo di fare giornalismo nel nostro tempo. Si
tratta di una persona proveniente da una famiglia contadina, di ottima
reputazione, i cui valori sono quelli comuni a tante realtà rurali come la
nostra.
La notizia, apparsa in cronaca un paio di giorni fa, parla di un latitante che aveva cercato di riciclarsi come pastore, arrestato in seguito a un’intensa attività investigativa… roba da pazzi!
Se fosse stato arrestato un criminale dello stampo di Totò Riina o, che so … Vito Corleone, padrino nel famoso film omonimo degli anni settanta, non si sarebbe scatenata una maggiore eco mediatica: articoli di giornale, videogiornali diffusi dal web, notizie passate sui social. Il volto di costui, sulla foto di copertina di numerosi articoli diffusi sui social, ricorda i “wanted”, dei film western, che offrivano taglie per la cattura di criminali (vedi foto di copertina).
I commenti sui social, provenienti dalla popolazione pietramelarese, che conosce la natura di questo uomo, per fortuna riportano una vibrata protesta verso tale tipo di giornalismo sensazionalista, che non si cura affatto delle ripercussioni di quanto si scrive, ma mira solo ad accumulare dei click forieri di incassi e guadagno. E poi, dall’altra parte le forze dell’ordine che, per brama di visibilità, diramano comunicati che definire esagerati significa essere animati dalla benevolenza.
Il protagonista della nostra storia avrà pur commesso qualche errore, ma stando ai capi di accusa (false attestazioni, sostituzione di persona, ecc.) nulla al confronto di quanti, dalle nostre parti prosperano su attività ben più illegali, se non criminali.
Il web è uno strumento potente, molto più della carta stampata, proprio per questo va usato con responsabilità verso le persone oggetto di cronaca e, soprattutto, verso coloro che leggono, a volte non conoscendo l’esatta natura dei fatti riportati, e pertanto fortemente a rischio di essere fuorviati da quanto riportato.
La notizia, apparsa in cronaca un paio di giorni fa, parla di un latitante che aveva cercato di riciclarsi come pastore, arrestato in seguito a un’intensa attività investigativa… roba da pazzi!
Se fosse stato arrestato un criminale dello stampo di Totò Riina o, che so … Vito Corleone, padrino nel famoso film omonimo degli anni settanta, non si sarebbe scatenata una maggiore eco mediatica: articoli di giornale, videogiornali diffusi dal web, notizie passate sui social. Il volto di costui, sulla foto di copertina di numerosi articoli diffusi sui social, ricorda i “wanted”, dei film western, che offrivano taglie per la cattura di criminali (vedi foto di copertina).
I commenti sui social, provenienti dalla popolazione pietramelarese, che conosce la natura di questo uomo, per fortuna riportano una vibrata protesta verso tale tipo di giornalismo sensazionalista, che non si cura affatto delle ripercussioni di quanto si scrive, ma mira solo ad accumulare dei click forieri di incassi e guadagno. E poi, dall’altra parte le forze dell’ordine che, per brama di visibilità, diramano comunicati che definire esagerati significa essere animati dalla benevolenza.
Il protagonista della nostra storia avrà pur commesso qualche errore, ma stando ai capi di accusa (false attestazioni, sostituzione di persona, ecc.) nulla al confronto di quanti, dalle nostre parti prosperano su attività ben più illegali, se non criminali.
Il web è uno strumento potente, molto più della carta stampata, proprio per questo va usato con responsabilità verso le persone oggetto di cronaca e, soprattutto, verso coloro che leggono, a volte non conoscendo l’esatta natura dei fatti riportati, e pertanto fortemente a rischio di essere fuorviati da quanto riportato.





