Nel primo Medioevo la torre
apparve come elemento architettonico comune alle fortificazioni e ai castelli
feudali o, isolata, quale posto di osservazione e difesa avanzata.
L'utilizzazione della torre, comunque, trovò un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di "status symbol" nobiliare.
Le lotte fra fazioni del potere centrale contro i baroni, con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come terremoti, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici.
All’inizio dell’età moderna, nel 1496, le lotte per il trono di Napoli fra la dinastia aragonese e quella angioina, indussero l’assedio e il sacco di Pietramelara, argomento trattato anche su questo blog scribacchiato, dalle molteplici sfaccettature; a parte l’eccidio di oltre 1.500 persone, una delle conseguenze più dolorose fu la distruzione, mediante incendio, del Castello dei Monforte e la capitozzatura della antica torre mastia, per fortuna sopravvissuta fino ai giorni nostri; immagino che essa rispetto all’attualità abbia avuto almeno tre piani e un coronamento di merli. Si tratta di un monumento di importanza storica e architettonica di assoluto rilievo, già argomento di un articolo su questo blog nel 2018 (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2018/06/la-torre.html). Dal nefasto giorno del sacco ad oggi l’aspetto della nostra torre è rimasto lo stesso, fatta eccezione per l’altezza. Dicevamo che con il sacco la torre fu capitozzata e privata dei merli, allo scopo di temperare l’orgoglio di chi l’aveva posseduta, i Monforte, e si era macchiato, come dicono le cronache del tempo, di tradimento nei confronti degli aragonesi. Diverse furono in seguito le funzioni che le si diedero: quella di prigione, ad esempio, di cui sono rimaste fino a qualche tempo fa testimonianze, come graffiti sulle pareti; altra funzione fu quella di torre colombaia, le cellette per i volatili sono ancora ben visibili al primo piano e, di sicuro, l’orgoglio di chi l’aveva voluta e costruita fu oltraggiato. Così come diverse sono le raffigurazioni che, nel tempo, ci danno testimonianza delle trasformazioni successive a cui la nostra torre fu sottoposta.
L'utilizzazione della torre, comunque, trovò un notevole incremento e sviluppo nelle città comunali quando da costruzione esplicitamente militare divenne una sorta di "status symbol" nobiliare.
Le lotte fra fazioni del potere centrale contro i baroni, con conseguente confisca e distruzione di case, torri e palazzi della parte soccombente, furono, insieme a fenomeni naturali come terremoti, tra le cause prime della notevole perdita di tali monumenti storici.
All’inizio dell’età moderna, nel 1496, le lotte per il trono di Napoli fra la dinastia aragonese e quella angioina, indussero l’assedio e il sacco di Pietramelara, argomento trattato anche su questo blog scribacchiato, dalle molteplici sfaccettature; a parte l’eccidio di oltre 1.500 persone, una delle conseguenze più dolorose fu la distruzione, mediante incendio, del Castello dei Monforte e la capitozzatura della antica torre mastia, per fortuna sopravvissuta fino ai giorni nostri; immagino che essa rispetto all’attualità abbia avuto almeno tre piani e un coronamento di merli. Si tratta di un monumento di importanza storica e architettonica di assoluto rilievo, già argomento di un articolo su questo blog nel 2018 (cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2018/06/la-torre.html). Dal nefasto giorno del sacco ad oggi l’aspetto della nostra torre è rimasto lo stesso, fatta eccezione per l’altezza. Dicevamo che con il sacco la torre fu capitozzata e privata dei merli, allo scopo di temperare l’orgoglio di chi l’aveva posseduta, i Monforte, e si era macchiato, come dicono le cronache del tempo, di tradimento nei confronti degli aragonesi. Diverse furono in seguito le funzioni che le si diedero: quella di prigione, ad esempio, di cui sono rimaste fino a qualche tempo fa testimonianze, come graffiti sulle pareti; altra funzione fu quella di torre colombaia, le cellette per i volatili sono ancora ben visibili al primo piano e, di sicuro, l’orgoglio di chi l’aveva voluta e costruita fu oltraggiato. Così come diverse sono le raffigurazioni che, nel tempo, ci danno testimonianza delle trasformazioni successive a cui la nostra torre fu sottoposta.
Di sicuro la più antica è contenuta nella Descriptio
Theanensis Diocesis, mappa geografica del 1635, realizzata da Matthäus Greuter per
conto del vescovo Giovanni de Guevara, meno di un secolo e mezzo dopo il sacco (cfr. foto n.1)
Altro documento iconografico di somma importanza il disegno su carta, a china, del Principe di Caspoli-Caracciolo, datato 10 ottobre 1843: le torri erano due, di altezza diversa, la minore evidentemente esterna alla cinta muraria del castello. Dal confronto di queste due raffigurazioni emerge che, nell’una come nell’altra, la torre viene rappresentata coperta da tetti; la seconda, in particolare, che ci offre una rappresentazione molto più realistica, ci dà l’immagine di una torre notevolmente più alta di come la vediamo adesso. (cfr. foto n.2)
Un’ulteriore immagine ce la offre una foto dei primi del Novecento, in cui le quinte dello spiovente si vedono ancora con chiarezza, in parte era già iniziato il crollo, con la finestrina disegnata all’ultimo piano della torre dal Caspoli-Caracciolo era ancora visibile e l’altezza era sostanzialmente la stessa. (cfr. foto n.3)
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| Foto n.1 |
Altro documento iconografico di somma importanza il disegno su carta, a china, del Principe di Caspoli-Caracciolo, datato 10 ottobre 1843: le torri erano due, di altezza diversa, la minore evidentemente esterna alla cinta muraria del castello. Dal confronto di queste due raffigurazioni emerge che, nell’una come nell’altra, la torre viene rappresentata coperta da tetti; la seconda, in particolare, che ci offre una rappresentazione molto più realistica, ci dà l’immagine di una torre notevolmente più alta di come la vediamo adesso. (cfr. foto n.2)
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| foto n. 2 |
Un’ulteriore immagine ce la offre una foto dei primi del Novecento, in cui le quinte dello spiovente si vedono ancora con chiarezza, in parte era già iniziato il crollo, con la finestrina disegnata all’ultimo piano della torre dal Caspoli-Caracciolo era ancora visibile e l’altezza era sostanzialmente la stessa. (cfr. foto n.3)
Un ultimo sfregio
alla torre venne inferto sessant’anni fa, nel 1965, allorquando fu demolito
l’intero terzo piano, fatto motivato da salvaguardia della pubblica incolumità,
quando poi sarebbe bastato solo mettere in sicurezza i tufi che man mano si
staccavano per degrado delle malte e per l’istaurarsi di vegetazione spontanea
in sommità. L’immagine che oggi ci si offre purtroppo è il risultato di limitate
sensibilità, che si sono aggiunte alle vicende storiche vissute oltre cinque
secoli fa, ed al fattore tempo.






