L’Avaro molieriano è un classico
del teatro, portato in scena questa volta nella rassegna denominata “Forestàte”,
dal nome del piccolo borgo di Foresta, frazione del comune di Tora e Piccilli, famosa
anche per il sito paleontologico “Le ciampate del diavolo”.
Si è trattato di un allestimento agile, con soli tre attori, che di volta in
volta, vestono i panni di più di uno dei personaggi della vicenda; la piccola
compagnia teatrale è “Il Demiurgo”, con adattamento, regia ed interprete
principale Mario Autore, brillante artista partenopeo, cresciuto con la
passione del teatro dalla più giovane età, nonché interprete televisivo e cinematografico.
Nella famiglia del protagonista Arpagone, i figli di costui, antagonisti nella
vicenda, debbono, per conseguire l’obiettivo di coronare un sogno d’amore
avversato dal padre, adeguarsi ai suoi stessi metodi di agire e di pensare. Il
successo dello spettacolo, venerdì scorso 21 agosto, è stato innegabile, visto
il parterre tutto pieno, la qualità degli attori, la scenografia scarna,
ridotta solo ad un baule, e la godibilità della trama teatrale.
Forestàte è un progetto culturale coronato dal successo dal
2020, ideata da Mario Maiorino Marrazzo per riportare attenzione su un minuscolo
borgo di poche decine di anime, e farne un presidio permanente di produzione
artistica, un luogo in cui si coniugano spettacolo e paesaggio. Il teatro è la
sola piazzetta del borgo (cfr immagine di copertina), adiacente la piccola chiesa, qualche sedia e un palco
allestito estemporaneamente al momento. Un’idea geniale che fa leva su risorse
veramente ridotte per un risultato di grande qualità, che si riflette in un
marketing territoriale di sicuro successo: si vedeva con chiarezza che i volti
presenti all’evento erano, ad eccezione del sottoscritto blogger e di qualcun
altro, tutti provenienti da aree metropolitane.
A questo punto del ragionamento, traslato nella nostra Pietramelara, nella quale il massimo della cultura è rappresentata dai “tattazzinna zinnannà”, l’interrogativo da porsi è il seguente: l’esperimento di Forestàte è trasferibile da noi? Loro ci sono riusciti, a dispetto di una dotazione di risorse veramente ridotta; non dimentichiamo di disporre di un vero e proprio teatro all’aperto, ideale per tale tipo di manifestazioni, il cosiddetto “teatrino degli archi”, realizzato una trentina di anni or sono; ci sarebbero e ci sono stati, inoltre, sicuramente persone e/o gruppi interessati a recepire il messaggio di un’attrattività territoriale del nostro paese, basata sulla cultura e sull’innovazione… sotto tale profilo le sagre e i carnevali hanno ormai fatto il loro tempo!
A questo punto del ragionamento, traslato nella nostra Pietramelara, nella quale il massimo della cultura è rappresentata dai “tattazzinna zinnannà”, l’interrogativo da porsi è il seguente: l’esperimento di Forestàte è trasferibile da noi? Loro ci sono riusciti, a dispetto di una dotazione di risorse veramente ridotta; non dimentichiamo di disporre di un vero e proprio teatro all’aperto, ideale per tale tipo di manifestazioni, il cosiddetto “teatrino degli archi”, realizzato una trentina di anni or sono; ci sarebbero e ci sono stati, inoltre, sicuramente persone e/o gruppi interessati a recepire il messaggio di un’attrattività territoriale del nostro paese, basata sulla cultura e sull’innovazione… sotto tale profilo le sagre e i carnevali hanno ormai fatto il loro tempo!






