Scribacchiando per me

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il blog di un pietramelarese

mercoledì 15 luglio 2026

ARRIVEDERCI, MA QUANDO...

 

L’ingegno versatile si manifesta quando un uomo o una donna interagisce nei vari campi dell’intelligenza umana. Senza scomodare la “teoria delle intelligenze multiple” proposta da Howard Gardner, psicologo dello sviluppo, chi si avventura e riesce in modo significativo nel campo della professione esercitata e, contemporaneamente nelle passioni che lo hanno guidato nel processo di crescita, è senz’altro dotato di ingegno versatile.
Il caso di cui vi voglio parlare è quello di Armando Forgione, dirigente in servizio presso il Ministero dell’Interno, già Prefetto di Chieti e attualmente al Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Ne scrivo con l’orgoglio di un familiare: si tratta dell’autore di un testo dato alla stampa recentemente ed intitolato “ARRIVEDERCI, MA QUANDO…”, sottotitolo “Memorie di un frate errante”, edito da Armando Curcio Editore. Ritengo limitativo ridurre tale opera ad un saggio, oppure ad un romanzo, si tratta di tutte due le cose, oppure di nessuna di esse! Nella lunga ma significativa introduzione, l’autore ripercorre la vita vissuta finora, tra Teano, Carife (AV), Genova, Pietramelara e Roma, collegando le varie fasi alla lettura dei libri, passione che lo ha coinvolto sin dalla prima adolescenza, e che dura tuttora… un’introduzione, direi, autobiografica, nonché autobibliografica.
Originario di Carife, in Irpinia, ricorda il piccolo borgo prima della catastrofe sismica del novembre ottanta, percorsa da ragazzo tra “viottoli, non asfaltati ma pieni di ciottoli, ideali per asini e muli piuttosto che per le persone”. La casa della nonna paterna, completamente distrutta e riedificata in tempo solo perché l’anziana donna vi vivesse gli ultimi giorni di vita. Le persone di famiglia: chi rimasto in paese, chi andato via per lavoro. La perdita dei paesaggi e dei luoghi, a cui erano legati i ricordi più cari di quelle permanenze. Il bisnonno Giovanfilippo, uomo a cui la vita difficile non aveva tolto il gusto di raccontare al pronipote vicende, fatti e personaggi della sua terra, delineati con ironia. La nonna Filomena, conosciuta di persona anche dal vostro blogger scribacchiante, trasferitasi insieme al marito Candido a Teano, negli ormai lontani anni cinquanta: l’opportunità fu quella di lavorare al restauro del pregiato coro ligneo della cattedrale, distrutta dal conflitto appena concluso. Con tali passi si conclude la narrazione delle vicende familiari, per entrare nel vivo del racconto, tratto da un epistolario di Frate Vitantonio, ritrovato per caso, e donato all’autore.  Fra Vitantonio, imparentato con l’autore, visse nella seconda metà dell'Ottocento, a cavallo dell’Unità Nazionale, tra profondi mutamenti politici, sociali ed economici del Meridione, connessi a tale difficile fase della nostra storia. Non vorrei spoilerare più di tanto… ma la vita di costui, a causa di tali vicende storiche, e del sopravvenuto obbligo di leva militare, si risolse in un lungo peregrinare fra il Convento di Paduli, poi Roma, allora ancora pontificia, e dopo la presa di Porta Pia, in Veneto e Dalmazia; vicende storiche che nella narrazione epistolare si concludono agli inizi della Grande Guerra; nel novembre 1914, infatti il frate morì nel convento annesso al Santuario della Madonna di Motta di Livenza (TV). Le lettere sono più che altro un pretesto, per paragonare i sacrifici vissuti dalla famiglia dell’autore, in un peregrinare parallelo a quello del frate, anche se di generazioni successive, fra Irpinia, Terra di Lavoro, Venezuela , per concludersi a Teano, luogo simbolo di una Unità Nazionale, di cui lo stesso autore dubita su quali e quanti benefici abbia apportato.

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