Di origini romane da parte di
padre e berbera da parte di madre come egli stesso ci tramanda, ma di cultura
fondamentalmente romana, Agostino nacque il 13 novembre 354 nella colonia
romana di Tagaste (attualmente Souk Ahras, in Algeria).
Apparteneva a una famiglia del ceto medio, ma non facoltosa: il padre, Patrizio era un pagano romano; di animo benevolo, anche se collerico. Monica, sua madre, era di religione cristiana, oltre a essere una donna intelligente, affettuosa e di carattere forte. Sarà essa, venerata tutt'oggi come santa dalla Chiesa cattolica, a esercitare un grande ruolo nell'educazione e nella vita del figlio, che dirà: «A lei debbo tutto ciò che sono». Agostino ricevette da lei un'istruzione cristiana, e fu iscritto fra i catecumeni. La sua associazione con "uomini di preghiera" lasciò tre grandi concetti profondamente incisi nella sua anima: l'esistenza di una Divina Provvidenza, l'esistenza di una vita futura con terribili punizioni e, soprattutto, Cristo il Salvatore.
Nel 373 la sua ansia per la ricerca dell'assoluto lo fece approdare al manicheismo, di cui divenne uno dei massimi esponenti e divulgatori. Egli stesso narra che fu attratto dalle promesse di una filosofia libera dai vincoli della fede, dalle vanterie dei manichei che affermavano di aver scoperto delle contraddizioni nelle Sacre Scritture e, soprattutto, dalla speranza di trovare nella loro dottrina una spiegazione scientifica della natura e dei suoi fenomeni più misteriosi
Gradualmente, conobbe la dottrina cristiana e, nella sua mente, iniziarono a fondersi la filosofia platonica e i dogmi rivelati. Inoltre, completò l'istruzione dei suoi giovani amici, ora con letture in comune, ora con conferenze filosofiche alle quali, qualche volta, invitava anche la madre.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, Agostino si recò a Milano per essere battezzato da Ambrogio nella Veglia pasquale, e vi rimase fino all'estate, continuando i suoi lavori (De immortalitate animae e De Musica). Poi, mentre era in procinto di imbarcarsi a Ostia per l'Africa, Monica morì, e così rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo.
La festa odierna di Sant’Agostino a Pietramelara non è legata alla tradizione popolare pietramelarese, ma è legata alla donazione di una statua lignea del Santo, da parte della famiglia Marandola, all’inizio degli anni Ottanta. Tuttavia, la sua presenza spirituale fu forte fino agli inizi del XIX secolo, nel monastero agostiniano di Santa Maria della Carità, fondato nel Quattrocento da Giovanna di Celano, e oggi casa comunale, nella chiave dell'arco del portone è ancora conservato lo stemma dell'Ordine. I documenti storici che ho consultato rendono l’idea di una comunità monastica fortemente strutturata, anche in senso civile: nel 1729 fu stipulato un atto di cessione di una cappella a Don Andrea Montanari, con molteplici clausole, i registri parrocchiali citano, inoltre, una Masseria degli Agostiniani, sita in località Pescara; nel 1808 gli agostiniani lasciarono Pietramelara in seguito alle espropriazioni napoleoniche dei beni religiosi. La chiesa adiacente il convento, nonostante ciò, mantenne l’intitolazione al Santo, e la denominazione della parrocchia, già a “San Lorenzo Martire”, in tempi recenti fu variata in Sant’Agostino.
Apparteneva a una famiglia del ceto medio, ma non facoltosa: il padre, Patrizio era un pagano romano; di animo benevolo, anche se collerico. Monica, sua madre, era di religione cristiana, oltre a essere una donna intelligente, affettuosa e di carattere forte. Sarà essa, venerata tutt'oggi come santa dalla Chiesa cattolica, a esercitare un grande ruolo nell'educazione e nella vita del figlio, che dirà: «A lei debbo tutto ciò che sono». Agostino ricevette da lei un'istruzione cristiana, e fu iscritto fra i catecumeni. La sua associazione con "uomini di preghiera" lasciò tre grandi concetti profondamente incisi nella sua anima: l'esistenza di una Divina Provvidenza, l'esistenza di una vita futura con terribili punizioni e, soprattutto, Cristo il Salvatore.
Nel 373 la sua ansia per la ricerca dell'assoluto lo fece approdare al manicheismo, di cui divenne uno dei massimi esponenti e divulgatori. Egli stesso narra che fu attratto dalle promesse di una filosofia libera dai vincoli della fede, dalle vanterie dei manichei che affermavano di aver scoperto delle contraddizioni nelle Sacre Scritture e, soprattutto, dalla speranza di trovare nella loro dottrina una spiegazione scientifica della natura e dei suoi fenomeni più misteriosi
Gradualmente, conobbe la dottrina cristiana e, nella sua mente, iniziarono a fondersi la filosofia platonica e i dogmi rivelati. Inoltre, completò l'istruzione dei suoi giovani amici, ora con letture in comune, ora con conferenze filosofiche alle quali, qualche volta, invitava anche la madre.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, Agostino si recò a Milano per essere battezzato da Ambrogio nella Veglia pasquale, e vi rimase fino all'estate, continuando i suoi lavori (De immortalitate animae e De Musica). Poi, mentre era in procinto di imbarcarsi a Ostia per l'Africa, Monica morì, e così rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo.
La festa odierna di Sant’Agostino a Pietramelara non è legata alla tradizione popolare pietramelarese, ma è legata alla donazione di una statua lignea del Santo, da parte della famiglia Marandola, all’inizio degli anni Ottanta. Tuttavia, la sua presenza spirituale fu forte fino agli inizi del XIX secolo, nel monastero agostiniano di Santa Maria della Carità, fondato nel Quattrocento da Giovanna di Celano, e oggi casa comunale, nella chiave dell'arco del portone è ancora conservato lo stemma dell'Ordine. I documenti storici che ho consultato rendono l’idea di una comunità monastica fortemente strutturata, anche in senso civile: nel 1729 fu stipulato un atto di cessione di una cappella a Don Andrea Montanari, con molteplici clausole, i registri parrocchiali citano, inoltre, una Masseria degli Agostiniani, sita in località Pescara; nel 1808 gli agostiniani lasciarono Pietramelara in seguito alle espropriazioni napoleoniche dei beni religiosi. La chiesa adiacente il convento, nonostante ciò, mantenne l’intitolazione al Santo, e la denominazione della parrocchia, già a “San Lorenzo Martire”, in tempi recenti fu variata in Sant’Agostino.

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