Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

mercoledì 19 febbraio 2020

2020. UN CARNEVALE DA RICORDARE

Procede “a tutta birra” la preparazione del Carnevale edizione 2020. Anche quest’anno, accanto ai carri, sfileranno nei giorni 23 e 25 febbraio mascherine e gruppi scenici. Le difficoltà finanziarie in cui versa l’associazione non hanno assolutamente raffreddato l’entusiasmo degli organizzatori che, ricordiamolo, nel mese scorso segnarono il record mondiale della “Calza della Befana” più lunga. Memore di una tradizione che nell’ultimo cinquantennio ha ritrovato spazio e visibilità, ma che affonda le radici nei riti precristiani della fecondità e della propiziazione a raccolti agricoli abbondanti, il Carnevale di Pietramelara è sicuramente tra quelli che fanno parlare di se nella nostra provincia, e sono in grado di attirare in paese un gran numero di visitatori, provenienti dai comuni limitrofi, ma anche da più lontano.
La novità di maggior rilievo di questo Carnevale 2020 è rappresentata da un evento organizzato e condotto in partenariato con le Pro Loco dei vicini comuni di Roccaromana e di Riardo. Infatti nella mattinata di domenica 23 i nostri carri e gruppi scenici saranno condotti a Roccaromana, nei pressi del vecchio ospedale, luogo della kermesse organizzata dalla Pro Loco Roccaromana, con musica, balli e enogastronomia locale. È previsto inoltre che le piccole apecar del “Apecar-neval street pary” onoreranno anche Pietramelara con la loro gradita presenza.
Questo l’itinerario previsto per domenica 23: nel pomeriggio, la tradizionale sfilata carnevalesca,partendo dalla rotonda Cinquevie, alle ore 14 e 30 circa,si sposterà lungo Via Caduti I e II guerra mondiale, Via S. Antonio Abate, I tratto via Marconi, con l’immancabile arrivo in Piazza San Rocco.
Il programma per martedì, ultimo giorno di Carnevale si articola allo stesso modo, con il seguente itinerario: partenza piazzale antistante campo sportivo,Via San Pasquale, Via San Giovanni, Viale Italia, Area Mercato, Via Zurigo,Via Monte Maggiore, Piazza Mazzini, Via Marconi e arrivo in Piazza San Rocco. Faranno da contorno all’evento un gruppo di animatori che allieteranno i bimbi intervenuti, con il teatrino dei burattini, l’esibizione delle maschere tradizionali e piccoli omaggi offerti. Sarà questa l’occasione per rinnovare i fasti del Carnevale d’Oro Pietramelarese, degli anni ’70 e ’80? “La Pro Loco lo spera - dice il presidente Francesco Tabacchino- è nostra intenzione che quest’anno, nonostante le innumerevoli difficoltà, il nostro Carnevale riesca rinnovato nella forma e nella partecipazione, perché anche un evento come questo può rinsaldare gli antichi legami con le popolazioni sorelle di Roccaromana e Riardo”.

domenica 9 febbraio 2020

PICCOLI GESTI GRANDI SIGNIFICATI

L’evento organizzato dalla nostra Pro Loco in partenariato con l'Istituto Comprensivo Statale "G. Falcone e P. Borsellino" di Pietramelara, e denominato “Un dono per un dono”, iniziato a immediato ridosso delle festività natalizie è entrato nella fase finale: l’iter conclusivo, consistente nella consegna dei doni destinati a bambini e ragazzi con problematiche particolarmente complesse, ha avuto una prima fase ieri pomeriggio, 9 febbraio. Il presidente Tabacchino, infatti, accompagnato da dirigenti e soci della Pro Loco, si sono recati con il capiente monovolume, zeppo fino all’orlo, presso la struttura denominata “Centro Laila” in Castel Volturno. Si tratta di un iniziativa a forte valenza educativa, capace di far intendere quanto profondo sia il senso di solidarietà che alberga nelle famiglie pietramelaresi, prova ne sia che l’immediata adesione della scuola locale, con il Dirigente prof. Vincenzo Di Lauro.
In origine, la proposta nacque da un’idea partorita in seno al consiglio direttivo della Pro Loco, verso la fine del 2018: si trattava allora di elaborare un ventaglio di proposte per il Natale di quell’anno. Nel 2019 si è giunti quindi alla seconda edizione, che sta concludendosi, e tutto fa presagire che vi sarà un seguito anche per gli anni a venire!
Se vogliamo vedere più da vicino chi sono i destinatari del piccolo aiuto giunto da Pietramelara, dalla rete apprendiamo che “Il Centro Laila è una onlus che accudisce quotidianamente oltre 40 bambini, immigrati e italiani, bisognosi di cure. Nasce da esigenze concrete del territorio casertano e nel tempo è diventata una grande famiglia più che una fredda associazione. Castel Volturno è un comune già tristemente noto per l’emergenza immigrazione: immigrati per lo più africani, alcuni nati in Italia ma stranieri, abbandonati, lasciati al proprio destino. Non a caso Castel Volturno è stato battezzato informalmente La Baghdad della Campania”. E che si tratti di bimbi che non vivono la più felice delle condizioni basta leggerne i nomi, per immaginare le loro storie e le traversie che hanno subito nei luoghi di origine: Aron, Ben, Dan, Issah, Joshoua …
I doni erano costituiti da giocattoli, in gran parte, ma anche da altri beni di grande utilità, come vestiario e cancelleria; i primi sono stati distribuiti direttamente ai piccoli ospiti, mentre il vestiario e la cancelleria sono stati consegnati ai responsabili della comunità, per un utilizzo pianificato secondo le esigenze e l’organizzazione. Il presidente Tabacchino, che in prima persona ha curato la consegna, ha voluto dichiarare: “Sono molto soddisfatto di questa iniziativa e di come sono andate le cose. Ringrazio il preside Di Lauro per la collaborazione e la fiducia che usualmente ripone nella Pro Loco, nulla di questo sarebbe stato possibile senza un partner istituzionale di tale prestigio. D’altronde ho vissuto con emozione la vista dei volti dei piccoli ospiti pieni di gioia e, forse, anche un po’ increduli; nei prossimi giorni la parte dei doni restante sarà consegnata a Piedimonte Matese, presso un associazione che ha voluto rimanere anonima, anch’essa dotata delle stesse finalità”
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sabato 1 febbraio 2020

UN PALAZZO DA RITROVARE

Ci riempie senz’altro di gioia e soddisfazione la recente notizia della concessione del congruo importo da destinare ai lavori per il restauro del nostro Palazzo Ducale e, allo stesso tempo, fa sorridere la polemica tra la maggioranza e l’opposizione consiliare, per contendersi l’effettivo merito del finanziamento: per chi scrive, l’importante è che il finanziamento sia realmente disponibile, per fare in modo che il bene riacquisti la dignità perduta in un sessantennio di abbandono.
Il progetto di restauro e valorizzazione del Palazzo Ducale di Pietramelara era già stato inserito nell’elenco degli interventi ammessi al finanziamento nell’ambito del progetto “Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati” a cui il governo nazionale ha destinato circa 150 milioni di euro. Alcune farraginosità burocratiche hanno fatto temere la perdita del finanziamento ma, con l’emanazione di un nuovo decreto per la proroga dei termini per la presentazione della documentazione, e la trasmissione di essa per una valutazione complessiva, è stato emesso il DPCM 3 settembre 2019, pubblicato di recente, con il quale vengono definitivamente assegnati 987.600 euro al Comune di Pietramelara.
Fatto iniziare nel tardo rinascimento dai Monforte, prima ancora che gli aragonesi assediassero e saccheggiassero la terra, arricchito da un sontuoso giardino, conservatosi sino agli anni sessanta, il “Pomaro”, e da una chiesa satellite, l’Annunziata, il nostro Palazzo Ducale è un monumento imponente nel vero senso della parola: pochi edifici della nostra provincia, infatti, possono competere con esso per dimensioni. Dal momento della sua realizzazione, ultimata presumibilmente verso la metà del XVI secolo, è cominciata l’espansione urbanistica di Pietramelara nella parte pianeggiante. Suggestive ed antiche leggende popolari parlano di passaggi segreti e trabocchetti nei suoi sotterranei; quella che è certa è senz’altro la sua destinazione d’uso: dalla documentazione disponibile emerge che esso nel periodo di massimo splendore era un’unità produttiva agricola, una sorta di brulicante villaggio all’interno del quale convivevano il signore e la sua famiglia, insieme ad amministratori, stallieri, giardinieri e contadini.
Nel XIX secolo il palazzo fu teatro della visita ivi compiuta da Ferdinando II, sovrano delle Due Sicilie, il giorno 7 maggio 1836, il cui ricordo (sbiadito) si ritrova sulla piccola lapide posta all’ingresso del nostro Palazzo Ducale. Il sovrano si voleva accertare delle condizioni di salute del Duca Lucio Caracciolo, ma in fondo voleva anche sincerarsi della sua fedeltà alla corona borbonica.
Ritengo che la denominazione “Palazzo Paternò-Caracciolo”, attribuita dalla stampa locale e dall’uso comune al monumento sia impropria : il palazzo, dal settecento in poi è stato dei Caracciolo! Più corretto sarebbe pertanto parlare di Palazzo Caracciolo, prova ne sia il fatto che il grande stemma nella volta dell’androne rimane quello dei Caracciolo, anche se per molti resta più semplicemente “ju palazzu r’ju marchese”.
Per la storia, nel 1867 Don Giovan Battista Paternò , Marchese del Toscano, sposò a Napoli Donna Teresa Maria Annunziata Caracciolo, V Duchessa di Roccaromana: gli eredi, pertanto portavano il cognome Paternò ma recavano un titolo ed un patrimonio da secoli dei Caracciolo. Nel patrimonio anche il palazzo e i latifondi di Pietramelara; negli anni ’60 del XX secolo, a causa di difficoltà finanziarie della famiglia, il palazzo fu smembrato e venduto, e gli arredi si dispersero in mille rivoli. Il resto è storia recente, di abbandono e degrado, fino all’acquisizione qualche anno fa parte del piano nobile effettuata dal comune.
Si spera che le risorse economiche derivanti dal finanziamento vengano spese con scrupolo e rigore, allo scopo di restituire a Pietramelara un monumento con grande valenza di identità comune.


mercoledì 8 gennaio 2020

IL RECORD DELLA PIAZZA

Una befana così non si era mai vista: la piazza piena come un uovo, come ai tempi ormai lontani dei carnevali pietramelaresi, quelli degli anni 70 e 80 per intenderci.
La “calza della befana” più lunga del pianeta appartiene alla nostra Pietramelara, così come è stato certificato da pubblici ufficiali. Ricordiamolo: il record “polverizzato” apparteneva alla città di Viterbo, con appena una 50ina di metri, 86 e oltre la misura della calza pietramelarese. Va detto poi che sicuramente le risorse disponibili in un capoluogo di provincia sono ben altra cosa rispetto a quelle di un piccolo comune come il nostro.
Frenetiche le ultime ore di lavoro: già dal primo mattino del giorno della Befana era stato allestito un vero e proprio cantiere nei pressi dell’ex convento di San Pasquale, con maestranze ed attrezzature. Il lavoro più arduo consisteva nell’ assemblare gli elementi predisposti in un arco di tempo durato circa due mesi; ognuno di questi elementi tubolari era dotato di un piccolo asse con ruote alle estremità, il peso complessivo della imponente macchina è stato stimato intorno ai 600 chilogrammi.
Gli effetti mediatici della vasta eco di stampa, che ha risuonato anche nelle emittenti RAI e Mediaset, non hanno tardato a farsi sentire, e già dalle prime ore del mattino si sono fatte vedere le numerose famiglie con bambini interessate all’ evento, intente a scattare foto, porre domande, soddisfare curiosità.L’allestimento è stato completato appena in tempo, pochi minuti prima della partenza del partecipatissimo corteo.
La Pro Loco di Pietramelara si era posta nello scorso autunno l’ambizioso obiettivo: quello di scardinare il record detenuto da Viterbo. Da allora in poi è stato tutto un montare dell’interesse mostrato verso la cosa, di giorno in giorno volontari e collaboratori si aggiungevano al gruppo, galvanizzati dall’entusiasmo e la lena dei protagonisti: Gino Russo ed Elio Pascale, rispettivamente, ideatore e artefice della calza.
Alle 15 in punto, in lieve ritardo rispetto all’orario stabilito, si è mosso il lungo serpentone, scortato da un nutrito gruppo di befane locali. Via San Pasquale era gremita di persone, locali e forestiere, l’entusiasmo montava di minuto in minuto, sia fra gli organizzatori che fra gli innumerevoli convenuti. L’apoteosi in Piazza San Rocco al momento in cui è arrivata la lunghissima calza: non si vedeva da decenni la piazza così affollata, segno di un successo generalizzato; un applauso scrosciante ha sciolto la tensione al momento della proclamazione del raggiungimento e del superamento del record precedentemente detenuto da Viterbo.
Al di là della rivalità che ormai si è accesa con gli altri centri già detentori di tale record, ritengo che il vero primato stabilito sia proprio questo: aver restituito a Piazza San Rocco e al centro storico del nostro comune la dignità che appartengono ad essi; averli resi noti ad un vasto numero di persone ha costituito per la nostra Pro Loco un successo senza precedenti, in piena linea con le finalità istituzionali che si è posta.


venerdì 3 gennaio 2020

LA BEFANA DEI RECORD

L’evento che va a realizzarsi a Pietramelara è certamente fuori dell’ordinario. Per un piccolo comune le energie umane e finanziarie sono per forza di cose ridotte,tuttavia l’entusiasmo monta di ora in ora, di giorno in giorno, sia tra i componenti dell’Associazione organizzatrice “Pro Loco Pietramelara”, sia tra il popolo, sia negli innumerevoli echi di stampa che risuonano.
La tradizione della Befana, tanto sentita dai bambini, prima che il consumismo d’importazione anglosassone la relegasse un po’ in sordina, rispetto a quella del Babbo Natale, è probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani, risalenti già al X-VI secolo a.C., collegata ai cicli stagionali dell’ agricoltura. Tuttavia, secondo una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una donna anziana: appunto la Befana.
La “Befana dei Record” ha comportato un lavoro che dura dal tardo autunno, ed ha prodotto una “calza” davvero da record: 80 metri di lunghezza, 1 metro di diametro, 3 metri ed oltre di circonferenza, per un peso stimato di circa 600 chilogrammi. Una macchina complessa nella realizzazione e nella gestione: per ragioni di sicurezza, considerato il peso e le dimensioni, si è optato già dalle prime fasi realizzative di dotarla di ruote e farla camminare a poca distanza dal suolo.
In altre parole nel pomeriggio del 6 gennaio, alle 14 e 30, l’opera al completo apparirà agli innumerevoli convenuti come una sorta di “trenino”, composto da elementi snodati in numero di circa venti, ognuno dotato di un asse alle cui estremità sono state fissate piccole ruote. La “calza” sarà scortata da befane nel tradizionale costume, e dai bimbi dell’Istituto Comprensivo “Falcone e Borsellino”.
Dal presidente Francesco Tabacchino, che dichiara entusiasta: “Da tempo ero alla ricerca di un progetto in grado di proiettare l’Associazione che presiedo in una ribalta molto più ampia dell’attuale”, all’ideatore Gino Russo,dinamico e propositivo, da qualche mese residente a Pietramelara, al materiale artefice Elio Pascale (foto di copertina), che si è messo all’opera , profondendo esperienza maturata sul campo e fantasia realizzativa, ai componenti ed associati della Pro Loco, fino all’Amministrazione Comunale, che ha dimostrato di crederci veramente, si è mosso tutto un coro all’unisono, allo scopo di recuperare e ridare spazio a una tradizione plurisecolare, proponendo un evento destinato a forte risonanza mediatica, con l’intento di dare visibilità a Pietramelara.
Non resta che dare appuntamento ai media e alle persone interessate per il giorno della Befana, 6 gennaio 2020, alle 14 e 30, in cui la simpatica e suggestiva iniziativa prenderà corpo.

domenica 29 dicembre 2019

SULLA MACCHINA DEL TEMPO

Che cos’è un compagno di scuola? … a volte più di un amico, è una persona con la quale per anni interi sei stato costretto a condividere tempo, emozioni, gioie, a volte tristezza e arrabbiature. Si …ma questo passa in secondo piano, perché il tempo che hai trascorso con lui è stato quello dell’adolescenza e della prima gioventù; è stato il tempo delle dolcissime malinconie, per amori non ricambiati, è stato quello delle sonore e fragorose risate per scherzi, prese in giro, o per l’ironia su questo o quel professore.
Ed allora la bellezza di ritrovare non uno ma una decina di compagni di scuola, in una sera di inverno vicino ad un focolare caldo e rassicurante, è qualcosa che difficilmente la parola o la scrittura potranno rendere. Certo… avrei preferito rincontrarli tutti, o almeno di più, perché chi per pigrizia, ritrosia, affari in corso o obblighi familiari non è potuto esserci, ha veramente buttato al vento un occasione di gioia corale. Stare insieme a voi, carissimi, mi ha fatto davvero salire sulla macchina del tempo, per tornare a quei favolosi anni ’70, vissuti insieme nei banchi di scuola. Li ricordate anche voi vero? … la contestazione post sessantottina, certo ma anche un’intensa voglia di vivere, stare insieme, giocare, divertirsi con poco o nulla.
L’ospitalità calorosa di Gilda ed Ernesto, hanno costituito la proverbiale “ciliegina sulla torta”. Traspariva dai vostri volti l’emozione di rivederci, e devo dire che quest’atmosfera così intensa l’ho respirata a pieni polmoni, per conservarne un po’ e metterla da parte; non si sa mai, le tristezze nella vita sono sempre dietro l’angolo e una piccola riserva di quella materia, preziosa quanto voi, può sempre far comodo. La tecnologia che mancava quarant’anni fa, tramite il nostro gruppo whats app “quelli della maturità 77” ci terrà legati e pertanto non demonizziamola, così come si fa per moda: sarà il nostro filo di Arianna. Essa ci terrà compagnia, ci permetterà di organizzare i prossimi appuntamenti che mi auguro più numerosi ed altrettanto pieni di gioia. Alla prossima, carissimi!
FRANCESCO, BLOGGER E FILOSOFO "DEL PENSIERO DEBOLE"

lunedì 23 dicembre 2019

SAN PASQUALE

Si tratta di uno dei luoghi maggiormente connessi alla pietramelaresità, forse anche perché nelle immediate adiacenze riposano i nostri cari; d’altronde tale legame si rafforza nel periodo natalizio, nella sera della vigilia vi si celebra infatti ancora il rito (precristiano) del “fuoco di Natale”. Parlo del Convento di San Pasquale: per iniziare ritengo doverosa una sintetica digressione storica.
L’ordine francescano fu portato in Campania verso il 1215 da frate Agostino d'Assisi, discepolo di san Francesco. Nel 1670 la Provincia francescana di Terra di Lavoro era divisa in Osservante e Riformata, e fra queste, si inserì anche la Custodia di San Pietro d'Alcantara. Gli Alcantarini diffusero anche la devozione a San Pasquale; forse è questo il motivo per cui con il tempo l’originaria intitolazione del convento a “San Francesco” (riportata fino all’ottocento in documenti ufficiali) fu sostituita fu sostituita con quella a “San Pasquale”.
Nella prima metà dell’ 800 i Frati Alcantarini erano diffusi in più conventi del napoletano e del casertano, ed erano riusciti a scampare alle leggi punitive borboniche e alla soppressione napoleonica, fortuna che non toccò agli agostiniani di S.Maria della Carità, che lasciarono il convento, oggi municipio, nel 1808, in epoca murattiana. Con l’unità d’Italia tuttavia il convento di San Pasquale fu inglobato nel patrimonio del nostro comune. I monaci vi sono comunque rimasti fino ai primi anni ’90 del secolo scorso, quando l’ultimo guardiano, Padre Angelico, perì in seguito ad un incidente stradale. Molte tradizioni legate ad esso sono ormai tramontate: si conserva ancora il pellegrinaggio dei devoti provenienti da S. Elia Fiume Rapido, in occasione della festa si San Pasquale, e il “formaggio dei monaci” preceduto da una benedizione degli animali lattiferi.
L’edificio conventuale annesso all’omonima chiesa sorge intorno ad un significativo chiostro di forma rettangolare, unica la forma a ferro di cavallo degli archetti del chiostro. E’ stato edificato su alcuni speroni calcarei di cui si notano all’interno affioramenti, che si ritrovano nell’attiguo cimitero. I piani sono due: da quello superiore si può accedere alla zona del coro. La chiesa, originariamente doveva essere a navata unica con copertura a capriata visibile, sostituita da una volta a botte, probabilmente nel seicento, furono anche aggiunte allora le cappelle laterali per motivi di consolidamento statico. In testa all’altare una tela cinquecentesca raffigurante San Francesco a colloquio con il Cristo.
Dato lo stretto legame con il popolo, il convento ha vissuto e prosperato della solidarietà e dell’elemosina. Ma anche l’interesse dei cosiddetti signori nei suoi confronti era notevole: a titolo di esempio riporto il decreto borbonico 3975 del 31/04/1857, con il quale si autorizza il vescovo di Teano a esigere i canoni di un “predio rustico” (fondo agricolo) donato da don Biagio Rinaldi al convento, con atto del notaio Del Mastro in Pietramelara, obbligando i frati a utilizzare tali risorse secondo le regole dettate dal donante.
Molti monaci illustri e con fama di santità hanno dimorato nel convento: cito Padre Sempliciano della Natività, al secolo Aniello Francesco Saverio Maresca, che dal 1853 al 1855, è stato di comunità nel convento di San Francesco a Pietramelara, con grande fama di predicatore, dovette allontanarsene per motivi di salute.