Causa un certo disagio, diciamoci la verità, il vivere in una provincia che sistematicamente si pone agli ultimi posti nella ormai consueta classifica basata sulla qualità della vita, che “Il Sole 24 ore” redige anno per anno. Questo blog scribacchiato se ne è già occupato circa due anni or sono (cfr. http://scribacchiandoperme.blogspot.com/2017/11/a-chi-va-la-maglia-nera.html) quando addirittura finimmo in coda alla classifica (107simo posto!!!), con un titolo interrogativo ma brutale “A CHI VA LA MAGLIA NERA?”. In quella sede, analizzando sconfortato i dati scrissi che: “la maglia nera non va al territorio, che ci riserva ancora spazi di incredibile suggestione e monumenti che hanno sfidato i millenni, la maglia nera va alla nostra classe dirigente, incapace oggi come ieri di decisioni impopolari e priva di capacità progettuale, va a noialtri, che nel segreto della cabina elettorale finiamo per votare sempre la stessa categoria di persone, indipendentemente dallo schieramento”.
Mi ritrovo oggi a ragionare sui risultati di quest’anno della stessa classifica, e (purtroppo) lo sconforto rimane: 93simo posto. Che dire?... poco o nulla: frotte di giovani che fanno valigia e partono alla ricerca di nuovi orizzonti e migliori fortune, lasciano presagire che di qui a poco il nostro Mezzogiorno d’Italia, inteso come comunità, corre seri pericoli di sopravvivenza. E non mi consola affatto il dato relativo alle altre province campane, che se la cavano peggio di noi: Avellino e Benevento, 94simo e 95simo posto.
Bisogna dire però che, a ben analizzare i dati, uno spiraglio di luce in fondo al tunnel si comincia a scorgere, basta solo vedere l’evoluzione dell’ultimo triennio in costante progresso, nonostante la permanenza nella “zona bassa” della classifica: anno 2017, 107simo posto – anno 2018, 101simo posto– anno 2019 93simo posto. Se poi scendiamo un poco più nel particolare approfondendo l’analisi, emergono ulteriori dati interessanti: la Provincia di Caserta guadagna un inaspettato 11simo posto per quanto attiene l’aspetto “Demografia e Società”, e all’interno di essa mi compiaccio per un lusinghiero quarto posto per il tasso di natalità, che in qualche modo contempera il temibile fenomeno dell’emigrazione giovanile di cui sopra.
Nonostante il “cautissimo” ottimismo… certo le preoccupazioni permangono, se diamo uno sguardo all’aspetto “Ricchezza e consumi” (101simo posto), oppure ancora a quello “Ambiente e servizi” (99simo posto). Ed allora lo stato della sanità pubblica, quello dell’inquinamento, e la raccolta dei rifiuti urbani vanno senza dubbio migliorati. Uno sforzo ulteriore da parte della politica in tal senso dovrebbe tendere a innalzare la quota della raccolta differenziata (69simo posto) e far in modo che migliorando la qualità dei servizi sanitari venga contrastata la tristissima “Emigrazione ospedaliera” (80simo posto).
Milano è Milano!... e chi può paragonarvisi? Il suo primo posto forse è pienamente meritato: prima in “Affari e Lavoro”, seconda in “Ricchezza e consumi“, terza in “Cultura e tempo libero”, ma quel 107simo posto in “Giustizia e sicurezza” lascia interdetti anche noi che, nella zona più bassa della classifica, ci poniamo in posizione molto migliore per tale aspetto (82simo posto).
Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese
martedì 17 dicembre 2019
domenica 15 dicembre 2019
LA CHIESA DELL'ANNUNZIATA
A conferma della sua importanza artistica è stata dichiarata monumento nazionale. Parlo della Chiesa dell’Annunziata, fondata nel 1497 circa, da Faustina Colonna, con la funzione di “cappella palatina” del maestoso palazzo ducale che sorge nelle vicinanze ed a cui era collegata tramite i “giardini del Pomaro” (di cui si conserva ancora il nucleo). Rinnovata nell’interno e ornata di stucchi e altari marmorei nel sec. XVII, vanta una preziosa pala d'altare raffigurante l'Annunciazione e presenta, a rivestimento della cupola absidale, affreschi raffiguranti i quattro Profeti Maggiori, che sono stati attribuiti alla scuola del Giorgione (attribuzione dubbia). La presenza di tale lavoro, di scuola veneta, del cinquecento testimonia gli importanti legami commerciali che Pietramelara svolgeva con le importanti corti rinascimentali del Nord Italia.
La testimonianza storica più preziosa e dettagliata relativa a tale edificio di culto la ritroviamo in una lettera scritta nel 1922 da Giulio Marcello, Priore p.t. della “Congregazione delli Fratelli della SSma Annunziata della Terra di Pietramellara schiavi del SS Sacramento” ed indirizzata al parroco del tempo Don Giambattista Lambiase. In tale lettera che ha la forma di sintesi di uno studio all’uopo condotto, ed il cui stile tradisce un certo attrito tra mittente e destinatario, forse a causa di una disputa legale, si comunica che una volta succeduto alla Colonna, nel Feudo, Don Paolo Mendoza, costui istituì detta congregazione. Le regole furono sottoscritte dagli adepti il 16 aprile 1619 e nel 1638 il Papa Urbano VIII la riconobbe ufficialmente con propria bolla. Passato il feudo di Pietramelara alla Famiglia Giovino, la cappella dell’Annunziata fu ceduta dal patrimonio feudale alla congregazione, che ne mantenne la proprietà fino al 1823. In tale anno il Municipio di Pietramelara, non disponendo di risorse per costruire un cimitero, chiese alla congregazione, ed ottenne, il permesso di seppellire i morti nella Chiesa dell’Annunziata, offrendo in cambio la possibilità di officiare nella Chiesa di Sant’Agostino, divenuta ai primi del ‘800, per effetto delle leggi napoleoniche, di proprietà comunale.
L’impianto architettonico dell’edificio è a tre navate: in esse vi sono tre cappelle per lato. Il bellissimo altare in onice e alabastro (si vuole estratti nel Montemaggiore) fu fortemente rimaneggiato nei primi anni ‘60 da Don Roberto Mitrano, parroco, per adeguarlo ai dettami del Concilio Ecumenico: fu eliminata la balaustra originaria e furono delocalizzate le porte laterali; in quegli anni fu altresì costruita la torre campanaria, a sinistra della Chiesa.
La storia recente della chiesa si fonde con quella di Don Roberto, per un cinquantennio parroco: furono anni di grande fermento giovanile, che si venne a coagulare intorno ad essa: le attività di animazione di quel tempo segnavano successi partecipativi di grande rilevanza, in una Pietramelara distante dall’attuale, perché connotata da un fortissimo “comune sentire”. Il Mitrano in altre parole intuì che la contestazione giovanile di quegli anni andava interpretata e (in qualche modo) gestita, facilitato nel suo intento da un tessuto rurale ancora estremamente sensibile a certi valori, anche nei più giovani ed arrabbiati.
La testimonianza storica più preziosa e dettagliata relativa a tale edificio di culto la ritroviamo in una lettera scritta nel 1922 da Giulio Marcello, Priore p.t. della “Congregazione delli Fratelli della SSma Annunziata della Terra di Pietramellara schiavi del SS Sacramento” ed indirizzata al parroco del tempo Don Giambattista Lambiase. In tale lettera che ha la forma di sintesi di uno studio all’uopo condotto, ed il cui stile tradisce un certo attrito tra mittente e destinatario, forse a causa di una disputa legale, si comunica che una volta succeduto alla Colonna, nel Feudo, Don Paolo Mendoza, costui istituì detta congregazione. Le regole furono sottoscritte dagli adepti il 16 aprile 1619 e nel 1638 il Papa Urbano VIII la riconobbe ufficialmente con propria bolla. Passato il feudo di Pietramelara alla Famiglia Giovino, la cappella dell’Annunziata fu ceduta dal patrimonio feudale alla congregazione, che ne mantenne la proprietà fino al 1823. In tale anno il Municipio di Pietramelara, non disponendo di risorse per costruire un cimitero, chiese alla congregazione, ed ottenne, il permesso di seppellire i morti nella Chiesa dell’Annunziata, offrendo in cambio la possibilità di officiare nella Chiesa di Sant’Agostino, divenuta ai primi del ‘800, per effetto delle leggi napoleoniche, di proprietà comunale.
L’impianto architettonico dell’edificio è a tre navate: in esse vi sono tre cappelle per lato. Il bellissimo altare in onice e alabastro (si vuole estratti nel Montemaggiore) fu fortemente rimaneggiato nei primi anni ‘60 da Don Roberto Mitrano, parroco, per adeguarlo ai dettami del Concilio Ecumenico: fu eliminata la balaustra originaria e furono delocalizzate le porte laterali; in quegli anni fu altresì costruita la torre campanaria, a sinistra della Chiesa.
La storia recente della chiesa si fonde con quella di Don Roberto, per un cinquantennio parroco: furono anni di grande fermento giovanile, che si venne a coagulare intorno ad essa: le attività di animazione di quel tempo segnavano successi partecipativi di grande rilevanza, in una Pietramelara distante dall’attuale, perché connotata da un fortissimo “comune sentire”. Il Mitrano in altre parole intuì che la contestazione giovanile di quegli anni andava interpretata e (in qualche modo) gestita, facilitato nel suo intento da un tessuto rurale ancora estremamente sensibile a certi valori, anche nei più giovani ed arrabbiati.
mercoledì 27 novembre 2019
UNA COLATA DI CEMENTO SUL BORGO
La celebrazione dell’edizione 2019 di “Cantine al Borgo”, travagliata dalla vicenda dell’esposto, ed inoltre mortificata dal tempo inclemente delle ultime settimane (sigh!), non ha reso giustizia agli ottimi componenti dell’Associazione “I giovani crescono”.
Solo ieri si è appreso di un cospicuo finanziamento POC destinato al nostro Comune, per iniziative nel campo della cultura, di cui non possiamo che rallegrarci. Ma… cosa lega l’una e l’altra cosa? Qual è il nesso?
Cantine al Borgo, l’ormai ultra quarantennale Sagra al Borgo, Magie del Borgo (finanziata con un precedente POC), sono eventi che già nella denominazione richiamano l’ elemento fisico urbano, a cui ogni cittadino è legato. La bellezza e la suggestione del millenario borgo di Pietramelara è fatto ormai notorio e condiviso, sul quale anche questo blog scribacchiato più e più volte si è soffermato; esso si contraddistingue come strumento di marketing di indubbia efficacia per gli organizzatori degli eventi, che tengono ben presente la cosa. Al di là, tuttavia, dei minimi benefici all’economia che producono, non sembra che essi, in tanto tempo, abbiano inciso più di tanto sulle sorti di questa parte del paese amata da chiunque: basta fare un giro da quelle parti per rendersene conto! Degrado e abbandono la fanno da padrone soprattutto in alcune zone.
Le iniziative (di per sé lodevoli) servono a ben poco, se fine a sé stesse. Bisogna invertire l’ottica e la strategia di intervento: affannarsi a cercare di valorizzare e rivitalizzare un borgo in agonia mediante gli eventi, in altre parole, lascia il tempo che trova.
Sinora qualche intervento strutturale è stato realizzato,e finanziato con sostanziose risorse di origine comunitaria, ma il limite di esso è dimostrato in modo inequivocabile dal fatto che si è potuto intervenire solo sulla parte pubblica (vicoli, piazzette, spazi comuni) senza poter incidere sulla parte più malata, quella di proprietà privata. Allora, anche nella situazione finanziaria difficile in cui si dibatte il nostro comune, bisogna agire con più coraggio, altrimenti nel futuro i costi (finanziari, economici e sociali) che si dovranno sostenere saranno ben più ingenti. Si parta dai dintorni della Torre e dell’Asilo San Rocco, imponendo alle ditte proprietarie di mettere in sicurezza gli immobili posseduti entro un ragionevole termine, trascorso il quale li si acquisisca al patrimonio, con espropri o accordi bonari (senza indennizzi). Tale misura finora non è stata attuata per timore di rendere impopolare l’amministrazione, tuttavia penso che ultimamente, anche a sentire la gente, la mentalità si è evoluta: il tempo delle pretese assurde è tramontato, anche perché ci si rende conto che se una bella casa con giardino nella parte bassa del paese è difficile da vendere, attribuire un valore a un rudere sito da quelle parti è cosa ben più ardua, se non impossibile. Una volta acquisiti gli immobili sarà possibile intervenire con progetti organici.
Mi sembra di sentire ancora dalla viva voce di un amministratore del passato prossimo: “sul borgo ci farei una bella colata di cemento”: si tratta di una posizione paradossale e discutibile, certo, ma senz’altro netta e coraggiosa!
La vera sfida degli anni a venire consiste nel passare dal vedere il Borgo come problema, a vederlo come opportunità e risorsa di sviluppo.
Solo ieri si è appreso di un cospicuo finanziamento POC destinato al nostro Comune, per iniziative nel campo della cultura, di cui non possiamo che rallegrarci. Ma… cosa lega l’una e l’altra cosa? Qual è il nesso?
Cantine al Borgo, l’ormai ultra quarantennale Sagra al Borgo, Magie del Borgo (finanziata con un precedente POC), sono eventi che già nella denominazione richiamano l’ elemento fisico urbano, a cui ogni cittadino è legato. La bellezza e la suggestione del millenario borgo di Pietramelara è fatto ormai notorio e condiviso, sul quale anche questo blog scribacchiato più e più volte si è soffermato; esso si contraddistingue come strumento di marketing di indubbia efficacia per gli organizzatori degli eventi, che tengono ben presente la cosa. Al di là, tuttavia, dei minimi benefici all’economia che producono, non sembra che essi, in tanto tempo, abbiano inciso più di tanto sulle sorti di questa parte del paese amata da chiunque: basta fare un giro da quelle parti per rendersene conto! Degrado e abbandono la fanno da padrone soprattutto in alcune zone.
Le iniziative (di per sé lodevoli) servono a ben poco, se fine a sé stesse. Bisogna invertire l’ottica e la strategia di intervento: affannarsi a cercare di valorizzare e rivitalizzare un borgo in agonia mediante gli eventi, in altre parole, lascia il tempo che trova.
Sinora qualche intervento strutturale è stato realizzato,e finanziato con sostanziose risorse di origine comunitaria, ma il limite di esso è dimostrato in modo inequivocabile dal fatto che si è potuto intervenire solo sulla parte pubblica (vicoli, piazzette, spazi comuni) senza poter incidere sulla parte più malata, quella di proprietà privata. Allora, anche nella situazione finanziaria difficile in cui si dibatte il nostro comune, bisogna agire con più coraggio, altrimenti nel futuro i costi (finanziari, economici e sociali) che si dovranno sostenere saranno ben più ingenti. Si parta dai dintorni della Torre e dell’Asilo San Rocco, imponendo alle ditte proprietarie di mettere in sicurezza gli immobili posseduti entro un ragionevole termine, trascorso il quale li si acquisisca al patrimonio, con espropri o accordi bonari (senza indennizzi). Tale misura finora non è stata attuata per timore di rendere impopolare l’amministrazione, tuttavia penso che ultimamente, anche a sentire la gente, la mentalità si è evoluta: il tempo delle pretese assurde è tramontato, anche perché ci si rende conto che se una bella casa con giardino nella parte bassa del paese è difficile da vendere, attribuire un valore a un rudere sito da quelle parti è cosa ben più ardua, se non impossibile. Una volta acquisiti gli immobili sarà possibile intervenire con progetti organici.
Mi sembra di sentire ancora dalla viva voce di un amministratore del passato prossimo: “sul borgo ci farei una bella colata di cemento”: si tratta di una posizione paradossale e discutibile, certo, ma senz’altro netta e coraggiosa!
La vera sfida degli anni a venire consiste nel passare dal vedere il Borgo come problema, a vederlo come opportunità e risorsa di sviluppo.
sabato 16 novembre 2019
IL GIORNO DELL'ECOMOSTRO
La giornata di oggi 16 novembre 2019 è da definire senz’altro “storica”, anche se in negativo, perché i rischi che si sono corsi sono stati veramente ingenti! Allagamenti dell’intero abitato (o quasi) non se ne vedevano da circa un quarantennio; d'altronde i pantani non si allagavano forse anche da più tempo. Piogge intense e continue da circa una settimana hanno finito per esaurire del tutto la capacità del suolo di trattenere le acque, la rete drenante lasciata a se stessa non ha funzionato alla meglio, e il risultato lo potete vedere comodamente consultando i social.
Ciò che mi sovviene, tuttavia, è che in tutti questi anni effettivamente qualcosa è stato fatto, sono stati spesi 3 o 4 milioni di euro, se la memoria è ancora salda, per realizzare un’opera che, come si vede, al primo episodio in cui poteva dimostrare la sua validità, si è dimostrata inutile, mal funzionante oltre che impattante sul paesaggio nonché foriera di pericoli. Non è “senno di poi” il mio: al proposito vorrei riportarvi alcuni passi dell’intervento che il sottoscritto tenne in consiglio comunale nel lontano 22 aprile 2010:
“E’ una storia che parte da lontano quella dei lavori di riassetto idrogeologico per la fascia pedemontana del Monte Maggiore. La Delibera CIPE, la concessione del finanziamento, l’inizio e la lunga sospensione dei lavori hanno portato via circa anni. Anni che sarebbero dovuti servire a capire, ad ideare qualcosa di veramente utile per Pietramelara e la comunità che la abita. A ben vedere, dopo tanto tempo, niente di tutto questo. Chi mastica almeno un poco di queste cose conosce come la progettazione delle opere di questo tipo presupponga una diffusa conoscenza del territorio, delle criticità che lo caratterizzano e dei pericoli ai quali può essere esposta una comunità rurale a causa di esse. (…) Ma vuoi vedere (…) che la progettazione è solo frutto di un lavoro meramente teorico, come si suol dire fatto “a tavolino”? Se la mettiamo così non ci meraviglierà più affatto, ad esempio che qualche parametro idraulico sia stato calcolato riferendosi ai bacini della Basilicata che sfociano nel Mare Ionio (sono espressioni desunte dalla relazione idraulica)? Non sarà più un mistero per noi il fatto che la pendice Nord del Monte Maggiore, interamente ricoperta da vegetazione forestale, sia stata trattata alla stregua di un semplice piano inclinato, non riscontrando in alcun passaggio della relazione il ruolo delle coperture vegetali nel mitigare i dissesti e gli eventi pluviometrici estremi.
Questa progettazione raffazzonata, frettolosa rafforza in noi la convinzione di un progetto redatto al solo scopo di mettere le mani su un finanziamento altrimenti non disponibile, e si fa sempre più forte il nostro timore che il progetto di cui si propone stasera l’approvazione in Consiglio, una volta realizzato sarà l’ennesima opera inutile, se non dannosa. (…)”
Che volete?... il sindaco di allora Leonardo liquidò il tutto con un commento da lasciare impietriti “sei il solito contrario per sistema a qualsiasi opera pubblica”. Per me, invece, l’equilibrio idrogeologico del territorio è un fattore di sicurezza di primaria importanza, da non sottomettere alla smania di appaltare un opera che, mai come oggi, si è meritata il nome che le affibbiammo “ecomostro”. A voi commenti e conclusioni.
sabato 26 ottobre 2019
I RETROSCENA DI UN INCONTRO
26 ottobre del 1860...già, fu questo il giorno: esattamente 159 anni or sono, Giuseppe Garibaldi, che aveva sostanzialmente ultimato la conquista del Regno delle Due Sicilie, incontrò nei pressi di Teano il monarca sabaudo Vittorio Emanuele II, il quale avendo già occupato i territori pontifici nelle Marche ed in Umbria si affrettò a dirigersi verso sud. La disputa annosa, ed a tratti ridicola, fra i comuni di Vairano e Teano sul luogo esatto dell’incontro, non mi interessa più di tanto, così (come penso) ai miei “quattro lettori” .
Lo scopo del re era molto preciso e doveva essere conseguito celermente: evitare che Garibaldi e le camicie rosse si spingessero fino a Roma. Fu così che Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II s’incontrarono.
Il sovrano grazie ai servigi ed alle armi dei garibaldini, ma soprattutto grazie alle speranze del popolo meridionale (destinate a rimanere deluse) riuscì ad inglobare tra i possedimenti della sua corona lo stato borbonico; il condottiero nizzardo dopo aver consegnato al re l’autorità sulle regioni meridionali, ottenne che i suoi uomini entrassero nell’esercito regolare sardo conservando il medesimo grado che avevano ottenuto durante la spedizione nel Mezzogiorno d’Italia – promessa che, per inciso, non fu poi mantenuta dal monarca.
L’incontro contrariamente a più di un secolo di storiografia ufficiale, non si svolse in modo affatto idilliaco; si chiudeva così una guerra politica persa da Garibaldi, democratici e rivoluzionari e vinta da Cavour, monarchici e moderati: prova ne sia che il 6 novembre successivo Garibaldi schierò 14.000 uomini, 39 artiglierie e 300 cavalieri davanti alla Reggia di Caserta, attendendo invano che il Re li passasse in rassegna, ma costui aveva fretta e preferì entrare a Napoli da trionfatore; sdegnato e deluso Garibaldi, com’è noto, si ritirò a Caprera
Da quel 26 ottobre di 159 anni fa le sorti della penisola non furono più le stesse. Dal momento in cui Garibaldi strappò il Mezzogiorno d’Italia ai Borbone, nel consegnarlo a Vittorio Emanuele II, diede iniziò alla storia di un nuovo paese. Un’Italia che da lì a poco sarebbe divenuta certamente unitaria, ma che avrebbe avuto dei mali endemici. Divisioni e disomogeneità, oggi come allora, la caratterizzarono. Le condizioni misere delle classi più povere peggiorarono ulteriormente, la borghesia, i cosiddetti “galantuomini”, fece affari d’oro acquistando a “prezzi stracciati” i latifondi ecclesiastici ed ex demaniali messi all’asta; lo stesso Garibaldi, deluso e amareggiato nel 1880, due anni prima della sua morte arrivò a scrivere “Tutt’altra Italia sognavo, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero e in preda alla parte peggiore della nazione”.
Il continuo di questa storia va sotto il nome di brigantaggio, emigrazione, sottosviluppo e “questione meridionale”, ancora aperta oggi, dopo più di un secolo e mezzo.
Lo scopo del re era molto preciso e doveva essere conseguito celermente: evitare che Garibaldi e le camicie rosse si spingessero fino a Roma. Fu così che Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II s’incontrarono.
Il sovrano grazie ai servigi ed alle armi dei garibaldini, ma soprattutto grazie alle speranze del popolo meridionale (destinate a rimanere deluse) riuscì ad inglobare tra i possedimenti della sua corona lo stato borbonico; il condottiero nizzardo dopo aver consegnato al re l’autorità sulle regioni meridionali, ottenne che i suoi uomini entrassero nell’esercito regolare sardo conservando il medesimo grado che avevano ottenuto durante la spedizione nel Mezzogiorno d’Italia – promessa che, per inciso, non fu poi mantenuta dal monarca.
L’incontro contrariamente a più di un secolo di storiografia ufficiale, non si svolse in modo affatto idilliaco; si chiudeva così una guerra politica persa da Garibaldi, democratici e rivoluzionari e vinta da Cavour, monarchici e moderati: prova ne sia che il 6 novembre successivo Garibaldi schierò 14.000 uomini, 39 artiglierie e 300 cavalieri davanti alla Reggia di Caserta, attendendo invano che il Re li passasse in rassegna, ma costui aveva fretta e preferì entrare a Napoli da trionfatore; sdegnato e deluso Garibaldi, com’è noto, si ritirò a Caprera
Da quel 26 ottobre di 159 anni fa le sorti della penisola non furono più le stesse. Dal momento in cui Garibaldi strappò il Mezzogiorno d’Italia ai Borbone, nel consegnarlo a Vittorio Emanuele II, diede iniziò alla storia di un nuovo paese. Un’Italia che da lì a poco sarebbe divenuta certamente unitaria, ma che avrebbe avuto dei mali endemici. Divisioni e disomogeneità, oggi come allora, la caratterizzarono. Le condizioni misere delle classi più povere peggiorarono ulteriormente, la borghesia, i cosiddetti “galantuomini”, fece affari d’oro acquistando a “prezzi stracciati” i latifondi ecclesiastici ed ex demaniali messi all’asta; lo stesso Garibaldi, deluso e amareggiato nel 1880, due anni prima della sua morte arrivò a scrivere “Tutt’altra Italia sognavo, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero e in preda alla parte peggiore della nazione”.
Il continuo di questa storia va sotto il nome di brigantaggio, emigrazione, sottosviluppo e “questione meridionale”, ancora aperta oggi, dopo più di un secolo e mezzo.
mercoledì 9 ottobre 2019
SVEGLIA, RAGAZZI
La notizia di oggi più battuta sui social locali è sicuramente l’annullamento o, chissà, il differimento dell’evento “Cantine al Borgo 2019-VI edizione” previsto per i giorni che vanno dal 13 al 15 ottobre. Cos’è successo?... niente di nuovo o di inaspettato, forse: un cittadino residente sul borgo, evidentemente infastidito della calca e dell’inusuale flusso di persone, ha preparato e inviato un dettagliato e puntuale esposto/denuncia al sindaco, ai carabinieri ed altre autorità che hanno giurisdizione sul territorio, che ha sortito l’effetto di far revocare autorizzazioni e permessi già concessi.
Che dire? Dispiacere, rincrescimento, senso di solidarietà con i ragazzi dell’Associazione “I giovani crescono”, che da anni porta avanti in modo egregio l’evento.
Va detto a chi di dovere che nel tempo si è consolidato un vero e proprio “interesse legittimo” del popolo di Pietramelara alla celebrazione di eventi che abbiano come contenitore il nostro borgo medioevale, luogo di rara suggestione e bellezza. Proprio così!... il borgo e il centro storico sono quartieri agonizzanti dal punto di vista urbanistico, il loro abbandono e degrado, appena percettibile fino a vent’anni or sono, si fa di giorno in giorno più acuto e dolente; organizzare eventi in quel luogo significa tenerlo in vita, risollevarlo, far intravedere a qualcuno l’opportunità di farvi impresa, in definitiva dargli un’ulteriore chance.
Dove e in chi individuare la responsabilità dell’accaduto? …mmh, e qui il gioco si complica. Nell’estensore dell’esposto?... non direi, se quanto asserito sembra essere reale e constatabile da chiunque. Ed allora? Nel Sindaco e nell’Amministrazione? … e perché, se non hanno fatto ne più e ne meno di coloro che li hanno preceduti?
La responsabilità vera, a parere di chi scrive, risiede in ognuno di noi che ha forse definitivamente disconosciuto ogni interesse nei confronti di quelle pietre, di quei paraggi in cui il valore della “pietramelaresità” è nato e preso corpo. Se si continua ormai, da decenni e decenni, a voler fare gestire il paese a uomini e gruppi che considerano il borgo solo come un problema e mai come fonte di opportunità di sviluppo, la responsabilità del corpo elettorale, anche in questo frangente, emerge con ogni evidenza.
E’ tempo, ragazzi, di drizzare la schiena se si vuole che episodi come questi non si ripetano: svegliatevi, assumetevi delle responsabilità, emergete dalla penombra, una svolta e un cambio netto di rotta è oggi più che mai inderogabile: il tempo dei “gattopardi” è tramontato!
Che dire? Dispiacere, rincrescimento, senso di solidarietà con i ragazzi dell’Associazione “I giovani crescono”, che da anni porta avanti in modo egregio l’evento.
Va detto a chi di dovere che nel tempo si è consolidato un vero e proprio “interesse legittimo” del popolo di Pietramelara alla celebrazione di eventi che abbiano come contenitore il nostro borgo medioevale, luogo di rara suggestione e bellezza. Proprio così!... il borgo e il centro storico sono quartieri agonizzanti dal punto di vista urbanistico, il loro abbandono e degrado, appena percettibile fino a vent’anni or sono, si fa di giorno in giorno più acuto e dolente; organizzare eventi in quel luogo significa tenerlo in vita, risollevarlo, far intravedere a qualcuno l’opportunità di farvi impresa, in definitiva dargli un’ulteriore chance.
Dove e in chi individuare la responsabilità dell’accaduto? …mmh, e qui il gioco si complica. Nell’estensore dell’esposto?... non direi, se quanto asserito sembra essere reale e constatabile da chiunque. Ed allora? Nel Sindaco e nell’Amministrazione? … e perché, se non hanno fatto ne più e ne meno di coloro che li hanno preceduti?
La responsabilità vera, a parere di chi scrive, risiede in ognuno di noi che ha forse definitivamente disconosciuto ogni interesse nei confronti di quelle pietre, di quei paraggi in cui il valore della “pietramelaresità” è nato e preso corpo. Se si continua ormai, da decenni e decenni, a voler fare gestire il paese a uomini e gruppi che considerano il borgo solo come un problema e mai come fonte di opportunità di sviluppo, la responsabilità del corpo elettorale, anche in questo frangente, emerge con ogni evidenza.
E’ tempo, ragazzi, di drizzare la schiena se si vuole che episodi come questi non si ripetano: svegliatevi, assumetevi delle responsabilità, emergete dalla penombra, una svolta e un cambio netto di rotta è oggi più che mai inderogabile: il tempo dei “gattopardi” è tramontato!
lunedì 7 ottobre 2019
LA PRO LOCO NON RIPOSA
Anche quando non si celebrano eventi di forte rilevanza mediatica, come la Sagra al Borgo o -che so- il Carnevale Pietramelarese, la nostra Pro Loco non dorme affatto!
Le attività della nostra associazione a volte sono un po' più silenti ma non per questo meno importanti: negli ultimi due fine settimana siamo stati impegnati in due iniziative condotte in partenariato con la Pro Loco di Roccaromana, animata da giovani e di forte impegno e professionalità. In particolare domenica 29 settembre abbiamo partecipato al “Cammino Francigeno” da Roccaromana alla Grotta di San Michele Arcangelo, sita in Liberi, e ieri 6 ottobre l’accompagnamento dei docenti partecipanti al Progetto Erasmus Intercultura che ha coinvolto il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Vairano e il Liceo di Gornij Milanovac, città della Serbia a 125 km da Belgrado.
Nella scorsa domenica 29 settembre di primo mattino, l’inizio del cammino verso la Grotta, testimone di culti risalenti ai Longobardi che per lungo tempo dominarono in queste terre, insieme a numerosissimi Roccaromanesi e un nutrito gruppo di partecipanti al cammino di Pietramelara; alle undici circa l’arrivo e la visita alla grotta, con le sue suggestioni, leggende e tradizioni. Si tratta di un antro molto ampio, di origine carsica dal cui soffitto pendono stalattiti che, a volte, assumono forme particolari, come nel caso della “Mammella delle Sterili”(I foto di copertina) formazione calcarea a forma di abbondante seno femminile, metafora di fertilità, che per la tradizione deve essere baciato da una donna che desidera una gravidanza, senza toccarlo con la punta del naso.
Ieri, 6 ottobre invece, altra animazione culturale di rilievo, in grado, a parere di chi scrive, di ampliare la conoscenza del nostro patrimonio ambientale e monumentale. La Prof. Pina Pucci, con i nostri conterranei proff. Pasqualino Masiello e Anna Zeppetella del Liceo di Vairano, insieme alle prof. Marija Veljic (docente di italiano) e Olivera Stefanovic (docente di francese) del liceo serbo (II foto di copertina), sono state condotte nella mattinata, al Palazzo Ducale e tra gli angiporti e le viuzze del borgo medioevale di Pietramelara, e nel pomeriggio, all’antica Torre Normanna di Roccaromana. Le nostre Pro Loco, nelle persone del sottoscritto, di Antimo De Cesare, Carmelo Mitrano e di Antonio Marcello per Roccaromana, hanno descritto il territorio, la sua importanza nella storia, le direttrici di sviluppo.
I monumenti, il paesaggio e le secolari tradizioni, rappresentano la risorsa più importante su cui far leva per uno sviluppo sostenibile del nostro territorio, in grado di offrire opportunità di rimanere a vivere nella propria terra, alle giovani generazioni.
Le attività della nostra associazione a volte sono un po' più silenti ma non per questo meno importanti: negli ultimi due fine settimana siamo stati impegnati in due iniziative condotte in partenariato con la Pro Loco di Roccaromana, animata da giovani e di forte impegno e professionalità. In particolare domenica 29 settembre abbiamo partecipato al “Cammino Francigeno” da Roccaromana alla Grotta di San Michele Arcangelo, sita in Liberi, e ieri 6 ottobre l’accompagnamento dei docenti partecipanti al Progetto Erasmus Intercultura che ha coinvolto il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Vairano e il Liceo di Gornij Milanovac, città della Serbia a 125 km da Belgrado.
Nella scorsa domenica 29 settembre di primo mattino, l’inizio del cammino verso la Grotta, testimone di culti risalenti ai Longobardi che per lungo tempo dominarono in queste terre, insieme a numerosissimi Roccaromanesi e un nutrito gruppo di partecipanti al cammino di Pietramelara; alle undici circa l’arrivo e la visita alla grotta, con le sue suggestioni, leggende e tradizioni. Si tratta di un antro molto ampio, di origine carsica dal cui soffitto pendono stalattiti che, a volte, assumono forme particolari, come nel caso della “Mammella delle Sterili”(I foto di copertina) formazione calcarea a forma di abbondante seno femminile, metafora di fertilità, che per la tradizione deve essere baciato da una donna che desidera una gravidanza, senza toccarlo con la punta del naso.
Ieri, 6 ottobre invece, altra animazione culturale di rilievo, in grado, a parere di chi scrive, di ampliare la conoscenza del nostro patrimonio ambientale e monumentale. La Prof. Pina Pucci, con i nostri conterranei proff. Pasqualino Masiello e Anna Zeppetella del Liceo di Vairano, insieme alle prof. Marija Veljic (docente di italiano) e Olivera Stefanovic (docente di francese) del liceo serbo (II foto di copertina), sono state condotte nella mattinata, al Palazzo Ducale e tra gli angiporti e le viuzze del borgo medioevale di Pietramelara, e nel pomeriggio, all’antica Torre Normanna di Roccaromana. Le nostre Pro Loco, nelle persone del sottoscritto, di Antimo De Cesare, Carmelo Mitrano e di Antonio Marcello per Roccaromana, hanno descritto il territorio, la sua importanza nella storia, le direttrici di sviluppo.
I monumenti, il paesaggio e le secolari tradizioni, rappresentano la risorsa più importante su cui far leva per uno sviluppo sostenibile del nostro territorio, in grado di offrire opportunità di rimanere a vivere nella propria terra, alle giovani generazioni.
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