Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

sabato 8 settembre 2018

OTTO SETTEMBRE

Il proclama del Capo del Governo Badoglio, firmato il 6 settembre ma reso noto solo due giorni dopo a causa di tentennamenti vari, comunica agli italiani che: «Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza. »
La fuga dalla Capitale dei vertici militari, del Capo del Governo Pietro Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, e la confusione, provocata soprattutto dall'utilizzo di una forma che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali e che fu dai più invece erroneamente interpretata come indicazione della fine della guerra, generarono ulteriore confusione presso tutte le forze armate italiane in tutti i vari fronti sui quali ancora combattevano: lasciate senza precisi ordini, si sbandarono. 815 000 soldati italiani vennero catturati dall'esercito germanico, e destinati a diversi Lager con la qualifica di I.M.I. (internati militari italiani) nelle settimane immediatamente successive.
In uno scritto di Don Roberto Mitrano, testimone oculare, seppur giovane, di quello che avveniva qui da noi: “I tedeschi presero possesso di Pietramelara il successivo 12 settembre” da tale giorno al 23 ottobre in cui le truppe alleate fecero ingresso in paese, ben quaranta lunghi giorni, continua Don Roberto “la cronaca parla di circa 40 vittime, più una trentina di case incendiate e quasi tutte le atre colpite dalle cannonate. Oltre venti abitazioni minate. Sulle macerie e i disastri i sopravvissuti versarono lacrime di dolore per le vittime innocenti, per i cari scomparsi a causa di una guerra insulsa, come tutte le guerre del resto, e si rimboccarono le maniche per la ricostruzione”.
Evidentemente furono quaranta giorni drammatici: quasi l’intera comunità fu costretta a rifugiarsi nei boschi del Monte Maggiore, in cui si sentiva al sicuro, soprattutto dai rastrellamenti che iniziarono quasi immediatamente e che portarono alla deportazione in Germania di un numero consistente di uomini destinati a lavorare nelle fabbriche in condizioni disumane (alcuni di loro non hanno fatto più ritorno). E’ evidente che i lutti, il dolore per le perdite morali e materiali ebbero un effetto di scuotimento su ognuno, perché , come apprendiamo sempre dallo stesso scritto, quello che seguì “Fu un periodo miracoloso. Governi illuminati, uomini politici di gran talento e saggezza, amministratori locali onesti, volenterosi e preparati, sacerdoti del tempo coraggiosi, insieme ad un popolo desideroso di risorgere, senza grandi mezzi, ma con la volontà decisa di riuscire , si misero a lavorare con serietà e responsabilità e in pochi anni ottennero risultati sorprendenti (…) Noi giovani eravamo accanto agli anziani e partecipammo alle lotte politiche con entusiasmo consapevole convinto”
E’ questo lo spirito forte di noialtri, sapientemente descritto dal grande sacerdote, per decenni coscienza critica collettiva del paese. La Fenice che risorge dalle sue ceneri ma, mi domando: è proprio necessario un periodo di sciagure e lutti per dimostrare chi siamo realmente?

lunedì 27 agosto 2018

SAGRA 2018.CONSIDERAZIONI A MARGINE

E vabbè… è passata anche questa! Ieri sera (stanotte) si è conclusa la 46sima edizione della Sagra al Borgo, nella nostra Pietramelara. Per fortuna è andato tutto per il verso giusto: condizioni meteo, musica, gradimento degli avventori ben oltre le aspettative.
Certo che, a voler tener conto delle previsioni c’era poco da stare allegri: nuvoloni per gran parte della giornata con probabilità elevatissima di piogge e temporali. Lavorare alla preparazione dell’evento con tale “spada di damocle” sulla testa non è ne semplice ne defatigante e, si sa, le cose da fare sono tante e complesse. Il lieve malore del presidente Francesco Tabacchino, poche ore prima del debutto ne è il segno più tangibile.
L’intrattenimento musicale, seguendo una linea tracciata dalla sapiente direzione artistica Gino Lauro/Adele Bassi è stato vario, e non si è staticamente fossilizzato come in passato sulla musica popolare, che però non è mancata: abbiamo anche ascoltato volentieri e ballato su blues, folk, cantautori; tale offerta musicale diversificata ha coinvolto attivamente i nostri ospiti maggiormente che in passato.
Anche l’offerta enogastromonica si è sensibilmente evoluta, forse venendo incontro ad una domanda latente e non espressa di maggiore fantasia: prova ne sia il fatto che la braciola di maiale servita nella cucina “La vecchia cappella”, sotto la guida sapiente di Elio Barriciello, è andata letteralmente a ruba in entrambe le serate. Non per questo il must della sagra “la carna saucicciara” ha perso smalto: nella cucina “muro scassato”, coordinata da Peppe Izzo, non ne è avanzato un solo pezzettino! I primi piatti, poi, quelli che per propria natura e per volere degli organizzatori hanno bisogno di una preparazione che parta da lontano (almeno due tre giorni) hanno in pieno premiato Pasquale Lombardo e i suoi collaboratori.
La partecipazione è stata fortissima, in entrambe le serate, da una prudenziale stima direi che si è superato ampiamente il numero 5.000 ospiti. Divertentissimo l’epilogo della Sagra, in piazzetta “'ncoppa a corte”, dove gli ultimi ospiti, i più nottambuli hanno ballato, cantato e riso di gusto appena dopo il concerto di “Radici Popolari”, il gruppo in cui si esibisce fra la l’altro la nostra concittadina Adele Bassi, figlia del compianto Gabbì, tra i primi a credere nella valenza della Sagra, per lo sviluppo locale e la salvaguardia del Borgo.
Quali le considerazioni al riguardo? Beh, miei cari “quattro lettori”, il vostro blogger scribacchiante ha potuto notare quanto le innovazioni di cui sopra premino gli organizzatori, sia per le presenze che per gli incassi, che andranno a rifocillare le asfittiche risorse della Pro Loco Pietramelara che, lo ricordiamo, finanzia i propri eventi quasi esclusivamente grazie ai proventi della Sagra e agli sponsor.
Il gradimento è stato elevato, tuttavia si sono notate defezioni da parte dei nostri concittadini, gli ospiti graditissimi erano in gran parte provenienti dalle città di Napoli ed il suo hinterland, da Caserta e provincia. Saremo felici di qualche commento autenticamente pietramelarese a questo pezzo, possibilmente non polemico che ce ne fornisse i motivi in modo da poter, se possibile, correggere il tiro e rivedere sul borgo l’anno venturo i volti familiari e carissimi che ogni giorno incontriamo per strada.
Devo infine fare un “mea culpa”, il previsto “percorso del gusto”, degustazioni guidate da esperti di tipicità locali quali olio e.v.o., formaggi e vini, proposto e propugnato da me, non si è tenuto, a motivo di un assoluta mancanza di persone interessate alla cosa. Era una pretesa così ambiziosa coinvolgere un gruppo di nostro ospiti in tali attività? Chissà... forse l’interesse alle pietanze offerte e all’ intrattenimento ha in qualche modo impedito il successo di tale innovazione, o si tratta di qualcosa fuori posto in un evento come la Sagra, ove l’aspetto ludico ha predominanza su tutti gli altri, compreso quello culturale? I tempi non sono maturi per tali cose, devo riconoscerlo ma… “mai dire mai”, forse in futuro si riproverà e ci sarà un successo più incoraggiante.

mercoledì 15 agosto 2018

SAGRA 2018, MANCA POCO

La Sagra al Borgo 2018, la nostra sagra, è un grande contenitore: un evento che ne contiene altri cento! Quando dico “la nostra sagra” non mi riferisco di certo al presidente Pro Loco e ai componenti del consiglio direttivo, ma “nostra” in quanto pensata per ogni pietramelarese e tanti altri che ci vorranno onorare con una visita graditissima. Un grande contenitore … dicevo: si comincerà domenica prossima 19 agosto, alle 19, con il convegno di presentazione alla stampa, saluti ed interventi di autorità ed esperti, che si concluderà con una pratica dimostrazione della preparazione di alcuni piatti tipici della nostra cucina contadina. Gnocchi cavati a mano, carne saucicciara, conciata e fritta sul posto, allo scopo di rivelare ai mass media i saperi antichi delle nostre donne, dell’arte e della fantasia che infondevano (e infondono) nel perpetuare segreti tramandati da generazioni. Il convegno si terrà nel suggestivo chiostro rinascimentale del Municipio, una volta Convento Agostiniano denominato Santa Maria della Carità, fondato nel 1420 da Giovanna da Celano, signora di Pietramelara.
L’evento vero e proprio poi sarà realizzato nei giorni 25 e 26 agosto, sabato e domenica, tra le viuzze del Borgo medioevale, i suggestivi angiporti e le piazzette. Una formula collaudata quella riproposta ancora una volta quest’anno: cucina contadina, musica popolare, esposizioni di artigianato locale, mostre e il “percorso del gusto”. Di cosa si tratta? … soprattutto di una comunicazione accessibile e divulgativa delle tecniche di assaggio dei nostri prodotti tipici. Vino, olio, formaggi e mieli per i quali qualificati assaggiatori cercheranno di comunicare qual è il modo più corretto per riconoscerne la qualità.
Si parte sabato pomeriggio, alle 19 con la tradizionale sfilata in costume contadino: centinaia di figuranti, bambini ed adulti muoveranno dal Municipio verso Piazza San Rocco, al suono dei “riganetti” che accompagnano i canti popolari della tradizione contadina, tramandata oralmente da generazioni. Appena dopo si entrerà nel vivo: fuoco ai fornelli! Saranno le cucine il must dell’evento, in numero di quattro quest’anno, ognuna specializzata nel preparare ed offrire agli avventori sensazioni ed emozioni diverse: tagliariegli e i cavati al sugo “ncoppa a corte”, suggestiva piazzetta a ridosso dei ruderi del castello, carna saucicciara al “muro scassato”, luogo grondante di storia, da cui si ammira il panorama sulla valle sottostante, frittelle e zeppoline nei pressi di Casa Rinaldi, antica dimora signorile, braciola di maiale alla Madonna della Libera. Ci sarà poi la musica in vari angoli a rallegrare i visitatori: gruppi popolari con canti e suoni della tradizione antica delle nostre campagne.
Manca poco, ancora qualche giorno: vi aspettiamo, fateci visita, lo sforzo comune degli organizzatori è di farvi trascorrere qualche ora serena, ne abbiamo bisogno tutti, soprattutto in momenti come questo rattristati da lutti che hanno colpito l’intera Nazione.

domenica 5 agosto 2018

DOPO CINQUE ANNI

Guardavo ieri sera quei meravigliosi ragazzi e pensavo a te … gli animatori del Pietramelara Village, pieni di entusiasmo, grondanti energia e amore per il nostro paese. Quanto c’era di tuo in loro? Il messaggio che hai trasmesso si rifletteva in quei corpi di ragazzi impegnati nella baby dance, che anche senza aver quasi mai provato insieme si muovevano all’ unisono come il più collaudato dei corpi di ballo, in coloro che facevano divertire i più piccoli ai “gonfiabili”, attenti e responsabili affinché lo svago non potesse tradursi in gioco pericoloso, in quelli ai gazebo, pronti a soddisfare ogni domanda e curiosità, a donare larghi sorrisi, nella tua Tina, splendida e sorridente.
Il tuo messaggio dicevo, fatto di progettualità, smania di sperimentare cose nuove mai provate, di tolleranza anche verso di coloro che non ti potevano soffrire e non sprecavano una sola occasione per boicottarti, mettersi di traverso. Ricordo sai … dicevi: “lasciateli fare” e proseguivi per la tua strada insieme ai chi ti voleva bene, ed erano in tanti, motivati e coesi. E’ un dato di fatto … ovunque hai messo piede ti è stata tributata stima, affetto, amicizia: sul lavoro che amavi tanto, nelle attività culturali a cui tanto tenevi, nella nostra Pro Loco, che con la tua presidenza ha conosciuto un breve e felice periodo di attività, innovazioni ed impegno. Non potrò mai dimenticare le ultime amichevoli espressioni tra noi, la mattina di quella domenica in piazza, pochi giorni prima: quattro chiacchiere per commentare la Sagra che sarebbe dovuta tenersi alla fine del mese, per comunicarti pareri ed impressioni personali, che recepisti con la consueta cordialità.
Non ho voluto allora tessere le tue lodi e ricordarti da queste pagine, che già avevano preso corpo in quel tristissimo giorno in cui decidesti di lasciarci, e neppure commentare i motivi e le ragioni che ti hanno indotto a tanto, perché mi sentivo ferito e ammutolito dal dramma; e poi perché chi scrive deve avere anche la forza di aspettare, non farsi prendere la mano da un facile ritorno in termini di accessi, ascolto e gradimento delle cose scritte.
Caro Giuseppe, ti ricordo invece oggi a distanza di cinque anni, adesso che i tuoi carissimi figli sono cresciuti, che tra loro regna di nuovo la serenità (almeno in apparenza), che il dolore è stato lenito dal tempo che inesorabile scorre.
ADDIO

sabato 28 luglio 2018

RACCOLTA RIFIUTI: IL RUOLO DEI CITTADINI

Premesso che qui da noi, in paese, di sicuro ancora non si può parlare di una vera e propria “emergenza rifiuti”, legata allo stato di crisi dettata dallo scioglimento del contratto stipulato dal nostro Comune con la Ditta appaltatrice del servizio di raccolta, la situazione quantomeno desta delle preoccupazioni, legate alla stagione calda e all’incremento della popolazione per il periodo estivo. Nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, più e più volte sono state formulate scuse per disservizi che da eventuali potrebbero divenire reali, e si è detto che, nelle more della gara, ci sarà un affidamento temporaneo del servizio ad altra ditta. Qualcosa andava fatto nei confronti di chi si è dimostrato inadempiente rispetto agli obblighi contratti in sede di partecipazione alla gara, anche se non denoto grande tempestività nell’azione amministrativa, come giustamente è stato fatto notare fra gli scranni dell’opposizione, in un assise assorbita in larga parte dallo scontro verbale tra il sindaco Di Fruscio e la consigliera Loredana Palumbo.
Ritengo che in una situazione come quella che si è venuta a determinare, per evitare un aggravamento, ci sia bisogno del contributo di ognuno di noi. Chi possiede un giardino ( e siamo in tanti) stocchi i sacchetti di multi materiale in un angolo, avendo cura di risciacquare piatti e bicchieri in plastica prima di deporli nel sacco; è inutile tirar fuori casa i sacchetti quando vi è una certezza quasi assoluta che essi non saranno ritirati a breve. Per l’umido ci si può provvedere di una compostiera (cfr. immagine di copertina), ma ove essa fosse non disponibile per un motivo qualsiasi anche un cumulo fuori terra può fare al caso nostro; è opportuno che nella compostiera o nel cumulo non finiscano avanzi di carne perché potrebbero attrarre topi, mosche ed altri ospiti indesiderati ed inoltre essere causa di cattivi odori; oppure ancora si possono cedere gli avanzi a qualche amico che ancora alleva polli, galline o un maiale: è questa un’opportunità ulteriore derivante dall’abitare un paese di campagna.
Si riduca al massimo la produzione di indifferenziato, anche una volta superato questo momento di incertezza, perché tale frazione è quella più onerosa da smaltire.
E’ venuto il momento di pensare a soluzioni innovative da condividere: il “compostaggio di comunità” cioè l’ottenimento di compost ricavato direttamente in loco dove si produce lo scarto/rifiuto organico attraverso una compostiera di comunità . Questo sistema è basato sull’uso di piccole “macchine elettromeccaniche” in cui il processo aerobico viene mantenuto e accelerato dal continuo apporto d’aria unito alla continua movimentazione del rifiuto. Al bando regionale del 2017 hanno aderito anche i vicini comuni di Pietravairano e Roccaromana; da noi si potrebbe partire, in via sperimentale, dai grandi parchi condominiali siti in località “la cava”, le cosiddette “palazzine delle cooperative”.
Tutto ciò non ha la pretesa di essere un codice o un decalogo, si tratta di piccole cose, piccole idee, che richiedono un impegno minimo, ma che ci faranno sicuramente sentire meglio inseriti nelle comunità a cui apparteniamo, alleviando una situazione ancora non critica ma di sicuro preoccupante.

sabato 21 luglio 2018

MERCATO DOMENICALE: QUESTIONE CONTROVERSA

Diciamoci la verità: il dibattito politico sonnecchia dopo gli eccessi di una campagna elettorale ormai trascorsa da un anno e più. Una questione, tuttavia, anima un poco i capannelli della piazza, specie di domenica mattina, quando essa riassume quell’habitus tanto tipico e caro a molti di noi. Il tema di tante discussioni è il mercato domenicale, di nuovo in paese.
Ricordiamolo: intorno al 2000, l’ amministrazione Di Fruscio diede il la per la costruzione dell’Area Mercato in zona limitrofa al quartiere svizzero, in breve lasso venne acquisito il terreno, fu progettata e realizzata l’opera. Già in fase realizzativa fu spostato il mercato, che si teneva lungo l’asse di via Pescara, dopodiché, ad opera ultimata, lo spostamento divenne definitivo. Le motivazioni addotte allora si riferivano soprattutto a una carenza di sicurezza in quanto le vie di fuga non erano sufficientemente assicurate in caso di incidenti, inoltre i residenti lamentavano fastidi nell’intera giornata domenicale.
La mia posizione al riguardo è sempre stata netta e chiara: spostare il mercato fu un errore dalle conseguenze incalcolabili sull’economia locale e per le sorti del centro storico. L’ho detto a più riprese e l’ho scritto, anche servendomi di questo blog e di altri media, e non cambio idea (cfr. su questo blog https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2011/04/piazza-san-rocco.html, https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2016/09/edificio-scolastico-di-via-marconi-che.html )
Il mercato dopo circa un quindicennio, lo scorso Natale è stato riportato “in via sperimentale” al centro del paese; opinioni contrastanti al riguardo: i favorevoli, soprattutto commercianti locali, dicono che gli affari, la domenica mattina, vengono trainati dalla presenza del mercato, facendo registrare qualche timido segno di ripresa, i contrari, tra cui primeggiano i rappresentanti della ex amministrazione Leonardo, sostengono che i problemi di sicurezza non sono stati rimossi, che i parcheggi per gli avventori sono un dramma, che nulla è migliorato per l’economia locale, che la fruizione della piazza come luogo di incontro ne ha risentito. Qualcuno di costoro arriva persino a predire l’imminente fine del mercato, perché gli ambulanti si stancano e mano a mano lo lasciano: a costoro va risposto che questa tendenza era già evidente prima dello spostamento “sperimentale”, e che i pericoli di estinzione del mercato sono reali, ma legati all’evoluzione delle modalità di acquisto, nei grandi centri commerciali e sulle piattaforme on line.
Non so come andrà a finire, quando la sperimentazione sarà conclusa, se e quando il mercato ritornerà in via definitiva al centro del paese. Qualcuno parla di un referendum per sondare la volontà della popolazione… vedremo.
Due le considerazioni che vorrei esprimere al riguardo: la prima riguarda la sensazione (mia personale) che veramente qualcosa sta migliorando nel centro storico a noi tutti tanto caro ed importante per il resto del paese; si vede effettivamente qualche persona e qualche gruppo in più pendolare da Piazza San Rocco lungo via Roma verso Piazza Sant’Agostino. Pietramelara la domenica mattina si sveglia meglio, i disagi ci sono, certo, ma legati soprattutto al cantiere dell’ex edificio elementare, rimosso il quale si potrà di nuovo parcheggiare.
In secondo luogo va dato poi atto al Sindaco Di Fruscio del coraggio dimostrato nel tornare sui suoi passi: da fautore ed artefice del mercato “fuori porta”, a protagonista del riposizionamento in centro. Non è cosa da poco, miei cari quattro lettori, e ve lo dice chi di Di Fruscio è stato netto e palese oppositore.
In conclusione ritengo che bisogni aspettare che la situazione si assesti, che forse si dovrà pensare ad una nuova Area Mercato, limitrofa al centro di Pietramelara, in grado di soddisfare giuste esigenze igienico/sanitarie e di sicurezza, ed al contempo mantenere viva la parte più importante del paese.

martedì 17 luglio 2018

I "CASTELLI" DEL MONTICELLO

Solo chi conosce a fondo il nostro territorio ne ha o ne ha avuto notizia: in pochi sanno infatti dell’esistenza di due significative emergenze sul Monticello, il primo sovrasta il versante Nord, che da sulla piana dei pantani ed il secondo a ridosso del cimitero, versante Est, distanti tra loro 200 metri circa ed entrambi a quota 230 slm, metro più metro meno. La tradizione popolare ha attribuito loro i nomi, rispettivamente, di “Castello Quadrato” e “Castello Rotondo”. In realtà di castelli non si tratta, almeno nel senso stretto della parola: le ridotte dimensioni, lo spessore delle mura che non supera i 50/80 cm, l’assenza di torri o di ruderi di esse, ce ne rendono contezza.
Sono ubicati entrambi nel bosco del Monticello, già proprietà della famiglia Caracciolo, duchi di Roccaromana e padroni di Pietramelara, che ne avevano fatto una piccola riserva di caccia (25 ettari circa) racchiusa pèr l’intero perimetro da un muro in pietra calcarea e malta, alto circa 2 metri e mezzo. Tale fondo boschivo con l’annessa masseria in località San Pasquale, passò poi in tempi più recenti al Marchese Paternò, imparentato coi Caracciolo, attualmente ne sono proprietari gli Eredi Cerbo.
Il Castello Quadrato, sorge in un punto estremamente panoramico, che domina la piana dei pantani, sino alle alture di Marzanello e Pietravairano; la pianta è rettangolare, non rimangono di esso che le mura perimetrali. Dalla tipologia costruttiva si direbbe che in passato si sia trattato di un edificio religioso: forse un conventino, forse l’abitazione di un eremita con annessa chiesetta; l’ipotesi è confermata dal fatto che nella cartografia borbonica del Rizzi-Zannoni (1784) il punto è indicato come “Sant’Angelo”; dato il dislivello rispetto alla vasta radura sottostante, si notano tracce di una scalinata in pietra che doveva agevolare il superamento di tale dislivello (8/10 metri).
Più interessante e intrigante la visita al cosiddetto “Castello Rotondo”: si tratta comunque di un edificio di dimensioni ridotte, su due livelli, di cui l’inferiore è completamente interrato. La parte fuori terra ha pianta anch’essa rettangolare, con spigoli fortemente arrotondati (da cui il nome), la muratura è in tufo nero, a vista. Misteriosa la parte ipogea, a pianta circolare: si tratta di una stanza centrale di forma circolare al cui centro è presente una colonna cilindrica il cui diametro supera il metro; la funzione di tale colonna è portante per l’intera costruzione superiore; la stanza circolare è circondata da un corridoio sull’intera circonferenza… La sua funzione: quasi sicuramente un casino di caccia, a servizio della piccola riserva dei Caracciolo, ove pare fossero allevati cinghiali ed altri ungulati. Il lato esterno del corridoio è intervallato da aperture ad altezza d’uomo, a distanza regolare (cfr. foto di copertina). In un pozzetto, sul pavimento di detto corridoio, vi è un affioramento di acqua, probabilmente per effetto di una falda artesiana. Quali fossero state nel passato le funzioni di tale ipogeo non è riportato in alcun documento e neppure nella tradizione orale popolare se ne rinviene traccia: un’inquietante sensazione di leggenda pervade quel luogo. E’ certo comunque che quella porzione di territorio è disseminata di esoterismo, che solo in parte la pia presenza del Convento Francescano di San Pasquale ha potuto contemperare: a chi ha occhio per queste cose non sarà sfuggito, infatti, che nel nostro cimitero, osservando la facciata delle due cappelle principali sono raffigurati un simbolo massone nel timpano dell’Ave Gratia Plena (cappella r’i signuri) e una croce celtica in quello del Corpus Domini.
I due edifici sul Monticello rappresentano un’ulteriore profonda impronta lasciata dai Caracciolo, famiglia controversa, sul nostro territorio: si sa che la nobiltà partenopea, d’altronde, non ha mai disdegnato rapporti con l’occulto e con l’esoterismo.