Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

martedì 27 giugno 2023

129 ANNI DI MOBILITA' A MOTORE

 

Esattamente 129 anni or sono, il 27 giugno 1894, avvenne qualcosa che doveva cambiare il cammino dell’uomo sul nostro pianeta. A distanza di alcuni anni da analoghe invenzioni di Nikolaus Otto, Gottlieb Daimbler, Eugenio Bersanti e Felice Matteucci, il tedesco Karl Benz ottenne il brevetto per una sua versione del motore a scoppio.
Il motore a scoppio - o più correttamente, a combustione interna - è una macchina che permette di trasformare l’energia chimica propria di una miscela tra l’aria e un combustibile in energia meccanica, resa poi disponibile per gli utilizzi più disparati. I combustibili utilizzati sono di norma composti da idrocarburi, come la benzina, il gasolio, il Gpl o il metano, mentre l’ossigeno presente nell’aria fa da comburente. Il definitivo sviluppo del progetto ci fu nel 1875 da Nikolaus August Otto (cfr. foto di copertina). Si tratta dunque un generatore di potenza meccanica che ha innumerevoli campi d’impiego, a partire dalla propulsione dei veicoli.
Il ventesimo secolo ha visto lo sviluppo delle macchine che si muovevano grazie ad un motore “a combustione interna”: automobili, mezzi di trasporto per le merci, macchine agricole, treni… tutto si muoveva grazie a questa geniale invenzione. L’evoluzione è stata intensa e rapida e in 129 anni ne abbiamo viste veramente di tutti i colori.
La meccanizzazione delle popolazioni, partita allora, nel 1894, ha avuto un picco dagli inizi degli anni ’60, con un progresso sempre maggiore. Certo, nei paesi occidentali, a volte si è esagerato anche perché le esigenze di mobilità sono diverse da punto a punto; se ad esempio in una metropoli dotata di uffici, scuole e servizi di trasporto, un’auto potrebbe rappresentare più un problema che un vantaggio (soprattutto per il parcheggio), in una realtà defilata come la nostra, l’auto resta un insostituibile legame con la società e chi non può permettersela è veramente tagliato fuori da ogni opportunità!
Da qualche anno è iniziato un inesorabile declino per il motore a scoppio, soprattutto perché è responsabile di una larga fetta dell’inquinamento atmosferico che soffriamo; inoltre le emissioni di anidrite carbonica e altri gas hanno contribuito ad innalzare il cosiddetto “effetto serra” che ci affligge soprattutto nelle estati calde. Per fargli fronte sono stati introdotti motori ibridi e/o a trazione completamente elettrica ma… siamo sicuri che la loro diffusione produrrà una diminuzione dell’inquinamento e dell’effetto serra? La produzione di energia elettrica, necessaria alle ricariche, avviene ancor ‘oggi con centrali termiche che sono le prime produttrici di inquinanti e gas serra; d’altronde il fotovoltaico e le rinnovabili in genere non sembrano sufficienti a risolvere il problema.
Per quanto ancora allora dovremo far ricorso alla vecchia cara benzina per muoverci? Non saprei, comunque sento di dover un atto di riconoscenza nei confronti degli inventori di cui ho parlato in apertura.

martedì 23 maggio 2023

RENDICONTO. I MOTIVI DI UN RITARDO

 

Cosa si nasconde dietro il ritardo nell’approvazione del rendiconto di gestione per esercizio 2022? Il Prefetto di Caserta ha notificato al nostro ed altri 31 comuni, stando alla stampa locale, un sollecito per l’approvazione entro 20 giorni per tale importante documento contabile.
Nel corso della seduta della Conferenza Stato città ed autonomie locali di oggi, 18 aprile 2023, è stata approvata la proroga del termine per l’approvazione dei bilanci di previsione dei Comuni dal 30 aprile al 31 maggio prossimo, che verrà a breve formalizzata con apposito decreto del Ministro dell’Interno. Tuttavia, secondo quanto sancito dall’art. 227 del Testo Unico degli Enti Locali, il termine ultimo per l’approvazione del rendiconto anno precedente era fissato (e resta) allo scorso 30 aprile. Si tratta, a differenza del Bilancio di Previsione, di dati certi e storicizzati, pertanto pienamente disponibili negli uffici contabili dell’Ente. Ed allora… cosa ha potuto generare un ritardo tale da indurre il Prefetto a sollecitare l’approvazione, e minacciare sanzioni in caso di inadempienza?  Quali potrebbero essere tali sanzioni? Nell’art. 141 del Testo Unico è prevista in caso di inadempienza anche lo scioglimento del Consiglio Comunale.
E’ difficile che ciò  avvenga, ma è così! Gli uffici comunali, sguarniti per il pensionamento per raggiunti limiti di età della maggior parte del personale “storico”, fanno fatica a riorganizzarsi, nonostante l’ingresso in essi di alcune unità provenienti da altri enti locali; certo si avverte in tali situazioni la mancanza di qualche “alchimista della contabilità” che in più di un’occasione in passato ha permesso di rispettare, grazie ad artifici e stratagemmi vari, il rispetto (almeno sulla carta) di equilibri ed indici previsti dalla legge; la sua autorità in qualche periodo gli ha permesso anche di assurgere al ruolo, in più di un’occasione, di “sindaco-ombra”. Tale personaggio, ricordiamolo, era organico agli uffici comunali nel corso del  primo e secondo mandato Di Fruscio (1998/2007), come nel primo e secondo mandato Leonardo (2007/2017). Eppure l’attuale amministrazione può contare sulla fedeltà e l’elevata professionalità specifica dell’Assessora al ramo, fatto che acuisce la mancanza di motivazioni plausibili per il ritardo lamentato dal Palazzo di Governo.

lunedì 15 maggio 2023

STORIA DI GUERRA E SOLIDARIETA'

 

Durante la Seconda guerra mondiale, proprio come oggi gli ucraini, gli italiani scappavano dai bombardamenti. Con le bombe la guerra entrò anche nelle città, toccò e ferì spazi e tempi non militari, costrinse a vivere quotidianamente con le sirene degli allarmi, col rombo della contraerea e le esplosioni degli ordigni, con la paura e l’angoscia, e ad adottare strategie per sopravvivere. Lo sfollamento fu una di queste. Fin dal giugno ‘40, infatti, ma soprattutto dall’autunno ’42, milioni di italiani si allontanarono dalle città bombardate per cercare un rifugio più sicuro.
Ed è proprio una storia di sfollati quella che vi voglio raccontare. Correva l’anno 1942, la città di Napoli, soprattutto per la presenza del porto, era sottoposta a bombardamenti continui e dalle conseguenze drammatiche. La famiglia Dell’Aquila, che abitava ai Ponti Rossi, quartiere nord di Napoli, si vide costretta a lasciare la città. La signora Antonietta, all’epoca adolescente, insieme ai genitori Ciccillo e Peppenella, partì, dietro suggerimento di una conoscente, alla volta di Pietramelara con la corriera che, nonostante gli eventi bellici, continuava a fare servizio. Giunti in paese, affardellati di valigie e suppellettili che erano riusciti a portare con sé (come nella foto di copertina), scesero dalla corriera e, guardatosi intorno con lo smarrimento tipico di tali situazioni, cercarono un alloggio. Qualcuno si fece avanti suggerendo di provare dalle parti dell’Ariola, contrada rurale attualmente inglobata in paese, allora estrema periferia. La famiglia Colapietro, che abitava alla fine della strada, fu disposta ad affittare una stanza. Ed allora emerse quel senso di solidarietà diffuso fra la nostra gente e, messa da parte ogni diffidenza, ospiti ed ospitanti si integrarono a tal punto da costituire ancor’ oggi un ricordo fisso e persistente nella non più giovane Antonietta, affettuosamente ribattezzata Tettella dai Colapietro.  Le famiglie ormai fuse nel momento di sventura, pranzavano insieme, Tettella veniva rassicurata quando si spaventava per il sorvolo dei bombardieri, essa stessa partecipava alla vita di campagna.
Dopo ben ottanta anni la voglia di Tettella di ritrovare quei luoghi, quella famiglia che l’aveva accolta insieme ai propri cari, la nostalgia per momenti sereni vissuti nonostante la guerra, era divenuta un chiodo fisso, ed oggi, ormai novantenne, continuava a parlarne con le tre figlie, che le promettevano di farla ritornare a Pietramelara, nel tentativo di riuscirci. Un evento fortuito permise a una di loro di stabilire un contatto con il carissimo Antimo De Cesare: detto fatto… in coincidenza con la Festa della Mamma condussero Tettella domenica scorsa in paese. Antimo mi contattò per la mia conoscenza delle parentele e delle ascendenze, tuttavia la ricerca, data la vaghezza delle informazioni, attenuate da ricordi troppo lontani nel tempo, si presentava ardua.
Avevo intuito che la località era dalle parti dell’Ariola, ma come discernere fra le tante abituazioni rurali presenti in quel luogo? La scintilla scoccò quando Tettella nominò una certa Mariannina, che si sposò nel periodo dello sfollamento! Ricollegai quel nome alla defunta mamma di Gianni Ionata: le emozioni cominciarono da quel momento a montare, fino a farsi tangibili quando si avvicinò Vincenzo, discendente di quei Colapietro che tanto umanamente avevano accolto quella famiglia in forte difficoltà. Dai ricordi di costui, che coincidevano con quelli di Tettella nei nomi e nelle situazioni, emerse che la famiglia era quella… l’operazione memoria era ormai fatto compiuto!

venerdì 12 maggio 2023

FUORI SEDE NELLE TENDE

 

La storia di Ilaria, la studentessa universitaria che nelle scorse settimane si è piazzata con una tenda e con un materassino gonfiabile davanti al Politecnico di Milano, per accendere un faro sul problema del caro-affitti per i ragazzi fuori sede (e non solo), che affligge il capoluogo lombardo, sta dando lo spunto a molti altri ragazzi per solidarizzare con lei
Dopo il gesto di Ilaria altri studenti si sono uniti alla sua voce, arrivata fino a Roma, con la costruzione di una tendopoli anche all’Università Sapienza.
“Non smetterò di lottare e spero arrivino altre tende in giro per l’Italia”. Così è stato: come in una sorta di staffetta tra compagni di sventura, la protesta si sta ora spostando in altre città, strutturandosi ulteriormente. Nelle grandi città i costi degli affitti sono insostenibili per i fuori sede. Particolarmente determinato il gruppetto che, come detto, da alcune ore sta occupando gli spazi aperti de “La Sapienza”.
Come segnalano le associazioni studentesche, anche a Roma cercare casa oggi è diventata un'impresa: gli appartamenti disponibili costano in media 500€ e gli studenti fuori sede sono 40 mila (un terzo di tutta la popolazione dell'Ateneo). Inoltre, sempre secondo i rappresentanti degli studenti, gli strumenti che la regione mette a disposizione tramite contributi per alloggi e borse di studio rimangono delle soluzioni temporanee ed esigue.
E i soldi investiti per le residenze studentesche sono ancora troppo pochi.
Devo dire la verità, per esserci passato, la vita di uno studente fuori sede non è per niente piacevole! L’impegno pressante dello studio si somma all’ansia dei genitori che investono risorse ingenti per vedere un figlio laureato, a questo si aggiunga il senso di spaesamento quando ci si vede trapiantati da una realtà ad un’altra, semmai lontana centinaia di chilometri. Non sono stati piacevoli per il vostro blogger scribacchiante gli anni trascorsi in quel di Portici (NA), da studente fuori sede. A differenza dei miei amici che studiavano a Napoli, vivevo in una realtà provinciale e periferica, in cui l’unico svago poteva essere, dopo le lezioni in ateneo e lo studio, una serata al cinema. La spesa per dormire allora era di poche decine di migliaia di lire, niente o quasi a confronto con le cifre pretese oggi per un posto letto, magari con pagamento “in nero”.
Quali le soluzioni al problema del caro-affitti? …Oltre a quella più ovvia dell’incremento di posti letto nelle residenze studentesche pubbliche, si è prospettata anche l’idea di incrementare l’e.learnig, cioè le lezioni impartite tramite il web. Non ritengo che si una buona idea, in quanto l’Università va vissuta come comunità di apprendimento tra docenti e studenti; in tale luogo si deve respirare un’atmosfera di sapere diffuso, si devono sviluppare relazioni condivise, basate su interessi comuni.
 

venerdì 5 maggio 2023

A.P. ATTIVA O A.P. NON ATTIVA?

 

Può succedere che in un giorno, festivo o feriale che sia, i cartelli recanti messaggi luminosi relativi a un’area pedonale possano esporre indicazioni contraddittorie e fuorvianti, come da copertina? Certo che sì! … qualsiasi congegno elettronico, analogico o digitale che sia, può non funzionare da un momento all’altro, senza preavviso. È normale… uno sbalzo di tensione elettrica, il cattivo tempo e/o altre cause hanno potuto determinare tale inconveniente. Sembra altresì tempestiva e corretta la richiesta del gruppo di opposizione consiliare, volta a non colpire chi in buona fede abbia potuto varcare la “fatidica soglia” dell’area pedonale, ingannato dal messaggio fuorviante.
Ciò che mi preme sottolineare, tuttavia, è un problema politico, la solita mancanza di visione che conduce a scelte del tutto inaderenti alla situazione che si vuole governare. L’Area Pedonale è una di queste scelte: essa danneggia l’economia locale, colpendo i pochi negozi che a fatica continuano a operare nel Centro Storico e non induce alcun vantaggio nella fruizione dei monumenti, delle chiese e del borgo. Prendiamo ad esempio due date vicine a noi: il 25 aprile, festa della Liberazione e il 1 maggio, festa del Lavoro: Piazza San Rocco e Via Roma semideserte, in ambedue le occasioni, con l’area Pedonale attiva; e allora mi tornano alla memoria le parole del Sindaco, allorquando, intervistato da un webgiornale locale, ebbe a dire che introdurre l’area pedonale avrebbe indotto il passeggio nel centro storico: sarà … “ma a mmè me pare proprie ‘na s …”, concludevano così i Trettrè i loro sketch in un varietà televisivo di qualche decennio fa.
La verità è sempre la stessa, da almeno un trentennio: ci troviamo di fronte all’ennesimo tentativo di annichilire il centro storico di Pietramelara, in quanto luogo geografico e di socialità. 
Ricordate? … si iniziò con lo spostamento del mercato domenicale nell’estrema periferia, si è continuato poi con le scuole elementari, la colpevole disattenzione al Borgo e…ciliegina sulla torta, ormai mancava solo questo!

lunedì 24 aprile 2023

LARA DICE ANCORA

 

Avevo trascorso l’intera mattinata in campagna, quindi impossibilitato a partecipare e/o prendere visione dell’evento denominato “LaraDice”; poi nel pomeriggio, animato dalla solita curiosità, nonché attirato dall’esibizione in programma di Sonia Todaro e Francesca Del Duca, già seguite in più occasioni, perché facenti parte del gruppo che si esibisce con Eugenio Bennato, mi sono recato in piazza.
La prima impressione è stata di piacere: vedere la piazza gremita, come non accadeva da tempo, mi ha indotto a rimanere. Ho gironzolato un po’ fra gli stand del mercatino che è stato allestito, imprenditori locali hanno esposto la loro merce con orgoglio, all’insegna della tradizione e dell’innovazione, indicatori di un’aspettativa fiduciosa per il futuro in Pietramelara; altri provenienti da località vicine o più lontane hanno partecipato con interesse, facendo affari e stabilendo contatti commerciali; vi erano poi hobbisti che si sono messi in discussione di fronte a una platea vasta e diversificata esponendo bijou  ed altre chicche. 
La gente si è trattenuta sino a sera, chiacchierando, cantando e  ballando con Adele Bassi, gustando le pietanze esposte, tra esse l’arcifamosa carne saucicciara, divenuta negli ultimi decenni prodotto tipico del luogo; quando poi la temperatura è scesa, man mano i gruppi hanno cominciato a defilarsi. I bar della piazza penso che abbiano fatto ottimi affari: i gelati di Angela, la rosticceria di Annamaria e i drink di Mimmo e Gianluca, sono stati particolarmente graditi. Il tempo meteo è stato clemente e ha favorito l’afflusso, grazie anche a un buon canale di comunicazione creato avvalendosi dei social e del passaparola giovanile. Mi complimento con ognuno di voi, cari ragazzi dell’organizzazione, ma non menziono alcun nome, perché sicuro di dimenticarmi di qualche protagonista.
Tanto premesso ritengo che l’anima giovanile a Pietramelara ha ancora radici salde, non a caso l’associazione che si è dato l’onere dell’organizzazione nel denominarsi ha giocato sul calembour “LaraDice”, che fonde l’essenziale radicamento dei giovani con il nostro territorio ed il fatto che Lara (Pietramelara) qualcosa da dire l’ha sempre avuta e oggi, si è dimostrato, continua ad averla. Dal logo di LaraDice (vedi immagine di copertina), uno stilema del borgo in pianta, l’ennesima conferma che qui da noi, se qualcuno ha una cosa da dire, una storia da raccontare deve animarsi di coraggio, uscire allo scoperto, fidando nelle proprie forze e in quelle di qualche amico che condivide il percorso, anche senza l’apporto di enti e istituzioni (nessuno escluso) che troppo a lungo sono stati latitanti sotto tale aspetto.
 

lunedì 17 aprile 2023

IL CASTELLO FIERAMOSCA DI MIGNANO

 

E’ questa una classica visita da domenica pomeriggio piovosa! Non avendo altro da fare… caffè e gelato, poi si gironzola in auto e, quasi per caso, si capita nei pressi di Mignano Monte Lungo, comune dell’estremo nord della Campania, sito sulla ss Casilina. Mi sono ricordato del castello, di aver ammirato la sua mole imponente, ed allora perché non vedere se è possibile visitarlo?
Detto fatto, ci siamo trovati nell’androne che immette sull’ampia corte del castello (vedi foto di copertina), già teatro di vicende storiche tipiche dell’Italia Meridionale nel medioevo e rinascimento.
In tale luogo si concluse l’aspra guerra combattuta tra papa Innocenzo II e Ruggiero d’Altavilla, detto il Normanno: il Papa fatto prigioniero, e portato nel castello di Galluccio, firmò la pace a Mignano nel 1139. Dal 1150, signori di Mignano furono, prima, Malgerio Sorello, che morì (1186) nell’Abbazia della Ferrara di Vairano, e poi, i fedeli di Federico II, che si erano battuti con i conti d’Aquino (cfr.  http://scribacchiandoperme.blogspot.com/2018/10/labbazia-della-ferrara.html). Con gli angioini Mignano fu feudo Odolina di Chiaromonte, contessa di Montallo, successivamente in epoca aragonese (1442 -1459), Mignano appartenne alla famiglia Della Ratta. Nel secolo successivo il castello divenne proprietà della famiglia Ferramosca (Fieramosca) di Capua, fedelissima degli Aragonesi. I Fieramosca furono signori di Mignano fino al fino al 1581, apportando notevoli modifiche al primitivo castello; di tale famiglia si distinse Ettore, eroe della disfida di Barletta, che dimorò a lungo nel castello. L’ultimo feudatario di Mignano fu Vincenzo Tuttavilla (1806), strettamente imparentato con la famiglia Caracciolo, duchi di Roccaromana e padroni di Pietramelara.
Dopo Unità d’Italia (1860/1870), e data la diffusione a Mignano del fenomeno del Brigantaggio il Generale Pallavicini pose nel castello il quartier generale per arginare la lotta, con la ferocia tipica degli invasori che combattono i patrioti locali, detti briganti dalla storiografia ufficiale post unitaria.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale lo stesso Castello, purtroppo, subì diversi danni strutturali. Nel 1956 la struttura fu acquistata dal Vescovo di Teano, Mons. Francesco Simeone, dopo la cui morte finì nell’abbandono più totale. Nel 2009 l’acquisizione da parte del Comune e l’inizio dell’opera di restauro, conclusasi nel 2018, con l’inaugurazione, grazie ad un cospicuo finanziamento europeo.
Ciò che colpisce prima di tutto il visitatore è l’imponente mole, insieme alla tipologia architettonica di matrice tipicamente militaresca, che poco concede allo sfarzo, tipico di altre dimore. Il materiale più impiegato il tufo giallo, abbondantemente diffuso in zona, data la natura vulcanica dei luoghi.
Queste le note positive, delle negative si deve altresì parlare: il restauro, sebbene eseguito sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza delle Belle Arti e Paesaggio per le Province di Caserta e Benevento, a tratti tradisce una certa incertezza nelle destinazioni future per il monumento: filologicamente fedele all’originale, o da destinarsi alla fruizione sociale più ampia? Infatti alcune recensioni sul web confermano tale perplessità del vostro blogger scribacchiante (È veramente ben curato e interessante. Peccato che siano state utilizzate lampade eccessivamente moderne. Idem per le porte). Inoltre ai ragazzi del servizio civile che si occupano delle visite guidate, gentili e disponibili, andrebbe fatta un minimo di formazione, altrimenti le notizie che si danno ai visitatori sono oggettivamente scarse.
A parte ciò, una visita che consiglio a chiunque, essendo quello descritto un monumento fortemente caratterizzante il territorio e l’identità dell’Alto Casertano, luogo di storia, ambiente e monumenti.