E’ proprio vero che la storia si ripete! Credevo fossero tramontati i tempi in cui scrivevo di cose locali per un diffuso quotidiano, e invece …
Giustappunto mi ritorna alla mente il caso che vissi e che vi vado a raccontare: una persona che mi conosceva mi incontrò e con un certo fastidio mi raccontò di essere stato vittima, insieme a persone di famiglia, di un attacco di pulci nei pressi della sua abitazione sita nel paese alto; allo scopo di denunciare la gravità del fatto e di contribuire in qualche modo ad evitare che qualcun altro subisse la stessa disavventura, riportai in un articolo le testuali parole del mio interlocutore. Apriti cielo! ... il sindaco del tempo scrisse una lettera di fuoco al direttore del quotidiano, dandomi del bugiardo e del mistificatore; naturalmente il direttore si guardò bene dall’impedirmi di scrivere cose del genere, anzi mi incitò a continuare sulla stessa strada.
Oggi, dopo anni e anni da quell’episodio, mi perviene un messaggio, peraltro garbato, in cui, ricorrendo a clausole regolamentari, mi si chiede di non trattare più di politica locale su FORUM PIETRAMELARA. Che dire? … obbedisco! Ma la cosa non mi esime dal formulare considerazioni al riguardo, altrettanto garbate. Il successo del forum è noto a tutti, e si nutre anche degli umili contributi del sottoscritto; sono pronto ad andarmene senza sbattere la porta, ma il comportamento di chi si sente leso dai miei articoli, senza averli mai controbattuti con argomentazioni serie, mi ricorda da vicino un proverbiale ritornello/modo di dire della mia infanzia: “ju pallone è ju miu, e pazzéa sulu chi ricu ì!” (trad.: Il pallone è mio e faccio giocare solo chi dico io).
L’ho detto e lo ripeto, non faccio informazione ma commento, alla luce delle mie convinzioni, giuste o sbagliate che siano, la realtà che ho sotto gli occhi. Sbaglia di grosso chi si aspetta di leggere dai miei scritti “Tutto va bene, madama la marchesa”, come nella famosa canzone; se poi sono di incomodo a qualcuno lascio, ma non illudetevi di mettermi a tacere… ci vuole ben altro! Chi pensa di proporsi ancora una volta alla guida di questo paese dovrebbe accettare il dialogo, farebbe bene a lui e alla sua azione politica che si arricchirebbe di spunti, a volte tralasciati per mera distrazione.
Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese
venerdì 24 febbraio 2017
sabato 18 febbraio 2017
DUE NOVITA'
Beh, vediamo… quali sono le ultime novità di questa campagna elettorale per le amministrative, da poco entrata nel vivo?
Uno sguardo alla finestra non ci offre particolari fatti degni di nota, se si esclude l’esito della riunione in casa Senese dello scorso 11 febbraio e l’entrata in scena di una nuova formazione politica locale che si materializza solo attraverso comunicati stampa.
Andiamo con ordine: l’incontro in casa Senese, tenutosi qualche giorno fa ha visto una discreta affluenza di pubblico, persone evidentemente attratte dalle tematiche in discussione, così come da invito esteso via web dall’ex sindaco Zarone. Fatto sta che, sentito più di un partecipante, la delusione dopo poco si è impadronita della platea, soprattutto quando si è capito che qualcuno, forzando la mano e servendosi di un’addestrata “claque”, voleva sfruttare l’occasione per ottenere un’investitura “a largo spettro” per le prossime amministrative; il disappunto di qualche astante si è tradotto poi in insofferenza, e costui ha finito per abbandonare la riunione “sbattendo la porta”. L’analisi dell’episodio porta a emarginare una considerazione, rivolta agli organizzatori: se l’eventualità o il pericolo che ci si serva di queste cose come trampolino sono elevati, da parte di chi da tempo è finito nel dimenticatoio, o l’incontro è stato organizzato apposta, oppure si è peccato in scarsa avvedutezza: delle due una! … e dire che parliamo di politici locali “di lungo corso”, occupanti in passato prestigiose poltrone … mah!
L’imminenza dell’appuntamento elettorale scatena le ambizioni di uomini o gruppi, e questo è risaputo, ma francamente non mi aspettavo l’affacciarsi sulla scena politica di un gruppo come quello che fa capo al NCD. Per chi, tra i miei quattro lettori, non segue assiduamente la politica il Nuovo Centrodestra (NCD) è un partito politico italiano, guidato da Angelino Alfano. È nato nel 2013 ad opera degli esponenti del Popolo della Libertà contrari al suo scioglimento e alla rifondazione di Forza Italia, nonché favorevoli a continuare a sostenere il Governo Letta. Dal 2014 appoggiò e fece parte del Governo Renzi, e poi del Governo Gentiloni. Gli “alfaniani” pietramelaresi comunicano solo attraverso la stampa, affidandosi ai web blog locali, evitando accuratamente di firmarsi e dichiarare chi è al vertice del gruppo e chi sono e quanti sono i componenti del gruppo stesso. Nonostante le domande poste al sindaco Leonardo, non si capisce, per quanto ci si sforzi, quale sia l’esatta posizione di costoro, pertanto ritengo opportuna la loro uscita allo scoperto, firmandosi e soprattutto palesando le proprie intenzioni e i propri progetti. Non sono contrario alle novità, ma l’elettorato chiede, oggi come non mai, chiarezza e trasparenza sia a chi si propone, sia ai media che veicolano le informazioni.
Uno sguardo alla finestra non ci offre particolari fatti degni di nota, se si esclude l’esito della riunione in casa Senese dello scorso 11 febbraio e l’entrata in scena di una nuova formazione politica locale che si materializza solo attraverso comunicati stampa.
Andiamo con ordine: l’incontro in casa Senese, tenutosi qualche giorno fa ha visto una discreta affluenza di pubblico, persone evidentemente attratte dalle tematiche in discussione, così come da invito esteso via web dall’ex sindaco Zarone. Fatto sta che, sentito più di un partecipante, la delusione dopo poco si è impadronita della platea, soprattutto quando si è capito che qualcuno, forzando la mano e servendosi di un’addestrata “claque”, voleva sfruttare l’occasione per ottenere un’investitura “a largo spettro” per le prossime amministrative; il disappunto di qualche astante si è tradotto poi in insofferenza, e costui ha finito per abbandonare la riunione “sbattendo la porta”. L’analisi dell’episodio porta a emarginare una considerazione, rivolta agli organizzatori: se l’eventualità o il pericolo che ci si serva di queste cose come trampolino sono elevati, da parte di chi da tempo è finito nel dimenticatoio, o l’incontro è stato organizzato apposta, oppure si è peccato in scarsa avvedutezza: delle due una! … e dire che parliamo di politici locali “di lungo corso”, occupanti in passato prestigiose poltrone … mah!
L’imminenza dell’appuntamento elettorale scatena le ambizioni di uomini o gruppi, e questo è risaputo, ma francamente non mi aspettavo l’affacciarsi sulla scena politica di un gruppo come quello che fa capo al NCD. Per chi, tra i miei quattro lettori, non segue assiduamente la politica il Nuovo Centrodestra (NCD) è un partito politico italiano, guidato da Angelino Alfano. È nato nel 2013 ad opera degli esponenti del Popolo della Libertà contrari al suo scioglimento e alla rifondazione di Forza Italia, nonché favorevoli a continuare a sostenere il Governo Letta. Dal 2014 appoggiò e fece parte del Governo Renzi, e poi del Governo Gentiloni. Gli “alfaniani” pietramelaresi comunicano solo attraverso la stampa, affidandosi ai web blog locali, evitando accuratamente di firmarsi e dichiarare chi è al vertice del gruppo e chi sono e quanti sono i componenti del gruppo stesso. Nonostante le domande poste al sindaco Leonardo, non si capisce, per quanto ci si sforzi, quale sia l’esatta posizione di costoro, pertanto ritengo opportuna la loro uscita allo scoperto, firmandosi e soprattutto palesando le proprie intenzioni e i propri progetti. Non sono contrario alle novità, ma l’elettorato chiede, oggi come non mai, chiarezza e trasparenza sia a chi si propone, sia ai media che veicolano le informazioni.
mercoledì 1 febbraio 2017
L'ARCIPELAGO E LE SUE ISOLE
Sembra tramontato definitivamente il tempo dei musi lunghi e delle piccole ripicche: un corso nuovo è stato intrapreso per la Pro Loco Pietramelara. All’indomani della prima riunione costitutiva, tenutasi nella Sala Consiliare agli inizi dell’anno, la parolina magica “inclusione”, non intesa quale concetto astratto, ma assurta ad un vero e proprio modus operandi , ha finito per convincere chiunque.
Di fatto il prodotto di tale stato di cose è una Pro Loco “modello arcipelago”, nella quale sono confluite, mantenendo la propria identità ed individualità, tutte o quasi le associazioni che operano sul territorio comunale. Non è un risultato da poco! …se solo ci riferiamo al recente passato, vediamo quante rivalità sono state superate e messe da parte. Ognuna di queste associazioni continuerà a fare il proprio lavoro, mantenendo obiettivi e metodi propri; la differenza rispetto al passato consiste in un’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche, derivante dalla concertazione delle attività in seno alla Pro Loco; quest’ultima, da parte sua, avrà senz’altro alcune attività proprie, a partire dalle tradizionali “Sagra al Borgo”, al Presepe Vivente, al Pietramelara Village e via discorrendo, alle quali ognuno potrà dare un contributo fattivo in termini di progettazione e realizzazione. Un arcipelago variegato nei colori e nei modi di fare, in seno al quale ogni isola ha relazioni con le altre, scambiandosi esperienze e collaborazioni. Seguendo tale metodo è sembrato più che ragionevole aprire le porte anche a chi ha ricoperto ruoli di responsabilità nella precedente Pro Loco, nell’ottica di poter fruire di un patrimonio di esperienze acquisite e di risultati già conseguiti.
Un quadro idilliaco, quello dipinto, ma non per questo privo di insidie che potrebbero eventualmente verificarsi; stia attento, però, chi pensa di remare contro o di poter strumentalizzare il gruppo che si è formato intorno alla figura del presidente Tabacchino: in tal caso la responsabilità che ci si assumerebbe sarebbe veramente ingente, ed il proprio operato teso a sabotare una situazione di estrema positività potrebbe ritorcersi come un boomerang!
È venuto il momento di operare, di far vedere chi siamo, e se il clima che vige si capisce dall’aria che si respira, io dico che è un clima buono! Alle riunioni si presentano tutti, con entusiasmo e “accettabile” puntualità. I primi passi saranno mossi in prossimità della Pasqua, quando prenderà corpo il primo evento progettato e realizzato dal sodalizio: “La Passione”. Si sta già lavorando alacremente, visti anche i tempi risicati, la collaborazione dei parroci è stata assicurata dalla presenza stessa di Don Giosuè alla riunione di martedì sera. I canovacci e la location saranno ripresi dalla precedente edizione, quella di qualche anno fa, che tanto successo di pubblico e di critica suscitarono. Dopo di che sarà il tempo di pensare agli eventi estivi ed a quelli invernali.
Questo blog in passato aveva già parlato di una Pro Loco di cui ricucire i cocci (cfr. http://scribacchiandoperme.blogspot.it/2016/10/pro-loco-ricucire-i-mille-cocci.html, 24/10/2016):a ragion veduta sembra che, per il momento, questo miracolo si sia avverato. “Ai posteri l’ardua sentenza!”
Di fatto il prodotto di tale stato di cose è una Pro Loco “modello arcipelago”, nella quale sono confluite, mantenendo la propria identità ed individualità, tutte o quasi le associazioni che operano sul territorio comunale. Non è un risultato da poco! …se solo ci riferiamo al recente passato, vediamo quante rivalità sono state superate e messe da parte. Ognuna di queste associazioni continuerà a fare il proprio lavoro, mantenendo obiettivi e metodi propri; la differenza rispetto al passato consiste in un’ottimizzazione delle risorse umane ed economiche, derivante dalla concertazione delle attività in seno alla Pro Loco; quest’ultima, da parte sua, avrà senz’altro alcune attività proprie, a partire dalle tradizionali “Sagra al Borgo”, al Presepe Vivente, al Pietramelara Village e via discorrendo, alle quali ognuno potrà dare un contributo fattivo in termini di progettazione e realizzazione. Un arcipelago variegato nei colori e nei modi di fare, in seno al quale ogni isola ha relazioni con le altre, scambiandosi esperienze e collaborazioni. Seguendo tale metodo è sembrato più che ragionevole aprire le porte anche a chi ha ricoperto ruoli di responsabilità nella precedente Pro Loco, nell’ottica di poter fruire di un patrimonio di esperienze acquisite e di risultati già conseguiti.
Un quadro idilliaco, quello dipinto, ma non per questo privo di insidie che potrebbero eventualmente verificarsi; stia attento, però, chi pensa di remare contro o di poter strumentalizzare il gruppo che si è formato intorno alla figura del presidente Tabacchino: in tal caso la responsabilità che ci si assumerebbe sarebbe veramente ingente, ed il proprio operato teso a sabotare una situazione di estrema positività potrebbe ritorcersi come un boomerang!
È venuto il momento di operare, di far vedere chi siamo, e se il clima che vige si capisce dall’aria che si respira, io dico che è un clima buono! Alle riunioni si presentano tutti, con entusiasmo e “accettabile” puntualità. I primi passi saranno mossi in prossimità della Pasqua, quando prenderà corpo il primo evento progettato e realizzato dal sodalizio: “La Passione”. Si sta già lavorando alacremente, visti anche i tempi risicati, la collaborazione dei parroci è stata assicurata dalla presenza stessa di Don Giosuè alla riunione di martedì sera. I canovacci e la location saranno ripresi dalla precedente edizione, quella di qualche anno fa, che tanto successo di pubblico e di critica suscitarono. Dopo di che sarà il tempo di pensare agli eventi estivi ed a quelli invernali.
Questo blog in passato aveva già parlato di una Pro Loco di cui ricucire i cocci (cfr. http://scribacchiandoperme.blogspot.it/2016/10/pro-loco-ricucire-i-mille-cocci.html, 24/10/2016):a ragion veduta sembra che, per il momento, questo miracolo si sia avverato. “Ai posteri l’ardua sentenza!”
venerdì 27 gennaio 2017
'E RUTTI
In quel punto,sito sul versante ovest della montagna, meta di tante passeggiate, uscite scolastiche, scampagnate di lunedì in albis, sorge il più importante complesso archeologico della piana di Pietramelara e dell'intero Montemaggiore: le Grotte di Seiano.
Da un pregevole scritto ripreso dal web, di Valerio Caiazza, giovane storico di Pietramelara, apprendiamo che: “Il complesso è costituito da rovine di epoca tardo-repubblicana (II-I sec. a.c.) collassate probabilmente poco dopo l’edificazione, anche se vi sono tracce di una certa continuità di vita ( una piccola masseria cresciuta tra le rovine,tuttora esistente, è stata abitata fino a qualche decennio fa. ). Le prime notizie delle Grotte di Seiano sono quelle che fornirono gli eruditi del XVIII sec. tra cui il Sacco che nel 1795 scriveva di una grotta antica appellata di Seiano, la quale è di una sorprendente struttura,ed è divisa in cinquanta piccole camere. Particolarmente curiosa è l'opinione dell'Abate Mattia Zona,che probabilmente non dovette mai recarsi sul luogo o ne ebbe un'impressione tristissima poichè le descrive come un locus horridus: quelle orride spaventevoli grotte, dette oggi Grotte di Seiano, dalla banda di Pietramelara. (…) Il sito però già da secoli eccitava la fantasia popolare e, come spesso accadeva nelle leggende di fondazione delle mura megalitiche, ne attribuiva la costruzione alle fate. Altri invece asserivano che vi fossero profondissime cavità sotterranee che conducevano a Capua oppure al Castello di Roccaromana, mentre per altri era sicuro smarrirsi in quel labirinto!!
La zona archeologica è racchiusa da un quadrato di mura di circa centro metri di lato, suddiviso in due terrazzi, di cui il più grande è quello ad Est di un paio di metri di livello superiore all'altro. Più a valle vi sono altri due circuiti murari, meno conservati ma sufficientemente visibili. Le Grotte vere e proprie, ovvero il vasto complesso sotterraneo (…) lungo circa 30 metri per lato, è percorso da nove gallerie che si distribuiscono in senso Est-Ovest. Le gallerie sono interamente voltate. (…) Non è chiara la funzione del complesso superiore: si oscilla tra l’ipotesi che si tratti di una villa e quella che vi vede le sostruzioni di un tempio. Anche qui solo lo scavo potrà chiarire i dubbi, in attesa mentre alberi e radici sgretolano i resti, dopo secoli rimane il mistero sull’antica funzione delle Grotte. Queste restaurate e rese visibili e visitabili potrebbero degnamente porsi quale obiettivo di turismo archeologico”.
Le conclusioni del giovane Caiazza, promettente figlio d’arte, sono particolarmente condivisibili, perché è vero che le Grotte potrebbero degnamente fungere da attrattore; ancora una volta, tuttavia, chi scrive questo blog scribacchiato è costretto a denunciare il disinteresse nei confronti di tale monumento, non ascrivibile a questa o quella amministrazione, perché nessuno, dal dopoguerra ad oggi, ha mai pensato di intervenire. La costruzione della panoramica Pietramelara/Rocchetta e Croce, iniziata nei primi anni 70 del secolo scorso accese qualche speranza in tal senso, che la storia successiva ha dimostrato mal riposta. E’ vero: l’area è privata (o quasi) e per procedere ad una campagna di scavo essa dovrebbe essere acquisita al patrimonio, ma non penso che la proprietà, in presenza di un’offerta ragionevole, rifiuti di cederla.
Il tempo dei sogni è finito, e chi vuole indurre sviluppo economico consistente e duraturo deve fondarsi esclusivamente sulle risorse locali. Le Grotte o “e rutti” , per dirla alla pietramelarese, se valorizzate, potrebbero costituire insieme al borgo medioevale ed ai rigogliosi boschi del Monte Maggiore, un’attrattiva di forte interesse, magari inserite in un itinerario monumentale dell’Alto Casertano.
Da un pregevole scritto ripreso dal web, di Valerio Caiazza, giovane storico di Pietramelara, apprendiamo che: “Il complesso è costituito da rovine di epoca tardo-repubblicana (II-I sec. a.c.) collassate probabilmente poco dopo l’edificazione, anche se vi sono tracce di una certa continuità di vita ( una piccola masseria cresciuta tra le rovine,tuttora esistente, è stata abitata fino a qualche decennio fa. ). Le prime notizie delle Grotte di Seiano sono quelle che fornirono gli eruditi del XVIII sec. tra cui il Sacco che nel 1795 scriveva di una grotta antica appellata di Seiano, la quale è di una sorprendente struttura,ed è divisa in cinquanta piccole camere. Particolarmente curiosa è l'opinione dell'Abate Mattia Zona,che probabilmente non dovette mai recarsi sul luogo o ne ebbe un'impressione tristissima poichè le descrive come un locus horridus: quelle orride spaventevoli grotte, dette oggi Grotte di Seiano, dalla banda di Pietramelara. (…) Il sito però già da secoli eccitava la fantasia popolare e, come spesso accadeva nelle leggende di fondazione delle mura megalitiche, ne attribuiva la costruzione alle fate. Altri invece asserivano che vi fossero profondissime cavità sotterranee che conducevano a Capua oppure al Castello di Roccaromana, mentre per altri era sicuro smarrirsi in quel labirinto!!
La zona archeologica è racchiusa da un quadrato di mura di circa centro metri di lato, suddiviso in due terrazzi, di cui il più grande è quello ad Est di un paio di metri di livello superiore all'altro. Più a valle vi sono altri due circuiti murari, meno conservati ma sufficientemente visibili. Le Grotte vere e proprie, ovvero il vasto complesso sotterraneo (…) lungo circa 30 metri per lato, è percorso da nove gallerie che si distribuiscono in senso Est-Ovest. Le gallerie sono interamente voltate. (…) Non è chiara la funzione del complesso superiore: si oscilla tra l’ipotesi che si tratti di una villa e quella che vi vede le sostruzioni di un tempio. Anche qui solo lo scavo potrà chiarire i dubbi, in attesa mentre alberi e radici sgretolano i resti, dopo secoli rimane il mistero sull’antica funzione delle Grotte. Queste restaurate e rese visibili e visitabili potrebbero degnamente porsi quale obiettivo di turismo archeologico”.
Le conclusioni del giovane Caiazza, promettente figlio d’arte, sono particolarmente condivisibili, perché è vero che le Grotte potrebbero degnamente fungere da attrattore; ancora una volta, tuttavia, chi scrive questo blog scribacchiato è costretto a denunciare il disinteresse nei confronti di tale monumento, non ascrivibile a questa o quella amministrazione, perché nessuno, dal dopoguerra ad oggi, ha mai pensato di intervenire. La costruzione della panoramica Pietramelara/Rocchetta e Croce, iniziata nei primi anni 70 del secolo scorso accese qualche speranza in tal senso, che la storia successiva ha dimostrato mal riposta. E’ vero: l’area è privata (o quasi) e per procedere ad una campagna di scavo essa dovrebbe essere acquisita al patrimonio, ma non penso che la proprietà, in presenza di un’offerta ragionevole, rifiuti di cederla.
Il tempo dei sogni è finito, e chi vuole indurre sviluppo economico consistente e duraturo deve fondarsi esclusivamente sulle risorse locali. Le Grotte o “e rutti” , per dirla alla pietramelarese, se valorizzate, potrebbero costituire insieme al borgo medioevale ed ai rigogliosi boschi del Monte Maggiore, un’attrattiva di forte interesse, magari inserite in un itinerario monumentale dell’Alto Casertano.
domenica 22 gennaio 2017
AMBIENTE E TERRITORIO: SOLO BELLEZZE?
Il territorio rurale è la parte più ingente del nostro comune: da una stima su base cartografica fatta dal sottoscritto qualche tempo fa, non più di due chilometri quadrati sono stati antropizzati, cioè destinati ad abitazioni e/o infrastrutture; ciò premesso visto che la superficie totale territoriale ammonta a ben 24 chilometri quadrati, significa che oltre il 91% del nostro comune è ancora (per fortuna) occupato da campi, boschi, siepi, fossi e rivoli. Una situazione ideale, direte voi… non penso!
La gestione di un patrimonio tanto ingente genera una serie di problematiche la cui risoluzione è ardua, e delle quali abbiamo solo una lieve percezione, attenuata dall’enorme massa di questi beni. Utilizzazioni improprie hanno dato luogo ad emergenze che, per quanto puntuali, non possono essere ignorate, soprattutto da coloro che si propongono o si proporranno alla gestione del nostro comune.
Bisogna constatare che l’incivile usanza di smaltire nei fossi elettrodomestici fuori uso ed altri “ingombranti” persiste, e non costituisce certo una giustificazione l’inefficienza dimostrata anche in tale ambito da parte di coloro che ci hanno amministrato nell’ultimo ventennio.
Anni ed anni di mancata programmazione hanno indotto lo spostamento nelle zone rurali di attività artigianali ad alto potenziale inquinante; la cartiera sorta in località Pantani è stato l’ennesimo miraggio occupazionale ed ha lasciato sul campo solo un enorme scatolone di cemento, insieme a innumerevoli delusioni; le zone PIP, di insediamento produttivo/artigianale, che dovevano nascere almeno trent’anni fa, hanno costituito solo un inutile e costoso palliativo ad una situazione di fatto, già di per se patologica. L’ennesima ferita, quella del “canalone”, opera idraulica quanto mai inutile e dispendiosa, non ha migliorato per nulla l’equilibrio idrogeologico , prova ne sia il fatto che l’alveo per la maggior parte del tracciato è invaso dalla vegetazione: segno che di acqua ne corre poco o nulla.
Un territorio rurale come il nostro, dotato di spiccate caratteristiche di multifunzionalità (funzione produttiva, di riequilibrio ambientale, di richiamo turistico) merita maggior rispetto da parte delle istituzioni, in primo luogo, e della cittadinanza.
La politica in questo ambito, come in altri, deve avere il coraggio dell’impopolarità, acuire la sorveglianza, specie all’indomani della soppressione della stazione forestale, essere più attenta nel rilascio di permessi a costruire, punire esemplarmente gli sversatori. Infine si deve far leva realmente sulla funzione di richiamo turistico, esercitata da un territorio denso di beni ambientali e monumentali, frutto di una civilizzazione che dura da tre millenni.
Direttamente connesso con questo è il discorso opere pubbliche: per troppo tempo è stato vigente il concetto, secondo il quale “abbiamo la disponibilità di un finanziamento - realizziamo un’opera- che ce ne frega se è inutile”; ad esso va sostituita la filosofia “abbiamo un problema – individuiamo la soluzione – cerchiamo un finanziamento per attuarla”. Senza tale evoluzione di atteggiamento anche le istituzioni saranno responsabili della trasformazione dell’ambiente, del territorio,del paesaggio in una serie di brutture messe una accanto all’altra, e avranno perso irrimediabilmente anche la funzione di richiamo e i relativi ritorni economici.
La gestione di un patrimonio tanto ingente genera una serie di problematiche la cui risoluzione è ardua, e delle quali abbiamo solo una lieve percezione, attenuata dall’enorme massa di questi beni. Utilizzazioni improprie hanno dato luogo ad emergenze che, per quanto puntuali, non possono essere ignorate, soprattutto da coloro che si propongono o si proporranno alla gestione del nostro comune.
Bisogna constatare che l’incivile usanza di smaltire nei fossi elettrodomestici fuori uso ed altri “ingombranti” persiste, e non costituisce certo una giustificazione l’inefficienza dimostrata anche in tale ambito da parte di coloro che ci hanno amministrato nell’ultimo ventennio.
Anni ed anni di mancata programmazione hanno indotto lo spostamento nelle zone rurali di attività artigianali ad alto potenziale inquinante; la cartiera sorta in località Pantani è stato l’ennesimo miraggio occupazionale ed ha lasciato sul campo solo un enorme scatolone di cemento, insieme a innumerevoli delusioni; le zone PIP, di insediamento produttivo/artigianale, che dovevano nascere almeno trent’anni fa, hanno costituito solo un inutile e costoso palliativo ad una situazione di fatto, già di per se patologica. L’ennesima ferita, quella del “canalone”, opera idraulica quanto mai inutile e dispendiosa, non ha migliorato per nulla l’equilibrio idrogeologico , prova ne sia il fatto che l’alveo per la maggior parte del tracciato è invaso dalla vegetazione: segno che di acqua ne corre poco o nulla.
Un territorio rurale come il nostro, dotato di spiccate caratteristiche di multifunzionalità (funzione produttiva, di riequilibrio ambientale, di richiamo turistico) merita maggior rispetto da parte delle istituzioni, in primo luogo, e della cittadinanza.
La politica in questo ambito, come in altri, deve avere il coraggio dell’impopolarità, acuire la sorveglianza, specie all’indomani della soppressione della stazione forestale, essere più attenta nel rilascio di permessi a costruire, punire esemplarmente gli sversatori. Infine si deve far leva realmente sulla funzione di richiamo turistico, esercitata da un territorio denso di beni ambientali e monumentali, frutto di una civilizzazione che dura da tre millenni.
Direttamente connesso con questo è il discorso opere pubbliche: per troppo tempo è stato vigente il concetto, secondo il quale “abbiamo la disponibilità di un finanziamento - realizziamo un’opera- che ce ne frega se è inutile”; ad esso va sostituita la filosofia “abbiamo un problema – individuiamo la soluzione – cerchiamo un finanziamento per attuarla”. Senza tale evoluzione di atteggiamento anche le istituzioni saranno responsabili della trasformazione dell’ambiente, del territorio,del paesaggio in una serie di brutture messe una accanto all’altra, e avranno perso irrimediabilmente anche la funzione di richiamo e i relativi ritorni economici.
mercoledì 18 gennaio 2017
SERVIZI: UN EQUIVOCO STRATEGICO
Avevo anticipato ai miei quattro lettori, in vista delle prossime elezioni di primavera, di voler trattare le varie problematiche vecchie e nuove del nostro amato a paese e, dopo l’emergenza centro storico, nell’ambito dell’oneroso carico di lavoro per l’amministrazione comunale prossima ventura (cfr. http://scribacchiandoperme.blogspot.it/2017/01/la-scoperta-dellacqua-calda.html) , questo blog scribacchiato passa adesso all’assenza (ahimè) quasi assoluta di servizi fruibili da parte della nostra comunità. E’ fin troppo evidente che la popolazione pietramelarese, per accedere ad un livello di qualità della vita adeguato ai tempi, deve oggi sostenere un costo decisamente superiore a quello di tante altre comunità confinanti con la nostra, e che l’attenzione da dedicare ai servizi deve aumentare.
Per chi ha qualche capello grigio sulle tempie non è difficile ricordare, ad esempio, quanto la situazione dei trasporti pubblici sia stata migliore qualche decennio fa rispetto ad oggi; ciò costringe le famiglie a possedere almeno due auto, con relativi annessi e connessi: bolli, assicurazioni RCA, manutenzione ecc. Certo non è più proponibile, al proposito, soprattutto per il costo eccessivo, un autobus ad ora per Caserta o per Napoli, comunque la razionalizzazione di un servizio di trasporto per la stazione di Riardo o per il centro di Vairano, risolverebbe moltissimi problemi per anziani o persone in difficoltà, e non avrebbe un costo insostenibile. Le soluzioni da individuare sono svariate : si potrebbe pensare all’acquisto di un pulmino, mettendo su, anche in partenariato con Roccaromana e Riardo, una piccola impresa “in house”.
La sanità pubblica continua a destare preoccupazioni, ed in corrispondenza con le frequenti urgenze legate al periodo invernale, in un paese fortemente senilizzato, le attese delle ambulanze a volte durano lunghissimi ed interminabili minuti; a ciò si aggiunga che l’ambulanza che staziona a Roccaromana non è medicalizzata, e che ciò ovviamente si riflette sul livello dei soccorsi che possono apportare i volontari. L’ambulanza di Caianello, invece, dotata di medico a bordo, impiega mediamente 15/20 minuti per individuare il luogo da cui proviene la chiamata e raggiungerlo: minuti preziosi quando si tratta di salvare delle vite umane. A quanto mi risulta non sono state esercitate le necessarie pressioni politiche affinché anche l’ambulanza di Roccaromana venga medicalizzata, e sarebbe pertanto opportuno ed urgente cominciare a farsi sentire anche sotto tale fronte.
L’assistenza ad anziani ed infermi è all’anno zero, ed anche il poco che si faceva fino a qualche anno fa ormai è solo un ricordo, con la giustificazione frequente della mancanza assoluta delle necessarie risorse economiche. Il centro di aggregazione di via S. Antonio Abate è poco frequentato perché fuori mano, ma anche perché mancano animatori in grado di intraprendere iniziative che realmente possano attirare la fascia più anziana della popolazione.
Le numerose famiglie che vedono al loro interno mamme lavoratrici sono costrette a forti sacrifici economici per pagare una baby sitter, oppure a indurre la forzata rinuncia ad un lavoro a volte duramente conquistato. L’istituzione di un asilo nido è divenuta pertanto un’esigenza indifferibile, anche perché i locali da destinare ad esso ormai non mancano.
Ripensando a tali cose l’opinione che si forma nella mente e che l’equivoco “strategico” nel quale sono cadute le amministrazioni dell’ultimo ventennio consiste essenzialmente nell’aver individuato solo nelle opere pubbliche un fattore di qualità, anche laddove esse potevano risultare inutili o addirittura dannose; la vera e più moderna qualità di un amministratore consiste, invece nel saper creare opportunità di servizi da far fruire ai propri concittadini.
Per chi ha qualche capello grigio sulle tempie non è difficile ricordare, ad esempio, quanto la situazione dei trasporti pubblici sia stata migliore qualche decennio fa rispetto ad oggi; ciò costringe le famiglie a possedere almeno due auto, con relativi annessi e connessi: bolli, assicurazioni RCA, manutenzione ecc. Certo non è più proponibile, al proposito, soprattutto per il costo eccessivo, un autobus ad ora per Caserta o per Napoli, comunque la razionalizzazione di un servizio di trasporto per la stazione di Riardo o per il centro di Vairano, risolverebbe moltissimi problemi per anziani o persone in difficoltà, e non avrebbe un costo insostenibile. Le soluzioni da individuare sono svariate : si potrebbe pensare all’acquisto di un pulmino, mettendo su, anche in partenariato con Roccaromana e Riardo, una piccola impresa “in house”.
La sanità pubblica continua a destare preoccupazioni, ed in corrispondenza con le frequenti urgenze legate al periodo invernale, in un paese fortemente senilizzato, le attese delle ambulanze a volte durano lunghissimi ed interminabili minuti; a ciò si aggiunga che l’ambulanza che staziona a Roccaromana non è medicalizzata, e che ciò ovviamente si riflette sul livello dei soccorsi che possono apportare i volontari. L’ambulanza di Caianello, invece, dotata di medico a bordo, impiega mediamente 15/20 minuti per individuare il luogo da cui proviene la chiamata e raggiungerlo: minuti preziosi quando si tratta di salvare delle vite umane. A quanto mi risulta non sono state esercitate le necessarie pressioni politiche affinché anche l’ambulanza di Roccaromana venga medicalizzata, e sarebbe pertanto opportuno ed urgente cominciare a farsi sentire anche sotto tale fronte.
L’assistenza ad anziani ed infermi è all’anno zero, ed anche il poco che si faceva fino a qualche anno fa ormai è solo un ricordo, con la giustificazione frequente della mancanza assoluta delle necessarie risorse economiche. Il centro di aggregazione di via S. Antonio Abate è poco frequentato perché fuori mano, ma anche perché mancano animatori in grado di intraprendere iniziative che realmente possano attirare la fascia più anziana della popolazione.
Le numerose famiglie che vedono al loro interno mamme lavoratrici sono costrette a forti sacrifici economici per pagare una baby sitter, oppure a indurre la forzata rinuncia ad un lavoro a volte duramente conquistato. L’istituzione di un asilo nido è divenuta pertanto un’esigenza indifferibile, anche perché i locali da destinare ad esso ormai non mancano.
Ripensando a tali cose l’opinione che si forma nella mente e che l’equivoco “strategico” nel quale sono cadute le amministrazioni dell’ultimo ventennio consiste essenzialmente nell’aver individuato solo nelle opere pubbliche un fattore di qualità, anche laddove esse potevano risultare inutili o addirittura dannose; la vera e più moderna qualità di un amministratore consiste, invece nel saper creare opportunità di servizi da far fruire ai propri concittadini.
mercoledì 11 gennaio 2017
LE VIZZOCHE
Nel mio “paese antico ed estinto”, che sopravvive solo nella memoria di quelli come me, esistevano delle figure, degli stereotipi, alcuni dei quali (pochi) ancora sopravvivono, mentre altri sono stati definitivamente soppiantati dalla modernità.
Di questi utlimi faceva parte sicuramente la figura della “vizzoca”: donna di età matura, non sposata, dedita alla frequenza della chiesa e dei luoghi sacri. Le vizzoche cercavano di sbarcare il lunario alla meglio: alcune ricamavano, altre si dedicavano a piccoli lavori di sartoria e qualcuna preparava i bambini alla prima comunione, con un catechismo del tutto personale.
Secondo un’attendibile etimologia scovata sul web “Vizzoca e/o Bizzoca" è la parola abbreviata nelle parlate meridionali (bezzoca, bizzoca) di "bizzocchera"; i bizzoccheri erano frati terziari francescani di una setta chiamata dei "fraticelli" che si distinguevano per le loro pratiche dichiarate eretiche; secondo D'Ascoli, "il termine sorge come dispregiativo di una setta di frati minori terziari condannati da Bonifacio VIII e si potrebbe pensare a derivazione dal latino volgare "bicius" riferito al grigio degli abiti; per il Devoto, invece, il termine è "incrocio di bizarro e sciocco".
Secondo i miei ricordi, però, questa storia delle limitate facoltà mentali, tra l’altro sottolineate dal Devoto, era più che altro dichiarata ma non effettiva, una sorta di difesa preventiva nei confronti di una società rurale che aveva relegato ai margini le vizzoche. La lunga esperienza di vita, a volte condotta fra mille difficoltà, aveva reso infatti qualcuna di queste donne particolarmente furba e reattiva, e a volte tale furbizia degenerava in vera e propria cattiveria.
Una figura controversa quella della vizzoca, dedita si alla pratica religiosa, ma in modo molto personale: insieme ad altre amiche curavano il decoro delle chiese, conoscevano un sorta di latino “maccheronico” imparato e mandato giù a memoria, per tradizione orale, quello delle preghiere. Quei versetti non di rado, in pubblico ed in privato, venivano distorti e corrotti, tanto da degenerare nel ridicolo assoluto. Ad esempio l’invocazione a Maria “Regina santorum omnium” (trad. Regina di tutti i santi), veniva a tal punto distorta da trasformarsi in “Reggìna santi r’mmòni” che, tradotto letteralmente dal nostro dialetto, vuol dire più o meno “regina dei demoni santi”, oppure il “Requiem Aeternam” diventava “Requia materna”, ancora il “Requiescat in pacem, amen” (riposi in pace) dell’Eterno Riposo, poteva essere trasformato in un improbabile “Requia e schiatt’ in pace, ammèn”… un vero spasso ascoltarle, per chi aveva un minimo di dimestichezza con la lingua di Virgilio.
Figura diversa dalle vizzoche, ma analoga e collaterale ad esse era quella della “monaca di casa”. Si trattava di religiose, che avevano regolarmente preso i voti, provenienti da famiglie nobili, e obbligate a tanto per non suddividere fra più eredi il patrimonio di famiglia; vicende diffuse e mirabilmente descritte dal Manzoni, a proposito della arcinota Monaca di Monza, comuni un tempo anche da noi. Erano state dispensate dal vivere in convento e vestivano l’abito talare in casa; la buona educazione ricevuta in gioventù permetteva loro di insegnare musica, arti femminili come il ricamo, e a volte anche di dare lezioni private ; a tal proposito qualche ultraottantenne sporadico lettore di questo blog scribacchiato ricorderà Suor Crocifissa, che abitava nel borgo.
Un “mondo piccolo” perduto nei meandri del tempo, ove ogni figura, dalla più umile alla più altera, era in grado nella propria identità, di contribuire a caratterizzarlo.
Di questi utlimi faceva parte sicuramente la figura della “vizzoca”: donna di età matura, non sposata, dedita alla frequenza della chiesa e dei luoghi sacri. Le vizzoche cercavano di sbarcare il lunario alla meglio: alcune ricamavano, altre si dedicavano a piccoli lavori di sartoria e qualcuna preparava i bambini alla prima comunione, con un catechismo del tutto personale.
Secondo un’attendibile etimologia scovata sul web “Vizzoca e/o Bizzoca" è la parola abbreviata nelle parlate meridionali (bezzoca, bizzoca) di "bizzocchera"; i bizzoccheri erano frati terziari francescani di una setta chiamata dei "fraticelli" che si distinguevano per le loro pratiche dichiarate eretiche; secondo D'Ascoli, "il termine sorge come dispregiativo di una setta di frati minori terziari condannati da Bonifacio VIII e si potrebbe pensare a derivazione dal latino volgare "bicius" riferito al grigio degli abiti; per il Devoto, invece, il termine è "incrocio di bizarro e sciocco".
Secondo i miei ricordi, però, questa storia delle limitate facoltà mentali, tra l’altro sottolineate dal Devoto, era più che altro dichiarata ma non effettiva, una sorta di difesa preventiva nei confronti di una società rurale che aveva relegato ai margini le vizzoche. La lunga esperienza di vita, a volte condotta fra mille difficoltà, aveva reso infatti qualcuna di queste donne particolarmente furba e reattiva, e a volte tale furbizia degenerava in vera e propria cattiveria.
Una figura controversa quella della vizzoca, dedita si alla pratica religiosa, ma in modo molto personale: insieme ad altre amiche curavano il decoro delle chiese, conoscevano un sorta di latino “maccheronico” imparato e mandato giù a memoria, per tradizione orale, quello delle preghiere. Quei versetti non di rado, in pubblico ed in privato, venivano distorti e corrotti, tanto da degenerare nel ridicolo assoluto. Ad esempio l’invocazione a Maria “Regina santorum omnium” (trad. Regina di tutti i santi), veniva a tal punto distorta da trasformarsi in “Reggìna santi r’mmòni” che, tradotto letteralmente dal nostro dialetto, vuol dire più o meno “regina dei demoni santi”, oppure il “Requiem Aeternam” diventava “Requia materna”, ancora il “Requiescat in pacem, amen” (riposi in pace) dell’Eterno Riposo, poteva essere trasformato in un improbabile “Requia e schiatt’ in pace, ammèn”… un vero spasso ascoltarle, per chi aveva un minimo di dimestichezza con la lingua di Virgilio.
Figura diversa dalle vizzoche, ma analoga e collaterale ad esse era quella della “monaca di casa”. Si trattava di religiose, che avevano regolarmente preso i voti, provenienti da famiglie nobili, e obbligate a tanto per non suddividere fra più eredi il patrimonio di famiglia; vicende diffuse e mirabilmente descritte dal Manzoni, a proposito della arcinota Monaca di Monza, comuni un tempo anche da noi. Erano state dispensate dal vivere in convento e vestivano l’abito talare in casa; la buona educazione ricevuta in gioventù permetteva loro di insegnare musica, arti femminili come il ricamo, e a volte anche di dare lezioni private ; a tal proposito qualche ultraottantenne sporadico lettore di questo blog scribacchiato ricorderà Suor Crocifissa, che abitava nel borgo.
Un “mondo piccolo” perduto nei meandri del tempo, ove ogni figura, dalla più umile alla più altera, era in grado nella propria identità, di contribuire a caratterizzarlo.
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