Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

martedì 14 settembre 2021

IN UNA TESI L’AMORE PER UN TERRITORIO

 
Chi non si è mai lamentato dei giovani del nostro paese e del loro poco amore per i luoghi e per i valori connessi con esso? È vero … le giovani generazioni a volte dedicano scarso interesse per cose definite “superate”, ma le eccezioni esistono, per fortuna.
Il caso che vi voglio raccontare è quello di un giovane, che con il tempo e con l’impegno ha saputo costruirsi una preparazione e una professionalità. Si tratta di Franco Mainolfi, neo-dottore forestale (cfr. foto di copertina), il quale per il suo lavoro di tesi magistrale ha scelto un tema strettamente connesso al territorio di Pietramelara e dintorni: ANALISI DEGLI HABITAT DI INTERESSE COMUNITARIO DELLA Z.S.C. “CATENA DI MONTE MAGGIORE. Per la cronaca la laurea magistrale è stata conferita nello scorso agosto dall’UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DEL MOLISE, Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti. Veramente interessante il lavoro svolto, per l’approccio scientifico, per i risultati di studio conseguiti e per i possibili sviluppi divulgativi per gli interessati. Ma va sicuramente anche lodato il grande attaccamento per un territorio e l’amore per la terra che ci ha generato.
Rete Natura 2000 attualmente è composta da Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Zone Speciali di Conservazione (ZSC); essa è un insieme di aree destinate alla tutela di habitat e di specie (animali e vegetali) ritenuti meritevoli di protezione a livello europeo. Il tutto per garantire la vitalità a lungo termine di alcuni habitat e di alcune specie di rilievo europeo.
Obiettivo del lavoro di tesi è stato il monitoraggio degli habitat di interesse comunitario, tramite rilevamenti della vegetazione, in un sito della rete Natura 2000 della Campania: la Zona Speciale di Conservazione “Catena di Monte Maggiore”, contrassegnata dal codice identificativo comunitario IT8010006, che racchiude la parte montana dei comuni di Roccaromana, Pietramelara, Riardo, Rocchetta e Croce, Formicola e Liberi. I rilievi di campo anno abbracciato un periodo di un anno esatto, da luglio 2020 a giugno 2021. Va detto che altro merito della tesi è stato quello di colmare una lacuna, cioè di aver studiato un habitat non presente nel formulario standard della Zona Speciale di Conservazione “Catena di Monte Maggiore”; l’habitat studiato per la prima volta in zona è stato quello contrassegnato con il codice 9340: Foreste di Quercus ilex e Quercus rotundifolia (leccete), e che non si tratti di cosa di poco conto lo dimostra anche la sola grande diffusione delle leccete nel nostro Monte Maggiore. Nella tesi sono stati capillarmente descritti gli habitat di interesse comunitario presenti, in altre parole le note singolari che fanno dei nostri boschi ambienti unici e particolarmente pregiati: le faggete, i castagneti e le citate leccete.
Confortante il punto di arrivo del lavoro, citando testualmente il Mainolfi: “Lo stato di conservazione degli habitat è giudicato complessivamente molto buono in quanto non è stata rilevata alcuna presenza importante di specie bioindicatrici di fattori di disturbo antropici”. In altre parole il nostro territorio montano non ha subito impatti da parte delle azioni umane, che possano aver compromesso le sue molteplici funzioni: economico/produttiva, di riequilibrio ambientale, di fruizione turistica, ecc.
Il Monte Maggiore è uno dei gioielli di cui la Campania dispone, le comunità dei paesi e villaggi che gli fanno da corona hanno, sinora, saputo mantenere una sorta di sacro rispetto nei suoi confronti. L’auspicio, anche per dare un senso sociale al lavoro di Franco, è che le future scelte politiche relative al territorio sappiano muoversi in tale direttrice. 

martedì 31 agosto 2021

DI COSA PARLA PIETRAMELARA?

 

Di cosa parla Pietramelara? Appare chiaro che, se fino a qualche anno fa, il centro fisico e geografico delle discussioni e dei capannelli era Piazza San Rocco, oggi il fulcro è diventato virtuale e si è spostato sui social network, ed allora: restauri della cappella di Santa Maria a Fradejanne, avvicendamento del parroco in Sant’Agostino (immaginato o reale?), centinaia di mutuati senza medico di base, embrioni di movimenti pre-elettorali.
Che qualcosa si cominci a muovere nella politica locale è avvertito ed avvertibile; certo, a distanza di soli otto mesi dalle elezioni, sembra un po' tardi per cominciare a dire la propria: la vita e le azioni di un’amministrazione vanno seguite da quanto essa si insedia, cercando di intuire le motivazioni delle scelte e delle non-scelte, esercitando il ruolo di controllo che la legge assegna alle minoranze consiliari, ruolo che sembra l’attuale gruppo di opposizione abbia esercitato di rado e con limitatissima incisività. Al di fuori dell’assise, al contrario, cominciano i primi sussulti: per il momento è ufficiale solo l’iniziativa del giovane Mario D’Ovidio, che insieme ad un gruppo di amici ha cominciato a riflettere sul futuro del paese, con l’obiettivo dichiarato di dialogare con tutte le compagini politiche presenti sul territorio, al fine di progettare assieme la città che verrà. Interessante la dichiarazione programmatica resa a un web giornale locale: “Rendere Pietramelara attraente deve essere una prerogativa fondamentale – queste le parole di Mario- vogliamo che Pietramelara diventi un paese operoso: ambiente, sviluppo economico, associazionismo e cultura saranno al centro del dibattito”. Sono parole a cui l’unica chiosa riguarda il fatto che Pietramelara “operosa” lo è già, e da sempre. Dalle voci raccolte sembra che al primo incontro, tenutosi in località “segreta” si siano registrate numerose adesioni al progetto.
Qualcun altro, già elettore (per propria ammissione)  di “Per Pietramelara unione e solidarietà” gruppo che fa capo al sindaco Di Fruscio, ed evidentemente deluso dal dopo elezioni, si è già attivato per tentare un esperimento simile: lo si vede soffermarsi tra tavoli e panchine della piazza, insieme ad amici da coinvolgere. I due gruppi si fonderanno… oppure no? Staremo a vedere, sono comunque tentativi a cui guardare con interesse.
Nulla trapela dai gruppi “storici” …Cosa farà Di Fruscio? Si ricandiderà o cederà lo scettro? Confermerà la squadra già trionfatrice delle scorse elezioni, o apporterà qualche correzione? Ci saranno defezioni volontarie? Chi vivrà vedrà. Dall’altra parte ciò che è evidente, tra i  leonardiani, reduci da un mandato elettorale trascorso in assoluto silenzio, è che  "ritiratisi in aventino", si interrogano, nei pomeriggi d’estate davanti a un frequentato bar, su quale futuro li aspetti.
Loredana Palumbo, altra ex difrusciana delusa, prendendo spunto dalla nota vicenda del medico di base, affida a fb un post lamentando di essere stata considerata solo “un numero per la lista” e, in polemica con il gruppo che l’ha portata in assise, continua: “l’attuale maggioranza si appropria dei meriti di tutti… basta scorrere i social o la pagina istituzionale dell’ente impropriamente utilizzata per scopi propagandistici”. Come non essere d’accordo?  … ci si fa fotografare in ogni luogo e in ogni frangente, cercando di aumentarsi la visibilità, sgomitando fra compagni ed avversari.
 

giovedì 19 agosto 2021

CI PENSERANNO GLI ELICOTTERI E I CANADAIR...

 

Quali danni può aver determinato sui boschi e gli habitat del Monte Maggiore il vasto incendio dei giorni intorno al ferragosto? E quali sono i tempi in cui si può ipotizzare che tutto ritorni alla normalità?
Andiamo per ordine: quello a cui abbiamo assistito nei giorni scorsi, almeno sulla pendice nord del Monte Maggiore, la nostra, possiamo dire si sia trattato “solo” di un incendio di sottobosco, che ha percorso una superficie boscata stimabile in quattro/cinque ettari.  La parte interessata, a monte della strada panoramica per Rocchetta, tra le località “nevere” e “noccia”, è ricoperta da boschi cedui in stato di avanzata conversione in alto fusto, l’essenza prevalente è il faggio, seguono per importanza macchie di carpino e castagno. Il fatto che il danno si sia limitato al sottobosco non attenua la gravità dell’incendio; il sottobosco, infatti, esercita un importante azione idrogeologica e di mantenimento della biodiversità di un ambiente. Lo strato di terreno vegetale in tali luoghi è estremamente sottile, e pertanto dilavabile alla prima pioggia intensa; inoltre il sottobosco costituisce nutrimento e ricovero per moltissime specie animali selvatiche. Inoltre va detto che per le specie arboree colpite dal fuoco i danni effettivi potranno essere valutati solo nella prossima primavera, alla ripresa vegetativa.
Lo strato di cenere depositato dal fuoco è impermeabile, per cui nei primi 1–2 anni dopo l’incendio l’acqua piovana potrebbe stentare a penetrare nel suolo, defluendo in superficie. In questo modo, in particolare in caso di forti piogge, si verificheranno fenomeni erosivi. In caso di piogge prolungate ciò può addirittura provocare colate detritiche.
La rapidità di recupero del bosco dipende dal tipo e della frequenza degli incendi. In caso di incendi frequenti e intensi, sopravvivono solo quelle specie che si sono adattate al fuoco, le cosiddette specie piroresistenti. D’altra parte, gli incendi boschivi alterano le condizioni di vita e favoriscono la diffusione di nuove specie. Dopo un incendio, la struttura temporaneamente più rada della foresta e l’aumento di sostanze nutritive nel breve termine offrono buone condizioni di vita per molti animali e piante.
Facciamo adesso il punto “ex post” sulla situazione determinatasi: è la rassegnazione davanti alla dimensione del fenomeno (di per se modesto) ciò che ho potuto notare; in altre parole siamo stati di fronte a una filosofia del tipo “ci penseranno gli elicotteri e i canadair a spegnere l’incendio”, e così pensando e facendo un incendio che si poteva estinguere in un paio d’ore è stato lasciato a bruciare per ben tre giorni (14, 15 e 16 agosto); mi si perdoni l’autocitazione, ma già nel pezzo di domenica su questo blog si affermava che “Il bosco si spegne da terra(cfr. http://scribacchiandoperme.blogspot.com/2021/08/una-maledetta-tradizione.html). I mezzi aerei possono costituire un valido aiuto, nient’altro! D’altronde senza uomini a terra, una volta domato l’incendio non si può procedere alla bonifica, cioè alla separazione fisica delle superfici percorse dal fuoco a da quelle non raggiunte da esso, servendosi di zappe o pale; senza un’efficace bonifica, e specie in questi giorni di caldo intenso, basta un nonnulla perché il fuoco riprenda vigore facendo ulteriori e gravi danni.
 
 

domenica 15 agosto 2021

UNA MALEDETTA TRADIZIONE

 

Tanto tuonò che piovve! ... si dice così quando qualcosa di negativo che accade è stato da tempo previsto; il vecchio adagio è riferito all’incendio che da ieri interessa il nostro caro Monte Maggiore. Si tratta di una vera e propria consolidata e maledetta tradizione che nei giorni di ferragosto e della festa patronale di San Rocco, qualche malvagio ci debba rovinare l’occasione. Si parte da lontano: nel 1974, circa un cinquantennio or sono assistetti da adolescente al grande incendio della località in seguito detta “tunnu iarsu” (rotondo bruciato, ndr); in seguito ero giovane e facevo volontariato antincendio come tanti miei coetanei, forse nell’85, e proprio nel giorno dell’Assunta, dovetti intervenire con i miei compagni in un altro vasto incendio in località “quattro cuponi”, ai confini con Riardo... oggi purtroppo ci risiamo!
Mi sembra alquanto fuori luogo additare le responsabilità istituzionali coinvolte, è questo il momento dell’operatività, non delle recriminazioni. Da blogger del territorio, l’analisi del fenomeno con il quale ci confrontiamo trae spunto anche dal commento dell’amico Carmelo Colapietro, posto in calce ad un post su FB dell’onorevole Aldo Patriciello, imprenditore nel settore sanitario ed eurodeputato, nel quale descrive la giornata particolare vissuta a Vallefiorita, nel cuore delle Mainarde ed afferma che quei luoghi incantevoli che meriterebbero una cura e un’attenzione migliore.
Nella sostanza Colapietro, con anni di esperienza nell’organizzazione del volontariato antincendio, evidenzia il bisogno che la Regione delegata dallo Stato abbia più attenzione alla questione aumentando gli investimenti sulle dotazioni dei mezzi ed sulla formazione di uomini specializzati. “La trasformazione del Corpo Forestale dello Stato in Carabinieri Forestali- continua nel commento- ha spiazzato gran parte del sistema operativo per la lotta attiva agli incendi boschivi e quello di polizia giudiziaria. È bene richiamare l’attenzione che tutte le calamità possono essere fronteggiate se le stesse sono precedute da un sistema di prevenzione costante e specializzato”.
Vado oltre: l’investimento maggiore deve riguardare il capitale umano, soprattutto in questo periodo di clima balzano, che ci espone a picchi di temperature estreme. Si deve partire da lontano, dalla scuola, con una campagna di sensibilizzazione ambientale, più pratica che teorica; inoltre ogni comune mantenga in costante allerta una nucleo di volontari all’uopo formati, perché il fuoco, al di là degli elicotteri   e dei Canadair, costosi ed imprecisi, si spegne da terra; solo chi è presente sul posto, a pochi metri dalle fiamme è in grado di affrontarle con energia e facendo leva sull’esperienza. Ed allora gli investimenti devono riguardare l’equipaggiamento leggero: motoseghe, decespugliatori, pompe a spalla;  il nostro territorio, infatti,  non permette per l’orografia l’impiego di autobotti e ingombranti mezzi fuoristrada. Lo dico nella veste di blogger ma anche e soprattutto di tecnico, con alle spalle un’intensa esperienza di volontariato.

mercoledì 11 agosto 2021

AL TEATRO TEMPIO DI NOTTE

 


Scoperto una ventina di anni or sono quasi per caso dal Prof. Nicolino Lombardi, nel corso di un volo ultraleggero, il teatro tempio del Monte San Nicola in Pietravairano, rappresenta quasi un unicum nel suo genere, anche fra le emergenze monumentali più antiche, in particolare per la posizione. Con il restauro ormai completo la fruizione è possibile per chiunque abbia voglia di un’escursione con livello di difficoltà medio/basso; per i più pigri, e/o per coloro che sono impossibilitati, a breve sarà completato anche un impianto di risalita che permetterà di raggiungere il sito in pochi minuti. A parte la bellezza del teatro e del sovrastante tempio, si è in presenza di un luogo caratterizzato da particolare panoramicità, posto sul crinale di Monte San Nicola: da quel punto è possibile, infatti, far spaziare lo sguardo verso sud est, lato Pietravairano, valle del Volturno e Matese, oppure a nord ovest, lato Vairano Patenora, con Presenzano e l’area venafrana.
Nella sua veste di santuario di altura, a controllo di un’importante ed antica via di comunicazione, la via Latina, è facile pensare che il complesso rappresentasse un punto di riferimento per le popolazioni circostanti, disperse sul territorio. Era dunque un forte simbolo di potere e di identità collettiva.
Nella calda serata di ieri 10 agosto, notte di San Lorenzo, il teatro è stato meta e location di un evento originale e suggestivo: l’ascensione in notturna, organizzata dall’Amministrazione Comunale, retta dalla Dr.ssa Marianna Di Robbio. Oltre duecento i partecipanti, giunti da Pietravairano e dai paesi limitrofi, ma anche da luoghi più lontani ed attirati dalla diffusione della notizia avvenuta tramite i social. Il vostro blogger scribacchiante, con zaino e parte della famiglia al seguito, ha seguito tale evento con interesse e curiosità, partecipandovi; contenuto dello zaino: un paio di bottigliette d’acqua e un plaid per star comodi con il naso all’insù, per osservare meglio la volta celeste.
Che dire? ... grande suggestione, sforzo moderato, atmosfera allegra, anche per la diffusa presenza di famiglie con bambini; non è mancato l’intrattenimento musicale, un po' mortificato dall’impossibilità di amplificare i suoni (certo, sarebbe stato ben problematico portare fin lassù casse ed amplificatori). Chi era andato con la speranza di ammirare stelle cadenti, era quella la notte dell’anno in cui si concentra il fenomeno, è rimasto deluso, ma… tant’è, sembra che il picco delle “perseidi” ci sia domani o dopodomani, d’altronde la delusione è stata ampiamente contemperata dall’abbondanza delle note positive, sopra citate. Da ripetere? Certo! Un ciclo di eventi che abbiano una cornice tanto scenografica, magari con spettacoli teatrali ed appuntamenti musicali, sicuramente sarà coronato dal successo.

(su questo blog sullo stesso tema: http://scribacchiandoperme.blogspot.com/2015/05/al-teatro-tempio.html)

martedì 27 luglio 2021

GIANNI NAZZARO E LA RIVOLTA PIETRAMELARESE

 

La notizia della recente morte a Roma, al Policlinico Gemelli, di Gianni Nazzaro, cantante e attore, è giunta nella serata di ieri, 27 luglio: era gravemente malato, come confermano fonti vicine alla famiglia. Il cantante era nato a Napoli il 27 ottobre 1948, ed era   stato tra i protagonisti della musica leggera anni '70. Oltre al naturale cordoglio, il fatto però suscita in me il ricordo di un episodio vissuto una cinquantina di anni or sono in paese, che poteva assumere tratti ben più seri, se non drammatici.
Il vostro blogger scribacchiante stava per entrare nell’adolescenza: correva, se non ricordo male, l’anno 1971 o 1972, comunque eravamo agli inizi dei ruggenti anni 70; il periodo era quello ferragostano con la festa patronale di San Rocco giunta ormai al culmine. Era quella la sera del “concertino”, quella in cui si aspettava impazienti l’arrivo della vedette, del cantante di grido più volte visto in televisione. Il comitato festa, allora presieduto dall’Arciprete Regna e composto da altri maggiorenti locali, in quell’anno aveva pensato di fare le cose in grande: Gianni Nazzaro, era già da tempo famosissimo in TV, e la sua immagine era già stata affissa ai muri del paese, con grandi manifesti a colori, le sue canzoni erano canticchiate da tutti, tra i suoi successi: L'amore è una colomba (1970), Bianchi cristalli sereni (1971), Non voglio innamorarmi mai (1972). Ebbene, si era fatta già una cert’ora e gli animi si erano riscaldati al punto giusto, complice il clima ferragostano e qualche bevuta, ma Gianni Nazzaro non arrivava, l’impazienza cominciava a montare. Passata la mezzanotte i cantanti di spalla cercavano di intrattenere il pubblico ormai spazientito, ma…niente.
Alla fine, quasi all’una, spuntò da via Roma, per immettersi sulla piazza, la Mercedes rosso corallo che tutti aspettavano, con il famoso cantante seduto sul divano posteriore; al posto dell’entusiasmo e degli applausi, il cantante trovò   fischi ripetuti e grida di imprecazione rivolte verso di se, da parte della folla inferocita che si era radunata attorno alla grande auto. Qualche testa particolarmente calda arrivò quasi al contatto fisico, prontamente bloccata dalle guardie del corpo del cantante, che andarono anche abbastanza per le spicce; comunque qualcuno riuscì a strappare la camicia del cantante, che fu costretto ad esibirsi in tal modo.  
Ma cos’era successo? … gli agenti di Nazzaro tentarono di spiegare, di accollare il notevole ritardo a guasti meccanici, alla scarsa conoscenza della zona da parte dell’autista, tuttavia la verità venne a galla abbastanza presto: Gianni Nazzaro, che era contrattualizzato per il fine serata a Pietramelara, aveva optato per un’altra piazza dei dintorni, cercando di cogliere due piccioni con una fava e guadagnare due cachet, al posto di uno, quella sera. L’esibizione che seguì, senza orchestra di spalla ed evidentemente in play back, non durò che una decina di minuti, suscitando ancora di più il malcontento generale, non solo nei confronti del cantante ma anche verso lo stesso comitato. La delusione fu forte non solo per i tanti concittadini, ma anche per i tanti dei paesi limitrofi attirati dal nome di richiamo.
Una furbizia, per altri un vero e proprio imbroglio, progettato e voluto dal cantante e dal suo staff, causarono quella sera una vera e propria rivolta, con l’intervento dei carabinieri della locale stazione, allora ancora sita in piazza.

mercoledì 14 luglio 2021

BIODIVERSITA' PIETRAMELARESE

 

La biodiversità è la grande varietà di animali, piante, funghi e microorganismi che vivono intorno a noi. Una molteplicità di specie e organismi che, in relazione tra loro, creano un equilibrio fondamentale per la vita sulla Terra. La biodiversità infatti garantisce cibo, acqua pulita, ripari sicuri e risorse, fondamentali per la nostra sopravvivenza.
Tuttavia, questo fragile equilibrio è oggi a rischio a causa della nostra presenza e delle nostre attività umane, ed allora… Qual è lo stato di conservazione della biodiversità nel nostro territorio?
Il ragionamento è complesso: il territorio pietramelarese (e dei dintorni) ricomprende ambienti di pianura, destinati all’urbanizzazione e alle colture agricole, bassa e media collina, soggette ad un processo di abbandono delle colture agrarie, che tuttavia ancora resistono, accanto a boschi che man mano ne prendono il posto, ed infine ambienti di montagna ricoperti prevalentemente da boschi cedui, o da pendici denudate.
È ovvio che nelle zone urbanizzate la biodiversità sia nulla o quasi, limitandosi a qualche animale domestico e ai piccioni che da qualche anno ci hanno letteralmente invaso; negli areali agricoli di pianura   le colture agrarie, caratterizzate da lavorazioni meccaniche rumorose, impiego di fitofarmaci, presenza umana, causano fastidi alla flora spontanea ed alla fauna;  il caso del cinghiale va in controtendenza, trattandosi di un animale di elevate prestazioni riproduttive ed  assolutamente privo di nemici naturali, le incursioni di interi branchi nei campi coltivati a mais , nelle vigne e nei noccioleti, vere spine dorsali della nostra economia agricola, da tempo suscitano preoccupazioni. La bonifica dei “pantani”, da circa un quarantennio ha limitato il “passo” dei trampolieri, migranti da e per l’Africa, specie degli aironi, che un tempo erano ricorrenti. Va sottolineato inoltre che l’opera di ripulitura dei fossi e dei rivi, ha portato alla completa eliminazione della vegetazione spondale, determinando un’impossibilità materiale ad alcune specie di uccelli stanziali di nidificare, proprio in tale microambiente. Tanto premesso e   fatte le dovute eccezioni, quindi, si può dire che in pianura il livello di biodiversità sia modesto.
Diversa e migliore è invece la situazione in collina: la presenza di boschetti, accanto a colture agrarie, ha permesso lo sviluppo e l’incremento numerico per alcune specie; è questo il caso, ad esempio del gheppio comune (Falco tinnunculus) un rapace della famiglia Falconidae. Di modeste dimensioni ma dal volo estremamente elegante, la sua presenza, oltre ad essere un importante indicatore ambientale, ha limitato fortemente l’espandersi delle cornacchie, altro flagello per l’agricoltura, permettendo, ove presente, il ripristino di un equilibrio faunistico importantissimo ai fini della biodiversità. Altro “ritorno” che si comincia a notare è quello del tasso (Meles meles), dalla caratteristica mascherina nera sulla faccia bianca, specie protetta è un mammifero carnivoro della famiglia Mustelidae. Col suo metro di lunghezza e i quasi 15 kg di peso, questo animale rappresenta una delle specie di mustelidi di maggiori dimensioni. Tramite fototrappole è stato possibile, inoltre, confermare la presenza del gatto selvatico (Felis silvestris), piccolo felino, comunque di dimensioni maggiori rispetto al gatto domestico.
Gli ambienti montani, infine, sono estremamente più “biodiversi”. Il motivo è intuibile: la presenza dell’uomo sporadica e l’assenza di attività quasi assoluta, fa sì che le comunità animali e vegetali si mantengano in equilibrio fra loro.  Il nostro Monte Maggiore, d’altronde, non dispone di acque superficiali, in grado, ad esempio di sostenere la presenza di grandi ungulati selvatici, se si fa eccezione per il cinghiale che nottetempo fa incursioni in pianura alla ricerca di cibo ed acqua, e di qualche gruppo di capre rinselvatichite, anch’esse localizzate grazie all’impiego di fototrappole.  Negli anfratti dei notevoli strapiombi rocciosi di Pizzo San Salvatore e Pizzo Madama Marta, nidifica anche qualche rapace di dimensioni maggiori, falchi ed addirittura qualche aquila, la cui presenza, però, va confermata.