Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

mercoledì 12 giugno 2019

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La notizia è questa: “Scribacchiando per me”, il mio blog, ha superato i cinquecento mila accessi. Wow! … direbbe qualcuno, che me ne importa, aggiungerebbero altri; il mondo è bello perché è vario anche negli atteggiamenti verso persone, cose e situazioni.
Cosa significa per me tale traguardo? … è inutile negarlo, prima di tutto grande soddisfazione nel vedere aumentare di giorno in giorno l’interesse verso il mio strumento di comunicazione, sono contentissimo di come i miei quattro lettori accolgano e aspettino i pezzi che posto sul web. Mi sento obbligato ad esprimere un sentimento di grande gratitudine nei confronti di chi mi legge, di chi commenta, di chi mette un like.
L’obiettivo che mi prefissi, otto anni fa, con la pubblicazione del primo pezzo, era e rimane lo stesso: far conoscere Pietramelara a quante più persone possibile, nelle sue tradizioni, nei suoi caratteri e personaggi, nella sua lingua (non dialetto) tanto singolare. Direi che, a ragion veduta, esso è stato ampiamente conseguito, e ciò e dovuto sicuramente non ai miei particolari meriti, ma alla straordinaria potenza della rete, che ormai copre l’intero pianeta, facendo interagire uomini e popoli lontanissimi per distanza geografica e per cultura. Apprendere che un mio pezzo è stato letto a Singapore, in Australia, in India o in qualche altro paese lontano, mi riempie di gioia profonda ma mi mette anche di fronte a un’enorme responsabilità. Ciò dovrebbe generare ansia in me, ma forse non è così; penso di avere la coscienza a posto e di non avere mai abusato di questa posizione di vantaggio, permessa da un podio virtuale affacciato su una terrazza vasta quanto il mondo intero.
Da qualche tempo oltre alle solite tematiche, leggete a volte della piccola cronaca su quanto avviene qui, della politica locale, degli eventi che insieme a un piccolo gruppo di volenterosi ci sforziamo di organizzare e realizzare, in seno alla Pro Loco, associazione meritoria in quanto senza l’aiuto di nessun ente riesce a animare e vivacizzare un paese e la comunità che lo abita. Ritengo che ciò serva ad aumentare la qualità del servizio reso arricchendo l’offerta.
E’ difficile non far trasparire le proprie inclinazioni e preferenze, ma anche se a volte non ci riesco del tutto, vi assicuro che l’impegno in tal senso è grande.
Grazie, miei carissimi lettori, mi onora essere seguito da ognuno di voi! Vi assicuro che se il tempo e la salute lo permetteranno vi terrò compagnia ancora per tanto tempo.
Il vostro blogger scribacchiante

sabato 25 maggio 2019

ERRICO LEONE E IL PUNTO DI PARTENZA

La vicenda di Errico Leone (Pietramelara 11/07/1875- Napoli 19/06/1940), illustre concittadino protagonista di vicende politico/sindacali in un periodo storico di poco successivo all’Unità Nazionale, è stata commemorata ieri sera dalla nostra cittadinanza con una cerimonia semplice e densa di significati: scopertura di una targa nei pressi della casa natale, e un momento di comunicazione, nel corso del quale sono state enunciate le azioni che fino al prossimo anno onoreranno la memoria di un illustre cittadino, per troppo tempo tenuto nel dimenticatoio.
Da modesto conoscitore della storia locale, quella di tutti i giorni, rivissuta consultando documenti per lo più ignoti alla maggioranza della popolazione, e da esponente di un’Associazione, la Pro Loco, che deve tendere alla valorizzazione di ogni risorsa culturale del nostro territorio, posso dire che forse un aspetto non è stato sottolineato.
E’ stato detto che l’opera di sindacalista, economista e giornalista del Leone si è cominciata a sviluppare già a Pietramelara, prendendo coscienza delle ingiustizie sociali vissute dalle classi meno abbienti, il successivo trasferimento a Napoli, a Roma e poi a Bologna, ne avrà evidentemente permesso l’approfondimento con lo studio e il vissuto. E’ stato delineato il suo meridionalismo, connotato dalla delusione per il peggioramento delle condizioni dei contadini dopo l’unità, e il sostanziale fallimento politico del Risorgimento.
Non è stato detto, tuttavia, che già da secoli prima operava in Pietramelara un fermento e un’attenzione alla cultura tipico di realtà ben maggiori: basti pensare che nel settecento operavano in paese 4 notai, servendo un’area geografica probabilmente molto più vasta, alcuni “dottori fisici”, così si chiamavano i medici allora, avvocati e innumerevoli sacerdoti, canonici e chierici. Ciò, a parere di chi scrive, ha potuto costituire un humus culturale, un eccezionale terreno di coltura, dal quale hanno preso vita il formarsi la coscienza sociale in Errico Leone, ma anche lo sviluppo di moltissime altre eccellenze che si sono estrinsecate nell’esercizio di professioni e carriere:il punto di partenza del Leone ha inciso in modo fortissimo le sue successive vicende. Non è qui il caso di elencare nomi, tuttavia ritengo che, al di la del campanilismo, il Leone, quanto tanti altri validissimi uomini di scienza e cultura, abbiano contribuito rendere il nostro paese noto anche a chilometri di distanza, in tempi in cui la velocità di diffusione delle notizie e delle informazioni era molto più lenta di oggi.

martedì 7 maggio 2019

UNA PROVINCIA FRA STORIA E FUTURO

L’ampio dibattito sviluppatosi recentemente a proposito di un ritorno delle provincie all’ordinamento giuridico precedente alla riforma, costituisce l’ennesimo punto di discordia all’interno del governo nazionale.
Malgrado una certa semplificazione giornalistica, la riforma delle province convertita in legge nell’aprile del 2014 dalla Camera non ha previsto un’abolizione totale delle province, ma una sostituzione con nuovi enti. Per l’abolizione totale di esse sarebbe stata necessaria una modifica della Costituzione.
Ciò tuttavia induce una serie di considerazioni di natura storica ed antropologica sulla nostra provincia e sul suo futuro.
Terra di Lavoro è stata una provincia del Regno delle Due Sicilie e del Regno d'Italia. È chiamata spesso anche con la dicitura di Provincia di Caserta, in virtù del fatto che nel 1818, per volere di Francesco I di Borbone, il capoluogo fu spostato da Capua a Caserta.
All'indomani dell'unità d'Italia la provincia di Terra di Lavoro era una delle più vaste d'Italia, comprendeva l'intero territorio dell'attuale provincia di Caserta, la parte meridionale dell'attuale provincia di Latina , parte dell'attuale provincia di Frosinone, tutta la parte dell'agro nolano ricompresa nell'attuale città metropolitana di Napoli e ancora una parte delle attuali province di Benevento, Avellino e Isernia. Facevano parte della provincia, inoltre, le isole di Ponza e Ventotene . Articolata in circondari e mandamenti, a quell’epoca il nostro comune, come testimonia ancora una lapide in Piazza San Rocco, era capoluogo del “mandamento IX di Pietramelara”, facente parte del Circondario di Caserta .
Nel 1927, durante il ventennio fascista, la Terra di Lavoro fu soppressa definitivamente: la decisione del governo fu accolta con incredulità e scontento da parte della popolazione e dai vari ras locali, per un'unità amministrativa storica, che all'epoca era la più estesa del regno (192 Comuni, 5.258 km² di territorio e una popolazione di 868.000 abitanti). Il Duce con un telegramma al prefetto di Caserta, motivò che tale scelta era dettata dalla precisa volontà di dare a Napoli il necessario respiro territoriale.
All'atto della soppressione della provincia di Terra di Lavoro, i suoi comuni furono divisi tra le province di Napoli, Benevento, Roma , e la neonata provincia di Frosinone.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale, con decreto legislativo luogotenenziale del novembre 1945, venne di nuovo istituita la provincia di Caserta, secondo l'attuale configurazione, che comprende circa la metà dell'originaria provincia di Terra di Lavoro.
Le popolazioni abitanti la nostra provincia sono estremamente disomogenee fra loro, se ne possono, infatti, delineare almeno tre: quella dell’Agro Aversano, nella parte più meridionale, attigua a Napoli, simile ad essa nella lingua e nel carattere, quella della conurbazione casertana, intermedia, e quella della parte più settentrionale, l’alto casertano, di origine sannitica.
Verso la fine dello scorso millennio Togo Bozzi, saggista e giornalista di Cervinara, si pose a capo di un apposito comitato, con l’obiettivo dichiarato di dare finalmente vita alla provincia immaginata nel 1860, che avrebbe dovuto includere Benevento più la Valle Caudina e la Valle Alifana. Si andava a formare una nuova provincia, il Molisannio, che in base ad affinità storiche, economiche e culturali, avrebbe dovuto accorpare le suddette aree interne della Campania e parte del Molise, secondo i confini dell’antico Sannio. Ipotesi affascinante, sicuro, ma priva di effetti pratici in tempi in cui si va verso una globalizzazione sempre più spinta e radicale.

venerdì 26 aprile 2019

MEMORIE PER UN AMICO

Ce l’hai fatta, alla fine, amico mio a liberarti dalla sofferenza: e quando parlo di sofferenza non mi riferisco tanto a quella fisica, che pur deve essere stata intensa, ma soprattutto a quella morale, derivante dalla privazione della piazza, degli amici, delle tante altre attività che la tua mente felice aveva saputo partorire. Ci siamo conosciuti da bambini, quando la tua, la nostra, Pietramelara era ancora un formicaio brulicante di donne, uomini, bambini e ragazzi, indaffarati all’inverosimile ma, come tu amavi ripetere, sereni a speranzosi nel futuro. Ti ricordo, sai, quando ancora abitavi sui gradoni di Via Enrico Leone, un bambino dai calzoncini cortissimi anche d’inverno, allora si giocava insieme a rincorrersi, a celariegliu o altro tra i mille anfratti del borgo; ti ricordo giovanissimo, universitario come me, discutere della nostra comunità e dei suoi mille problemi; un progetto nato allora: studiare il nostro dialetto, la nostra lingua, con il piglio dell’ironia pungente che ti sempre connotato e con l’immancabile nostalgia per le tradizioni allora ancora vive, ma che ci rendevamo conto, andavano scomparendo; purtroppo tale progetto è rimasto nella mia e nella tua mente, e non credo che vedrà mai la luce. Ma non tutto è andato così, infatti venti anni fa circa, nel ‘95, mettemmo in campo l’iniziativa che ha suggellato in modo imperituro la nostra amicizia: Bianco/Nero, la mostra multimediale delle immagini degli ultimi settanta anni in paese. Un successo enorme di pubblico e di critica, immortalato dalla pubblicazione di un libro-catalogo delle immagini, “Fotostoria di una comunità”, curato da te nella parte grafica. Sono andato a rileggermi negli atti del convegno inaugurale (1 settembre 1995) il tuo intervento: eri arrabbiato “la verità è che fino ad oggi è mancata un’attenta programmazione di sviluppo. Ci si è preoccupati solo a soddisfare l’immediato, e speculare politicamente insieme a professionisti scialbi e privi di cultura (…) senza preoccupazione di realizzare opere che segnassero il tempo”.
Purtroppo anche nei radi incontri, che abbiamo avuto nel corso della tua breve malattia, si è dovuto constatare che tale linea di tendenza è continuata, che quella preoccupazione è mancata e continua a mancare, che tutto sommato per l’elettorato pietramelarese la cosa continua a non rappresentare un problema.
L’abbraccio forte che ci scambiammo in occasione di una delle ultime visite mi risuona come un addio anticipato di qualche mese ma, tant’è: la malattia ci ha tenuto lontani e ti ha tenuto lontano dalle attività che non ti stancavi mai di progettare e realizzare. Deve essere stato brutto per te scendere in piazza costretto su una sedia a rotelle, come nell’ultima foto che abbiamo fatto, nel periodo natalizio, ma dietro quella mascherina, sono sicuro, sorridevi ancora felice di ritrovare gli amici, di ritrovare l’amata Pietramelara (vedi foto di copertina).
Ti saluto con un arrivederci, caro Nunzio, spero di tornare insieme un bel giorno a sorridere con un angolo della bocca delle nostre piccole cose, a ironizzare sulla moda del momento, come amavi fare da dissacratore nato, quale eri.

lunedì 22 aprile 2019

VALOGNO C'HA PROVATO

Quanti saranno in Italia i borghi dimenticati, abbandonati, sconosciuti… Poi, all’improvviso per qualcuno di essi qualcosa succede, cambia, si muove. Mai per caso. Occorre un’intuizione, occorre rischiare. È così che è accaduto a Valogno, piccolo paesino arroccato tra montagne e tufo vulcanico, in provincia di Caserta, appena 90 abitanti, non ci sono supermercati, non ci sono farmacie, non ci sono bar : le nostre Statigliano e Santa Croce, al confronto sono importanti realtà urbane. Eppure è un paesino vivo, frequentato da turisti e scolaresche in gita: cos’è successo?
Racconta zio Raffaele – qui lo chiamano tutti così - lui ha 85 anni e da Valogno ha visto andare via tanta gente, quasi tutti, ma lui è rimasto. “Negli anni ’40 c’erano circa 500 abitanti, poi nel ’56 è cominciata la grande migrazione verso il Belgio e altre città europee in cerca di lavoro“. Nessuno è più tornato. Lui, invece è rimasto, a coltivare rose e a fare vino. E’ questo il destino comune di tanti borghi bellissimi ma purtroppo defilati, come il nostro.
Chi arriva a Valogno in genere viene accolto da Giovanni Casale, romano – ma originario del borgo – a cui si deve la rinascita del paesino attraverso l’arte. Casale ha infatti deciso di lasciare Roma e di trasferirsi nella casa paterna di Valogno, per aprila a tutti e farla diventare luogo di incontri, scambio di idee e di condivisione. Ma non solo. Perché grazie alla partecipazione di tantissimi artisti che hanno messo a disposizione il proprio estro creativo, oggi Valogno può contare sulla presenza di oltre 40 murales sparsi per tutto il borgo (e altri ne saranno dipinti). Murales che hanno contribuito a cancellare i danni fatti al paesino da mattoni e intonaco e che gli hanno permesso così di tornare a splendere di colori e atmosfere fiabesche.. Quali sono i soggetti, cosa si raffigura? Non c’è un tema guida a fare da filo rosso per i murales, gli artisti si sono sbizzarriti: si va da scene di lavoro nei campi, alla memoria del brigantaggio, che qui deve essere stato ben presente, a motivi decorativi floreali, a immagini fiabesche, di sogno e altro. Intendiamoci: anche a Valogno non mancano finestre e balconi in “alluminio anodizzato”, e altri particolari non proprio in armonia con il contesto, ma lo spirito che pervade questi luoghi ti lascia intendere che di li a poco saranno rimossi.
E’ stato questo il luogo del mio “lunedì in albis” 2019, un incontro, sotto qualche gocciolina di pioggia, con l’arte, e soprattutto con la volontà della nostra gente di non arrendersi alla sorte avversa . Una nuova vita per questo borgo, tanto simile al nostro per l’atmosfera che vi si respira, ma non per il destino: Valogno e i suoi abitanti c’hanno provato, e pare che la prova abbia dato esito positivo, visti i risultati degli ultimi anni.

venerdì 19 aprile 2019

I VELENI DELLA SETTIMANA SANTA

Nel concludere oggi, sabato, una settimana che di “santo” ha avuto poco o nulla, tanto è stato infatti il veleno versato, ecco le mie “sommesse” considerazioni.
Abbiamo veramente letto di tutto sui social: commenti al vetriolo provenienti soprattutto da fonti di fatto anonime, scambi di post zeppi di accuse gravissime, stavolta firmati. La situazione è tanto degenerata da far scrivere a una giovane locale: “Quello a cui sto assistendo a Pietramelara in questo ultimo periodo, anzi in questi ultimissimi anni è davvero lo schifo dello schifo(…) State toccando il fondo (…) Ci state facendo venire ancor di più la voglia di non fare niente”. Attenzione... i giovani posseggono il futuro, e la sopravvivenza della nostra comunità è legata a quanto amore ed interesse loro riporranno in essa; così non si va da nessuna parte!
Non è affatto piacevole, per chi ha fatto dell’amore per il proprio paese un paradigma di vita, leggere di queste cose. Ci si rende conto purtroppo che, man mano che gli anni avanzano, oggetto di questo amore rimangono solo i luoghi nella loro fisicità, le pietre, perché la gente con il suo comportamento si fa amare sempre di meno.
E’ questo il frutto della dialettica politica, così come sviluppatasi a Pietramelara negli ultimi decenni: “chi non è con me è contro di me”, e merita di essere colpito ed affondato nel più cruento dei modi, facendo leva sulla maldicenza, sul pettegolezzo, sulle accuse gratuite ed infondate, e soprattutto senza alcuna preoccupazione e riguardo per la veridicità di quanto urlato sui vari media.
Esprimere liberamente il proprio pensiero: si tratta della conquista più importante in un sistema democratico: va bene! … esporre perplessità in merito a qualcosa che non va giù, che si ritiene non giusto: pienamente legittimo! Ma sempre apponendo la propria firma e assumendosi ogni relativa responsabilità, altrimenti la protesta si riduce ad una vaga e vigliacchissima produzione di “merda mediatica”; a tanto si riduce tutto il livore che è stato vomitato addosso alla Pro Loco, associazione a cui il sottoscritto ha aderito con orgoglio, nei commenti “rigorosamente anonimi” ad un articolo della stampa locale (cfr. http://www.paesenews.it/?p=156036).
E’ regola generale, per chi vuole dare spessore alle proprie idee e critiche, mettersi in discussione e apporre una firma sulla carta stampata, come sui social e/o ogni altro media: si vede che gli autori di tali e tante “affettuose affermazioni” sono primi a non dare alcuna importanza a quanto vomitato con tanto gratuito livore, l’importante per loro è obbedire ad un ordine imposto, costi quello che costi, anche sparare le più sonore corbellerie.


lunedì 8 aprile 2019

MERCATO: QUALE FUTURO?

Quale sarà il destino del mercato domenicale, dopo il referendum? Ritornerà nell’area apposita oppure si manterrà nel centro storico? Quali considerazioni si possono trarre a margine della vicenda?... Andiamo con ordine. Hanno preso parte alla consultazione meno di 500 elettori, per l’esattezza 495: 308 hanno votato sì, 180 no, 3 le schede nulle, 4 quelle bianche, questi i risultati.
Prima di tutto non ritengo, come sostenuto da qualcuno che per l’Amministrazione Di Fruscio si sia trattato di una “sonora batosta”, sono i numeri a dimostrare il contrario! La compagine consiliare di maggioranza è composta da 8 consiglieri, eletti nel 2017, con una percentuale del 53,64%, pari a 1.721voti, una media che va oltre 200 voti espressi per candidato. Se fosse stato vero, al di là dei proclami sui social, che l’amministrazione era favorevole al mercato in centro, si sarebbe dovuto osservare che almeno la metà di quei 1.700 voti fossero stati espressi in tal senso, invece, poco più di un decimo: è evidente che l’interesse, quello reale, è mancato! Lo scarno comunicato in “politichese”, dato alla pagina fb del Comune, è una conferma della freddezza con cui ci si è approcciati alla cosa: “Il referendum consultivo indetto dal Consiglio Comunale riguardante l'individuazione del luogo in cui tenere il mercato domenicale ha fatto registrare una scarsa affluenza degli aventi diritto al voto.
Hanno preso parte alla consultazione meno di 500 elettori che rappresenta un numero insufficiente a renderne valido l'esito (art. 14 del regolamento richiede la partecipazione di almeno la metà più uno degli aventi diritto).
La questione ritornerà, nei prossimi trenta giorni, in discussione nella sede istituzionale del Consiglio Comunale per le previste valutazioni connesse”
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Eppure lo stato drammatico in cui versa la zona centrale del paese, avrebbe dovuto spingere ad un impegno maggiore. E’ questa una delle questioni in cui mostrare gli attributi, decidere anche correndo il rischio dell’impopolarità e … adesso cosa ci dobbiamo aspettare? Veramente non saprei, penso che il dibattito si trascinerà a lungo, dentro e fuori dalle sedi istituzionali, sperando che, nel frattempo, qualcosa di inatteso possa succedere, spingendo chi ne ha la responsabilità ad assumere finalmente una posizione. Di più a momento non emerge.