Il signor Lino Martone, che si professa meridionalista/gramsciano ha dato il “la” ad una lunga ed articolata polemica sul Forum Pietramelara, tra lo stesso e un nutrito gruppo di iscritti al forum di tendenza meridionalista/filo borbonica, riguardo al contenuto delle lapidi a corredo di un monumento a ricordo degli scontri, avvenuti tra Pietramelara e Roccaromana, tra garibaldini e soldati borbonici, ai tempi della riunificazione italiana, precisamente il 19 settembre 1860.
Il monumento, sorto sulla rotonda all’incrocio murro/croci/cinque vie, è stato realizzato negli ultimi giorni dell’amministrazione Leonardo a Pietramelara, rappresentandone una sorta di “canto del cigno” (vedi foto... evidentemente un cigno stonato, mah!).
Facezie a parte, mi si consenta di dire anch’io la mia opinione al riguardo: sono anch’io un convinto meridionalista, e pertanto conscio di quante negatività abbia causato la tanto celebrata unità d’Italia al meridione, basti pensare che a distanza di più di un secolo e mezzo la cosiddetta “questione meridionale” è ancora di scottante attualità. Il brigantaggio è stato solo un segno, forse il più tangibile, degli squilibri sociali determinatisi. Leopoldo Franchetti, esponente toscano della destra, tutt’altro che filomeridionale, nel 1875 scrisse: “Il genere di vita dei contadini è tale, che farsi brigante è un miglioramento, piuttosto che un peggioramento nella loro condizione”. Per reprimere il brigantaggio vennero commessi crimini orrendi, vedi le stragi di Pontelandolfo e Casalduni, a pochi passi da casa nostra, che per la ferocia fanno impallidire persino le rappresaglie naziste dell’ultimo conflitto mondiale, e i cui autori continuano ad essere celebrati come “eroi della patria”.
Carmine Crocco, Nico Nanco, Michelina De Cesare, ritenuti comuni criminali fino a ieri, cominciano (a ragione) ad essere rivalutati come difensori dell’identità meridionale fino all’estremo sacrificio
Non condivido tuttavia due cose fra quelle dette sul Forum: in primo luogo la nostalgia filo borbonica, e poi il modo di vedere la figura di Garibaldi. Andiamo con ordine: la dinastia borbonica sul trono di Napoli, iniziò con Carlo III, fu un periodo veramente felice e volto al progresso, anche per la saggia regia e l’influenza esercitata da uomini del calibro di Bernardo Tanucci; una volta che Carlo lasciò Napoli per la Spagna, i suoi successori non diedero prova di se altrettanto positiva, e sono convinto che gran parte della responsabilità per la dissoluzione del regno del sud, che durava da oltre cinque secoli, sia connessa alla loro condotta tentennante ed ondivaga, combattuta fra il progressismo di regine centroeuropee e il bigottismo diffuso nella corte.
Garibaldi, poi, lungi dall’essere il mercenario assetato di ricchezze, come detto nel Forum da qualcuno (l’esilio a Caprera ne è la più evidente prova) è stato, a parere di chi scrive, piuttosto un ingenuo idealista, strumentalizzato dall’ambizione di Cavour e di chiunque altro interessato a depredare il sud.Nel 1880, due anni prima di morire, evidentemente deluso dal come erano andate le cose dopo l’unità, ebbe a dire: “Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero e in preda alla parte peggiore della nazione”.
I fatti della storia vanno analizzati alla luce dei documenti, altrimenti anche ciò che si scrive su un Forum appare un modo come un altro di ricercare visibilità e/o seguire una moda del momento.
Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese
mercoledì 23 agosto 2017
mercoledì 16 agosto 2017
LA RIFFA
Chi non ha conosciuto la Pietramelara “che fu” forse non sa che, all’interno delle feste di piazza, accanto ai riti religiosi, ai soliti concertini, con cantanti più o meno alla moda, ed alle bande musicali, vi erano anche degli aspetti secondari non meno pittoreschi e degni di essere ricordati. A volte, come nel caso della tradizione che vado a descrivervi, lo scorrere del tempo ha eliminato del tutto o quasi questo genere di cose: esse continuano, tuttavia, a sopravvivere nelle memoria di quelli come me.
A San Rocco, a Sant’Antonio, a San Pasquale, o nella festa della Madonna a San Giovanni, si teneva la “riffa”: non era una lotteria, come comunemente si è portati a pensare, ma si trattava, in sostanza, di un’asta contadina, che serviva a tramutare in danaro le offerte ricevute “in natura” dai “mastri di festa” (oggi comitato). Costoro, quando facevano il giro delle masserie, un tempo numerose, raramente ricevevano offerte “in contanti”, ma la brava gente che vi abitava e lavorava era solita offrire per la festa pollame vivo, uova, formaggi e salumi, ecc. Il momento della riffa, molto seguito, era in genere immediatamente successivo il rientro della processione del santo: si allestiva un rudimentale podio (a volte una semplice sedia o una cassetta di legno), il banditore vi saliva e con la sua voce possente cercava di imbonire la folla per piazzare la merce che era stata offerta. Niente a che vedere con Sotheby’s e Christie’s, famose case d’asta anglosassoni, per carità! Nessun martelletto di legno battuto al momento dell’aggiudicazione, anzi…i modi del banditore erano spicci, e la lingua utilizzata solo il pietramelarese stretto; non di rado si poteva assistere a qualche divertente “siparietto” generato da un avventore che non condivideva del tutto l’operato e la correttezza del banditore, oppure anche a qualche scherzoso scambio di battute: la riffa destava interesse anche da parte di chi non era interessato ad acquistare nulla, proprio per queste particolari situazioni che frequentemente si generavano.
I banditori erano locali: quelli che ricordo io, brava gente del posto, dotata di voce forte e chiara e di una certa furbizia, che cercava di sbarcare il lunario lavorando in campagna o come manovale edile e che, aveva trovato il modo di arrotondare i magri guadagni, prestandosi per tale impegno nei giorni delle feste; il compenso? … una “mazzetta” di poche migliaia di lire che, se la riffa andava particolarmente bene, poteva anche essere incrementata, oppure anche nulla per devozione al santo che si festeggiava. Un’arte particolare, quella del banditore di paese, che consisteva soprattutto nell’accendere l’interesse dei presenti nei confronti delle povere cose “arriffate”. Se costui si accorgeva che qualcuno che si stava avvicinando poteva eventualmente essere interessato ai beni “arriffati” , prendeva tempo, prima di aggiudicare frettolosamente un “lotto”, fatto per esempio da un paio di gallinelle e/o un pollastro; ed allora le rituali sequenze che precedevano l’aggiudicazione “una, roi e ttrè” (Trad.:uno, due e tre) diventavano “una, roi…una, roi… una, roi” ripetute un numero indefinito di volte, prima di arrivare al fatidico “ …e ttrè” . Le ultime riffe che ricordo risalgono alla fine degli anni settanta dello scorso secolo; in seguito, un po’ perché le offerte “in natura” non si ricevevano più, un po’ per il diminuito interesse generale, o ancora perché non si trovavano più persone disposte a fare da banditore, esse sono ineluttabilmente passate nel dimenticatoio.
Roba povera quella che si “arriffava”, merce di poco conto, forse anche per questo motivo per deridere qualcuno di spessore umano molto ridotto o dall’aspetto curioso, nel nostro dialetto è entrato in uso l’invito scherzoso che gli si rivolgeva: “vatt’ a arriffà” (Trad.: vatti a far vendere all’asta [perché vali veramente poco]) . Nel nostro linguaggio comune, inoltre, stavolta in italiano, la riffa richiama alla mente una locuzione, un modo di dire di uso corrente: “di riffa o di raffa”. Quante volte vi sarà capitato di dire o di sentir dire: “di riffa o di raffa, hai ottenuto ciò che volevi”, che significa: lo scopo è stato raggiunto in un modo o nell'altro, comunque sia. E’ straordinario, infatti, come queste cose, ritenute dai più come secondarie e poco degne di nota o di ricordo, abbiano potuto incidere a tal punto sul nostro modo di essere e di comunicare, fino ad indurre delle vere e proprie forme di linguaggio!
A San Rocco, a Sant’Antonio, a San Pasquale, o nella festa della Madonna a San Giovanni, si teneva la “riffa”: non era una lotteria, come comunemente si è portati a pensare, ma si trattava, in sostanza, di un’asta contadina, che serviva a tramutare in danaro le offerte ricevute “in natura” dai “mastri di festa” (oggi comitato). Costoro, quando facevano il giro delle masserie, un tempo numerose, raramente ricevevano offerte “in contanti”, ma la brava gente che vi abitava e lavorava era solita offrire per la festa pollame vivo, uova, formaggi e salumi, ecc. Il momento della riffa, molto seguito, era in genere immediatamente successivo il rientro della processione del santo: si allestiva un rudimentale podio (a volte una semplice sedia o una cassetta di legno), il banditore vi saliva e con la sua voce possente cercava di imbonire la folla per piazzare la merce che era stata offerta. Niente a che vedere con Sotheby’s e Christie’s, famose case d’asta anglosassoni, per carità! Nessun martelletto di legno battuto al momento dell’aggiudicazione, anzi…i modi del banditore erano spicci, e la lingua utilizzata solo il pietramelarese stretto; non di rado si poteva assistere a qualche divertente “siparietto” generato da un avventore che non condivideva del tutto l’operato e la correttezza del banditore, oppure anche a qualche scherzoso scambio di battute: la riffa destava interesse anche da parte di chi non era interessato ad acquistare nulla, proprio per queste particolari situazioni che frequentemente si generavano.
I banditori erano locali: quelli che ricordo io, brava gente del posto, dotata di voce forte e chiara e di una certa furbizia, che cercava di sbarcare il lunario lavorando in campagna o come manovale edile e che, aveva trovato il modo di arrotondare i magri guadagni, prestandosi per tale impegno nei giorni delle feste; il compenso? … una “mazzetta” di poche migliaia di lire che, se la riffa andava particolarmente bene, poteva anche essere incrementata, oppure anche nulla per devozione al santo che si festeggiava. Un’arte particolare, quella del banditore di paese, che consisteva soprattutto nell’accendere l’interesse dei presenti nei confronti delle povere cose “arriffate”. Se costui si accorgeva che qualcuno che si stava avvicinando poteva eventualmente essere interessato ai beni “arriffati” , prendeva tempo, prima di aggiudicare frettolosamente un “lotto”, fatto per esempio da un paio di gallinelle e/o un pollastro; ed allora le rituali sequenze che precedevano l’aggiudicazione “una, roi e ttrè” (Trad.:uno, due e tre) diventavano “una, roi…una, roi… una, roi” ripetute un numero indefinito di volte, prima di arrivare al fatidico “ …e ttrè” . Le ultime riffe che ricordo risalgono alla fine degli anni settanta dello scorso secolo; in seguito, un po’ perché le offerte “in natura” non si ricevevano più, un po’ per il diminuito interesse generale, o ancora perché non si trovavano più persone disposte a fare da banditore, esse sono ineluttabilmente passate nel dimenticatoio.
Roba povera quella che si “arriffava”, merce di poco conto, forse anche per questo motivo per deridere qualcuno di spessore umano molto ridotto o dall’aspetto curioso, nel nostro dialetto è entrato in uso l’invito scherzoso che gli si rivolgeva: “vatt’ a arriffà” (Trad.: vatti a far vendere all’asta [perché vali veramente poco]) . Nel nostro linguaggio comune, inoltre, stavolta in italiano, la riffa richiama alla mente una locuzione, un modo di dire di uso corrente: “di riffa o di raffa”. Quante volte vi sarà capitato di dire o di sentir dire: “di riffa o di raffa, hai ottenuto ciò che volevi”, che significa: lo scopo è stato raggiunto in un modo o nell'altro, comunque sia. E’ straordinario, infatti, come queste cose, ritenute dai più come secondarie e poco degne di nota o di ricordo, abbiano potuto incidere a tal punto sul nostro modo di essere e di comunicare, fino ad indurre delle vere e proprie forme di linguaggio!
venerdì 28 luglio 2017
UNA CREATURA MATURA
E’ una creatura matura il mio “Scribacchiando”: ha varcato da tempo il traguardo dei 200.000 accessi, i feedback sono generalmente positivi, la censura ha provato in modo maldestro a farlo tacere (ottenendo il risultato opposto), viene letto in paesi lontani, a volte remoti a tal punto da non conoscerne neppure l’esatta ubicazione sul globo terrestre. Sono rimasto piacevolmente colpito sere fa, quando nel corso di una pubblica assemblea una giovane signora mi ha additato come custode e comunicatore delle tradizioni e dell’identità comune di Pietramelara, proprio grazie al mio blog; le sono grato per tale attestazione verbale e rinnovo i miei ringraziamenti anche per via telematica. Dovrei essere contento ed appagato … niente affatto! L’accresciuta visibilità acuisce il senso di responsabilità di chi, alla tastiera, scrive per Pietramelara e i pietramelaresi; pertanto sono alla costante ricerca di mezzi per migliorare il blog e farlo conoscere sempre a più persone, soprattutto fuori dai confini territoriali di questo comune, e tale bisogno accresce in me l’ansia. Qualcuno mi ha suggerito, visto il successo e la vasta visibilità, di aprire spazi pubblicitari tra le pagine del blog ma, sinceramente, prima di tutto non ritengo sia cosa per me, e poi ciò potrebbe anche costituire un eventuale condizionamento nelle tematiche da trattare e nel modo di trattarle, pertanto l’ipotesi è stata scartata senza ripensamenti. Scribacchio per me e non certo per danaro!
Parlare di Pietramelara, della sua gente, del dialetto e delle tradizioni, riportare l’aneddotica popolare tramandata dalla tradizione orale: è stato questo il gruppo di argomenti trattati per molto tempo quasi in eslusiva; tuttavia oggi le cose sono un po’ cambiate, la nostalgia è una leva su cui appoggiarsi con moderazione, pertanto le tematiche, anche non tralasciando il gruppo originario si sono arricchite di argomenti più attuali quali, ad esempio, la politica locale. Le elezioni dello scorso giugno hanno costituito la materia per una serie di articoli, la cui gestazione si è rivelata lunga e laboriosa, a causa del mio essere “terzo” rispetto ad ambedue le liste che si contendevano la gestione del nostro comune. Mi sembra, ed aspetto eventuale conferma da parte dei miei quattro lettori, di essere riuscito a non far trasparire faziosità e/o partigianeria per chicchessia.
La scrittura è il modo di esprimermi che preferisco, la scrittura è chiara e non da luogo ad equivoci: scripta manent … dicevano i nostri progenitori latini. L’espressione orale è per sua natura più mutevole nell’interpretazione.
Parlare di Pietramelara, della sua gente, del dialetto e delle tradizioni, riportare l’aneddotica popolare tramandata dalla tradizione orale: è stato questo il gruppo di argomenti trattati per molto tempo quasi in eslusiva; tuttavia oggi le cose sono un po’ cambiate, la nostalgia è una leva su cui appoggiarsi con moderazione, pertanto le tematiche, anche non tralasciando il gruppo originario si sono arricchite di argomenti più attuali quali, ad esempio, la politica locale. Le elezioni dello scorso giugno hanno costituito la materia per una serie di articoli, la cui gestazione si è rivelata lunga e laboriosa, a causa del mio essere “terzo” rispetto ad ambedue le liste che si contendevano la gestione del nostro comune. Mi sembra, ed aspetto eventuale conferma da parte dei miei quattro lettori, di essere riuscito a non far trasparire faziosità e/o partigianeria per chicchessia.
La scrittura è il modo di esprimermi che preferisco, la scrittura è chiara e non da luogo ad equivoci: scripta manent … dicevano i nostri progenitori latini. L’espressione orale è per sua natura più mutevole nell’interpretazione.
domenica 16 luglio 2017
MEGLIO TARDI CHE MAI
Ritorno proprio adesso da un giro in moto sulla nostra strada panoramica che porta fino a Rocchetta e Croce, che dire? ... la giornata tersa e l’atmosfera liberata dall’umidità dei giorni scorsi, insieme al verde intenso offrivano agli occhi scorci ed immagini di singolare bellezza e suggestione. Tuttavia non posso esimermi dal riportare che ho dovuto constatare anche uno stato di abbandono abbastanza generalizzato! Spine e rovi che avevano già occupato parte della carreggiata e, soprattutto, rifiuti di ogni tipo lasciati qua e la. Residui di picnic, del tipo piatti sporchi e bottiglie in vetro, che chissà quando saranno prelevati e portati via, ma soprattutto materassi e ingombranti . Mancavo da mesi, forse anni, in quei luoghi, che un tempo mi sono stati familiari per ragioni professionali e per passione, e non ho potuto far altro che provare una sensazione di rammarico alla vista di simili brutture.
Il problema delineato non si esaurisce nella responsabilità delle istituzioni coinvolte, esso è generato anche dal malcostume e la scarsa sensibilità per le problematiche ambientali delle popolazioni residenti e dei turisti. Cambiare la mentalità di interi strati della popolazione a volte si rivela utopistico e frustrante, tuttavia ritengo che una campagna di sensibilizzazione progettata e portata avanti in tal senso non guasterebbe affatto. Il problema dei materassi e degli ingombranti in genere mette in risalto la necessità impellente, se non l’urgenza di aprire al pubblico la cosiddetta “isola ecologica”, infrastruttura di somma importanza realizzata ormai da circa un decennio, ma mai entrata in funzione, non si sa per quale arcano mistero. Chi si è assunto della forte responsabilità della guida del paese e della comunità che lo abita deve farsi carico della questione, non si può ancora “tenere la testa sotto la sabbia”, l’opera è stata svilita e attualmente funge solo da rimessa per gli automezzi destinati alla raccolta dei rifiuti. La situazione sulla panoramica, come in tutto il resto del territorio comunale non consente affatto tentennamenti e morosità varie; se poi c’è qualche problema, qualche causa ostativa che non conosciamo, allora si esca allo scoperto, e una buona volta, in un pubblico “outing” si comunichi dove risiede il motivo che impedisce ai Pietramelaresi di liberarsi in modo lecito ed ecologicamente corretto di tutto quanto ha fatto parte della loro casa ed ha esaurito il proprio ciclo economico.
Sappiatelo pubblici amministratori, può sembrare banale, ma è meglio risolvere un problema tardi che non farlo mai!
Il problema delineato non si esaurisce nella responsabilità delle istituzioni coinvolte, esso è generato anche dal malcostume e la scarsa sensibilità per le problematiche ambientali delle popolazioni residenti e dei turisti. Cambiare la mentalità di interi strati della popolazione a volte si rivela utopistico e frustrante, tuttavia ritengo che una campagna di sensibilizzazione progettata e portata avanti in tal senso non guasterebbe affatto. Il problema dei materassi e degli ingombranti in genere mette in risalto la necessità impellente, se non l’urgenza di aprire al pubblico la cosiddetta “isola ecologica”, infrastruttura di somma importanza realizzata ormai da circa un decennio, ma mai entrata in funzione, non si sa per quale arcano mistero. Chi si è assunto della forte responsabilità della guida del paese e della comunità che lo abita deve farsi carico della questione, non si può ancora “tenere la testa sotto la sabbia”, l’opera è stata svilita e attualmente funge solo da rimessa per gli automezzi destinati alla raccolta dei rifiuti. La situazione sulla panoramica, come in tutto il resto del territorio comunale non consente affatto tentennamenti e morosità varie; se poi c’è qualche problema, qualche causa ostativa che non conosciamo, allora si esca allo scoperto, e una buona volta, in un pubblico “outing” si comunichi dove risiede il motivo che impedisce ai Pietramelaresi di liberarsi in modo lecito ed ecologicamente corretto di tutto quanto ha fatto parte della loro casa ed ha esaurito il proprio ciclo economico.
Sappiatelo pubblici amministratori, può sembrare banale, ma è meglio risolvere un problema tardi che non farlo mai!
martedì 11 luglio 2017
UNA STAGIONE DELLO SPIRITO
Che cos’è la politica, se non una stagione dello spirito? Essa ti coinvolge e ti appassiona e, rafforzata dall’amore profondo che si nutre per i luoghi natii, comporta che in un determinato momento della vita si partecipi in maniera più o meno diretta a sezioni di partito (quando esistevano), gruppi, movimenti e liste. Tale coinvolgimento solo raramente è indolore, anzi… quanto maggiore è la passione che si profonde, a volte maggiori sono le delusioni che ne derivano. Una stagione dello spirito, dicevo e, come tutte le stagioni, essa ha un inizio e una fine. Si conoscono amici, si entra nella casa delle persone, apprendendone miserie e virtù, non di rado qualche amicizia si scioglie a causa di comportamenti scorretti. Arriva poi un determinato momento in cui, vissute le esperienze, assaporata l’euforia dei momenti di visibilità, conosciuta l’amarezza della sconfitta, si mette il punto. Ciò non coincide nettamente con il disinteresse ed il menefreghismo, piuttosto direi con un’attenuazione del coinvolgimento ed il passaggio a modi diversi di lavorare per il paese e la comunità che lo abita.
Il preambolo di cui sopra è estensibile anche a coloro che vivono dall’esterno le situazioni, parteggiando a volte con fare da “ultras supertifoso” per una delle liste che prendono parte alla competizione; la loro funzione è fisiologica, a volte utile, certamente aggiunge note di colore al clima preelettorale, tuttavia va detto che anche per loro vige l’estrema opportunità di un inizio e di un termine per le claques ai comizi, per gli accesi duelli postati sui social network, per le animosità in genere. Tale considerazione mi è venuta naturale e spontanea, apprendendo di incresciosi ed attuali fatti che vedono oggi, a distanza di circa un mese dalle elezioni comunali, ancora fronteggiarsi, a volte con modi spicci, uomini e donne schierati a suo tempo in opposte fazioni. Signori, le elezioni sono terminate da un pezzo, è ora di smetterla, di ritornare a curare l’interesse proprio e quello generale. Pietramelara ha bisogno dell’impegno di ognuno di noi: “o ci salviamo tutti, o non si salva nessuno!”
Il preambolo di cui sopra è estensibile anche a coloro che vivono dall’esterno le situazioni, parteggiando a volte con fare da “ultras supertifoso” per una delle liste che prendono parte alla competizione; la loro funzione è fisiologica, a volte utile, certamente aggiunge note di colore al clima preelettorale, tuttavia va detto che anche per loro vige l’estrema opportunità di un inizio e di un termine per le claques ai comizi, per gli accesi duelli postati sui social network, per le animosità in genere. Tale considerazione mi è venuta naturale e spontanea, apprendendo di incresciosi ed attuali fatti che vedono oggi, a distanza di circa un mese dalle elezioni comunali, ancora fronteggiarsi, a volte con modi spicci, uomini e donne schierati a suo tempo in opposte fazioni. Signori, le elezioni sono terminate da un pezzo, è ora di smetterla, di ritornare a curare l’interesse proprio e quello generale. Pietramelara ha bisogno dell’impegno di ognuno di noi: “o ci salviamo tutti, o non si salva nessuno!”
martedì 27 giugno 2017
SAGRA AL BORGO: - 60 GIORNI
Mancano appena sessanta giorni al consueto appuntamento che da più di quarant’anni coinvolge una parte del nostro territorio, il borgo, e un gran numero di persone: parlo della Sagra al Borgo, ennesima edizione; chi dice che sono quaranta gli anni, chi più, non ha importanza!
La rinnovata Pro Loco Pietramelara, si prepara all’appuntamento con forti ambizioni, di queste la maggiore: dare un’impronta innovativa all’evento. In seno al consiglio direttivo dell’associazione ci si vede con cadenza settimanale nella sede di Piazza Sant’Agostino ma, vista l’imminenza, ritengo sia il caso di intensificare gli appuntamenti e le riunioni. Quali le innovazioni sul piatto? Prima di tutto una maggiore aderenza delle Sagra alle finalità per le quali vide la luce negli ormai lontani (ahimè) anni 70: essa deve essere e rimanere un’occasione, un’opportunità di rilancio e valorizzazione per il nostro Borgo. Bisogna farlo conoscere, rivelarne i segreti che cela, riuscire a comunicare a chi lo visiterà l’armonia che vi si respira. Nella settimana che va dal 20 al 27 agosto prossimo, il borgo dovrà essere un formicaio brulicante di donne, di uomini, di attrezzature per accogliere il gran numero di visitatori che la Pro Loco attende, visto anche lo sforzo promozionale messo in campo: i media saranno tutti utilizzati, nessuno escluso. A metà settimana, presumibilmente il giorno 24 agosto, un incontro che avrà il doppio ruolo di conferenza stampa di presentazione e dibattito sul come si evolverà in futuro il modello della Sagra.
L’ amministrazione civica appena insediata, si spera, aderirà in pieno al progetto in corso di elaborazione, in termini di collaborazione istituzionale e di risorse profuse allo scopo. Bisognerà conferire alle stradine ed agli angiporti un aspetto decoroso, l’iter delle autorizzazioni necessarie dovrà essere sveltito e semplificato e, non ultimo, il comune dovrà intervenire con una congrua sponsorizzazione. La Pro Loco ed il Comune, a Pietramelara ed altrove, sono istituzioni parallele e paritetiche, dotate di pari dignità, che concorrono al raggiungimento di obiettivi di somma importanza quali la lotta allo spopolamento, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio; vanno pertanto amplificati gli sforzi tesi alle sinergie istituzionali e al partenariato.
La “road map” per giungere, fra esatti sessanta giorni, preparati al consueto appuntamento con la Sagra al Borgo è la seguente: innovazione nel rispetto della tradizione contadina sette/ottocentesca, eliminazione dell’anacronistica sovrastruttura medioevale, dislocazione ottimale delle cucine, degli espositori e degli stand gastronomici, in modo da non creare eccessi di traffico pedonale in alcuni punti e zone assolutamente non frequentate altrove. L’ allestimento di un “percorso del gusto” che comunichi non solo l’esistenza di tipicità enogastronomiche di elevata qualità, ma anche il modo di apprezzarne le caratteristiche peculiari, sarà un’altra delle innovazioni presenti: assaggiatori specializzati di oli e.v.o., vini, formaggi e mieli locali, nel corso di brevi comunicazioni porgeranno le tecniche di degustazione di tali prelibatezze.
A fine agosto, quindi, e che sia questo un degno saluto all’estate che sarà allora per terminare.
La rinnovata Pro Loco Pietramelara, si prepara all’appuntamento con forti ambizioni, di queste la maggiore: dare un’impronta innovativa all’evento. In seno al consiglio direttivo dell’associazione ci si vede con cadenza settimanale nella sede di Piazza Sant’Agostino ma, vista l’imminenza, ritengo sia il caso di intensificare gli appuntamenti e le riunioni. Quali le innovazioni sul piatto? Prima di tutto una maggiore aderenza delle Sagra alle finalità per le quali vide la luce negli ormai lontani (ahimè) anni 70: essa deve essere e rimanere un’occasione, un’opportunità di rilancio e valorizzazione per il nostro Borgo. Bisogna farlo conoscere, rivelarne i segreti che cela, riuscire a comunicare a chi lo visiterà l’armonia che vi si respira. Nella settimana che va dal 20 al 27 agosto prossimo, il borgo dovrà essere un formicaio brulicante di donne, di uomini, di attrezzature per accogliere il gran numero di visitatori che la Pro Loco attende, visto anche lo sforzo promozionale messo in campo: i media saranno tutti utilizzati, nessuno escluso. A metà settimana, presumibilmente il giorno 24 agosto, un incontro che avrà il doppio ruolo di conferenza stampa di presentazione e dibattito sul come si evolverà in futuro il modello della Sagra.
L’ amministrazione civica appena insediata, si spera, aderirà in pieno al progetto in corso di elaborazione, in termini di collaborazione istituzionale e di risorse profuse allo scopo. Bisognerà conferire alle stradine ed agli angiporti un aspetto decoroso, l’iter delle autorizzazioni necessarie dovrà essere sveltito e semplificato e, non ultimo, il comune dovrà intervenire con una congrua sponsorizzazione. La Pro Loco ed il Comune, a Pietramelara ed altrove, sono istituzioni parallele e paritetiche, dotate di pari dignità, che concorrono al raggiungimento di obiettivi di somma importanza quali la lotta allo spopolamento, la salvaguardia e la valorizzazione del territorio; vanno pertanto amplificati gli sforzi tesi alle sinergie istituzionali e al partenariato.
La “road map” per giungere, fra esatti sessanta giorni, preparati al consueto appuntamento con la Sagra al Borgo è la seguente: innovazione nel rispetto della tradizione contadina sette/ottocentesca, eliminazione dell’anacronistica sovrastruttura medioevale, dislocazione ottimale delle cucine, degli espositori e degli stand gastronomici, in modo da non creare eccessi di traffico pedonale in alcuni punti e zone assolutamente non frequentate altrove. L’ allestimento di un “percorso del gusto” che comunichi non solo l’esistenza di tipicità enogastronomiche di elevata qualità, ma anche il modo di apprezzarne le caratteristiche peculiari, sarà un’altra delle innovazioni presenti: assaggiatori specializzati di oli e.v.o., vini, formaggi e mieli locali, nel corso di brevi comunicazioni porgeranno le tecniche di degustazione di tali prelibatezze.
A fine agosto, quindi, e che sia questo un degno saluto all’estate che sarà allora per terminare.
lunedì 19 giugno 2017
NOTA BREVE
La nuova amministrazione, appena insediatasi nel nostro municipio di cosa ha bisogno? Soprattutto, direi, di un nuovo clima di coesione sociale: la campagna elettorale, appena trascorsa, è stata caratterizzata da punte di accesa polemica ed acredine incrociata. Fisiologico? … senz’altro! Si vabbè, ma adesso basta. La vittoria è stata netta, Pietramelara ha bisogno di mille cose ed allora è il tempo di mettersi al lavoro. Una coesione ottimale e ritrovata, permetterebbe di affrontare ogni problema con maggiore concentrazione e, se ci sono stati errori nel passato, la loro risoluzione sarebbe facilitata, e di molto.
Non capisco in tale chiave lo scomposto attacco personale (non politico) all’ indirizzo di Andrea de Ponte, rintuzzato peraltro da mille testimonianze di solidarietà. Si tratta solo di illazioni, peraltro non suffragate neppure da vaghi indizi.
Chi vince deve comportarsi da vincitore, manifestare la propria gioia per aver saputo trovare consenso diffuso nell’elettorato; il veleno che leggo in questi momenti è tipico di chi perde, e non giova a nessuno.
Per quanto mi riguarda, nella convinzione assoluta della necessità di un miglioramento del clima, metto a disposizione la mia persona, le pagine di questo blog scribacchiato e la mia modesta inclinazione alla scrittura per contribuire al conseguimento di tali obiettivi.
Non capisco in tale chiave lo scomposto attacco personale (non politico) all’ indirizzo di Andrea de Ponte, rintuzzato peraltro da mille testimonianze di solidarietà. Si tratta solo di illazioni, peraltro non suffragate neppure da vaghi indizi.
Chi vince deve comportarsi da vincitore, manifestare la propria gioia per aver saputo trovare consenso diffuso nell’elettorato; il veleno che leggo in questi momenti è tipico di chi perde, e non giova a nessuno.
Per quanto mi riguarda, nella convinzione assoluta della necessità di un miglioramento del clima, metto a disposizione la mia persona, le pagine di questo blog scribacchiato e la mia modesta inclinazione alla scrittura per contribuire al conseguimento di tali obiettivi.
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