Vediamo allora di capire cosa è successo: serpeggiava nell’aria la vittoria della lista n. 2, tuttavia ambedue i gruppi un po’ per scaramanzia gli uni, un po’ per ovvi motivi gli altri, preferivano non parlarne. La cosa circolava solo fra di noi, i cosiddetti “outsiders”: i rumors che si udivano e le sensazioni indotte da decenni di politica vissuta, lasciavano presagire sul come sarebbero finite le cose; quello che, in tutta sincerità, non ci si aspettava era la nettezza del risultato. Ben 243 voti di differenza in termini assoluti e circa il 7,4% in percentuale, indicano che qualcosa non sia andato per il verso giusto, che qualche errore sia stato commesso da parte di chi ha subito una sconfitta così pesante. Nessuno dei candidati ha varcato la fatidica soglia dei 300 suffragi, cosa avvenuta invece la scorsa tornata; il sindaco uscente e altri candidati “per la maggiore” si sono avvicinati alle 250 preferenze, assorbendo una quota di voti prossima al sette per cento: un voto diffuso fra i 26 candidati, che hanno fatto tutti la loro parte, soprattutto nel “porta a porta”. Il ridotto ammontare di schede bianche e nulle, meno di cento in totale, insieme alla riconferma dei circa 3300 voti espressi, come avviene da tempo, indicano che l’elettorato già legato ad Andrea de Ponte, ha comunque voluto esprimersi, libero da qualsivoglia condizionamento. Va dato, infine, atto a Guido Borzacchiello, segretario locale del Partito Democratico di aver saputo coagulare intorno a sé tutte le energie elettorali di cui disponeva: partito, famiglia e amicizie gli hanno consentito, nella sconfitta, di ben figurare.
Volendo analizzare le cause della caduta di Masella & c., ci si rende conto che, a parere di chi scrive, l’errore fondamentale del buon Fernando, amico di sempre a cui rinnovo l’affetto e la stima, è stato quello di presentarsi all’elettorato senza dare alcun segno di discontinuità con il passato: la composizione della lista e le cose dette nel corso dei comizi suonavano pressoché così: ”siamo stati molto bravi, lo siamo stati tutti indistintamente, lo siamo stati per un decennio, quindi voialtri non potete fare altro che votarci”… e questo non è stato accettato. Naturalmente a tale errore di impostazione, di natura strategica, se ne sono aggiunti altri di natura tattica, che non siamo qui ad elencare. Come già anticipato in altre note su questo blog del periodo pre-voto, quindi, è mancato il coraggio e la responsabilità di rinnovarsi: non è “senno di poi” il mio, ma semplice e freddo ragionamento. Al contrario chi ha vinto, anche se recava un pesante fardello sulle spalle, ha saputo comunicare un’immagine fresca ed innovativa, facendone così la carta vincente della campagna elettorale appena trascorsa. Non ritengo abbiano avuto effetti sensibili sul risultato le reciproche accuse ed illazioni: se qualche ultras le ha recepite in un gruppo, ciò è stato controbilanciato dal comportamento in cabina di altrettanti ultras nell’altro gruppo: “effetto zero” quindi, potevano risparmiarselo entrambi! Analogamente, anche certo giornalismo “ad orologeria” non ha influenzato più di tanto gli orientamenti degli elettori.
Ma parliamo ora di futuro, che è quanto ci interessa di più. La nuova compagine amministrativa deve mettersi immediatamente al lavoro, facendo tesoro delle notevoli professionalità presenti nel gruppo, i problemi da risolvere sono tanti e ne abbiamo già parlato. Il neoeletto sindaco deve aver molto rispetto dei propri compagni di cordata, risorse preziose da adoperare in un processo di riforme a 360 gradi. Gli eletti in opposizione dovranno essere, dal canto loro, vigili e preparati, allo scopo di mettere in atto un “gioco delle parti” leale e propositivo, ma senza alcuna intenzione di concedere sconti alla controparte. Dal canto mio, mi aspetto molto, anche se non sono disposto a concedere “cambiali in bianco” a nessuno. L’ampia visibilità concessa a questo blog mi permetterà di segnalare eventuali deviazioni dalla rotta che l’elettorato ha preteso, quasi imposto, con un voto chiaro e netto.
Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese
martedì 13 giugno 2017
domenica 4 giugno 2017
CAMBIARE ROTTA: E' QUESTO IL MOMENTO
Vivo con grande serenità questo periodo pre elezioni. Mancano solo pochi giorni all’apertura dei seggi, e devo constatare che dopo ben un quindicennio di impegno diretto, vivere la campagna elettorale da esterno conferisce tranquillità e, naturalmente, amplifica le capacità di giudizio. Fino ad oggi se si prescinde da qualche approccio sullo scherzoso, nessuno candidati mi ha avvicinato per chiedere per se il mio voto: ne do atto a loro e considero la cosa una forma di rispetto per la mia persona.
Non ho seguito per scelta nessuno dei due comizi che sino ad oggi si sono tenuti, pertanto non esprimo giudizi di sorta sui contenuti e sull’oratoria di coloro che sono intervenuti all’interno di essi. Mi riferiscono di alcune “cadute di stile”, ma se è vero che ci sono state, che vi è incorso se ne assumerà la responsabilità.
Non vorrei ripetermi circa lo scarso entusiasmo che nutro sia verso un eventuale vittoria di una lista sia dell’altra. Comunque alcune considerazioni vanno fatte.
Chiunque uscirà vincitore dal confronto dovrà prendere le redini di un paese allo sbando, con la consapevolezza che parte di tale sbando sarà dipeso anche dalla propria responsabilità, avendo amministrato comunque il comune per ben due mandati consecutivi. Si impone un cambio di rotta: Pietramelara e la sua gente dovranno tornare ad essere oggetto di miglioramento delle condizioni di vita.
Cose normali, a volte a “costo zero”, questo si aspetta l’elettorato. Si cominci dalla riforma del sistema amministrativo/gestionale, con individuazione delle criticità e ricerca dei mezzi per correggerle; la raccolta dei rifiuti sia integrata dall’entrata in funzione (una buona volta) dell’ isola ecologica, che tra l’altro è costata in termini di contenzioso, migliaia di euro al comune e che permetterebbe di smaltire televisori, lavatrici e frigoriferi senza lasciarli furtivamente nei fossi; siamo ormai in estate e pertanto si adegui la rete idrica alle aspettative dei cittadini, specie di coloro che abitano sul borgo e/o nei piani alti delle case; si pensi a forme di sgravio fiscale per chi ancora con coraggio abita sul paese alto, contribuendo a conservare un bene comune che tutti ci invidiano, si arrivi ad incentivare attività economiche proprio sul borgo nelle forme più consone a tale luogo.
Di idee fresche e di semplice realizzazione ce ne sarebbero tante altre, ma lasciamo anche a chi vincerà le imminenti elezioni l’opportunità di dimostrare che ha compreso appieno che è il momento di cambiare rotta.
Non ho seguito per scelta nessuno dei due comizi che sino ad oggi si sono tenuti, pertanto non esprimo giudizi di sorta sui contenuti e sull’oratoria di coloro che sono intervenuti all’interno di essi. Mi riferiscono di alcune “cadute di stile”, ma se è vero che ci sono state, che vi è incorso se ne assumerà la responsabilità.
Non vorrei ripetermi circa lo scarso entusiasmo che nutro sia verso un eventuale vittoria di una lista sia dell’altra. Comunque alcune considerazioni vanno fatte.
Chiunque uscirà vincitore dal confronto dovrà prendere le redini di un paese allo sbando, con la consapevolezza che parte di tale sbando sarà dipeso anche dalla propria responsabilità, avendo amministrato comunque il comune per ben due mandati consecutivi. Si impone un cambio di rotta: Pietramelara e la sua gente dovranno tornare ad essere oggetto di miglioramento delle condizioni di vita.
Cose normali, a volte a “costo zero”, questo si aspetta l’elettorato. Si cominci dalla riforma del sistema amministrativo/gestionale, con individuazione delle criticità e ricerca dei mezzi per correggerle; la raccolta dei rifiuti sia integrata dall’entrata in funzione (una buona volta) dell’ isola ecologica, che tra l’altro è costata in termini di contenzioso, migliaia di euro al comune e che permetterebbe di smaltire televisori, lavatrici e frigoriferi senza lasciarli furtivamente nei fossi; siamo ormai in estate e pertanto si adegui la rete idrica alle aspettative dei cittadini, specie di coloro che abitano sul borgo e/o nei piani alti delle case; si pensi a forme di sgravio fiscale per chi ancora con coraggio abita sul paese alto, contribuendo a conservare un bene comune che tutti ci invidiano, si arrivi ad incentivare attività economiche proprio sul borgo nelle forme più consone a tale luogo.
Di idee fresche e di semplice realizzazione ce ne sarebbero tante altre, ma lasciamo anche a chi vincerà le imminenti elezioni l’opportunità di dimostrare che ha compreso appieno che è il momento di cambiare rotta.
giovedì 1 giugno 2017
IL DUBBIO DI CARLO
Carlo, mio amico, in un post su fb breve ma efficace si esprime così: “40 anni fa la mia casa sul borgo aveva un valore,adesso vale ben poco e come la mia anche tutte le altre abitazioni hanno perso valore, chi dobbiamo ringraziare per il regresso che ha subito il paese alto ?” e, così scrivendo, mi fornisce un eccezionale assist per fare delle considerazioni in merito.
Caro Carlo, non ritengo che ci siano persone da ringraziare per quello che lamenti, la situazione che coinvolge un po’ tutti gli immobili siti sul nostro millenario borgo è il prodotto di una molteplicità di fattori la cui influenza non è uguale: qualcuno ha pesato di più, altri meno.
Il nostro borgo, croce e delizia dei pietramelaresi, è stato iniziato a costruire intorno all’anno mille, soprattutto per rispondere a due funzioni: difendersi da nemici e difendersi dalla malaria, frequentissima nelle circostanti paludi. E’ stato così per secoli, ma poi il sacco, la distruzione e l'eccidio del 1496 hanno dimostrato che tutta questa efficacia difensiva il borgo non l’aveva. Si aggiunga che fenomeni naturali e interventi di bonifica prosciugarono le paludi, facendo venir meno anche la funzione di difesa dalla malaria. Per tali motivi già dal settecento in poi la parte bassa di Pietramelara era sviluppata. Ciò premesso, se ripercorriamo la storia del nostro paese, dal dopoguerra ad oggi, vediamo che fino a qualche tempo fa case del borgo erano abitate da tre categorie di persone: signori, braccianti ed artigiani. L’emigrazione ha determinato da una parte il definitivo abbandono di intere zone del borgo; inoltre con le rimesse degli emigrati, già abitanti del borgo, è stata costruita la nuova Pietramelara, il quartiere svizzero, per intenderci. I signori hanno sopravvissuto nei bei palazzi di via Sottotorre, fin quando hanno potuto, ma con il ricambio generazionale anche quei palazzi sono stati abbandonati.
Fenomeni naturali, direi, collegati al desiderio, legittimo e condivisibile di vivere in abitazioni più grandi e comode e dotate di ogni confort, nonché raggiungibili con ogni tipo di mezzo meccanico.
Quali sono state le responsabilità delle istituzioni coinvolte? E qui veniamo alle note dolenti, visto anche il periodo elettorale. Le amministrazioni comunali dell’ultimo ventennio/trentennio non hanno portato avanti una politica del borgo e del centro storico, perché evidentemente in altre faccende affaccendate. La Pro Loco, nella persona dei suoi storici amministratori, dovrebbe anch’essa fare un serio esame di coscienza ed un mea culpa, perché ha riproposto per ben quarant’anni una sagra al borgo fissa ed immutabile, che si risolve in due giorni di sovraffollamento delle vie e dei vichi e poi… ci vediamo l’agosto prossimo. Se la situazione è quella che Carlo lamenta (e non c’è dubbio che sia così) le azioni di valorizzazione per cui la sagra è nata nei lontani anni settanta, hanno evidentemente mancato il bersaglio.
Il quadro che ne deriva è a tinte abbastanza fosche: il prezzo di un bene deriva dalla domanda e dall’offerta, ma nel nostro borgo anche case ampie, belle e panoramiche vengono offerte a poche decine di migliaia di euro e nessuno si interessa al loro acquisto.
Per non tediarvi di più debbo concludere questo elenco di lamentazioni auspicando che l’Amministrazione che si insedierà da qui a giorni inauguri un nuovo corso di politiche di recupero e sviluppo, affinché si possa salvare almeno quello che è rimasto, che la Pro Loco, quella nuova, nella quale anche il sottoscritto ha messo la faccia, sappia reinterpretare gli eventi da mettere in cantiere , che anche gli imprenditori con coraggio rivolgano lo sguardo verso il Borgo come occasione di profitto, sviluppo ed occupazione.
Caro Carlo, non ritengo che ci siano persone da ringraziare per quello che lamenti, la situazione che coinvolge un po’ tutti gli immobili siti sul nostro millenario borgo è il prodotto di una molteplicità di fattori la cui influenza non è uguale: qualcuno ha pesato di più, altri meno.
Il nostro borgo, croce e delizia dei pietramelaresi, è stato iniziato a costruire intorno all’anno mille, soprattutto per rispondere a due funzioni: difendersi da nemici e difendersi dalla malaria, frequentissima nelle circostanti paludi. E’ stato così per secoli, ma poi il sacco, la distruzione e l'eccidio del 1496 hanno dimostrato che tutta questa efficacia difensiva il borgo non l’aveva. Si aggiunga che fenomeni naturali e interventi di bonifica prosciugarono le paludi, facendo venir meno anche la funzione di difesa dalla malaria. Per tali motivi già dal settecento in poi la parte bassa di Pietramelara era sviluppata. Ciò premesso, se ripercorriamo la storia del nostro paese, dal dopoguerra ad oggi, vediamo che fino a qualche tempo fa case del borgo erano abitate da tre categorie di persone: signori, braccianti ed artigiani. L’emigrazione ha determinato da una parte il definitivo abbandono di intere zone del borgo; inoltre con le rimesse degli emigrati, già abitanti del borgo, è stata costruita la nuova Pietramelara, il quartiere svizzero, per intenderci. I signori hanno sopravvissuto nei bei palazzi di via Sottotorre, fin quando hanno potuto, ma con il ricambio generazionale anche quei palazzi sono stati abbandonati.
Fenomeni naturali, direi, collegati al desiderio, legittimo e condivisibile di vivere in abitazioni più grandi e comode e dotate di ogni confort, nonché raggiungibili con ogni tipo di mezzo meccanico.
Quali sono state le responsabilità delle istituzioni coinvolte? E qui veniamo alle note dolenti, visto anche il periodo elettorale. Le amministrazioni comunali dell’ultimo ventennio/trentennio non hanno portato avanti una politica del borgo e del centro storico, perché evidentemente in altre faccende affaccendate. La Pro Loco, nella persona dei suoi storici amministratori, dovrebbe anch’essa fare un serio esame di coscienza ed un mea culpa, perché ha riproposto per ben quarant’anni una sagra al borgo fissa ed immutabile, che si risolve in due giorni di sovraffollamento delle vie e dei vichi e poi… ci vediamo l’agosto prossimo. Se la situazione è quella che Carlo lamenta (e non c’è dubbio che sia così) le azioni di valorizzazione per cui la sagra è nata nei lontani anni settanta, hanno evidentemente mancato il bersaglio.
Il quadro che ne deriva è a tinte abbastanza fosche: il prezzo di un bene deriva dalla domanda e dall’offerta, ma nel nostro borgo anche case ampie, belle e panoramiche vengono offerte a poche decine di migliaia di euro e nessuno si interessa al loro acquisto.
Per non tediarvi di più debbo concludere questo elenco di lamentazioni auspicando che l’Amministrazione che si insedierà da qui a giorni inauguri un nuovo corso di politiche di recupero e sviluppo, affinché si possa salvare almeno quello che è rimasto, che la Pro Loco, quella nuova, nella quale anche il sottoscritto ha messo la faccia, sappia reinterpretare gli eventi da mettere in cantiere , che anche gli imprenditori con coraggio rivolgano lo sguardo verso il Borgo come occasione di profitto, sviluppo ed occupazione.
sabato 20 maggio 2017
CANDIDATI PRIVI DI PASSATO
Campagna elettorale un po’ spenta, quasi sottotono… non vi pare? Venticinque/ventisei candidati, ognuno a rincorrere la propria affermazione nel modo più comodo e diretto: il porta a porta. E’ vero, è un sistema collaudato ed efficace, anche se poi i voti che davvero saranno espressi sono molti in meno rispetto a quelli richiesti; quello che manca, comunque, almeno per il momento, è il confronto, che non necessariamente deve avvenire de visu ed in contemporanea come sollecitato da uno dei candidati alla carica più alta. Tale tipo di confronto, di sapore autenticamente anglosassone, per orientare l’elettore deve mettere di fronte due personalità analoghe quanto ad armi dialettiche, e sappiamo bene che non è così (senza approfondire). Il confronto all’americana, con ogni probabilità non ci sarà… ed allora aspettiamo i comizi, per sentir parlare di politica, di quella vera, fatta di programmi non faraonici, ma fattibili ed aderenti ai bisogni della comunità. Quanto detto in tali comizi potrà essere poi applicato nella pratica? … domanda da un milione di dollari, questa.
Coloro che si confronteranno sul palco sono (in entrambi i casi) "carte conosciute", nulla di chè. Sappiamo quante cose hanno detto nel passato che poi non sono state mai attuate, e quante altre sono state taciute per poi divenire nel tempo drammatiche realtà. Pietramelara avrebbe avuto bisogno di ben altro! Soprattutto di candidati privi di passato, la cui mancanza di esperienza sarebbe stata l’ultimo dei problemi da affrontare; la nostra città ne ha fin sopra ai capelli di gente “dalla solida esperienza amministrativa”, che non ha prodotto alcun vantaggio e progresso evidente, nonostante ben due mandati amministrativi… e non c’è bisogno di fare distinzioni!
D’altronde, se ci si pensa, basterebbe solo ed esclusivamente un serio tentativo di ritorno alla normalità, nulla di più: impiegati e funzionari che seguano le prassi con scrupolo, lasciando la politica agli amministratori, e le cui spettanze siano effettivamente commisurate alla professionalità ed all’impegno; la possibilità di smaltire un ingrombante nell’isola ecologica realizzata proprio per tale scopo e mai entrata in funzione; di tecnici che non facciano i politici e di politici che non facciano i tecnici; di perdite d’acqua riparate nel giro di una settimana o non di intere stagioni. Questo a titolo di esempio e… di poco altro.
Pensateci signori candidati, e soprattutto voi due signori candidati sindaci: un confronto diretto, all’americana, potrebbe essere anche spettacolare, ma sicuramente lascerebbe il tempo che trova: il vostro paese si aspetta altro!
Coloro che si confronteranno sul palco sono (in entrambi i casi) "carte conosciute", nulla di chè. Sappiamo quante cose hanno detto nel passato che poi non sono state mai attuate, e quante altre sono state taciute per poi divenire nel tempo drammatiche realtà. Pietramelara avrebbe avuto bisogno di ben altro! Soprattutto di candidati privi di passato, la cui mancanza di esperienza sarebbe stata l’ultimo dei problemi da affrontare; la nostra città ne ha fin sopra ai capelli di gente “dalla solida esperienza amministrativa”, che non ha prodotto alcun vantaggio e progresso evidente, nonostante ben due mandati amministrativi… e non c’è bisogno di fare distinzioni!
D’altronde, se ci si pensa, basterebbe solo ed esclusivamente un serio tentativo di ritorno alla normalità, nulla di più: impiegati e funzionari che seguano le prassi con scrupolo, lasciando la politica agli amministratori, e le cui spettanze siano effettivamente commisurate alla professionalità ed all’impegno; la possibilità di smaltire un ingrombante nell’isola ecologica realizzata proprio per tale scopo e mai entrata in funzione; di tecnici che non facciano i politici e di politici che non facciano i tecnici; di perdite d’acqua riparate nel giro di una settimana o non di intere stagioni. Questo a titolo di esempio e… di poco altro.
Pensateci signori candidati, e soprattutto voi due signori candidati sindaci: un confronto diretto, all’americana, potrebbe essere anche spettacolare, ma sicuramente lascerebbe il tempo che trova: il vostro paese si aspetta altro!
sabato 13 maggio 2017
POVERA PIETRAMELARA
“Parturient montes, nascetur ridiculus mus” : la montagna partorì un topolino! In questo riferimento alla favola di Esopo (Grecia VI sec. a.c.), si può inquadrare il contesto nel quale Pietramelara si dirige verso le elezioni del prossimo giugno. Incontri pubblici e segreti, alleanze fatte e disfatte, appena trascorso il Natale 2016 sembrava quasi che una rivoluzione fosse in atto, che i giovani avessero preso il bandolo della matassa, assumendosi coraggiosamente delle responsabilità. Ed invece… il nulla! Ci troviamo di fronte a due schieramenti, quelli che si fronteggeranno, sostanzialmente analoghi se non simili, essendosi scambiati nel tempo appoggi elettorali, rinnegati all’indomani delle elezioni, insieme a candidati vari particolarmente abili nel “salto della quaglia”, e funzionari di riferimento all’interno della macchina gestionale. Cosa volete che cambi? … con quale entusiasmo l’elettore pietramelarese si recherà ai seggi? Non saprei proprio!
La situazione è frutto di più fattori piuttosto complessi, e indubbiamente spiegazioni semplicistiche lasciano il tempo che trovano. Prima di tutto va considerato il disinteresse generale: la gente oggi più che ieri pensa solo ai fatti propri, dimenticando che nell’interesse comune ricade anche un pezzo più o meno grande dell’interesse proprio. In secondo luogo a sconsigliare l’impegno diretto è stato il timore, o addirittura la paura di rimanere invischiati in vicende torbide, e conseguenti disavventure giudiziarie. Si deve ammettere, purtroppo ed inoltre, che per un certo numero di elettori il modo di amministrare Pietramelara negli ultimi due decenni è stato sostanzialmente “giusto”, nonché congruo alle aspettative dell’opinione pubblica: cosa volete che importi a costoro che gran parte del bilancio comunale sia stato speso in prebende agli impiegati, ben al di là della giusta retribuzione, che per definire alcune opere pubbliche l’aggettivo “inutile” è il termine di più benevolo da adoperare, che siano stati spesi migliaia e migliaia di euro per la scandalosa “videosorveglianza fantasma”, che non sia stato speso un solo euro, invece, per la salvaguardia del borgo …e via discorrendo. E, badate bene, lo dico per chiarezza: gran parte di tali demeriti hanno rappresentato, per Leonardo e compagni, nientaltro che un modo di adagiarsi e ripercorrere un sentiero già tracciato: poco o nulla di tanto negativo ha costituito un’innovazione rispetto al passato. E’ una giustificazione?... giammai! Molto opportuna, infatti, nel lontano 2007 sarebbe stata una ricognizione delle negatività ereditate da “quelli di prima”(che oggi con gran faccia tosta si ripresentano) e l’inizio di un coraggioso cammino “controcorrente”, ma tale coraggio è mancato: sono prevalsi evidentemente i compromessi e gli impegni da onorare, contratti nel corso della campagna elettorale.
Alla luce del quadro delineato non bisogna quindi meravigliarsi di vedere sempre i soliti nomi tra le liste, sapientemente mascherati, questo si! La moglie di …, la figlia di…, il figlio di…; certe famiglie sono sempre presenti in ogni elezione, con l’accorgimento di cambiare candidato (prima uno, poi il fratello dello stesso, quindi la figlia e così via); il problema è che quando non cambiano i cognomi, non cambiano neppure le idee. Ed ancora: chi solo qualche mese fa si era “autoproposto” come interprete della volontà di rinnovamento, rivoluzionario fra rivoluzionari, si è schierato “meraviglia delle meraviglie” dalla parte più vecchia che ci sia.
Le stranezze non finiscono qui: l’unico partito politico in paese, dopo anni di colpevole silenzio, ancora una volta ha scelto di starsene da parte, e si vede poi che tale silenzio era finalizzato solo a trovare un posticino al sole, al limite nella lista dell’amministrazione uscente.
Dulcis in fundo: un consigliere di opposizione uscente, dalla memoria corta ed evidentemente “folgorato sulla via di Damasco”, che qualche anno fa tuonava verso l’amministrazione Di Fruscio dal palco e dalle pagine de Il Ronzio, e oggi si candida proprio con la sua lista.
POVERA PIETRAMELARA
La situazione è frutto di più fattori piuttosto complessi, e indubbiamente spiegazioni semplicistiche lasciano il tempo che trovano. Prima di tutto va considerato il disinteresse generale: la gente oggi più che ieri pensa solo ai fatti propri, dimenticando che nell’interesse comune ricade anche un pezzo più o meno grande dell’interesse proprio. In secondo luogo a sconsigliare l’impegno diretto è stato il timore, o addirittura la paura di rimanere invischiati in vicende torbide, e conseguenti disavventure giudiziarie. Si deve ammettere, purtroppo ed inoltre, che per un certo numero di elettori il modo di amministrare Pietramelara negli ultimi due decenni è stato sostanzialmente “giusto”, nonché congruo alle aspettative dell’opinione pubblica: cosa volete che importi a costoro che gran parte del bilancio comunale sia stato speso in prebende agli impiegati, ben al di là della giusta retribuzione, che per definire alcune opere pubbliche l’aggettivo “inutile” è il termine di più benevolo da adoperare, che siano stati spesi migliaia e migliaia di euro per la scandalosa “videosorveglianza fantasma”, che non sia stato speso un solo euro, invece, per la salvaguardia del borgo …e via discorrendo. E, badate bene, lo dico per chiarezza: gran parte di tali demeriti hanno rappresentato, per Leonardo e compagni, nientaltro che un modo di adagiarsi e ripercorrere un sentiero già tracciato: poco o nulla di tanto negativo ha costituito un’innovazione rispetto al passato. E’ una giustificazione?... giammai! Molto opportuna, infatti, nel lontano 2007 sarebbe stata una ricognizione delle negatività ereditate da “quelli di prima”(che oggi con gran faccia tosta si ripresentano) e l’inizio di un coraggioso cammino “controcorrente”, ma tale coraggio è mancato: sono prevalsi evidentemente i compromessi e gli impegni da onorare, contratti nel corso della campagna elettorale.
Alla luce del quadro delineato non bisogna quindi meravigliarsi di vedere sempre i soliti nomi tra le liste, sapientemente mascherati, questo si! La moglie di …, la figlia di…, il figlio di…; certe famiglie sono sempre presenti in ogni elezione, con l’accorgimento di cambiare candidato (prima uno, poi il fratello dello stesso, quindi la figlia e così via); il problema è che quando non cambiano i cognomi, non cambiano neppure le idee. Ed ancora: chi solo qualche mese fa si era “autoproposto” come interprete della volontà di rinnovamento, rivoluzionario fra rivoluzionari, si è schierato “meraviglia delle meraviglie” dalla parte più vecchia che ci sia.
Le stranezze non finiscono qui: l’unico partito politico in paese, dopo anni di colpevole silenzio, ancora una volta ha scelto di starsene da parte, e si vede poi che tale silenzio era finalizzato solo a trovare un posticino al sole, al limite nella lista dell’amministrazione uscente.
Dulcis in fundo: un consigliere di opposizione uscente, dalla memoria corta ed evidentemente “folgorato sulla via di Damasco”, che qualche anno fa tuonava verso l’amministrazione Di Fruscio dal palco e dalle pagine de Il Ronzio, e oggi si candida proprio con la sua lista.
POVERA PIETRAMELARA
venerdì 28 aprile 2017
MONTEMAGGIORE FESTIVAL
Non è un evento per nostalgici quello che la Pro Loco di Pietramelara si accinge a realizzare: il “Montemaggiore Festival”, anzi esso è denso di innovazioni, con un occhio strizzato alla tradizione.
Il giorno primo maggio si andrà di mattina per i sentieri che da Pietramelara, attraverso le località San Pancrazio, a immediato ridosso del quartiere svizzero, Masseria Suppuntata e le Crucivalli, conducono fino al pianoro delle Fosse della Neve. Lungo il percorso, le necessarie soste, atte a rinfrancare e riposare il corpo, saranno animate da piccole e sintetiche spiegazioni riguardanti l’ambiente ed il paesaggio circostante. Giunti a destinazione dopo circa un’ora e mezza di cammino, un’ulteriore sosta per recuperare le energie e, appena dopo, la celebrazione della Messa, a mezzogiorno; l’epilogo della mattinata sarà dedicato alla colazione o, come si suol dire nel nostro dialetto, al cummitiegliu (trad. : piccolo convito). Chi non vorrà ripercorrere il sentiero a ritroso potrà utilizzare la navetta che farà la spola fra il paese e fosse della neve.
Nel pomeriggio la seconda parte dell’evento, quella musicale, che sicuramente attirerà un gran numero di giovani: si esibiranno gruppi locali e non che metteranno mano al proprio repertorio, attingendo a vari generi ed epoche musicali; saranno presenti, per chi vorrà, stand gastronomici.
La nuova Pro Loco di Pietramelara che, come la Fenice , rinacque dalle proprie ceneri, ha cominciato a “fare sul serio”, dando prova di capacità progettuale ed organizzativa. All’ evento del primo maggio, dedicato alla natura, alla musica ed ai giovani ne seguiranno altri in grado di suscitare interesse sulla nostra ridente cittadina.
Il giorno primo maggio si andrà di mattina per i sentieri che da Pietramelara, attraverso le località San Pancrazio, a immediato ridosso del quartiere svizzero, Masseria Suppuntata e le Crucivalli, conducono fino al pianoro delle Fosse della Neve. Lungo il percorso, le necessarie soste, atte a rinfrancare e riposare il corpo, saranno animate da piccole e sintetiche spiegazioni riguardanti l’ambiente ed il paesaggio circostante. Giunti a destinazione dopo circa un’ora e mezza di cammino, un’ulteriore sosta per recuperare le energie e, appena dopo, la celebrazione della Messa, a mezzogiorno; l’epilogo della mattinata sarà dedicato alla colazione o, come si suol dire nel nostro dialetto, al cummitiegliu (trad. : piccolo convito). Chi non vorrà ripercorrere il sentiero a ritroso potrà utilizzare la navetta che farà la spola fra il paese e fosse della neve.
Nel pomeriggio la seconda parte dell’evento, quella musicale, che sicuramente attirerà un gran numero di giovani: si esibiranno gruppi locali e non che metteranno mano al proprio repertorio, attingendo a vari generi ed epoche musicali; saranno presenti, per chi vorrà, stand gastronomici.
La nuova Pro Loco di Pietramelara che, come la Fenice , rinacque dalle proprie ceneri, ha cominciato a “fare sul serio”, dando prova di capacità progettuale ed organizzativa. All’ evento del primo maggio, dedicato alla natura, alla musica ed ai giovani ne seguiranno altri in grado di suscitare interesse sulla nostra ridente cittadina.
sabato 22 aprile 2017
CARATTERI
E’ proprio vero! … quando si invecchia la molla della nostalgia spinge con sempre maggiore forza i ricordi che, così, emergono in tutta la loro nitidezza. E oggi voglio ritornare a parlarvi di alcuni pietramelaresi del tempo che fu; questa volta la loro notorietà era ed è legata indissolubilmente a caratteri fisici particolari e singolari. Un blogger “politically correct” dovrebbe astenersi dallo scrivere tali cose, lo so ma, come vi dicevo, la “molla” spinge sempre con maggior forza: non è una giustificazione plausibile, d’accordo, ma è altrettanto notorio che la mia resistenza a certe forze è scarsa.
Jacinto era un contadino di statura molto ridotta, essendo affetto da nanismo dalla nascita; sagace nel parlare, diretto nel linguaggio ed esuberante nel comportamento, era solito recarsi in paese dalla località pantani, dove abitava in una masseria, in groppa a una giumenta, sulla quale non si è mai capito come facesse a montare. La strada, o meglio il sentiero, polveroso in estate e pieno di fango in inverno, non essendo stata ancora realizzata la provinciale che oggi si allunga fino a Vairano, rendeva gli abitanti di quella contrada una sorta di “marziani” sconosciuti, e accresceva la curiosità dei pietramelaresi nei loro confronti. Pare che, come tutti i nani, il nostro fosse fornito in maniera particolare di quella “virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”, per dirla con i famosi versi di deandreiana memoria. I vecchi ancora lo ricordano con un mezzo sorriso fra le labbra, sorriso che tradisce una certa malizia.
Mattia P., invece era un personaggio che ha legato la sua fama alle dimensioni delle mani che, chi lo ricorda, assicura eccessive, veramente smisurate: alcuni, sicuramente in vena di esagerazioni, sono pronti a giurare che in esse, come in un vassoio, potessero essere rette una bottiglia e sei bicchieri. Le sue estremità sono divenute proverbiali a tal punto che per apostrofare qualcuno dalle larghe mani, ancora si suol dire “tieni ‘e mani r’ Mattia P.”.
Vi era poi, dalle parti di sopra al paese, un certo “Virone”, questo il soprannome, forse astemio, ma notissimo per le enormi quantità di acqua che abitualmente ingurgitava per dissetarsi: questa sua abitudine gli aveva reso l’addome deforme e smisuratamente prominente. Nell’immediato dopoguerra il nostro borgo era ancora sprovvisto di acquedotto comunale, e i suoi abitanti dovevano provvedersi del prezioso liquido da qualche pozzo, sito nelle parti basse del paese: in piazza, o giù al pozzillo, oppure ancora presso qualche pozzo privato; pare che Virone vi si recasse portando un barilotto sulle spalle della capacità di oltre cinquanta litri, e che tale quantitativo gli bastasse per un lasso di tempo molto breve; a quei tempi, si sa, i servizi igienici erano carenti, e i bisogni fisiologici, specie da parte dei maschi, venivano perlopiù soddisfatti per strada, appena nascosti alla meglio: si vuole che quando Virone facesse la pipì, a causa degli enormi quantitativi di acqua trangugiati, dagli scalini di pietra del borgo si avviava e scorreva un vero e proprio ruscello giallino.
Memorie di uomini, queste, di sicuro travisate ed esagerate dalla tradizione orale, tuttavia indici di un popolo legato ai suoi caratteri, positivi e negativi che siano, belli o brutti. L’ identità di questo popolo, i suoi caratteri e le sue tradizioni vanno sempre più ad affievolirsi nel sentire comune: vado contro corrente, e questo è il mio modo di custodire tale patrimonio con gelosia. Io la penso così!
Jacinto era un contadino di statura molto ridotta, essendo affetto da nanismo dalla nascita; sagace nel parlare, diretto nel linguaggio ed esuberante nel comportamento, era solito recarsi in paese dalla località pantani, dove abitava in una masseria, in groppa a una giumenta, sulla quale non si è mai capito come facesse a montare. La strada, o meglio il sentiero, polveroso in estate e pieno di fango in inverno, non essendo stata ancora realizzata la provinciale che oggi si allunga fino a Vairano, rendeva gli abitanti di quella contrada una sorta di “marziani” sconosciuti, e accresceva la curiosità dei pietramelaresi nei loro confronti. Pare che, come tutti i nani, il nostro fosse fornito in maniera particolare di quella “virtù meno apparente, fra tutte le virtù la più indecente”, per dirla con i famosi versi di deandreiana memoria. I vecchi ancora lo ricordano con un mezzo sorriso fra le labbra, sorriso che tradisce una certa malizia.
Mattia P., invece era un personaggio che ha legato la sua fama alle dimensioni delle mani che, chi lo ricorda, assicura eccessive, veramente smisurate: alcuni, sicuramente in vena di esagerazioni, sono pronti a giurare che in esse, come in un vassoio, potessero essere rette una bottiglia e sei bicchieri. Le sue estremità sono divenute proverbiali a tal punto che per apostrofare qualcuno dalle larghe mani, ancora si suol dire “tieni ‘e mani r’ Mattia P.”.
Vi era poi, dalle parti di sopra al paese, un certo “Virone”, questo il soprannome, forse astemio, ma notissimo per le enormi quantità di acqua che abitualmente ingurgitava per dissetarsi: questa sua abitudine gli aveva reso l’addome deforme e smisuratamente prominente. Nell’immediato dopoguerra il nostro borgo era ancora sprovvisto di acquedotto comunale, e i suoi abitanti dovevano provvedersi del prezioso liquido da qualche pozzo, sito nelle parti basse del paese: in piazza, o giù al pozzillo, oppure ancora presso qualche pozzo privato; pare che Virone vi si recasse portando un barilotto sulle spalle della capacità di oltre cinquanta litri, e che tale quantitativo gli bastasse per un lasso di tempo molto breve; a quei tempi, si sa, i servizi igienici erano carenti, e i bisogni fisiologici, specie da parte dei maschi, venivano perlopiù soddisfatti per strada, appena nascosti alla meglio: si vuole che quando Virone facesse la pipì, a causa degli enormi quantitativi di acqua trangugiati, dagli scalini di pietra del borgo si avviava e scorreva un vero e proprio ruscello giallino.
Memorie di uomini, queste, di sicuro travisate ed esagerate dalla tradizione orale, tuttavia indici di un popolo legato ai suoi caratteri, positivi e negativi che siano, belli o brutti. L’ identità di questo popolo, i suoi caratteri e le sue tradizioni vanno sempre più ad affievolirsi nel sentire comune: vado contro corrente, e questo è il mio modo di custodire tale patrimonio con gelosia. Io la penso così!
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