Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

domenica 1 novembre 2015

I MORTI

Ogn'anno, il due novembre, c'è l'usanza
per i defunti andare al Cimitero.
Ognuno ll'adda fa' chesta crianza;
ognuno adda tené chistu penziero

L’ incipit della celeberrima “livella” decurtisiana , introduce al tema del giorno: il culto dei defunti. A dire il vero da bambino io questa ricorrenza l’ho vissuta più come una festa, nel senso stretto della parola, che come un’occasione per il ricordo ed il rimpianto. Vedere tanta gente nel cimitero aggirarsi fra i vialetti mi riempiva d’allegria. E tale clima festoso era percepito come tale non solo dal sottoscritto ma anche da tante altre persone; il tutto accompagnato dal fatto che il tempo meteorologico in genere in questi giorni ha offerto giornate limpide e soleggiate. La gente venuta da fuori a far visita al cimitero incontrava parenti e amici che non vedeva, semmai, da anni e la gioia nel salutarsi ed abbracciarsi dopo un lungo periodo di lontananza era evidente anche da lontano.
Il tutto è cominciato a cambiare da quando quelle tombe, tra le quali mi aggiravo allegro e spensierato, hanno cominciato ad accogliere le persone che avevo amato, nonni prima, genitori poi. Uso frequentare il cimitero in ogni periodo dell’anno, anche quando il tempo è freddo o pioviggina, nel trascorrere della domenica o di qualunque altro giorno festivo per me è una tappa obbligata, dalla quale mi sottraggo raramente. Pertanto in questi primi giorni di novembre mi reco si al cimitero, ma lo faccio quasi per consolidare una tradizione ancora viva. I sentimenti e le emozioni dell’infanzia sono oggi mutati se non opposti, e mi viene da chiedere, a volte, cosa ci fa tanta gente nel nostro cimitero, quale sia l’utilità di queste visite. Cosa cercano donne e uomini affardellati di ceri e fiori pagati a peso d’oro. Il culto dei morti, secondo il mio modo di vedere, impone una visita raccolta, e il raccoglimento è favorito dal silenzio, cosa che manca assolutamente in questi giorni. Ed allora…
A egregie cose il forte animo accendono
l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella
e santa fanno al peregrin la terra
che le ricetta

Va cercato, forse in tali versi foscoliani la risposta al mio interrogativo? Una visita, seppure fugace e poco raccolta, al cimitero in questi giorni potrebbe in qualche modo migliorare chi la fa, nel ricordo della condotta di vita di un parente o di un amico ormai scomparso. Le “urne dei forti” d’altronde sono un po’ dovunque, nei grandi cimiteri monumentali delle metropoli, come in quelli dei piccoli paesi di campagna; donne e uomini, a volte senza alcuna fama, che dormono ed il cui esempio tuttavia ha costituito e costituisce ancora un paradigma di vita per tanti di noi che restiamo. E tali urne, tra l’altro, hanno il merito di fare “bella e santa” la terra che le accoglie al “peregrin”, poco importa se costui al cimitero ci viene, si o no, una volta l’anno.

lunedì 26 ottobre 2015

IL RISCHIO IN UNA TRADIZIONE

Ci risiamo: l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, che fa parte della Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini. Secondo un‘autorevole rivista medica il team IARC ha deciso di catalogare fra i cancerogeni certi «sulla base di sufficienti evidenze che le legano al tumore del colon, le carni rosse lavorate, ovvero quelle salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione. Inoltre un legame è stato individuato anche con il tumore allo stomaco».
Ci risiamo perché non è la prima volta che prodotti tipici della nostra tradizione enogastronomica più autentica vengono presi di mira da questi “oracoli della salute”; il riferimento alle carni lavorate (salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate) va a colpire nello specifico il nostro insaccato di riferimento: la salsiccia. Essa è un alimento che ci parla di cultura contadina, di civiltà antica, di consumi che forse erano già praticati nell’età delle caverne, di una tecnologia di conservazione che ha avuto modo di affinarsi nei secoli, fino a giungere ai giorni nostri consegnandoci una vera e propria delizia per il palato. Una vera e propria “identità golosa”.
Ma vi pare che in tanto tempo l’uomo che si è cibato di tale delizia non abbia avuto il modo di rendersi conto, anche in base ad un ragionamento puramente empirico, della pericolosità legata a quel particolare consumo, se questa fosse stata reale? Se facciamo solo per un attimo mente locale a tutti coloro, nostri avi e progenitori, che hanno consumato salsicce e soppressate, in base alle conclusioni dello studio appena citato ci dovremmo trovare di fronte a intere generazioni di uomini affetti da cancri allo stomaco e all’intestino. Che dire poi di quanti fra noi ancora oggi (compreso il sottoscritto) continuano a cibarsene e non hanno la benché minima intenzione di smettere?
L’interesse delle multinazionali dell’agroalimentare è, suvvia, fin troppo evidente!... si vuole colpire quel ciclo virtuoso fatto di bellezze naturali, tradizioni enogastronomiche e monumenti che hanno, tra l’altro, determinato il successo planetario dell’Expo di Milano, che fra qualche giorno chiuderà i battenti. Tale connubio di fattori di sviluppo è possibile in questa misura, si badi bene, solo in Italia e pertanto la concorrenza europea ed internazionale non fa altro che escogitare mezzi e mezzucci per stemperarne la positività.
Diverso ed opposto il sistema alimentare basato sul modello del “International Food”, tanto caro al mondo anglosassone: alimenti senza carattere ne specificità, che soddisfano nell’uomo il solo fabbisogno nutrizionale, ma non concedono alcun tipo di gratificazione ed emozione.
Gi stessi esperti IARC che hanno inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini, d’altronde, invitano alla moderazione , e spiega Carmine Pinto, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica: «È necessario capire quali sono i reali margini di rischio e sapere non solo in che lista si trova una certa sostanza, ma anche quali sono i dosaggi e la durata d’esposizione oltre le quali il rischio diventa reale e non solo teorico». Dunque, niente allarmismo. « Gli studi sugli insaccati hanno indotto gli esperti a collocarli nel gruppo più a rischio perché se ne è appurata la cancerogenicità, soprattutto per via di nitrati e nitriti, i conservanti che vengono utilizzati». Ma va detto, avverte l’oncologo, «che si tratta in gran parte di studi vecchi, oggi si usano molto meno questi conservanti tossici»; ed inoltre che nitriti e nitrati sono additivi tipici dell’industria salumiera “su grande scala”, di cui il piccolo e medio produttore delle nostre parti non ha mai fatto uso.
La nostra alimentazione mediterranea, basata sull’impiego equilibrato di alimenti di origine vegetale ed animale, nella quale trovano giusto posto anche gli insaccati, si dimostra sempre più come modello da esportare.

sabato 17 ottobre 2015

CANTINE AL BORGO: MOLTE LUCI E POCHE OMBRE

Complimenti!... c’è poco altro da dire. La creatura è cresciuta e pare che sia ormai matura. Lo sforzo mediatico destinato a far conoscere all’intera provincia (e oltre) l’evento denominato “Le Cantine del Borgo" è stato coronato da un successo pieno. C’è da dire che neppure lo sforzo fisico è stato “da meno”; l’evento in preparazione da mesi è costato ore e ore di fatica tra pulizie, restauri e allestimenti: si consideri che lo stato di manutenzione del nostro borgo “ordinariamente” lascia un po’ a desiderare, quindi renderlo nella veste in cui l’abbiamo ammirato non è cosa da poco.
Cantine al Borgo, nata da un’idea dell’ Associazione “I Giovani Crescono” di Pietramelara, coordinata dal dinamico Gianluca Spiniello, ha iniziato il suo cammino qualche anno fa: si tratta di una kermesse dedicata al vino di qualità, inserita in una cornice di rara suggestione qual è il nostro borgo millenario. Le mescite e le cucine sono state collocate in locali popolari, o in qualche“cellaro”, oppure ancora in qualche cantina di palazzi nobiliari. Preparata con cura anche la cultura “enologica” di ragazze e ragazzi che accoglievano gli “enoappassionati” giunti da ogni dove.
Oltre al vino sono state offerte pietanze e piatti tipici, tratti dalla cultura contadina del paese: cavati, carne saucicciara, zuffritto, pesce fritto servito nel cuoppo, ed altro. Per usare un’espressione alla moda si è trattato di un vero e proprio trionfo dello “street food”, rivisitato in chiave rurale.
A latere momenti di intrattenimento con il gruppo della nostra Adele Bassi, da anni impegnata nel recupero di tradizioni artistiche popolari, con Antonello Musto, cantautore emergente cresciuto fra di noi,e con un raffinato gruppo partenopeo che si è esibito nella celebrata “pusteggia”, offrendo melodie classiche accompagnate da chitarre e mandolini. Da ricordare anche la interessante e bella performance artistica del pittore locale Carmelo Mitrano, insieme alle visite guidate al borgo portate avanti dalla “Work in progress - Pietramelara", guidata da Giovanni Zarone.
Critiche? … ci sono anche quelle! … soprattutto l’aver ancora una volta dimenticato di inserire un angolo dedicato alla viticoltura pietramelarese, a coloro che ancora per passione o anche per tradizione familiare continuano a farsi il vino in casa. Non sarebbe assolutamente stato fuori luogo un angolo dedicato a loro, e di sicuro avrebbe potuto indurre anche un miglioramento della qualità dei vini prodotti. Spero proprio che il mio messaggio giunga a chi di dovere.
Tuttavia, in conclusione un invito, il mio, a partecipare stasera a questa bella festa, per godere dei piaceri di Bacco e dalla tavola e per ammirare il nostro Borgo, prezioso scrigno di bellezze e suggestioni.

domenica 4 ottobre 2015

GRAZIE INFINITE

Auguri, auguri, auguri!... Ti arrivano con tutti i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: telefonate (da fisso e da mobile), sms, face book, what’s app e diavolerie simili. Che dire? … sono commosso? … non sapevo di avere tante persone che mi stimavano? Banale!
D’altronde so bene che portare il nome di un grande Santo costituisce una responsabilità di cui tener conto. Però… devo dire la verità, era da poco passata la mezzanotte e già qualcuno si era ricordato di augurarmi buon onomastico, e da allora è un susseguirsi di squilli e avvisatori di messaggi, quasi di fuoco mentre scrivo il mio telefonino, spero di non doverlo cambiare entro stasera! Naturalmente esagero, però sono felice, molto felice di queste attestazioni di affetto e stima.
La torta preparata dal “resto della famiglia”, l’imminente pranzo domenicale, i sorrisi e le strette di mano per strada sono il corollario di un giorno che vorresti non tramontasse mai; eppure domani si ritornerà alla solita vita, quella in cui non sei tu il “ festeggiato”… anzi!
Ma va bene così, questo giorno costituisce una ulteriore tessera nel mosaico che sto componendo ormai da più di mezzo secolo.

domenica 27 settembre 2015

IL SENTIERO E LA MEMORIA

Succede, immagino, anche a voi: alle volte ripercorriamo luoghi che in gioventù ci sono stati familiari, per lavoro, per studio, diletto o altro e … immediatamente cominciano a scorrere davanti agli occhi le immagini dei ricordi legati a quei luoghi. E’ successo anche stamattina, mentre accompagnavo un gruppo di escursionisti, provenienti da Napoli e Caserta, tra i sentieri del Monte Maggiore, precisamente sul sentiero che dalle “fosse della neve” conduce all’eremo di Santa Maria a Fradejanne, un dislivello di circa 300 metri di quota da colmare in meno di un’ora; pertanto ero impegnato a fare da guida a questi escursionisti nell’ambito delle attività poste in essere da Work in Progress Pietramelara, guidata da Giovanni Zarone; l’evento in particolare era denominato “Passeggiata Naturalistica del Monte Maggiore”, programmato dapprima per la scorsa domenica e rimandato a oggi 27 settembre, causa maltempo.
Dei ricordi che ispirava il posto, dicevo, ed allora mi è tornata alla mente la figura di un giovane agronomo con molti anni e molti chili in meno, in grado di muoversi con rapidità su quegli erti pendii montani con una laurea appena conseguita in tasca, esperienza professionale poco più che nulla, ma con grande voglia di fare, di progredire e di conoscere.
A questo giovane era stato affidato l’incarico di dirigere alcuni cantieri di riforestazione per conto della Comunità Montana del Monte Maggiore, e da allora i boschi, i sentieri le radure erano diventati il suo elemento e anche l’occasione per conoscere il Monte Maggiore metro per metro, albero per albero. Ed è successo che a quel giovane, ormai oggi in età matura, mentre si inerpicava insieme a quei ragazzi che ascoltavano attenti le sue descrizioni sulle tipologie di bosco, sulle specie, sugli habitat, sulla fauna e sulla flora, la macchina del tempo ha cominciato a funzionare. E così sono ricomparse nella memoria vecchie immagini di uomini intenti al lavoro in quei luoghi, del loro caposquadra, il compianto Giovannino, compagno infaticabile di esplorazioni per tracciare stradelli e gradoni, che approfittava dell’isolamento del bosco per parlare con il giovane, che con rispetto chiamava dottore, per metterlo a corrente delle sue cose, per chiedergli consigli, per esporre il proprio parere su questo o quell’altro operaio, e sui rapporti interpersonali che si erano instaurati fra i vari componenti del gruppo di lavoro.
Altri pensieri, altri ricordi, altre immagini, man mano che il cammino procedeva: proprio sul sentiero che stamattina si percorreva fu pensato circa trent’anni fa il nuovo tracciato più breve e agevole che permetteva di raggiungere l’Eremo di Fradejanne senza passare per la località detta “Noccia”, il tutto grazie all’impegno di quel giovane, di quegli operai e del loro caposquadra. La cosa costituì una grossa novità ed innovazione e un gruppo di fedeli pietramelaresi, che faceva capo al buon Peppino Casillo e consorte pensò allora di dotare il sentiero delle quattordici stazioni della Via Crucis e di sistemare la cappellina che si raggiungeva alla fine del sentiero. Alla fine del lavoro il tutto fu inaugurato e riprese vita anche la tradizione di salire a Fradejanne la mattina del primo maggio; il carissimo Don Pasqualino, anche se ormai ampiamente ottuagenario e malfermo nella salute salì a piedi lungo l’intero sentiero, conferendo a quell’atmosfera festosa, grazie alle sue parole, anche una certa spiritualità.
Cose vecchie di un tempo e di una gioventù ormai trascorsa, ma in grado di riemergere alla memoria al minimo stimolo esterno .

sabato 12 settembre 2015

IL CASTELLO, LA MUSICA E LE EMOZIONI

A due passi da casa un turrito castello, grondante di storia e di secoli, le scuderie di questo, magistralmente riattate a sala convegni e la musica, quella con la emme maiuscola, foriera di piacere nell’ascolto ed emozioni. Parlo di un evento culturale di spessore, quello di ieri sera 11 settembre a Riardo.
Riardo, che da qualche tempo sotto il fronte della cultura sta facendo veramente sul serio, ha ospitato un originale concerto del quartetto “MAC Saxophone Quartet” di cui fa parte un giovane e promettente artista locale, Valentino Funaro; “guest star” della serata il Maestro Federico Mondelci, sassofonista di chiara fama internazionale, il tutto nell’ambito del 4° MAC Saxophone Meeting, una tradizione ormai consolidatasi nel piccolo comune.
Variegato ed eclettico il programma, si è andati dalla rielaborazione per sax di un pezzo di Alessandro Scarlatti, alla musica latino americana, fino a giungere alle melodie composte per il cinema da Ennio Moricone .
L’ospite della serata Federico Mondelci, docente, camerista, solista, è da oltre venti anni uno dei maggiori e più apprezzati interpreti del panorama musicale internazionale. Le sue apparizioni come solista comprendono l’Orchestra del Teatro Alla Scala, la New Zealand Symphony Orchestra, la BBC Philharmonic, la Filarmonica di san Pietroburgo,l’Orchestra da Camera di Mosca, l’Orchestra Sinfonica di Bangkok: un autentico onore ospitarlo, per Riardo e l’intero Alto Casertano.
Il piacere nell’ascolto è stato continuo, costante ed ininterrotto, ma l’emozione degli ascoltatori ha raggiunto il livello massimo quando il Maestro Montelci, concedendo un bis acclamato a gran voce, ha suonato Gabriel's Oboe (dal film The Mission), brano composto da Ennio Moricone, appunto per l’oboe, e riadattato per sax; per coinvolgere maggiormente la platea, il maestro ha suonato, emozionando e emozionandosi, aggirandosi tra il pubblico che lo seguiva passo per passo e nota per nota.
Applausi a iosa e una standig ovation finale hanno concluso una serata a cui ha fatto da cornice un cielo stellato e l’aria cristallina di inizio settembre.

venerdì 4 settembre 2015

LE VIE FRANCIGENE NEL SUD, UN PONTE TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Le Vie Francigene nel Sud, si perché sono un insieme di strade, uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario trasversale, tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani.
La nostra Regione mostra grande interesse ad esse in quanto la Via Francigena del Sud – che da Roma porterà i turisti religiosi fino a Brindisi e quindi a Gerusalemme - rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo turistico e culturale, con forti ricadute positive sull'artigianato e sul commercio locale, soprattutto delle aree interne della Campania. Il percorso delineato dovrà prevedere un tracciato principale attraverso i territori delle Province di Caserta, Benevento ed Avellino, nonché varianti con tracciati paralleli o subtracciati, che dovranno essere ispirati al criterio del percorso continuo e coerente, al fine di valorizzare i territori e favorirne la fruizione turistica.
Il GAL Consorzio Alto Casertano ha previsto per questo week end che va dal 4 al 6 settembre, l’evento che ha per titolo “Il Cammino dell’Anima”, organizzato dal, in collaborazione con i GAL beneventani Titerno e Taburno. La manifestazione si inserisce nelle Azioni Comuni riferite al Progetto di Cooperazione Interterritoriale “Cammini d’Europa: Rete Europea di Storia, Turismo e Cultura” (PSR 2007-2013 – Misura 421 – Cooperazione), che ha avuto come capofila il GAL Soprip, operante sui territori di Parma e Piacenza. Il Progetto ha avuto come obiettivo principale quello di promuovere ed animare la Via Francigena del Sud, prolungamento della Via Francigena di Sigerico, che da Canterbury arrivava a Roma.
L’iniziativa definita “Cammino dell’Anima”, organizzata dai tre GAL campani –Alto Casertano, Titerno e Taburno- ha come scopo quello di raggiungere, nell’arco di tre giornate, Pietrelcina (BN), città natale di San Pio, considerando come punto di partenza la cattedrale di Alife (CE). Il percorso che ha visto stamattiba un primo momento inaugurativo presso la Cattedrale di Alife, a cui hanno preso parte rappresentanti dei GAL coinvolti, nonchè figure rappresentative del clero e rappresentanti istituzionali legati ai territori coinvolti, e ha mosso alla volta di Faicchio, dopo aver attraversato il territorio di Gioia Sannitica. Durante la mattinata, dopo la distribuzione delle Credenziali alla partenza, a metà percorso si è fatto sosta presso Madonna del Bagno, chiesetta ricadente nel Comune di Gioia Sannitica, presso la quale è stata effettuata una breve pausa pranzo, a cura del GAL Alto Casertano che, in collaborazione con le Pro Loco locali, con l’Unpli Caserta e la Rete d’Imprese del GAL. Il percorso è proseguito poi alla volta di Faicchio, ultima tappa della prima giornata. Durante le giornate successive di sabato e domenica, il Cammino continuerà alla volta di Pietrelcina, attraversando i territori ricadenti nella Provincia di Benevento. Durante questi giorni, verranno organizzati eventi ricreativi e culturali, pomeridiani e serali, che allieteranno la permanenza di quanti saranno intenzionati a percorrere il pellegrinaggio lungo tutte le tappe e, ovviamente, non mancheranno momenti di riflessione e di preghiera che ricorderanno ai partecipanti lo spirito principale del pellegrinaggio lungo questa tappa della Via Francigena del Sud. L’intervento è stato inserito nella Misura 421 del PSL Alto Casertano: Giardino di Terra di Lavoro, realizzato dal GAL Alto Casertano.
Anche il vostro blogger scribacchiante ha partecipato stamattina a questo pellegrinaggio, coprendo la distanza di circa 7 chilometri fra Alife e la sosta pranzo: bella gente, giovani entusiasti, uomini e donne mature, desiderosi di vivere un’esperienza nuova fatta di socialità, attività fisica e, non ultima, di spiritualità. Buon viaggio per i prossimi giorni, cari viandanti/pellegrini, il sole sia tiepido e la pioggia incombente vi risparmi!