Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

domenica 4 ottobre 2015

GRAZIE INFINITE

Auguri, auguri, auguri!... Ti arrivano con tutti i mezzi messi a disposizione dalla tecnologia: telefonate (da fisso e da mobile), sms, face book, what’s app e diavolerie simili. Che dire? … sono commosso? … non sapevo di avere tante persone che mi stimavano? Banale!
D’altronde so bene che portare il nome di un grande Santo costituisce una responsabilità di cui tener conto. Però… devo dire la verità, era da poco passata la mezzanotte e già qualcuno si era ricordato di augurarmi buon onomastico, e da allora è un susseguirsi di squilli e avvisatori di messaggi, quasi di fuoco mentre scrivo il mio telefonino, spero di non doverlo cambiare entro stasera! Naturalmente esagero, però sono felice, molto felice di queste attestazioni di affetto e stima.
La torta preparata dal “resto della famiglia”, l’imminente pranzo domenicale, i sorrisi e le strette di mano per strada sono il corollario di un giorno che vorresti non tramontasse mai; eppure domani si ritornerà alla solita vita, quella in cui non sei tu il “ festeggiato”… anzi!
Ma va bene così, questo giorno costituisce una ulteriore tessera nel mosaico che sto componendo ormai da più di mezzo secolo.

domenica 27 settembre 2015

IL SENTIERO E LA MEMORIA

Succede, immagino, anche a voi: alle volte ripercorriamo luoghi che in gioventù ci sono stati familiari, per lavoro, per studio, diletto o altro e … immediatamente cominciano a scorrere davanti agli occhi le immagini dei ricordi legati a quei luoghi. E’ successo anche stamattina, mentre accompagnavo un gruppo di escursionisti, provenienti da Napoli e Caserta, tra i sentieri del Monte Maggiore, precisamente sul sentiero che dalle “fosse della neve” conduce all’eremo di Santa Maria a Fradejanne, un dislivello di circa 300 metri di quota da colmare in meno di un’ora; pertanto ero impegnato a fare da guida a questi escursionisti nell’ambito delle attività poste in essere da Work in Progress Pietramelara, guidata da Giovanni Zarone; l’evento in particolare era denominato “Passeggiata Naturalistica del Monte Maggiore”, programmato dapprima per la scorsa domenica e rimandato a oggi 27 settembre, causa maltempo.
Dei ricordi che ispirava il posto, dicevo, ed allora mi è tornata alla mente la figura di un giovane agronomo con molti anni e molti chili in meno, in grado di muoversi con rapidità su quegli erti pendii montani con una laurea appena conseguita in tasca, esperienza professionale poco più che nulla, ma con grande voglia di fare, di progredire e di conoscere.
A questo giovane era stato affidato l’incarico di dirigere alcuni cantieri di riforestazione per conto della Comunità Montana del Monte Maggiore, e da allora i boschi, i sentieri le radure erano diventati il suo elemento e anche l’occasione per conoscere il Monte Maggiore metro per metro, albero per albero. Ed è successo che a quel giovane, ormai oggi in età matura, mentre si inerpicava insieme a quei ragazzi che ascoltavano attenti le sue descrizioni sulle tipologie di bosco, sulle specie, sugli habitat, sulla fauna e sulla flora, la macchina del tempo ha cominciato a funzionare. E così sono ricomparse nella memoria vecchie immagini di uomini intenti al lavoro in quei luoghi, del loro caposquadra, il compianto Giovannino, compagno infaticabile di esplorazioni per tracciare stradelli e gradoni, che approfittava dell’isolamento del bosco per parlare con il giovane, che con rispetto chiamava dottore, per metterlo a corrente delle sue cose, per chiedergli consigli, per esporre il proprio parere su questo o quell’altro operaio, e sui rapporti interpersonali che si erano instaurati fra i vari componenti del gruppo di lavoro.
Altri pensieri, altri ricordi, altre immagini, man mano che il cammino procedeva: proprio sul sentiero che stamattina si percorreva fu pensato circa trent’anni fa il nuovo tracciato più breve e agevole che permetteva di raggiungere l’Eremo di Fradejanne senza passare per la località detta “Noccia”, il tutto grazie all’impegno di quel giovane, di quegli operai e del loro caposquadra. La cosa costituì una grossa novità ed innovazione e un gruppo di fedeli pietramelaresi, che faceva capo al buon Peppino Casillo e consorte pensò allora di dotare il sentiero delle quattordici stazioni della Via Crucis e di sistemare la cappellina che si raggiungeva alla fine del sentiero. Alla fine del lavoro il tutto fu inaugurato e riprese vita anche la tradizione di salire a Fradejanne la mattina del primo maggio; il carissimo Don Pasqualino, anche se ormai ampiamente ottuagenario e malfermo nella salute salì a piedi lungo l’intero sentiero, conferendo a quell’atmosfera festosa, grazie alle sue parole, anche una certa spiritualità.
Cose vecchie di un tempo e di una gioventù ormai trascorsa, ma in grado di riemergere alla memoria al minimo stimolo esterno .

sabato 12 settembre 2015

IL CASTELLO, LA MUSICA E LE EMOZIONI

A due passi da casa un turrito castello, grondante di storia e di secoli, le scuderie di questo, magistralmente riattate a sala convegni e la musica, quella con la emme maiuscola, foriera di piacere nell’ascolto ed emozioni. Parlo di un evento culturale di spessore, quello di ieri sera 11 settembre a Riardo.
Riardo, che da qualche tempo sotto il fronte della cultura sta facendo veramente sul serio, ha ospitato un originale concerto del quartetto “MAC Saxophone Quartet” di cui fa parte un giovane e promettente artista locale, Valentino Funaro; “guest star” della serata il Maestro Federico Mondelci, sassofonista di chiara fama internazionale, il tutto nell’ambito del 4° MAC Saxophone Meeting, una tradizione ormai consolidatasi nel piccolo comune.
Variegato ed eclettico il programma, si è andati dalla rielaborazione per sax di un pezzo di Alessandro Scarlatti, alla musica latino americana, fino a giungere alle melodie composte per il cinema da Ennio Moricone .
L’ospite della serata Federico Mondelci, docente, camerista, solista, è da oltre venti anni uno dei maggiori e più apprezzati interpreti del panorama musicale internazionale. Le sue apparizioni come solista comprendono l’Orchestra del Teatro Alla Scala, la New Zealand Symphony Orchestra, la BBC Philharmonic, la Filarmonica di san Pietroburgo,l’Orchestra da Camera di Mosca, l’Orchestra Sinfonica di Bangkok: un autentico onore ospitarlo, per Riardo e l’intero Alto Casertano.
Il piacere nell’ascolto è stato continuo, costante ed ininterrotto, ma l’emozione degli ascoltatori ha raggiunto il livello massimo quando il Maestro Montelci, concedendo un bis acclamato a gran voce, ha suonato Gabriel's Oboe (dal film The Mission), brano composto da Ennio Moricone, appunto per l’oboe, e riadattato per sax; per coinvolgere maggiormente la platea, il maestro ha suonato, emozionando e emozionandosi, aggirandosi tra il pubblico che lo seguiva passo per passo e nota per nota.
Applausi a iosa e una standig ovation finale hanno concluso una serata a cui ha fatto da cornice un cielo stellato e l’aria cristallina di inizio settembre.

venerdì 4 settembre 2015

LE VIE FRANCIGENE NEL SUD, UN PONTE TRA ORIENTE ED OCCIDENTE

Le Vie Francigene nel Sud, si perché sono un insieme di strade, uniscono l’Occidente all’Oriente, il cristianesimo al paganesimo, l’Età Antica al Medio Evo. Un itinerario trasversale, tra basolati romani ed antichi tratturi, templi pagani, imponenti cattedrali e santuari cristiani, dolci panorami collinari e aspri passaggi montani.
La nostra Regione mostra grande interesse ad esse in quanto la Via Francigena del Sud – che da Roma porterà i turisti religiosi fino a Brindisi e quindi a Gerusalemme - rappresenta una grande opportunità per lo sviluppo turistico e culturale, con forti ricadute positive sull'artigianato e sul commercio locale, soprattutto delle aree interne della Campania. Il percorso delineato dovrà prevedere un tracciato principale attraverso i territori delle Province di Caserta, Benevento ed Avellino, nonché varianti con tracciati paralleli o subtracciati, che dovranno essere ispirati al criterio del percorso continuo e coerente, al fine di valorizzare i territori e favorirne la fruizione turistica.
Il GAL Consorzio Alto Casertano ha previsto per questo week end che va dal 4 al 6 settembre, l’evento che ha per titolo “Il Cammino dell’Anima”, organizzato dal, in collaborazione con i GAL beneventani Titerno e Taburno. La manifestazione si inserisce nelle Azioni Comuni riferite al Progetto di Cooperazione Interterritoriale “Cammini d’Europa: Rete Europea di Storia, Turismo e Cultura” (PSR 2007-2013 – Misura 421 – Cooperazione), che ha avuto come capofila il GAL Soprip, operante sui territori di Parma e Piacenza. Il Progetto ha avuto come obiettivo principale quello di promuovere ed animare la Via Francigena del Sud, prolungamento della Via Francigena di Sigerico, che da Canterbury arrivava a Roma.
L’iniziativa definita “Cammino dell’Anima”, organizzata dai tre GAL campani –Alto Casertano, Titerno e Taburno- ha come scopo quello di raggiungere, nell’arco di tre giornate, Pietrelcina (BN), città natale di San Pio, considerando come punto di partenza la cattedrale di Alife (CE). Il percorso che ha visto stamattiba un primo momento inaugurativo presso la Cattedrale di Alife, a cui hanno preso parte rappresentanti dei GAL coinvolti, nonchè figure rappresentative del clero e rappresentanti istituzionali legati ai territori coinvolti, e ha mosso alla volta di Faicchio, dopo aver attraversato il territorio di Gioia Sannitica. Durante la mattinata, dopo la distribuzione delle Credenziali alla partenza, a metà percorso si è fatto sosta presso Madonna del Bagno, chiesetta ricadente nel Comune di Gioia Sannitica, presso la quale è stata effettuata una breve pausa pranzo, a cura del GAL Alto Casertano che, in collaborazione con le Pro Loco locali, con l’Unpli Caserta e la Rete d’Imprese del GAL. Il percorso è proseguito poi alla volta di Faicchio, ultima tappa della prima giornata. Durante le giornate successive di sabato e domenica, il Cammino continuerà alla volta di Pietrelcina, attraversando i territori ricadenti nella Provincia di Benevento. Durante questi giorni, verranno organizzati eventi ricreativi e culturali, pomeridiani e serali, che allieteranno la permanenza di quanti saranno intenzionati a percorrere il pellegrinaggio lungo tutte le tappe e, ovviamente, non mancheranno momenti di riflessione e di preghiera che ricorderanno ai partecipanti lo spirito principale del pellegrinaggio lungo questa tappa della Via Francigena del Sud. L’intervento è stato inserito nella Misura 421 del PSL Alto Casertano: Giardino di Terra di Lavoro, realizzato dal GAL Alto Casertano.
Anche il vostro blogger scribacchiante ha partecipato stamattina a questo pellegrinaggio, coprendo la distanza di circa 7 chilometri fra Alife e la sosta pranzo: bella gente, giovani entusiasti, uomini e donne mature, desiderosi di vivere un’esperienza nuova fatta di socialità, attività fisica e, non ultima, di spiritualità. Buon viaggio per i prossimi giorni, cari viandanti/pellegrini, il sole sia tiepido e la pioggia incombente vi risparmi!

sabato 29 agosto 2015

RIFLESSIONE DI FINE AGOSTO

Agosto ci lascia portando con se un bagaglio di vacanze appena accennate per alcuni, vissute pienamente per altri, feste ed eventi, polemiche relative, giorni caldi e assolati, qualche acquazzone scrosciante. Momenti di vivo interesse per i pezzi che ho postato su “scribacchiando”: alcuni scritti di recente, altri un po’ datati. La fine di agosto coincide con la fine di un ciclo, quello primaverile/estivo; e ritengo che si imponga un momento di analisi e riflessione.
L’onda lunga dei pezzi riproposti si fa sentire con apprezzamenti, specie per quelli che riguardano la “memoria collettiva”, il portato della civiltà di un popolo,quello pietramelarese che tiene molto ad esso; ciò che, invece, ho scritto in relazione all’attualità, ai fatti e ai personaggi della Pietramelara che viviamo, giorno per giorno, ha destato un interesse ancora più forte con picchi di accesso al blog, molto intensi, anche se limitati alla settimana, o addirittura al giorno ma… non potrebbe essere che così, quando si spegne un fatto, anche tutte le eco che ha destato si spengono: a stretto giro!
La potenza di un mezzo di comunicazione quale è la “rete” si fa sentire prepotente, e te ne accorgi quando gli accessi provengono da posti impensabili e in cui, forse, non andrai mai per il resto della tua vita: Svezia, Libano, Israele, Singapore non sono neppure mete frequenti per italiani in giro per turismo o per lavoro. Ed anche dai paesi in cui la presenza italiana è sempre stata forte giunge l’eco di un interesse costante e sempre vivo per Pietramelara, la sua gente,il suo modo di comunicare, i problemi, i luoghi, gli usi e le tradizioni.
Scribacchiando a poco più di quattro anni dalla sua nascita naviga spedito verso i sessantamila accessi e sono molto lusingato per questo; auspicherei che i miei “quattro lettori” segnalino, come credono e come possono, le proprie aree di interesse e ciò che vorrebbero leggere, tenendo sempre presente che questo è il “blog di un pietramelarese”, scritto per i pietramelaresi (ovunque si trovino), infarcito delle mie opinioni e delle mie convinzioni. Chi non le condivide può liberamente astenersi dal leggere queste pagine!

domenica 16 agosto 2015

PIETRAMELARA E IL SUO SANTO

E’ indubbio: fa piacere rivedere la piazza ancora piena come un uovo la sera, e l’occasione della festa patronale dedicata a San Rocco non se la lascia sfuggire proprio nessuno! … e anche chi è impossibilitato per lontananza geografica, per infermità o altro nutre un forte desiderio di parteciparvi.
Tutte le antiche fonti scritte concordano sul fatto che Rocco sia nato da una famiglia agiata di Montpellier, in Francia, anche se per la verità mancano adeguati riscontri documentari; resta il fatto, comunque, che questo dato, ormai tradizionale, non è mai stato messo in discussione, né sono state avanzate proposte o 'rivendicazioni' alternative. Anche della sua famiglia si conosce ben poco, ed i tentativi di individuarla non hanno dato alcun frutto. Per alcuni studiosi, peraltro, Roch non sarebbe il nome, bensì il cognome; tuttavia, la tesi più fortunata - ancor oggi - è quella che chiama in causa la famiglia Delacroix, ma anche in questo caso non esiste alcuna prova certa.
La tradizione pietramelarese fa risalire il culto alla fine del XV secolo, in occasione della discesa di Carlo VIII di Francia in Italia per la conquista del Regno di Napoli, al seguito del sovrano francese vi era un Capitano dei Cavalli, un tale Vasè de la Roche, che accampato a Pietramelara propose o impose il culto di suo cugino Roche de la Croix come patrono, il quale era stato santificato nel 1400 dal Conclave di Venezia, per aver liberato la città dalla peste. Fu lo stesso Vasè de la Roche che, probabilmente, impose anche la dicitura del suddetto rione. Con la venuta degli Aragonesi, in seguito alla battaglia di Fornovo del 5 luglio 1495, il culto di San Rocco veniva proibito in quanto francese, e venne invece istituito quello di San Liberato Martire, la cui immagine è conservata nella Chiesa di San Pasquale. Il ripristino dell'adorazione di San Rocco avvenne nel 1570, con la concessione del riscatto feudale da parte di Don Andrea De Capua. Da quì la tradizione di portare, da parte delle autorità cittadine, i ceri alla figura del Santo il 16 agosto giorno della sua festa. Il miracolo per cui San Rocco venne ufficialmente proclamato Patrono di Pietramelara, avvenne durante la seconda occupazione del Regno di Napoli nel 1806 con Giuseppe Bonaparte. L'esercito napoleonico, alla volta di Napoli, scelse di accamparsi a Pietramelara ma fu fermato da un giovane dall'aspetto gracile e gentile, che dissuase il comandante Championnet dal raggiungere il paese e proseguire direttamente per Napoli. Quando costui dovette ritornare a Pietramelara per la riscossione della taglia di guerra, riconobbe nel volto della statua di San Rocco i lineamenti di quel giovane incontrato in precedenza.
Negli ultimi anni dell’ottocento in giugno il Santo, inoltre, avrebbe risparmiato il paese da una gravissima grandinata in grado di distruggere i raccolti e ridurre il popolo alla fame. Molti testimoni in tale occasione avrebbero visto il suo volto trasfigurarsi, sudare e battere le palpebre. Ogni anno, in occasione della ricorrenza il 14 giugno, il popolo ricorda l'episodio con una processione silenziosa e raccolta.
Molto forte il culto di san Rocco a Pietramelara lo è ancora: la popolazione ha fatto dell’attuale ricorrenza un appuntamento a cui non mancare; anche nel linguaggio comune del popolo si osserva ancora la forza della devozione: “foss’ San Roccu” (lo volesse San Rocco, ndr) è un’espressione ricorrente in chi si augura che qualche propria aspirazione si concretizzi, così come, al contrario, il povero San Rocco qui è forse ancora il più bestemmiato, abitudine riprovevole. Le funzioni liturgiche e le processioni sono fortemente frequentate e anche la messa solenne con il “panegirico” al Santo, preceduta dall’offerta dei ceri, costituisce uno dei momenti fondamentali che identificano la nostra comunità, a dire il vero, attualmente un po’ dispersa e priva di comune sentire.

sabato 8 agosto 2015

LE BOTTIGLIE

Certo che è rimasto chi continua a farle! … e, come in tutte le tradizioni, in esse vanno ricercate motivazioni sociali ed economiche.
Fare la provvista di sugo di pomodoro, o per dirla alla pietramelarese, “fà ‘e buttiglie”, è una pratica sicuramente plurisecolare, dovuta alla necessità di poter contare su una consistente e continuativa disponibilità (per un anno intero in famiglia) della base per il condimento principale del nostro alimento base: la pasta.
Il pomodoro è un frutto che trae origine dalla zona dell'America centrale, compresa oggi tra i paesi del Messico e Perù. Gli Aztechi lo chiamarono "xitomatl". Alcuni affermarono che il pomodoro aveva proprietà afrodisiache, sarebbe questo il motivo per cui i francesi anticamente lo definivano "pomme d'amour", pomo d'amore. Questa radice è presente anche in Italia: in certi paesi dell'interno della Sicilia, è indicato anche con il nome di pùma-d'amùri (pomo dell'amore).
La data del suo arrivo in Europa è il 1540 quando lo spagnolo Hernán Cortés rientrò in patria e ne portò gli esemplari; ma la sua coltivazione e diffusione attese fino alla seconda metà del XVII secolo. Arrivò in Italia nel 1596 ma solo più tardi, trovando condizioni climatiche favorevoli nel sud del paese, si ha il viraggio del suo colore dall'originario e caratteristico colore oro, che diede appunto il nome alla pianta, all'attuale rosso, grazie a selezioni e innesti successivi.
Certo che oggi, rispetto a qualche decennio fa, il numero di famiglie in cui ancora la tradizione di “fà ‘e buttiglie” viene perpetuata è in drastico calo: la disponibilità di pomodoro fresco durante l’intero anno e l’accettabile rapporto prezzo/qualità dei sughi presenti sugli scaffali dei supermercati, hanno in qualche modo indotto il progressivo abbandono di tale tradizione.
Bisogna inoltre considerare che chi continua a “fà ‘e buttiglie” con l’obiettivo di consumare un alimento autoprodotto e pertanto sano, non deve ignorare che i pomodori del commercio provengono da aziende che non disdegnano pratiche agronomiche quali l’ormonizzazione per favorire la raccolta contemporanea di tutti i frutti presenti sulla pianta. Prima non era così: quando i pomodori venivano coltivati in famiglia essi venivano raccolti man mano che maturavano, in piccoli quantitativi, con il vantaggio di un frutto raccolto al punto in cui era ricchissimo in zuccheri e in altri preziosi apporti (vitamine, sali minerali e antiossidanti). Quelli di oggi sono solo rossi … ma non per questo maturi!
La “tecnologia” impiegata prevede varianti nel metodo di cottura: si va dal più diffuso “bagno maria”, alle bottiglie infornate, pratica ormai del tutto desueta, alla bottiglie “sott’ a cuperta”, metodo efficace ma alquanto pericoloso; le scuole di pensiero diverse rispetto a tale aspetto hanno dato luogo a interminabili dispute fra massaie.
La tradizione di fare le bottiglie, tuttavia racchiude un portato che sa di vicinato, di rapporti familiari e quando ci si riunisce per dare una mano essa viene ricambiata, a stretto giro, dopo qualche giorno; qualcuno che vive fuori cerca ancora di abbinare il rientro estivo per le ferie in paese, alla possibilità di recare con se le bottiglie appena fatte, perché quel sapore anche in luoghi lontani ricorda l’infanzia ed evoca affetti e rapporti troncati dalla necessità quotidiana.