Scribacchiando per me

Scribacchiando per me
il blog di un pietramelarese

venerdì 29 agosto 2014

DEGRADO DEL BORGO: CAUSA O EFFETTO?

Non condivido del tutto l’articolo apparso su paese news dal titolo “Crolla il Borgo Antico…” (http://www.paesenews.it/?p=44612), anche se mi trovo d’accordo con la scarsezza di attenzione, generalmente riservata dalle varie amministrazioni comunali al problema. Ma… andiamo con ordine! E’chiaramente una nota di colore giornalistica la notizia che il Borgo si stia sbriciolando; il verbo sbriciolarsi sta ad indicare una situazione di precarietà e degrado diffusa e generalizzata, mentre, a rigore, i fenomeni di degrado sono concentrati nella parte più alta del Borgo e interessano un certo numero di immobili di cui si conoscono i proprietari in maniera certa. Tale parte del borgo, per intenderci quella che va dalla Torre Normanna alla piazzetta “ncoppa a corte”, è interessata ormai da circa un quarantennio da un fenomeno di abbandono e spopolamento totale, ma … qui come altrove, non giova a nessuno il catastrofismo mediatico. Il nostro borgo vanta una storia più che millenaria: non si è sbriciolato sotto i colpi degli stradiotti veneziani nel marzo 1496, che pure lo misero a “ferro e fuoco”, non si è sbriciolato con i bombardamenti subiti durante l’ultimo conflitto mondiale, non si è sbriciolato, infine, con il nefasto terremoto del Novembre 1980.
Eppure a voler sentire la stampa locale (senza eccezioni), sembra che ormai i problemi del nostro paese si esauriscano in qualche lesione o in qualche cornicione che va messo in sicurezza. Lo zelo di chi “dovrebbe” controllare il nostro territorio si ferma tra i vicoletti e gli angiporti del borgo; quale attenzione viene dedicata, ad esempio ai fuochi che con cadenza quotidiana vengono accesi in periferia, diffondendo dappertutto un odore acre e serie minacce per il nostro apparato respiratorio? Qual è stato l’ impegno per contrastare l’andamento dell’economia locale, a dir poco disastroso? Tanto, per citare solo qualche problema tra quelli di più stretta attualità.
Per tornare al borgo sono del parere, e smentitemi se sbaglio, che la causa sia stata confusa con l’effetto, mi spiego: dall’articolo citato leggo testualmente “Anche la tradizionale Sagra al Borgo sentirà gli effetti tanto che una parte della manifestazione potrebbe svolgersi nella parte bassa del paese”; mi chiedo allora: atteso che dopo le tante negatività che ho elencato sopra e a distanza di circa un quarantennio dall’inizio dello spopolamento del borgo, nulla di nulla è successo (mai un’ordinanza di sfratto, mai per fortuna un ferito), non è che il degrado del borgo sia stato preso a pretesto più opportuno per spostare la Sagra altrove, annullandone del tutto ogni funzione di valorizzazione e recupero del borgo?
La Sagra pietramelarese (non vale più nemmeno la pena di chiamarla “al borgo”) ha fatto storia, è stata la prima nell’alto casertano a coniugare le locali eccellenze enogastronomiche con quelle monumentali; sembra che questo concetto sia sfuggito ai vertici della locale Pro Loco. Pertanto chi minimizza affermando che ci saranno comunque le visite guidate al borgo o è in malafede, oppure ignora che l’evento in ogni sua parte deve essere celebrato nel borgo, altrimenti ogni sinergia positiva tra i vari pezzi della manifestazione si annulla. E’ passato solo poco più di un anno ma… quanto lontani sembrano i giorni di chi, con un sparuto gruppo di amici, e munito di un’assortita cassetta di attrezzi, dedicava tempo libero ed energie personali per rimuovere criticità e preparare al meglio l’evento, ben convinto che solo e solamente quella poteva essere la location. Ma è successo quello che è successo… tant’è!
Gli interventi di risanamento statico degli immobili in situazione critica o li fanno i proprietari o li fa il comune “in danno” degli stessi, cioè facendosi rimborsare le spese sostenute per l’intervento; ci vorrebbe però un’Amministrazione con le p…e , fortemente motivata al recupero del borgo e non tesa al consenso ad ogni costo. Ma questa è un’altra storia… ne riparleremo a breve.

Sullo stesso tema in questo blog:
“UNA PRO LOCO IN CRISI” mercoledì 30 luglio 2014
http://scribacchiandoperme.blogspot.it/2014/07/una-pro-loco-in-crisi.html

martedì 19 agosto 2014

FESTE DI PIAZZA

tutto è finito, si smonta il palco in fretta
perchè anche l'ultimo degli addetti ai lavori
ha a casa qualcuno che l'aspetta...

Restano sparsi disordinatamente
i vuoti a perdere mentali
abbandonati dalla gente...

Si tratta delle ultime due strofe di un pezzo bellissimo ed amaro della mia adolescenza, fine anni settanta, l’autore Eduardo Bennato, il titolo “Feste di Piazza”. Mi sono ritrovato stamattina in una piazza San Rocco ancora semideserta e mi sono ritornati alla mente questi versi e ho considerato quanto ancora siano attuali; ed allora mi è ripassato nella mente San Rocco e i suoi festeggiamenti a Pietramelara: un appuntamento immancabile a cui nessuno di noi vuole o può sottrarsi! La festa è finita, le luminarie stanno per essere smontate, rimane – si - qualche appendice festaiola, ma qualche bilancio lo possiamo pur fare.
L’aspetto religioso e liturgico, bisogna riconoscerlo, ha mostrato il meglio di sé, con il clero locale e l’inossidabile Don Roberto: messe solenni, processioni, il panegirico hanno visto una partecipazione di pubblico forte e costante nel tempo.
Le manifestazioni tradizionali “ a latere” , come l’offerta dei ceri votivi , hanno confermato il loro radicamento nella popolazione e nelle istituzioni, con una diffusa partecipazione, forte la valenza folkloristica; ritengo solo che vada un attimo stigmatizzato l’atteggiamento “auto celebrativo” di qualcuno in tale frangente.
I momenti di spettacolo non sono mancati: una bella serata di musica la sera dell’Assunta, in pieno clima “ferragostano”; una banda musicale, quella della vicina Ailano, in grado di soddisfare, la sera del sedici, in modo sufficiente i musicofili locali, generalmente molto severi. I fuochi d’artificio, belli e suggestivi, bagliori colorarti in grado di rischiarare la notte, tuttavia leggermente ripetitivi. E veniamo all’evento clou, il “concertino”: dopo qualche anno di stanca, con l’episodio della Parietti stonata a segnare il momento in cui il fondo si è toccato, esso ha cominciato a risalire la china; quest’anno poi, le vedettes proposte sono state veramente interessanti ed in grado di farsi apprezzare. La voce squillante della cantante dei Jalisse e, a seguire un Francesco Baccini in forma ed auto ironico, hanno dato vita ad una serata di musica leggera universalmente apprezzata. Artisti di indubbia fama e qualità hanno rappresentato per il San Rocco 2014, il colpo d’ali in grado di farsi universalmente apprezzare; chi era tra il pubblico, la sera del diciassette ha potuto notare moltissime persone, mai viste a Pietramelara, evidentemente attirate da un nome che dalle nostre parti non si è mai visto ne sentito; a far da contraltare i tanti altri “cugini” riardesi, rocca romanesi e di altri paesi limitrofi che hanno onorato la piazza con la loro gradita presenza.
Il comitato dei festeggiamenti, quest’anno in parte integrato con qualche new entry, ha fatto la sua parte; ritengo che tali persone vadano apprezzate e ringraziate, anche perché solo grazie a loro, al loro sacrificio e all’attaccamento alla tradizione, la festa sopravvive .

Sullo stesso tema, in questo blog 23 agosto 2011 “Ferragostane considerazioni” e 13 agosto 2011 “San Rocco. Cos'è cambiato? “

sabato 9 agosto 2014

... APPEN' A VER'

Nello studio del nostro dialetto ci si imbatte, spesso e volentieri, in espressioni colorite e curiose, parto della saggezza popolare: proverbi, modi di dire e nomi, alcune particolarmente in grado di stuzzicare e stimolare la fantasia. A volte tali espressioni arrivano a trascendere e superare anche quella proverbiale soglia di pudicizia nel linguaggio che usualmente nelle zone rurali veniva praticata, e di cui ho già scribacchiato su questo blog qualche tempo fa (cfr. “parlenn cu rispettu (o della pudicizia rurale)” - 9 giugno 2013).
A tal proposito vorrei additare ai miei “quattro lettori” un proverbio risalente di sicuro a qualche secolo fa, esso recita: “Ju culu ch’ n’ha vista mai a cammisa, appena ‘a ver’ s’a caca” (trad. Il sedere che non ha mai conosciuto un indumento intimo che lo ricoprisse, appena ne viene a contatto lo sporca di cacca). E’ evidente l’origine antica del detto, a quei tempi non si conosceva e non si usava biancheria intima e, a contatto con le parti anatomiche “sulle quali non batte mai il sole”, per la povera gente vi era solo qualche straccio sporco e liso; i signori e le persone benestanti invece, vestivano in modo ricercato e, al posto di quei poveri stracci, indossavano “a’ cammisa “: si trattava di un camicione multifunzione a blusa o chiuso con allacciatura anteriore, che copriva le spalle, il torace e arrivava ben al di sotto della cintola, avendo anche funzione (non secondaria) di “intimo”; essa veniva confezionata con stoffe ricercate e morbide, particolarmente adatte al contatto con certe parti delicate; una vera e propria discriminante sociale, quindi, consisteva nell’indossare la “cammisa”: se eri signore o ricco l’avevi e la portavi, altrimenti … Ma, fuori dalle disquisizioni etimologiche e filologiche, atte a collocare nel tempo e nel costume le origini del detto, esso, antico o moderno che sia, è oggi più che mai attuale!
Si tratta, è ovvio, chiaramente di una metafora partorita dalla saggezza popolare, il cui significato ironico è il seguente: vi sono uomini e donne non avvezzi a incarichi, onori, responsabilità ed opportunità varie che, appena ne vengono investiti (quasi sempre per fortuna o caso), per imperizia, superficialità, cattiva volontà ed ignoranza adottano una condotta rovinosa, che inevitabilmente produce risultati disastrosi. Basta girarsi intorno per rendersene conto, senza allontanarsi di un passo dal nostro beneamato paese.

mercoledì 30 luglio 2014

UNA PRO LOCO IN CRISI

La Pro Loco di Pietramelara vanta una storia quarantennale, molto più lunga di quelle degli altri paesi vicini. Nata negli anni ‘70 ad opera di un gruppo di persone a cui stava evidentemente a cuore Pietramelara, la comunità che vi abita ed il suo territorio, ha vissuto alterne vicende: momenti di luce e periodi bui. Non si può attribuire il momento attuale ai primi … è evidente! Cancellazioni di eventi ormai entrati di diritto nella tradizione locale e malumori diffusi in seno al consiglio direttivo delineano un istituzione in piena crisi di iniziativa e progettualità, insieme ad una sostanziale disomogeneità di vedute tra coloro che le decisioni dovrebbero prenderle di volta in volta. Cosa succede? A circa un anno dalla tragica fine di Giuseppe, ultimo presidente “illuminato”, chi, con espedienti vari, ha cercato di raccoglierne l’eredità non ha fatto altro che mietere insuccessi; l’eco più evidente ce lo manda fb, con tutti i post di protesta, con i commenti e le risposte piccate. Basterebbe a questo punto una presa di coscienza dell’attuale momento di crisi da parte dell’attuale presidente e del direttivo, logiche dimissioni e ritorno al voto, come unica soluzione legittima e democratica a tale stato di cose? Io dico di no! … Chi ha conosciuto la Pietramelara di qualche decennio fa stenta a riconoscere in essa quella attuale, e rassicuro i miei quattro lettori che il mio non è affatto trito nostalgismo: basta, per rendersene conto, ricordare gli eventi, le sagre, il carnevale di allora, la voglia di partecipare, di dare una mano, il coinvolgimento di larghissimi strati della popolazione. Purtroppo, e sono il primo a dolermene, il tessuto sociale e la coesione sono a brandelli: non solo nella Pro Loco , ma anche in ogni altra istituzione, ci si muove più che altro per autorefenzialità e ansia di protagonismo, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
Chi condivide quest’analisi drammatica converrà che difficilmente dalle urne possa emergere una Pro Loco migliore dell’attuale. E’ inutile girarci intorno: la vicenda dei recenti malumori in seno al consiglio direttivo della nostra Pro Loco, non è che l’ennesima sfaccettatura del degrado in cui versano le istituzioni nel nostro paese! Nessuno ne è immune: comune, partiti, sodalizi vari e … dulcis in fundo, la Pro Loco.
Urge, oggi come non mai, una radicale evoluzione della mentalità e del volere collettivo che porti ad una vera e propria rivoluzione pacifica in grado di superare l’attuale stallo. E’ altresì importante ritrovare quel “comune sentire” che tanti successi ha prodotto per Pietramelara e i suoi figli nella politica del territorio, nell’economia e nella cultura. Solo allora, a scenari ed i protagonisti cambiati sarà opportuno un riassortimento delle energie e delle persone. Solo allora i giovani, soprattutto, potranno dare un contributo fattivo di progettualità ed azioni materiali, allo scopo di scrollarci la tanta polvere che ci si è accumulata addosso. E’ un processo che deve partire dal basso, fortemente voluto dalla popolazione. Dubito che esistano alternative proponibili!

sabato 26 luglio 2014

IN CANOA

Una vacanza, per quanto breve possa essere, possiede comunque il merito di distrarti da ogni cosa che ti procura ansia, inquietudine, e da quella smaniosa ed insana voglia di migliorare, fino a renderlo perfetto, il lavoro che cerchi di portare avanti. Mi sono concesso una pausa e adesso … rieccomi, torno alle “usate cose”: il viaggio, l’ufficio, la famiglia ed i suoi doveri, le incombenze della campagna in una stagione insolitamente strana, soprattutto da punto di vista meteorologico.
Positiva, dicevo, la breve vacanza, soprattutto perché ho veramente fatto ciò che volevo, senza alcuna costrizione organizzativa e di orario; dopo decenni, questa è stata la mia prima vacanza senza figlie al seguito e ciò, se da un lato ha comportato momenti di “perduta nostalgia”, dall’altro ha potuto appagarmi permettendomi di dormire, camminare sul bagnasciuga, giocare a carte, fare il bagno e soprattutto … andare in canoa!
La canoa?... si, questo piccolo natante dall’aspetto così poco rassicurante ma particolarmente adatto a chi vuole fare un po’ di esercizio fisico (senza esagerare) e vedere posti che con altri mezzi acquatici non si potrebbero vedere, in altre parole un po’ l’omologo acquatico della mountain bike. Chi mi segue su fb avrà anche visto qualche foto che mi ritrae in canoa; qualcuno, in particolare vena di spirito e sfottò, guardandole è arrivato a paragonarmi ad Indiana Jones, ed allora … delle due una: o il paragone non calza affatto, oppure costui ricordava un Harrison Ford in periodo di “momentaneo sovrappeso”. Con la canoa si esplorano grotte dalla volta tanto bassa da costringerti ad abbassare la testa, o tanto strette da non permettere neppure di stendere la pagaia al completo; pagaiando in una di queste grotte, ho rischiato anche di investire un sub, evidentemente tanto improvvisato in tale ruolo quanto lo ero io in quello di canoista; tutto sommato, però, devo dire che con la canoa mi sono davvero divertito.
Per amore di chiarezza, va detto infine che il sottoscritto blogger scribacchiante non si ritiene affatto un “lupo di mare”… giammai ! Tutt’al più il contrario: un animale terricolo teso all’elemento marino con grande ammirazione e trasporto emotivo. In virtù e coerenza con tale definizione ritengo che il mare, in canoa, in barca o a nuoto vada amato, ma soprattutto temuto e rispettato, senza alcuna pretesa di strafare ed avventurarsi in situazioni al limite del pericolo.

sabato 12 luglio 2014

ce passa u’ fuocu ‘ncoppa e n’s’ appiccia

La civiltà contadina dalla quale ancora attingiamo a piene mani valori, stili di vita, modi di dire, possiede un comune denominatore: l’amore per la terra. E’ questo un amore singolare e forte, che a volte è divenuto talmente intenso da toccare il limite e sfociare nella repulsione, se non nell’odio; si sa, d’altronde, che gli estremi coincidono!
La terra, fondamentale e principale strumento di produzione; la gente della terra di un tempo ha amato tanto i suoi campi da sottoporsi a qualsiasi sacrificio e privazione, pur di acquistarli. Ritengo che questo aspetto del carattere contadino poco o nulla abbia a che fare con l’avidità e la voglia di possedere, piuttosto intravedo in esso l’unico sistema e metodo per non separarsi da essi, per sentirsi liberi ed al sicuro da padroni avidi.
E’ tanto forte il legame della nostra gente con la terra da aver generato un proverbio sentenzioso, che la dice lunga: “ a terra, ce passa u’ fuocu ‘ncoppa e n’s’ appiccia” (trad. : sulla terra può anche passarci il fuoco ma non si incendia), cioè essa rimane li, intatta, con ogni sua caratteristica di fertilità, anche dopo un evento distruttivo; la saggezza popolare fa sue e traduce in poche parole semplici ed efficaci le convinzioni che si sono formate nel tempo. Certo, dicevo, che il fuoco poco o nulla poteva, tuttavia calamità del tipo frane e fenomeni erosivi, loro sì, che arrecavano gravi danni: ecco allora che la gente contadina , per prevenire tali negatività si è data da fare per realizzare quella sconfinata rete di “macère” (muri di sostegno a secco), fossi ed alberature che costituiscono la spina dorsale, ma anche l’immagine esterna e riconoscibile del nostro paesaggio agrario. E’ per amore della terra che il contadino, vero precursore degli architetti del paesaggio, ha progettato e realizzato tutto questo nel corso dei secoli, e ci ha lasciato eredi di un bene di inestimabile valore, capace di conferire al territorio non solo aspetto ameno ed ospitale, ma anche e soprattutto sicurezza idrogeologica.
Non permettiamo l’indiscriminato consumo di suolo per costruire case ed opifici a cui assistiamo oggi: agli errori ed i danni commessi ed apportati non si potrà porre rimedio che fra vari secoli, quando di noi si sarà da tempo persa ogni memoria!

giovedì 3 luglio 2014

PIZZO SAN SALVATORE, 1037 m/slm

Camminare lungo i sentieri della pendice Nord del Monte Maggiore è un’esperienza che vale la pena di vivere: di mattina presto, con la rugiada ancora viva sulle foglie degli alberi e sulle erbe, ogni passo produce un suono ed un odore diversi. Si cammina, si suda, si osserva e si impara! Si… si impara, prima di tutto, a conoscere l’impronta che l’uomo nei secoli ha saputo dare a questo sistema, in apparenza del tutto naturale, ma in verità plasmato dal cammino di una civiltà iniziato “appena” tre millenni or sono. Si impara ad apprezzare le piante e tutto quello che ci danno in termini di nutrimento, legname e protezione idrogeologica, e soprattutto si impara a conoscere meglio se stessi, nel mio caso le possibilità che il fisico concede ad un’età ormai non del tutto “verde”.
E’ un’esperienza questa che io faccio sin da ragazzo, insieme ad amici o da solo, e che mi piace ripetere a scadenze più o meno regolari, anche se so di percorrere luoghi che conosco a menadito; infatti una delle miei primi incarichi professionali, a poco più di vent’anni, è stato quello di dirigere lavori di miglioramento boschivo e bonifica montana, per conto della Comunità Montana, proprio nella pendice Nord. La cosa comportava ore di cammino fra boschi e radure che, dopo qualche tempo ho imparato a conoscere ed amare.
Domenica mattina, sveglia presto e, alle sei e un quarto, si è partiti: meta Pizzo San Salvatore, cima più alta del Monte Maggiore, quota 1037 m/slm, punto in cui si incontrano i confini dei territori di Pietramelara, Rocchetta e Croce e Formicola. Un luogo che, nonostante la nebbia di quel mattino, possiede sempre un fascino ed un’attrattiva particolare. Infatti le altre innumerevoli volte che sono gunto sin lassù ho potuto godere di panorami mozzafiato; chi non ha avuto la fortuna di recarvisi anche una sola volta deve sapere che da quel punto, specie nelle giornate più limpide è possibile ammirare, guardando verso ovest la sponda del Tirreno dal Circeo fino al Vesuvio, sull’orizzonte le Isole Ponziane e l’arcipelago napoletano, sino a Capri, che si stacca appena appena da Punta della Campanella, in agro di Sorrento; dall’altro alto, volgendo le spalle al mare, l’entroterra con il vulcano del Roccamonfina, il Matese, il Taburno e sotto i tuoi piedi la Piana di Pietramelara, disseminata di borghi, masserie, vigne, alberature e piccoli corsi d’acqua.
Domenica no, tutto questo non c’era; al suo posto –dicevo- c’era la nebbia. Si trattava però di una nebbia affascinante e foriera di emozioni, una nebbia dinamica, in continuo movimento da ovest verso est. Non la solita nebbia grigia piagnucolosa a cui siamo abituati nelle mattine autunnali, era una nebbia viva questa, direi quasi allegra. Quando dalla cima, da veri uomini duri ci siamo avventurati per la discesa ripida e sdrucciolevole in località “pelvicciolla”, sembra quasi che questa nebbia, notatici, ci abbia voluto inseguire e, alcune lingue di essa risalendo dal mare hanno superato il crinale e ci hanno quasi avvolti in essa. E’ stato un po’ come vivere le sensazioni del Werther nella brughiera, di “Goethiana” memoria, immersi in quella eterea matrice.