L’intervista a questi due giovani
(allora) uomini (nella foto di copertina),
causò uno strappo fra il sottoscritto e la direzione del giornale per il quale
scrivevo… mi dissero che i miei articoli interessavano poco i lettori, la linea
editoriale era orientata alla cronaca nera e agli scandali della mala politica,
e che dovevo farmi da parte. Me l’aspettavo… e l’articolo non uscì; cominciò a
balenare proprio allora l’idea di scrivere (o scribacchiare) per me; idea che
si concretizzò qualche tempo dopo, quando cominciai a comporre le pagine del
blog che state leggendo.
Per fortuna conservo religiosamente i miei archivi e adesso, a distanza di tanto tempo posso riproporvi questo scritto che ha segnato per me un punto di svolta, riferito ad una tradizione natalizia molto suggestiva: gli zampognari.
“In un Natale sempre più mercificato e commerciale, assumono particolare importanza le cose e le persone in grado di far rivivere un passato, neppure troppo lontano, fatto di tradizioni e valori autentici. Gli zampognari, scomparsi da qualche decennio dalla nostre strade nel periodo natalizio, sono tornati per far rivivere simpaticamente quella tradizione, ed a custodirla dall’oblio; sono due abitanti della frazione Santa Croce, due amici di infanzia, che, evidentemente, avendo avvertito troppo la nostalgia, hanno pensato di far qualcosa in prima persona. Si tratta di Giuseppe Lombardo e Pietro De Fusco (oggi il primo richiesto artigiano il secondo ristoratore, ndr), che sentiti nel corso di un’esibizione, hanno affermato: “Abbiamo iniziato quasi per gioco, ma in poco tempo la passione per la zampogna e la ciaramella, ci ha cominciato a coinvolgere sempre di più. Le prime nozioni di musica le abbiamo apprese a scuola; abbiamo rispolverato questi rudimenti e da autodidatti abbiamo cominciato ad improvvisare. In seguito abbiamo conosciuto Enzo Maniscalco, maestro accordatore di Castelnuovo, frazione di Scapoli, capitale della zampogna e degli zampognari. Questo personaggio, oggi purtroppo invalido, ci ha comunicato tutto un mondo fatto di ricordi, tradizioni ma soprattutto di saperi antichi relativi a questi strumenti, simboli di una civiltà rurale purtroppo estinta. Da qualche tempo ci esibiamo nell’Alto Casertano, e ovunque ce lo chiedano; quest’anno abbiamo animato il presepe vivente di Roccaromana; il nostro repertorio si rifà alla tradizione degli zampognari dell’Appennino: pezzi forti la “Novena dell’Immacolata”, la “Novena di Natale”, “Tu scendi dalle stelle” appositamente riarrangiata, la voce è quella di Giuseppe”
Per fortuna conservo religiosamente i miei archivi e adesso, a distanza di tanto tempo posso riproporvi questo scritto che ha segnato per me un punto di svolta, riferito ad una tradizione natalizia molto suggestiva: gli zampognari.
“In un Natale sempre più mercificato e commerciale, assumono particolare importanza le cose e le persone in grado di far rivivere un passato, neppure troppo lontano, fatto di tradizioni e valori autentici. Gli zampognari, scomparsi da qualche decennio dalla nostre strade nel periodo natalizio, sono tornati per far rivivere simpaticamente quella tradizione, ed a custodirla dall’oblio; sono due abitanti della frazione Santa Croce, due amici di infanzia, che, evidentemente, avendo avvertito troppo la nostalgia, hanno pensato di far qualcosa in prima persona. Si tratta di Giuseppe Lombardo e Pietro De Fusco (oggi il primo richiesto artigiano il secondo ristoratore, ndr), che sentiti nel corso di un’esibizione, hanno affermato: “Abbiamo iniziato quasi per gioco, ma in poco tempo la passione per la zampogna e la ciaramella, ci ha cominciato a coinvolgere sempre di più. Le prime nozioni di musica le abbiamo apprese a scuola; abbiamo rispolverato questi rudimenti e da autodidatti abbiamo cominciato ad improvvisare. In seguito abbiamo conosciuto Enzo Maniscalco, maestro accordatore di Castelnuovo, frazione di Scapoli, capitale della zampogna e degli zampognari. Questo personaggio, oggi purtroppo invalido, ci ha comunicato tutto un mondo fatto di ricordi, tradizioni ma soprattutto di saperi antichi relativi a questi strumenti, simboli di una civiltà rurale purtroppo estinta. Da qualche tempo ci esibiamo nell’Alto Casertano, e ovunque ce lo chiedano; quest’anno abbiamo animato il presepe vivente di Roccaromana; il nostro repertorio si rifà alla tradizione degli zampognari dell’Appennino: pezzi forti la “Novena dell’Immacolata”, la “Novena di Natale”, “Tu scendi dalle stelle” appositamente riarrangiata, la voce è quella di Giuseppe”

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