L’ideologia liberale ispirava le
corti napoleoniche: Gioacchino Murat, con Decreto 3 dicembre 1808. Istruzioni
per l’esecuzione della legge 1° settembre 1806 e del Decreto 8 giugno 1807, sulla divisione del demani, aveva stabilito che ai privati fosse affidata
quella gran massa di terre affinché esse, messe a coltura, generassero
benessere e sviluppo economico. In particolare l’articolo 21 prevedeva che: “L’agente distrettuale, ed
il decurionato di ciascun Comune, faranno nella loro prima unione lo stato di tutte
le terre comunali […]. Essi divideranno tutte le suddette
terre in due classi, cioè in terre coltivabili, ed in terre riservate al
demanio. Nella prima classe saranno comprese tutte le terre capaci di coltura,
ancorché attualmente si tengano ad altro uso. Nella seconda si comprenderanno i
boschi, le terre inondate e lamose, e le falde troppo erte dei monti. Le prime saranno
esposte alla divisione. Le seconde saranno misurate e descritte con tutte, le
loro circostanze ed accidenti di località …”.
A tal proposito tale Nicolò di
Fusco redigeva un verbale in data 18 marzo 1810, incaricato dall’agente
demaniale Fabrizio D’Amore, per procedere alle incombenze dettate dal decreto in
Pietramelara. Si tratta di un documento ritrovato nell’archivio di Stato a
Caserta, prezioso per fornire una descrizione dettagliata dell’uso del suolo
all’epoca, in verità non troppo dissimile dall’attualità.
Nel verbale viene annotato che “in questa Comune non vi sono demani ex feudali, né di Chiese né di luoghi pii”, semplicemente vi sono demani comunali da suddividere, distinti in quattro diverse aree geografiche: al Montemaggiore, al Monticello, al Pelatiello, in “un territorio pantanoso, sotto acque, le Pratole” ovviamente non divisibile in quanto sommerso per oltre sei mesi l’anno. Il demanio di Montemaggiore nella parte più pianeggiante (contrade Gurvo, Sorienze, San Pancrazio ecc.) già all’epoca si trovava divisa fra i cittadini, occupata e ridotta a coltura; la parte superiore era a bosco, erto, petroso e non divisibile, si aggiungeva correttamente che il disboscamento e la messa a coltura di queste ultime avrebbe potuto dar luogo ad alluvioni; tale parte, circa mille moggia, era condotta in fitto per l’esbosco, con Regio assenso, da tale signor Raimondo Maddaloni per il canone di 350 ducati annui. Similmente le terre dei demani Monticello e Pelatiello erano già divise e messe a coltura, fatta eccezione al Pelatiello per un luogo di “circa moggia otto, tutto petroso, situata tra i confini di Don Crescenzo Montanaro, il Marchese della Pietra, e il Duca di Roccaromana, dal quale luogo la comune non ne ritrae rendita veruna”. Infine il demanio delle Pratole “il quale per l’erba che dà dal mese di maggio e Giugno, essendo luogo piano né da rendita alla Comune di ducati 60”.
L’operosità dei nostri
concittadini li aveva indotti a disboscare e mettere a coltura vaste zone,
forse già da Medioevo. Quali le differenze da annotare rispetto ad oggi? In
primo luogo, gran parte delle coltivazioni ai piedi del Monteggiore e l’intero
Monticello, le cese, sono ritornate a rimboschirsi, per le difficoltà di
coltivazione e per l’emigrazione; inoltre la zona dei pantani, oggi privata, viene
correntemente coltivata, grazie ad un abbassamento della falda freatica e alla
diminuita piovosità.
Nel verbale viene annotato che “in questa Comune non vi sono demani ex feudali, né di Chiese né di luoghi pii”, semplicemente vi sono demani comunali da suddividere, distinti in quattro diverse aree geografiche: al Montemaggiore, al Monticello, al Pelatiello, in “un territorio pantanoso, sotto acque, le Pratole” ovviamente non divisibile in quanto sommerso per oltre sei mesi l’anno. Il demanio di Montemaggiore nella parte più pianeggiante (contrade Gurvo, Sorienze, San Pancrazio ecc.) già all’epoca si trovava divisa fra i cittadini, occupata e ridotta a coltura; la parte superiore era a bosco, erto, petroso e non divisibile, si aggiungeva correttamente che il disboscamento e la messa a coltura di queste ultime avrebbe potuto dar luogo ad alluvioni; tale parte, circa mille moggia, era condotta in fitto per l’esbosco, con Regio assenso, da tale signor Raimondo Maddaloni per il canone di 350 ducati annui. Similmente le terre dei demani Monticello e Pelatiello erano già divise e messe a coltura, fatta eccezione al Pelatiello per un luogo di “circa moggia otto, tutto petroso, situata tra i confini di Don Crescenzo Montanaro, il Marchese della Pietra, e il Duca di Roccaromana, dal quale luogo la comune non ne ritrae rendita veruna”. Infine il demanio delle Pratole “il quale per l’erba che dà dal mese di maggio e Giugno, essendo luogo piano né da rendita alla Comune di ducati 60”.
(Sullo stesso argomento in questo blog cfr. https://scribacchiandoperme.blogspot.com/2021/03/una-sorpresa-portata-di-mano.html)